Non in nostro nome qualunque giustificazione per la strage di Gaza

February 9th, 2010

C’è ancora qualcuno che ha interesse a conoscere gli eventi, a guardare in faccia la verità? Sembra di no, se ancora il “premier” italiano osa affermare che l’ attacco a Gaza nel dicembre 2008 fu “una giusta difesa” del popolo israeliano mentre mostra senza imbarazzo il più grande disprezzo dell’ONU.

Allora consideriamo alcuni fatti: il 19 giugno 2008 fu firmata una tregua di 6 mesi fra Hamas e Israele che prevedeva la sospensione dei razzi Qassam su Sderot in cambio dell’ apertura dei valichi di accesso alla striscia di Gaza per il passaggio di beni e persone. __ Ma l’ apertura dei valichi avvenne solo parzialmente e a singhiozzo e ne fecero le spese soprattutto molti malati bloccati ai valichi e privi di cure.
Inoltre il 5 novembre l’ aviazione israeliana compì un raid sulla striscia uccidendo 5 palestinesi. Puntualmente riprese il lancio dei missili. Il 19 dicembre Hamas dichiarò che non avrebbe rinnovato la tregua.

E’ interessante sapere che già prima di firmare la tregua concordata il ministro della difesa Ehud Barak aveva dato ordini all’ esercito di preparare l’ offensiva…
E che nella stessa Sderot ben 500 israeliani del gruppo “Voci diverse” firmarono un appello per chiedere di fermare le operazioni nella striscia. Dunque una tregua violata dal governo, un massacro non voluto da tanti israeliani coinvolti in prima linea.

Questo smentisce l’ affermazione che Tel Aviv esercita il diritto di difesa della sua popolazione: si è trattato di una aggressione sproporzionata, che ha causato tante sofferenze e la morte di centinaia di bambini, oltre a donne e civili, che è stata duramente condannata dall’ ONU dopo una attenta indagine.

Più volte l’ esercito israeliano ha rotto anche la tregua concordata nel gennaio 2009, sparando sui pescatori ecc. Questo la dice lunga sulle bugie del governo israeliano, infinite deformazioni della realtà, che discendono da quella prima bugia “fondante”: “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.

Ormai sembra passato nella testa di tanti, politici in primo luogo, che crimini, illegalità, disprezzo del diritto internazionale e di ogni diritto umano siano perfettamente legali e rientranti nel diritto alla difesa: l’illegalità diventata legale.

Questo è il punto che noi, amiche dei due popoli, non ci stancheremo di contrastare.

 

Fonte:http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article5750

Il paese delle donne

Depressione, le donne la temono più del tumore

February 8th, 2010

Le donne hanno paura della depressione. Pensano che con quel velo nero davanti agli occhi il mondo non potrà essere più lo stesso: il velo potrà forse diventare grigio, ma nulla tornerà come prima. Tanto che un’italiana su due considera il male oscuro più incurabile del tumore al seno, che spaventa «solo» una su quattro. Un dato sorprendente, che arriva dalla prima indagine nazionale sulle donne e la depressione, promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (ONDa) e realizzata da Giuseppe Pellegrini, ricercatore sociale all’Università di Padova, intervistando 1.016 donne fra i 30 e i 70 anni.

LE RAGIONI - Perché tanta paura? «Le donne conoscono gli effetti della depressione, sanno che si insinua nelle loro vite, alienandole: il 65% di loro l’ha vissuta sulla propria pelle o vista da vicino, su familiari o amici. Ma la temono soprattutto perché non hanno fiducia nelle cure», risponde Francesca Merzagora, presidente di ONDa. La maggioranza infatti pensa che le terapie possano contenere in parte le conseguenze della malattia, ma non risolvano davvero il problema. Anche una revisione di studi che hanno coinvolto oltre 700 pazienti, condotta dall’università della Pennsylvania e pubblicata a gennaio su Jama, ha alimentato dubbi, ipotizzando che gli antidepressivi siano efficaci soltanto nei casi più gravi, mentre non siano determinanti nei casi lievi. «Nelle depressioni di grado lieve, farmaci e psicoterapia si equivalgono; talvolta è più utile la psicoterapia — commenta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano —. In caso di depressione moderata o grave gli antidepressivi sono validi, ancor di più se associati alla psicoterapia. Chi viene trattato con i farmaci guarisce nel 34% dei casi e in un altro 36% vede l’entità dei sintomi più che dimezzata. Se si associa una psicoterapia, la percentuale di chi trae benefici dalle cure sale all’80%». Questo le donne non l’hanno capito: molte certo ricorrerebbero alla psicoterapia, benvista dall’85% delle intervistate, o ai gruppi di auto-aiuto, che riscuotono la fiducia dell’80%. Solo una su due, però, crede che i farmaci possano fare la differenza, sebbene nelle forme medio-gravi siano indispensabili. Chi li ha provati li apprezza un pò di più.

SOLO LA METÀ SI CURA - «Poco più delle metà dei pazienti arriva a curarsi, e di questi il 60% riceve trattamenti inadeguati o insufficienti. Così, a un mese dall’inizio delle cure il 30% ha già gettato la spugna e solo uno su tre segue la cura quanto e come si deve — spiega Mencacci —. Nelle donne accade anche perché per motivi biologici c’è una maggiore sensibilità agli effetti collaterali dei farmaci, che inoltre hanno una diversa efficacia a seconda del momento della vita, ad esempio durante l’età fertile o in menopausa. Così molte abbandonano prima di ottenere un risultato: da qui le ricadute, gli insuccessi, la sfiducia. E la paura». Leggendo i dati raccolti da ONDa c’è però qualcos’altro che balza agli occhi e preoccupa: le donne che soffrono di depressione, oltre a ritenere la loro vita stravolta dalla malattia, in sette casi su dieci provano vergogna o senso di colpa per essere malate. Ancora lo stigma? «Purtroppo sì — risponde lo psichiatra —. Le donne, che della depressione sono le vittime più frequenti, sentono di non trovare attorno a sé la stessa comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un’altra patologia “tangibile”. Così, ancora oggi si sentono giudicate, provano vergogna e senso di colpa». Tanto che spesso scelgono di non parlarne con nessuno: nel 2010, una donna con la depressione su sei non chiede aiuto. E non guarisce da una malattia che si può e si deve curare.

Fonte: Corriere della Sera

Una storia: Sposa bambina «ceduta» a 13 anni

February 6th, 2010

Sposa» a 13 anni. Per una ragazzina romena l’abito bianco è arrivato troppo presto, insieme a un atto notarile con il quale i genitori la «affidavano» fino al 2014 alla famiglia dello sposo, un connazionale di 21 anni. Il rito rom - che non ha valore in Italia - è stato celebrato in Romania, e la ragazzina è stata poi portata a Brescia, dove da anni vive la famiglia del «marito». Ma quando sono cominciati i rapporti sessuali la ragazzina si è preoccupata, perché lui è malato di Aids. Ha chiesto aiuto, e la vicenda è stata scoperta dalla Polizia. L’uomo è stato arrestato all’alba di mercoledì dagli agenti della squadra Mobile di Brescia per violenza sessuale e riduzione in schiavitù, in concorso con la madre, anche lei arrestata.

LA SCOPERTA - A fine settembre, poco dopo il matrimonio, la ragazzina è arrivata a Brescia. La prima segnalazione del suo caso è arrivata dall’ospedale dove il 21enne è in cura per i suoi problemi di salute. La madre dell’uomo, preoccupata per una eventuale gravidanza, ha presentato la nuora-bambina al medico. Sono scattate le indagini della polizia ed è arrivata la prima perquisizione, che ha accertato che la minore viveva in uno stato di semiclandestinità, non frequentava la scuola e non poteva vedere estranei. Dopo i controlli la famiglia del «marito» ha cercato di mettersi in qualche modo in regola iscrivendo la ragazzina a scuola, in seconda media. A lei piaceva studiare e si trovava bene, ma la vita «normale» di una bambina in Italia si scontrava con le regole sociali rom: il «cognato» si è presentato un giorno a scuola chiedendo che non stesse in classe o a mensa con i maschi, «non va bene».

I PRIMI RAPPORTI - A gennaio poi la situazione è precipitata: la ragazzina, che ha compiuto 14 anni, si è presentata all’ospedale impaurita perché aveva avuto rapporti sessuali non protetti con il «marito» e aveva paura. E’ stata quindi sottoposta a terapia retrovirale - purtroppo è positiva al virus Hiv - e ha lasciato la scuola per qualche giorno. E a questo punto sono scattati i provvedimenti d’urgenza: accertato che la situazione si era aggravata, e d’accordo con la Procura, la bambina è stata affidata d’urgenza ad una comunità protetta e sono scattati gli arresti del marito e di sua madre. Né lui né la donna ancora riescono a capire dove stia il male. Si sono verificati - spiega la mobile di Brescia - molti altri casi simili nella comunità rom, questi matrimoni sono molto diffusi. La bambina - spiegano gli agenti - non era maltrattata o vessata, e quel matrimonio era per loro giusto. Un anno fa ad esempio, sempre la polizia, si occupò di un altro caso simile: una 12enne, sposa di un kosovaro 21enne, si presentò in ospedale a partorire. Il marito è già stato condannato in primo grado.

LE ACCUSE - In questo caso, sebbene sia usanza che la famiglia dello sposo dia una somma in dote a quella della sposa, «non è stato accertata alcuna transazione economica», a differenza del caso di un anno fa, spiega la questura di Brescia. Sul giovane arrestato pesa l’accusa di violenza sessuale e riduzione in schiavitù, sull base dell’articolo 600 del codice penale, che ricalcando la Convenzione di Ginevra, considera l’esistenza dello stato di soggezione anche quando avviene approfittando di una situazione di inferiorità psichica, tale quella di una sposa di soli 13 anni. La madre del giovane risponde in concorso per agevolazione. Ora la sposa bambina è in una comunità protetta, presto tornerà a scuola. «E’ una bambina intelligente - raccontano gli agenti - che ha una gran voglia di studiare e di integrarsi, serena nonostante tutto».

Il dramma nel dramma

Un dramma nel dramma. Con un futuro ancora più triste e cupo per la bambina rumena «venduta» come sposa all’età di tredici anni a un giovane sieropositivo. E con un nuovo capo d’imputazione per il marito ventiduenne, che avrebbe avuto rapporti non protetti con la ragazzina. La Procura l’altro ieri ha arrestato il giovane, muratore di 22 anni, e la madre, 39, per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Ora i magistrati stanno valutando l’eventualità di indagare il marito anche per «contagio colposo».

Le nuove analisi effettuate sul sangue della sposa bambina non lascerebbero dubbi: sono risultate positive al test per l’Hiv. La ragazzina, 14 anni compiuti la scorsa settimana, nel corso dei primi controlli sembrava miracolosamente non aver contratto il virus. Solo ulteriori approfondimenti effettuati nel cosiddetto «periodo finestra» hanno purtroppo ribaltato i risultati. E adesso la piccola è in cura nel reparto infettivi della divisione di Pediatria. La suocera si era rivolta ai medici che curavano il figlio da otto anni (si era ammalato all’età di cinque anni, a Bucarest, dopo una trasfusione), proprio per paura del contagio e della trasmissione del virus al feto nell’eventualità di una gravidanza.

La sua angoscia era sapere se la piccola nuora poteva diventare mamma senza problemi e se un eventuale nipotino sarebbe nato sano. Una volta entrata in ambulatorio, tenendo per mano la nuora, si è scoperta la verità: il muratore romeno aveva sposato in Romania, con rito zingaro, una bambina di soli 13 anni con cui aveva avuto rapporti «a rischio». Adesso la ragazzina, che da una settimana è ospite di una struttura protetta, è seguita da specialisti e ha già iniziato la profilassi prevista nei casi di contagio. Enzo Trommacco, avvocato difensore dei due arrestati, si esprime con cautela: «I miei assistiti rimangono in carcere e fino a oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Dovremo capire se nella vicenda hanno avuto un ruolo pure i genitori della piccola, probabilmente gli stessi che hanno combinato il matrimonio in Romania».

Gli investigatori, infatti, stanno cercando nuove prove che dimostrino come la piccola, che all’epoca della cerimonia aveva poco più di 13 anni, sia stata «venduta» dai suoi stessi familiari come prevede la consuetudine rom. A confermare l’ipotesi di «una trattativa» per combinare il matrimonio ci sarebbe un video, adesso sequestrato dalla polizia, girato proprio nel giorno del fidanzamento ufficiale. Ieri sia madre che figlio, durante l’interrogatorio di garanzia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Non dobbiamo giustificarci di nulla — ha detto la madre al magistrato —. Mia nuora era perfettamente al corrente della malattia di mio figlio, ma ha voluto sposarlo comunque. Da noi funziona in questa maniera, è la nostra tradizione».

Ragazzini violentatori, puniti i genitori

February 5th, 2010

Le colpe dei figli adolescenti devono ricadere sui padri e sulle madri, fino a schiacciare il portafoglio dei genitori sotto il peso di maxi-risarcimenti civili? Sì, perché le sopraffazioni sessuali compiute dai loro figli sulle ragazze testimoniano che i genitori non hanno trasmesso quella «educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro»; e non hanno badato a che «il processo di crescita» dei loro figli «avvenisse nel segno del rispetto dei sentimenti, dei desideri e del corpo dell’altra/o».

Su questa base il Tribunale civile di Milano, chiamato a esprimersi sulla vicenda di una 12enne più volte violentata dal 2001 al 2003 da ragazzini di appena 2-3 anni più grandi di lei, in un contesto di famiglie italiane assolutamente “normali” e residenti nel centro di Milano, ha condannato i genitori degli adolescenti a versarle quasi 450.000 euro di risarcimento. Non tanto per non averli ben vigilati, quanto per non aver dato loro una «educazione dei sentimenti e delle emozioni» nel rapporto con le ragazze. L’educazione dei figli, premette il giudice della X sezione civile Bianca La Monica, non è fatta solo della «fondamentale indicazione al rispetto delle regole», ma anche di «quelle indicazioni che forniscono ai figli gli strumenti indispensabili da utilizzare nelle relazioni, anche di sentimento e di sesso, con l’altra e con l‘altro».

Di questa educazione, «che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro, non vi è traccia nel comportamento dei minori» violentatori. Lo dimostra proprio il loro racconto dei fatti: « asettico, con parole non espressive di emotività, usando per la ragazza espressioni che evidenziano come nessuna considerazione vi fosse per la persona. Però gli stessi ragazzi, una volta sollecitati a riflettere sull’impatto della loro condotta sulla coetanea, hanno mostrato barlumi di consapevolezza e di empatia, mettendo in gioco anche qualche emozione, a conferma dell’importanza di un’educazione anche dei sentimenti». In chiave autoliberatoria, i genitori hanno provato a valorizzare in Tribunale «il rispetto dell’orario di rientro a casa, i buoni o sufficienti risultati scolastici, l’educazione nel rispetto delle persone e dei valori cristiani propri della cultura occidentale, l’avvenuta frequentazione delle lezioni di educazione sessuale a scuola, il fatto che prima di questi fatti alcuni dei ragazzi non avessero dimostrato particolare interesse verso il genere femminile».

Ma per il Tribunale queste sono tutte «circostanze generiche» e «comunque non idonee a contrastare l’evidente carenza o inefficacia di un’educazione al rispetto dell’altro, all’attenzione ai sentimenti e desideri altrui». I ripetuti e prolungati abusi, insiste infatti il giudice, «sono tali da rendere palese che, se messaggi educativi vi sono stati, non sono stati adeguati o non sono stati assimilati, sicché deve ritenersi che da parte dei genitori non sia stata prestata dovuta attenzione all’avvenuta assimilazione da parte dei figli dei valori trasmessi. E in particolare, trattandosi di figli preadolescenti o adolescenti, non è stata dedicata cura particolare, tanto più doverosa in presenza di opposti segnali provenienti da una diffusa cultura di mercificazione dei corpi, a verificare che il processo di crescita avvenisse nel segno del rispetto del corpo dell’altra/o».

Perciò tutti i genitori sono condannati a risarcire in solido la ragazzina vittima dei loro figli, per la quale gli avvocati Giuseppe Alaimo, Luca Boneschi, Alessandra Merenda e Anna Grazia Sommaruga ottengono danni anche per «i turbamenti psichici» legati alla «consapevolezza di essere stata lesa nell’inviolabile diritto alla libertà sessuale», causa poi dell’«abbandono scolastico» che «ha comportato una riduzione di possibilità nel lavoro». E, tra i genitori dei figli violentatori, a pagare dovranno essere pure i padri separati, perché «il legislatore riconosce al coniuge non affidatario non solo il diritto, ma anche il dovere di vigilare sull’educazione del figlio».

Fonte: Corriere della Sera

Le laureate Usa divorziano di meno e sono più felici

February 3rd, 2010

Le laureate hanno matrimoni più felici e divorziano di meno. Lo rivela uno studio appena realizzato in America secondo cui le donne con un titolo di studio universitario hanno la stessa probabilità delle altre di sposarsi - contrariamente a quanto avveniva un tempo - ma le loro nozze sono più felici e longeve.

graduate woman.jpg

La ricerca è stata effettuata da Betsey Stevenson e Adam Isen dell’Università della Pennsylvania per l’associazione Council on Contemporary Families, e ha preso in esame i dati sui matrimoni negli Usa dagli anni ‘50 ad oggi.

Dallo studio emerge come, se negli anni 50 la probabilità di sposarsi di una donna laureata era del 74% contro il 93% delle diplomate, ora la differenza è minima: 86% contro 88%. Non solo.

All’età di 40 anni, oggi, è più probabile che ad essere sposate siano proprio le donne con il titolo di studio più alto. Il 74% delle laureate è accasato, rispetto al 63% delle diplomate e al 56% delle donne con titolo di scuola media. Le laureate dichiarano di avere un matrimonio felice in percentuale maggiore rispetto alle altre donne – il 67% contro il 60% - ed hanno un tasso di divorzi di due terzi inferiore.

gruppo donne graduation.jpg

In Italia il trend è diverso. Secondo il rapporto Separazioni e Divorzi dell’Istat, circa metà dei matrimoni che finiscono nel Bel Paese è fra laureati, una tendenza che negli ultimi 10 anni è in ascesa, anche se meno rispetto ad altri gruppi.

“Da noi le coppie culturalmente più elevate divorziano di più”, conferma Rossella Palomba, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr. “La donna italiana è penalizzata dalla tendenza all’omogamia nel nostro paese”, aggiunge, “cioè a sposare persone con lo stesso livello culturale”. Ma in Italia, puntualizza, “le donne laureate sono di più degli uomini”.

laurea italia.jpg

Treviso, le 12enni che vendono a scuola video hard girati con cellulare e webcam

February 2nd, 2010

L’età dell’innocenza sembrano averla perduta da tempo, anche se non hanno più di dodici o tredici anni. Ma non esitano a mostrare la propria nudità o a cimentarsi in giochi erotici. Per i soldi con cui togliersi qualche sfizio o solo per vantarsi con gli amici. Una ragazzina di una scuola media della provincia si è autoripresa in situazioni hard, per poi rivendere il filmino ai compagni per pochi euro. Di compratore in compratore, di mail in mail, il video è arrivato fino a un’altra scuola di Padova.

In un’altra media trevigiana sono stati gli insegnanti a segnalare il caso di una giovanissima studentessa -nessun particolare problema personale, famiglia normalissima - sorpresa a distribuire, via telefonino, le sue immagini osè a un gruppo di amici. Nessun tornaconto economico, forse solo l’esasperato desiderio di far colpo sui coetanei. Altra scuola, età simile, alcuni allievi hanno raccontato di vere e proprie gare a suon di prestazioni sessuali, tra gruppi di adolescenti, nei bagni dell’istituto durante la ricreazione. Dalle aule scolastiche alle mura domestiche: pure nella Marca sarebbe in netto aumento il fenomeno delle “web-girl”, ragazze che si spogliano a pagamento davanti a una web-cam. Magari mentre i genitori guardano ignari la televisione nella stanza accanto.

In episodi simili, gli psicologi che lavorano con il mondo giovanile si imbattono con frequenza crescente: «Spesso succede che i ragazzini sleghino l’affettività e l’amore dalla corporeità e dalla sessualità - spiega Andrea Sales, responsabile del centro di formazione Paradoxa -. A noi capita molto spesso di trovare situazioni in cui i ragazzini si svendono, senza rendersi conto che vendere un’immagine o un filmino di sé è comunque un modo di relazionarsi».

Certo, si tratta di singoli casi, o tutt’al più di una minoranza dei giovanissimi trevigiani. Ma rappresentano, tuttavia, la spia di una visione del sesso sempre più presente anche tra gli adolescenti. Filtrata dai media e dalla pubblicità e potenziata da internet: «Sicuramente la società di oggi, da una quindicina d’anni, come ci insegnano la sociologia, l’antropologia, la psicologia sociale, è una società molto, molto mercificata e mercificante. I ragazzini hanno bisogno di strumenti valoriali, emozionali, ma anche cognitivi per evitare di cascare in questa rete. Altrimenti rischiano di perdere di vista quello che è il valore della propria persona». Oltre a perdere troppo precocemente l’innocenza.

Fonte : Il Messaggero

Io non capisco più il mondo.  Le donne hanno lottato per anni per veder riconosciuta la loro  dignità  ed il loro diritto  a non essere confuse per oggetti e basta un po’ di tv per trasformare le nostre figlie - bambine in prostitute?  Io non capisco più il mondo!( NdR)

Il punto G fa ancora litigare gli studiosi: “La sua esistenza è incontestabile”

January 30th, 2010
Si riapre la discussione sulla zona erogena femminile. Un gruppo di studiosi francesi smentisce la ricerca dei colleghi inglesi che ne aveva contestato l’esistenza. L’opinione degli italiani: “C’è, ma dovremo cambiargli nome”

Il punto G è il grande protagonista della sessualità femminile e periodicamente torna al centro del dibattito. Non è un privilegio per tutte, dicono alcuni medici. Secondo altri, invece, non non lo è per nessuno. Proprio alcune settimane fa una ricerca, pubblicata dal Journal of Sexual Medicine, ha riaperto la discussione: “Il punto G è un mito propagandato dalle riviste e da alcuni terapisti”.

Ma oggi un gruppo di medici francesi torna alla ribalta, dedicando un convegno alla zona erogena più discussa di sempre. Secondo i ricercatori ci sono troppi falsi miti che generano confusione: non è detto che funzioni provocando l’orgasmo, non è vero che ha la stessa dimensione per tutte le donne e, infine, non si può dire che sia nello stesso posto per tutti.

Il medico francese in questione si chiama Sylvain Mimoun e ha smentito gli inglesi del King’s College di Londra guidati dal ricercatore Andrea Burri che invece erano convinti che fosse il frutto dell’immaginazione di scienziati. “Il punto G esiste – spiega Mimoun – è la funzione a creare l’orgasmo. Se una donna pratica regolarmente la masturbazione ha più probabilità di scoprire anche questa zona che si trova, più o meno, a tre centimetri dall’entrata della vagina”. Insomma più si indaga, più ci sono probabilità che si scopra di averlo.

Ma allora il punto G esiste o non esiste?
“La ricerca dei colleghi inglesi – spiega Emmanuele Jannini, autore dello studio che ne ha documentato l’esistenza, pubblicato nel 2008 sul Journal of sexual medicine – è basata su un sondaggio effettuato su oltre 900 coppie di gemelle britanniche, mono ed eterozigoti. I gemelli identici condividevano i geni ma non le sensazioni legate all’orgasmo”. Lo studio inglese, continua a spiegare l’esperto, ha tratto delle conclusioni su una conformazione anatomica senza indagarla dal punto di vista medico. “Per questo ci lascia perplessi”.

Certo che le discussioni non lasceranno tutto immutato.
“Forse arriverà il momento in cui verrà ribattezzato. Non si parlerà più di punto G ma di zona. E interesserà tutta quell’area anatomica che comprende la parte interna del clitoride, corpi cavernosi come quelli del pene, le ghiandole di Skene e nervi che utilizzano gli stessi fattori biochimici dell’erezione maschile. Ma è inutile discutere dell’esistenza – conclude Jannini – perché resta il fatto che ci sono donne che riescono a provare l’orgasmo vaginale”. Insomma non resta che aspettare che il dibattito vada avanti per sapere se si parlerà ancora di punto G o di altro.

Fonte: La Repubblica

La parità al lavoro: nuova indagine Cofimp

January 29th, 2010

donne_lavoro

Sembrerebbe che le differenze tra uomini e donne sul mondo del lavoro stiano diminuendo sempre di più.E chissà se fra qualche anno tutti questi discorsi sulla parità non sarà un lontano ricordo…
Una ricerca fatta da Cofimp tra il 2001 e il 2009 che ha conivolto 1200 personne di entrambi i sessi (660 uomini e 540 donne) ha scoperto che i comportamenti sul lavoro di uomini e donne si siano alineati.
A voi sembra buono questo dato? Eppure il negativo c’è.
I coordinatori di questa ricerca Federico Bencivelli e Maurizio Sarmenghi dicono: ““Stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne sia per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro, persone chiuse in se stesse, appesantite da fatica e senso di isolamento, autoriferite, e soprattutto senza una vera progettualità professionale e personale”

In conclusione: sul posto di lavoro, le donne che da sempre erano più capaci di comprendere gli altri, le loro motivazioni, i loro bisogni stanno diventando sempre più smili agli uomoni vale a dire più “fredde” e calcolatrici.

Fonte: http://www.noidonne.it/2602/la-parita-al-lavoro-nuova-indagine-cofimp/

Body Drama, la guida della miss

January 28th, 2010

Hanno i baffi, l’alito cattivo, il seno cadente, la cellulite e la pancia “a effetto panettone”. Sono adolescenti normali alla ricerca di soluzioni valide a problemi veri. Le loro voci, riportate anonimamente, hanno dato vita a un piccolo caso editoriale negli Stati Uniti. Si tratta di “Body Drama”, il libro scritto da Nancy Amanda Redd, ex reginetta di bellezza oggi pentita, nominato Top 10 YA Best book 2009 dall’Associazione librai americani e New York Times bestseller. Da pochi giorni anche nelle librerie italiane, pubblicato da Giunti Editore con il titolo “Il mio corpo-Body Drama”, il libro è un esempio accattivante di come si possa educare e fare prevenzione anche affrontando temi tabù. Dedicato alle più giovani, ma consigliato anche a tutte quelle donne che nello specchio non riescono a trovare quello che sognano. Un po’ manuale di medicina, grazie alla consulenza scientifica di Angela Diaz, direttrice del Mount Sinai Adolescent Health Center di New York, un po’ teen magazine grazie alla grafica colorata e semplice e alle immagini di decine ragazze che hanno accettato di posare mostrando senza vergogna tutte le loro imperfezioni.

Diviso per drammi - da “uno dei miei seni è più grande dell’altro” fino  a “sudo più delle altre ragazze” passando per “mi lavo tutti i giorni ma puzzo lo stesso” - il libro affronta pagina dopo pagina ogni aspetto della fisicità adolescenziale, anche quelli più disgustosi, arrivando a toccare temi a volte così intimi da non trovare una risposta. Soprattutto per quanto riguarda il capitolo “Là sotto”, ovvero l’ampia area dedicata agli aspetti ginecologi e pratici dell’apparato genitale femminile. Con un approccio tutt’altro che banale però. Per spiegare meglio alle ragazze come sono fatte, ma soprattutto per mostrare che ogni corpo ha una sua forma e che è sbagliato cercare di copiare l’aspetto delle altre, un paginone è dedicato alle vagine. E ce ne sono ben 24, tutte fotografate, e oltre 39 nomi diversi per chiamarle: dalla più poetica “farfallina” fino alla più popolare “gnocca”

Insomma, qualcuno potrà storcere il naso, ma un libro così vero nel mondo dell’editoria adolescenziale non si era mai visto. Dato per certo che tutte le teenager sono piene di problemi, è arrivato dunque il momento di parlarne apertamente. Stupisce però che a consigliarle sia un’ex reginetta di bellezza tutta diete e rinunce. Laureatasi ad Harvard in Women’s studies, Nancy Reed è stata prima Miss Virginia e poi, nell’ambito di Miss America 2004, ha conquistato il titolo di Miss Bikini. Inserita nella classifica delle dieci College Women dalla rivista Glamour, Nancy ha partecipato, e vinto 250mila dollari, al quiz televisivo Chi vuol esser milionario?. Un vero prodigio per una ragazza di 28 anni che oggi, dopo anni di sacrifici, è diventata una paladina della naturalezza. E il suo libro è un vero e proprio elogio alla normalità dedicato, non a caso, a chi “mi ama così come sono”.

Perché, per conquistare quella corona da reginetta, Nancy ha dovuto lottare contro il suo corpo e portare la sua taglia 46, della quale andava tanto fiera, a un’omologata taglia 40. Per essere come le altre concorrenti dei concorsi di bellezza e dimenticare, forse troppo presto, che le donne normali, quelle che siedono intorno a noi sull’autobus o in ufficio, hanno taglie e forma molto varie. “Noi ragazze siamo sottoposte a una pressione enorme per conformarci a ideali fisici assurdi  -  spiega Nancy nell’introduzione   -  ma non abbiamo abbastanza strumenti adeguati che ci aiutin a capire noi stesse e a prenderci cura di tutte le perdite, cavità e grinze che il nostro corpo ha per sua natura”. Nasce da questo vuoto l’idea di sfruttare la propria esperienza di reginetta di bellezza per scrivere un manuale di sopravvivenza al proprio corpo. Volete qualche esempio?

 Il dramma numero 5 affronta il problema seno sodo: “Il mio seno  -  spiega il titolo  -  non sta su come vorrei e/o non rimbalza”. Pronta la risposta di Nancy: “Le tette delle donne non sono un pallone e quindi non rimbalzano”. Se si vuole migliorare la tonicità si consigliano esercizi fisici mirati, mentre per dare un certo tono al decollété ci vogliono reggiseni della misura e del modello adatto alla propria conformazione. Facile individuare i problemi più comuni: c’è l’intimo grinzoso, quello opprimente, quello smilzo e quello scalatore. A ognuna il suo e date un’occhiata al confronto fotografico fornito dal libro tra un intimo azzeccato e uno sbagliato.

Oltre a seno, pelle, intimo, capelli e forma gli ultimi drammi sono dedicati alla psiche. “A prima vista - spiega la dottoressa Angela Diaz  -  i contenuti di questo libro possono risultare espliciti e lasciare interdetti, ma riflettono le preoccupazioni con cui mi misuro quotidianamente al Mount Sinai Center, un centro dove ogni anno passano circa 10mila ragazzi in cura. In venticinque anni di attività ho visto, diagnosticato e curato migliaia di ragazze alle prese con ognuno dei drammi affrontati in questo libro”.

nuova pillola del giorno dopo: funziona fino a 5 giorni dal rapporto

January 26th, 2010
      

ROMA (25 gennaio) - La pillola del giorno dopo che può essere presa 120 ore dopo il rapporto invece delle 72 di quella tradizionale è efficace per tutta l’intervallo di tempo e non dà effetti collaterali gravi. Lo ha confermato uno studio pubblicato dal Journal of Obstetrics and Ginecologics, che prelude alla commercializzazione di questo farmaco, già autorizzato in Europa, negli Usa.

Lo studio ha preso in esame 1241 donne statunitensi che sono dovute ricorrere alla contraccezione d’emergenza, somministrando loro il farmaco a base di ulipristal acetato, che ha un meccanismo simile al levonorgestrel, quello della pillola del giorno dopo tradizionale. La pillola ha mostrato un tasso di successo del 97,9%, paragonabile a quello del levonorgestrel, ma a differenza di questo non ha evidenziato una perdita di efficacia nell’arco del periodo di somministrazione. Gli effetti collaterali, prevalentemente mal di testa, nausea e dolori addominali, sono stati definiti “da leggeri a moderati”.

La nuova pillola è prodotta dalla stessa casa farmaceutica francese
del levonorgestrel, la Hra Pharma. L’Emea, l’autorità farmaceutica europea, l’ha autorizzata lo scorso marzo, mentre la richiesta di commercializzazione è datata maggio. Nel nostro continente è venduta in Gran Bretagna, Germania e Francia. In Italia è autorizzata la vendita solo di quella tradizionale, che necessita di prescrizione medica e in molti ospedali non viene somministrata perché considerata abortiva.

Viale: attenti effetti annuncio.
«Ben venga se si introducono nuove molecole» come contraccettivi d’emergenza, «ma non vorrei che l’effetto annuncio superasse» la reale efficacia del farmaco. Il ginecologo Silvio Viale commenta così la notizia. «È chiaro che la pillola del giorno dopo, agendo sull’ovulazione, è più efficace quanto prima viene assunta. La nuova pillola dovrebbe avere un effetto anche post-ovulatorio, altrimenti è fisiologico che l’efficacia si riduca col passare dei giorni». Per garantire «il trattamento migliore possibile alle donne» sottolinea però il ginecologo, ricordando di avere fatto ricorso contro l’avvertimento che ha ricevuto dall’Ordine dei medici del Piemonte per aver distribuito per strada ricette per la pillola del giorno dopo, «io continuo a richiedere l’abolizione della ricetta per il levonorgestrel. E spero che anche le case farmaceutiche si decidano a chiederlo, così come hanno fatto in altri Paesi europei».