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60 milioni di spose bambine

Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.

CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.

POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. “Perché nutrire una mucca che non è tua?”, mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».

IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».

CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.

LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.

Viviana Mazza
24 agosto 2008

 

Fonte : Corriere della Sera

ci sono notizie che non vorrei dare

Una mix di super alcolici bevuti a una festa, poi una notte da incubo in un’abitazione sconosciuta stuprata da quattro ragazzi più grandi di lei, che ha appena 11 anni. È successo a Genova, tra l’1 e il 2 agosto.

Il pomeriggio del primo del mese S.M. era andata con un’amica ad una festa a casa di un certo Pepito, nel quartiere di Cornigliano: bevuta la Coca Cola ha perso conoscenza e si è svegliata disorientata solo la mattina seguente, in un appartamento che non conosceva. È tornata a casa in stato confusionale, con escoriazioni sulle gambe e dolori al basso ventre. Accompagata all’ospedale Gaslini dai genitori, che di solito le permettevano di stare fuori casa solo qualche ora il pomeriggio, i medici hanno riscontrato i sintomi della violenza sessuale.

Le indagini della squadra mobile di Genova hanno poi confermato l’accaduto: i ragazzi presenti alla festa avevano spinto la giovane a bere una notevole quantità di superalcolici che le hanno fatto perdere subito la lucidità mentale. Quindi i minori L.U.V.G. e O.E.J.M., insieme a Josè Arturo Luis Rambay, l’hanno violentata ripetutamente. Sul finire della serata un’altra comitiva di giovani, già ubriachi, era giunta nell’appartamento: uno di loro, Henry Xavier Montalvan Aucapina, ha abusato ancora della ragazza ancora in stato di incoscienza, portandola infine a dormire in un’altra abitazione.

In carcere con l’accusa di violenza sessuale sono finiti 4 ecuadoregni, due maggiorenni e due minorenni. Le indagini sono state difficili e complesse perchè la vittima non conosceva l’identità dei partecipanti alla festa; questi, poi, hanno tentato di depistare gli inquirenti incolpandosi a vicenda.

La vittima, spiegano gli inquirenti, era una ragazzina non abituata a frequentare ragazzi più grandi perchè seguita con attenzione dai genitori: la giovane età ed il fatto di trovarsi in compagnia di persone adulte l’hanno indotta a seguire il loro comportamento, imitandoli nel bere.

Fonte : la Stampa

orrore senza fine…

 

 

Violenta la figlia di otto anni in spiaggia

Il 41enne residente a Terni era sulla battigia, nudi sia lui sia la piccola. I bagnanti hanno chiamato i carabinieri
PESCARA

 

 

 

- Violenza sessuale aggravata su minore di 10 anni. Questa l’accusa di cui dovrà rispondere davanti al gip un uomo di 41 anni nato a Pescara ma residente a Terni, notato in atteggiamenti ben più che equivoci con le sue due figlie di 4 e 8 anni sulla spiaggia di Città Sant’Angelo, nel Pescarese. Il fatto è successo il 10 agosto, l’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita tre giorni dopo. L’uomo era nudo sul bagnasciuga, con accanto le due bambine. È stato visto da alcuni bagnanti, che hanno immediatamente avvisato i carabinieri e le cui testimonianze sono risultate decisive.

DENUDATE

- È stata una coppia a notare l’uomo con le figlie, cui aveva fatto togliere il costume. Dopo aver mandato quella di 4 anni a giocare con la sabbia, ha cominciato a toccare la bambina più grande. La coppia ha chiamato i carabinieri di Montesilvano, che hanno mandato sul posto una pattuglia. Un uomo, che passeggiava sulla battigia, ha visto la scena e si è scaraventato contro il padre colpendolo due volte al viso senza che questi reagisse e accusandolo di essere «porco e pedofilo». L’uomo si è subito rimesso il costume e, poco dopo, sono arrivati i carabinieri. Non ha negato di essersi denudato, né di aver denudato le figlie. Sostiene però di non aver fatto nulla di male e di essere stato frainteso. Ora saranno le perizie mediche a stabilire se non ci siano stati ulteriori abusi. Le bambine sono tornate a Terni dalla madre. Durante una perquisizione nella casa della famiglia è stato sequestrato un computer.

Fonte: Corriere della Sera

Prostituzione, dopo il blitz la rabbia:”Quella foto è una vergogna”

L’immagine, scattata all’interno del comando della polizia municipale dopo l’ultima retata, scatena l’indignazione dei lettori e delle organizzazioni di volontariato. Carla Corso, leader storica delle prostitute, si scaglia contro i sindaci sceriffi
di Stefania Parmeggiani

Arrabbiata, spaventata e infine esausta. Rannicchiata a terra, mezza nuda, con il corpo sporco di polvere sul pavimento di una cella di sicurezza. La ragazza nigeriana fermata durante l’ultima retata anti-prostituzione e fotografata al comando della polizia municipale di Parma dopo che si era lasciata cadere a terra senza più forze, è diventata, suo malgrado, il simbolo di una nuova “caccia alle streghe”, cominciata con la carta sulla sicurezza e proseguita con le ordinanze (applicate o solo annunciate) dei sindaci-sceriffo.

“Che cosa ha fatto di male quella donna per essere messa in una cella?”, si chiede indignato un lettore. La risposta, provocatoria, arriva da Carla Corso, leader storica delle prostitute: “E’ una indesiderata, un’emarginata, una donna che forse è vittima di una tratta e che cerca di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa”. La lista dei divieti si allunga di giorno in giorno: vietato chiedere l’elemosina, lavare i vetri, rovistare nei cassonetti… “Essere poveri sta diventando un crimine e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne… Ci sono troppe lucciole che sono schiave e si vendono sui marciapiedi perché minacciate da chi le ha fatte arrivare in Italia”. “Le retate anti-prostituzione – continua – servono solo a fare impazzire le lucciole che scappano da una città all’altra o da un quartiere all’altro in cerca di un clima più tollerante. La ragazza fotografata chiederà mai aiuto a chi l’ha trattenuta in quella cella? Si fiderà mai delle forze dell’ordine? Anche se è vittima della tratta non glielo dirà e se, insieme alle sue colleghe, sarà cacciata in un cono d’ombra ancora maggiore, ad esempio se sarà costretta a prostituirsi in un appartamento, non incontrerà neppure volontari in grado di spiegargli che può entrare in un percorso di protezione. I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione”.

“Trovo vergognoso – continua Corso, riferendosi alla foto – quel corpo abbandonato a terra in un comando di polizia municipale. Trovo vergognoso che i nostri poliziotti, carabinieri e vigili urbani controllino gli immigrati senza informarli dei loro diritti e che si scambi la prostituzione per un problema di sicurezza”. Informare chi è vittima senza criminalizzarlo, è questo quanto il sindacato delle prostitute e le organizzazioni che scendono quotidianamente in strada per strappare le lucciole ai marciapiedi vorrebbero. A Parma come a Verona, a Roma come a Milano.

Marco Bufo, coordinatore dell’associazione nazionale “On the road”, che dal 1990 si sta occupando di prostituzione e tratta, si dice preoccupato del nuovo clima italiano: “Siamo scettici nei confronti delle ordinanze dei sindaci nati sulla scia della Carta di Parma e delle retate anti-prostituzione. Le forze dell’ordine dovrebbero essere inviate in strada non a fare multe, ma a capire i meccanismi che soggiacciono a certi fenomeni, dovrebbero essere preparati per leggere i segnali, capire se di fronte hanno donne vittime dello sfruttamento o meno. Sarebbe necessario guardare in faccia la realtà e trovare soluzioni pragmatiche, ad esempio zone in cui la prostituzione possa avvenire alla luce del sole, invece di alimentare o cavalcare politicamente la percezione d’insicurezza dei cittadini”.

Un lettore che si firma con il nick Zavarollo ha una sua soluzione, ovviamente provocatoria (Nei commenti l’intervento integrale, ndr): “Almeno voi, clienti di Parma, siate onesti. Voi che siete sempre riusciti a eludere, chissà come mai, i controlli della municipale e dei carabinieri, unitevi per aiutare le donne che stuprate. Comprategli un appartamento collettivo. Così almeno il sindaco sarà contento. Sotto il tappeto della malavita la polvere del degrado non si muove. E Parma risplenderà più che mai”.

L’assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi, dopo le polemiche, assicura che non c’è stata alcuna violenza: “Tutto si è svolto secondo le procedure”. La donna sarebbe stata rinchiusa nella camera di sicurezza, che ha le pareti in gomma, per evitare che si facesse del male. Il mattino è stata rilasciata insieme alle altre donne controllate.

Fonte; La Repubblica

Violenza, tradita dal branco di 7 amici

Violentata dal branco. Da sette ragazzi che avevano trascorso con lei un venerdì sera come tanti, tra i soliti locali e i soliti divertimenti di sempre. Un incubo finito solo all’alba di sabato quando lei, una ragazza fiorentina di 22 anni, è riuscita a chiamare un amico e a raccontare tra le lacrime quello che era appena successo. Adesso la ragazza ha presentato una denuncia in questura su quanto accaduto. Le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Pietro Suchan, stanno cercando di dare un nome a tutti i ragazzi che avrebbero preso parte alla violenza. I sette giovani sono già stati fermati e identificati.

VIAGGIO ALL’INFERNO. Il viaggio all’inferno della ragazza parte come una tranquilla serata tra ventenni o poco più. Tre amiche, due amici di vecchia data e altri cinque ragazzi che si uniscono all’ultimo momento alla compagnia. Trascorrono la serata in un locale, bevono, ridono e scherzano. Niente di diverso di quello che fanno i ragazzi di quell’età in una sera d’estate. Poi, a una certa ora, le due amiche tornano a casa, si è fatto tardi. Lei decide invece di restare ancora in compagnia dei sette ragazzi. È tranquilla, non ha nulla da temere. O almeno pensa che sia così. Invece la situazione degenera presto e sfugge di mano a qualcuno. All’inizio tutto parte come un gioco. «Dai un’altra bevuta ancora, l’ultima…». I ragazzi fanno bere l’amica fino a farle perdere la testa, poi, secondo quanto raccontato, sono loro a perdere la testa, complice qualche bicchiere di troppo. Che cosa sia scattato nella loro mente nel momento in cui hanno deciso di mettere in pratica il piano, potranno raccontarlo solo loro. Perché a sentire la ragazza sembra che da un certo punto della serata in poi, tutto sia stato organizzato con precisione. I ragazzi in gruppo si dirigono verso la Fortezza, cercano un posto appartato e lo trovano nel parcheggio degli autobus, una zona poco trafficata dove ci si può nascondere tranquillamente alla vista degli automobilisti di passaggio. Lì sarebbe avvenuta la violenza. I sette, a turno, approfittano di lei che cerca di reagire ma senza avere la forza per farlo.

LA FINE DELLA NOTTEMALEDETTA. Solo quanto tutto è finito e i ragazzi vanno via lei chiama un amico dal telefono cellulare e si fa venire a prendere. Non chiama la polizia ma a lui racconta tutto, ogni dettaglio di quella notte maledetta. È lui a convincerla che era giusto denunciare la violenza. Tacere sarebbe stato come essere violentata un’altra volta. E così il giorno dopo va al centro antiviolenza insieme a un’amica e alla madre dell’amica, va a farsi visitare al pronto soccorso dove i medici accertano la violenza sessuale subita. È il primo passo per arrivare a fare la denuncia alla polizia. Ieri la ragazza, accompagnata da un avvocato, è stata ascoltata a lungo in questura dalla squadra mobile che ha avviato le indagini. La ragazza ha raccontato tutto, ha fatto i nomi dei due amici e ha fornito più particolari possibili dei ragazzi conosciuti quella sera. I ragazzi sono stati identificati e fermati.

Fonte: La Repubblica

ancora streghe…

L’esorcismo della ragazza
finisce alla Corte Suprema

A 17 anni subì per due giorni percosse e bruciature perché ritenuta «posseduta»
 
 
I nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti dovranno presto cimentarsi su un terreno giuridico insolito: il diritto di un sacerdote di praticare l’esorcismo. A sollevare la questione sono stati gli avvocati di Judy e Tom Schubert, genitori di Laura che nel 1996, quando aveva 17 anni, venne sottoposta a un esorcismo da parte del pastore della Chiesa che frequentava a Colleyville, in Texas. All’epoca la giovane frequentava i corsi per giovani nella Pleasant Glade Church delle Assemblee di Dio, era ben voluta dal pastore e ben inserita nel gruppo di adolescenti coetanei. Il padre Tom era un ministro di culto delle Assemblee di Dio, che erano l’universo di fede nel quale la famiglia viveva. Tutto iniziò a cambiare il giorno in cui Laura cadde improvvisamente in terra esausta, facendo suoni gutturali, piangendo, strillando e digrignando i denti.

I dottori ipotizzarono che fosse ipoglicemica ma il pastore diede un’altra spiegazione, affermando che era «posseduta dai demoni». Lo stesso pastore prese la giovane, la portò dentro la Chiesa e la tenne ferma sul pavimento per oltre due giorni praticando l’esorcismo in presenza dei compagni di corso della ragazza, alla quale fu consentito di rialzarsi solo dopo aver pronunciato la parola «Jesus». A tenerla ferma sul pavimento furono i cortanei convinti che attraverso di lei fosse il diavolo a parlare. La ragazza subì violenti colpi, percosse e bruciature che le causarono non solo ferite e lividi ma anche uno shock di lunga durata, come dimostrò il fatto che nei due anni seguenti non uscì di casa, facendosi da sola un centinaio di tagli su corpo, inclusa una ferita al polso che svelò tentazioni suicide. Le venne diagnosticato uno stress post-traumatico e dimagrì fino a pesare 45 kg. Nel 1998 la famiglia decise di lasciare il Texas trasferendosi in Georgia, il padre Tom diede le dimissioni da ministro delle Assemblee di Dio diventando agnostico e Laura prima si sposò avendo un figlio, poi divorziò, e quindi è riuscita con il secondo marito a ritrovare una qualche stabilità restando comunque sempre assillata dagli incubi. Determinata a farsi riconoscere i danni per le violenze subite, Laura era riuscita ad avere da un tribunale di primo grado del Texas il diritto a danni civili per 300 mila dollari «perché la libertà religiosa non include abusi intenzionali in nome della fede». Ma la Corte Suprema dello Stato, con 6 voti contro 3, le ha dato torto, affermando di «non essere competente» su una questione che ha a che vedere con la libertà religiosa. Il giudice texano David Medina nel verdetto ha scritto: «Una sentenza contro la Chiesa avrebbe effetti agghiaccianti contro la Costituzione perché la obbligherebbe ad abbandonare dei principi fondanti del suo credo». Da qui la scelta di Laura di rilanciare e presentarsi di fronte alla Corte Suprema di Washington, la più alta istanza negli Stati Uniti, alla quale chiederà non solo di riconoscerle i danni ma anche di dare una spiegazione del «perché persone buone compiono azioni tanto cattive». Proprio la ricerca di tale risposta ha spinto Laura, che di cognome ora fa Pearson, a laurearsi in diritto criminale: «Ho molte domande legittime che aspettano ancora di ricevere risposte davvero oneste».

Il caso dell’esorcismo texano potrebbe avere ripercussioni sull’attuale campagna presidenziale perché il governatore della Louisiana Bobby Jindal - possibile vice del candidato repubblicano John McCain - non solo difende questa pratica ma ha scritto nel 1994 un saggio raccontando di averla eseguita egli stesso su un’amica di nome «Susan».
 
Fonte: La Stampa

cronache

DONNA MORTA SOFFOCATA, FERMATO EX FIDANZATO
 BERGAMO  - Una donna di 27 anni, Barbara Brandolini, è stata trovata soffocata a Bergamo nell’appartamento del suo ex fidanzato in via Pizzo Recastello. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un omicidio. Il ritrovamento del cadavere è avvenuto questa mattina intorno alle 3,40 da una volante della questura, dopo che nella giornata di ieri era stata presentata dai familiari una denuncia di scomparsa. L’ex fidanzato della ragazza, 23 anni, è stato trovato dopo alcune ore fuori Bergamo ed è stato fermato, per il momento solo come persona informata sui fatti. Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile di Bergamo

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Mandano foto sexy ai compagni, sospese
Le immagini scoperte da una docente. Le studentesse sono tutte minorenni e frequentano la scuola media

VENEZIA - Prima si sono fotografate in pose «sexy», poi hanno stuzzicato i compagni di classe inviando loro le immagini. Scoperte da un’insegnante, ora le tre ragazze sono state sospese. E’ successo in una scuola media di Venezia.

CALENDARIO OSÈ - Secondo quanto riporta il quotidiano La Nuova Venezia le tre studentesse, tutte minorenni iscritte a una scuola media inferiore, hanno realizzato una serie di scatti in vere e proprie pose da calendario osè. Una delle insegnanti si è accorta del «traffico di foto» dopo aver sorpreso uno studente ad armeggiare con il cellulare durante le lezioni. Il telefonino, sequestrato dalla docente, è finito sulla scrivania della preside che ha così scoperto le foto mandate all’adolescente dalle compagne. Tutte sono state sospese dalla preside per un giorno.

Ma cosa abbiamo insegnato alle nostre figlie? Che esempio abbiamo dato?

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Botte e vessazioni, sedicenne tolta ai genitori Originaria del Bangladesh, era obbligata a vestirsi da maschio. La minaccia: «Ti facciamo sposare un uomo più vecchio»  STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU’ LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
MILANO - Una ragazza di 16 anni, originaria del Bangladesh, è stata tolta ai genitori e affidata a una comunità protetta dopo che aveva raccontato a una professoressa, in una serie di email, le vessazioni cui era soggetta in famiglia. La ragazza, primogenita di quattro figli, tra l’altro era costretta dai genitori a vestirsi come un maschio e a portare capelli corti; se si ribellava, la minacciavano di rimandarla in Bangladesh per farle sposare un uomo molto più vecchio di lei.
TENTATO SUICIDIO - Un insieme di vessazioni, durate anni e unite anche alle percosse con una bacchetta di legno, che hanno portato la sfortunata ragazza a tentare per due volte il suicidio. Un mese fa lo sfogo via email con la professoressa, che ha portato alla denuncia dei genitori, ora indagati dalla Procura di Milano per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Le email sono agli atti dell’inchiesta del pm Isidoro Palma.
BICCHIERE ROTTO - Sembra che tra i motivi per cui i genitori la maltrattavano ci fosse anche il fatto che la figlia, primogenita, fosse l’unica femmina tra i quattro figli della coppia, che si è trasferita in Italia una decina di anni fa. Secondo quanto denunciato, i genitori la costringevano, tra l’altro, a tagliarsi i capelli come un ragazzo e a indossare abiti maschili. L’ultimo episodio di violenza sarebbe avvenuto dopo che la ragazza era tornata a casa in ritardo da un corso extrascolastico: la madre l’avrebbe picchiata con un bicchiere che le si sarebbe rotto sul braccio, ferendola. Tra gli altri metodi «educativi» c’era anche una specie di frustino di legno. Il padre della ragazza è titolare a Milano di un phone center e lavora anche come addetto alle pulizie, mentre la madre fa lavori saltuari.
Fonte : Corriere della Sera 

a bientot

Petizione di Ni Putes Ni Soumises

UDI SEDE NAZIONALE

 

Firmiamo con convinzione la petizione di Ni Putes Ni Soumises perché quanto accaduto in Francia può ripetersi in Italia .

 

Insieme, tutte le donne, in questo mondo dai confini sempre più labili, devono fronteggiare le innumerevoli consuetudini con cui le culture e i governi  si rafforzano a vicenda.

Non ci sfugge che quanto abbiamo faticosamente conquistato in questi anni per affermare che siamo prima di tutto soggetti che si autodeterminano, può essere vanificato dal prevalere del patriarcato in tutte le sue forme, da quelle  istituzionali a quelle religiose, in Italia come in Europa.

 

Per questo  non possiamo e non vogliamo lasciare sole le donne che pur non essendo nate in Europa qui vogliono vivere e lavorare.

Come sole non devono restare le donne nate nei nostri Paesi da genitori stranieri e che da noi subiscono soprusi, maltrattamenti in nome di norme che ne  limitano la libertà e i movimenti.

 

Queste donne non hanno bisogno di tutela, nemmeno da parte nostra, ma di essere salvaguardate come donne e cittadine.

Per questo sosteniamo l’iniziativa presa dall’Associazione  Ni Putes Ni Soumises e invitiamo a firmare la petizione.

 

UDI-UNIONE DONNE IN ITALIA Sede nazionale- Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15 00186 ROMA tel 06 6865884

udinazionale@gmail.com    www.udinazionale.org

Petizione di Ni Putes Ni Soumises

 

Per tutte coloro che soffrono in silenzio,

Noi siamo tutte Né Vergini Né sottomesse.

 

Poiché non era vergine il suo matrimonio è stato annullato.

Dal Tribunale di Teheran? Di Kabul? NO! Dal Tribunale ordinario di Lille. Il verdetto piomba come una fatwa contro la libertà delle donne di Francia.

L’appello della Procura di Douai, perché venga rivista questa decisione inaccettabile che riconosce la verginità come “una qualità essenziale” della sposa, è una prima vittoria, ma la battaglia è ancora ben lungi dall’essere vinta.

 

E’ incontestabile che l’amministrazione della giustizia del nostro Paese è indipendente e sovrana, ma è altrettanto incontestabile che la lotta per la democrazia è altrettanto libera ed indipendente.

La pesante condanna di questa giovane ragazza ha un significato sociale molto chiaro, poiché condanna insieme con lei milioni di ragazze che, ricordiamolo, vivono costantemente sotto la pressione e il peso di tradizioni patriarcali. I comunitaristi e gli estremisti religiosi di ogni tipo operano senza sosta affinché queste tradizioni persistano.

 

Eppure Né Puttane Né Sottomesse, e tutte noi, femministe, laiche, mettiamo in guardia da cinque  anni sulle situazioni drammatiche che vivono le donne nei nostri quartieri, popolari e no.

 

Quante donne dovranno subire la stessa sorte di Sohanne, Samira, Ghofrane, Chaharazad, Myriam, per essere finalmente protette dalla giustizia? Quante donne vittime dell’oscurantismo, del peso delle tradizioni, dell’oppressione?

 

Noi ci siamo aggrappati alla laicità, alla libertà, all’uguaglianza, al pluralismo. Queste non sono nozioni astratte, questi valori sono il vero motore della nostra emancipazione. Ovunque in Europa, Fathy in Belgio, Souad in Italia, Amineh in Svezia e tante altre, hanno fatto propri questi valori. Perché per noi è una questione di sopravvivenza. È il senso del nostro impegno femminista.

 

Quante giovani adolescenti sono spinte al suicidio a causa di un semplice flirt, o subiscono rappresaglie per aver parlato a un ragazzo o per aver sciolto i capelli?

Non bisogna dimenticare queste donne che vivono nella paura, nell’angoscia e che soffrono in silenzio!

 

Noi che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, noi che lottiamo ancora per avere il diritto di godere del nostro corpo, ci aspettiamo che la giustizia si schieri dalla nostra parte: quella del progresso e dei diritti delle donne.

Che si finisca con questo genere di decisioni che suonano come campane a morto per tutte le donne che si battono in India, Iran, Pakistan, Marocco, Algeria, Egitto e altrove contro la lapidazione, il ripudio, l’escissione e i crimini cosiddetti d’onore.

 

Noi chiamiamo tutti i difensori dei diritti delle donne a mobilitarsi. Uniamoci affinché le conquiste delle lotte femministe siano a beneficio di tutte le cittadine e i cittadini. Reclamiamo l’applicazione della laicità, vero vettore dell’emancipazione delle donne e della democrazia.

 

Bisogna che i legislatori correggano al più presto le lacune e i fallimenti della legge, perché stiamo marciando a grandi passi verso una sacralizzazione delle tradizioni comunitarie

 

Diffidiamo di tutto ciò che può farci scivolare verso una giustizia “fai da te” in cui ciascuno possa scegliere a piacimento secondo i suoi costumi, la sua religione, la sua filosofia. A detrimento dell’uguaglianza e dei diritti delle donne.

 

 

 

Mouvement Ni Putes Ni Soumises

Maison de la Mixité

70 rue des Rigoles 75020 Paris

01 53 46 63 00

www.niputesnisoumises.com   infos@niputesnisoumises.com

Fonte: http://www.udinazionale.org/UltimoradalMondo.htm

Chiede aiuto su foglio lasciato in strada, polizia libera baby-prostituta ungherese

BRESCIA - Ha affidato a un foglio lasciato per strada la sua disperata richiesta d’aiuto. Così una ragazza di appena 16 anni, ungherese, costretta a prostituirsi, è stata rintracciata e poi liberata dalla polizia di Brescia.

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Dal  Foglio ALL’ARRESTO - Il biglietto, accompagnato da alcune foto della giovane, non sarebbe stato lasciato direttamente da lei, ma da altri, in modo da poter esser notato. E infatti la squadra mobile della Questura di Brescia l’ha trovato, e poi ha arrestato gli aguzzini, quattro connazionali e un romeno, alcuni dei quali, secondo le indagini, minacciavano le prostitute di morte e di sfregiarle con acido muriatico. Per uno di loro, il gip del Tribunale di Brescia ha poi disposto la scarcerazione.

SEQUESTRATO IL CIRCOLO - Le indagini hanno portato inoltre al sequestro di un circolo privato di Brescia. Qui, i clienti sceglievano le prostitute con cui poi si trasferivano in albergo.

Fonte : Corriere della Sera

 

solita cronaca

Iglesias, infermiere accoltella la moglie e si toglie la vita. Ferita la figlia di 14 anni
Il corpo dell’aggressore ritrovato nella notte lontano da casa. La donna è stata colpita alla gola e all’addome.

CAGLIARI - Un infermiere sardo ha ferito gravemente la moglie alla gola e all’addome, poi si è dato alla fuga e si è tolto la vita. È accaduto nella notte a Iglesias. Ieri, intorno alle 22.40, Oscar Maoddi, 46 anni, ha accoltellato alla gola e all’addome la moglie, Daniela Paulis, casalinga di 42 anni, riducendola in fin di vita. La donna è stata trasportata all’ospedale Santa Barbara di Iglesias, insieme alla figlia di 14 anni, rimasta ferita a una mano dopo aver cercato d’interporsi fra i genitori. Dopo l’aggressione, l’infermiere è scappato e si è ucciso, tagliandosi la gola e provocandosi lesioni all’addome e all’arteria femorale. Il suo corpo è stato ritrovato dai carabinieri attorno alle 2 vicino alla vecchia miniera di Campo Pisano, nei dintorni di Iglesias.
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Caserta, marito geloso insegue la moglie e i figli armato di fucile. Arrestato
Sospettava una relazione extraconiugale. Dopo la lite in casa, l’uomo li ha pedinati e minacciati in piazza

NAPOLI - Raptus di gelosia in piazza a Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. Un 37enne ha inseguito in strada la moglie e i tre figli di 11, 9 e 4 anni, che erano fuggiti da casa perché minacciati con un fucile. All’origine del litigio, iniziato nella loro abitazione, il sospetto tradimento della moglie. L’uomo ha imbracciato un fucile calibro 12 e ha minacciato la donna, che spaventata ha chiamato i figli ed è fuggita con loro. Il marito geloso ha quindi seguito i familiari con la sua auto munito di 43 proiettili nella cartucciera. L’uomo è stato disarmato dai carabinieri e arrestato. L’anno scorso, sempre a Piedimonte Matese, un uomo, in preda a una crisi depressiva, uccise la moglie e i figli e poi si suicidò.

Fonte : Corriere della Sera