Che pacco, il botulino
January 25th, 2012A sette anni dal boom delle iniezioni antirughe, il bilancio è catastrofico: dai dolori al volto alle deformazioni permanenti, fino agli effetti sulla vita emozionale. Così i ricercatori stanno cercando alternative meno dannose. E ne hanno già trovate alcune
Le due mature signore sono sedute in una stanza dell’Università di Groninga, in Olanda. Davanti a loro c’è Judith Grob, giovane ricercatrice in psicologia. Grob chiede alle due volontarie di guardare un breve video. Le immagini sono disgustose: l’amputazione di un arto, una toilette sporca fino all’inverosimile. Dopo pochi fotogrammi, una delle due contorce la bocca in una smorfia di disgusto. La fronte si aggrotta, le ciglia si inarcano e poi si distendono, il naso si arriccia, gli occhi si socchiudono. L’altra signora, invece, resta impassibile: la fronte è liscia, la bocca è una fessura, gli occhi mostrano una fissità innaturale. Non che non provi disgusto, anzi. Ma ha perso la capacità di esprimerlo attraverso i muscoli facciali. Perché è paralizzata dalle iniezioni a base di tossina botulinica che le hanno certamente spianato le rughe, ma forse tolto anche la capacità di reagire.Le persone che non sanno più esprimere le emozioni attraverso le espressioni del volto - spiega infatti la psicologa olandese - diventano progressivamente incapaci di liberarsi dei sentimenti negativi. Rincara la dose David Neal della University of Southern California, Los Angeles, che ha pubblicato uno studio su “Social Psychological and Personality Science”: non solo l’espressione, ma anche la percezione delle emozioni altrui viene alterata dalle procedure che riducono la contrazione muscolare: quando non si è più in grado di sorridere non si è più nemmeno in grado di comprendere il sorriso dell’altro.
Da quando, nel 2004, la tossina botulinica di tipo A è stata autorizzata dal ministero della Salute per l’uso in medicina estetica, la corsa alle “punturine” per cancellare le rughe ha avuto un che di inarrestabile: nel 2005 le iniezioni erano già 20 mila, i dati del 2011 parlano di circa 120 mila applicazioni (con una crescita del 30 per cento sul 2010), e la stima per il 2014 ne prevede almeno 190 mila.
“Questo contagio affonda le radici nella convinzione che il botulino sia la soluzione per eccellenza al problema dell’invecchiamento”, nota Antonino Di Pietro, dermatologo e presidente della International Society of Plastic-Regenerative and Oncologic Dermatology (Isplad), che ha dichiarato guerra alla tossina e a giorni manda in libreria “Botulin Free. Tutta la verità sulle iniezioni antirughe: come restare giovani senza rischiare bellezza e salute” (Sperling&Kufer).
In effetti il botox (dal nome commerciale del prodotto dell’americana Allergan, che ormai indica in modo generico qualunque trattamento a base di tossina botulinica) blocca davvero le rughe: la sostanza, continua il dermatologo, fa in modo che i muscoli del viso si paralizzino o si contraggano di meno, impedendo al volto quella mimica naturale che con il tempo traccia i segni di espressione. I risultati, soprattutto quelli negativi, sono sotto gli occhi di tutti: la pelle si distende, certo, ma le sopracciglia si possono sollevare troppo, e lo sguardo assumere un inquietante aspetto mefistofelico. Il sorriso da Jocker che oggi sfigura il volto di Meg Ryan? Colpa del botulino. E se anche Nicole Kidman riesce a piangere senza muovere nemmeno un muscolo, allora fa bene Martin Scorsese a lamentarsi: non si trova più un’attrice sopra i 35 anni che sappia fare un’espressione arrabbiata.
Il punto è che a esagerare con il botox non sono soltanto le attrici hollywoodiane. Sono signore di casa nostra, uomini di mezza età, persino adolescenti cui la mamma decide di regalare un bel botox party di compleanno: il quotidiano inglese “Daily Mirror” le chiama le toxic teen, le ragazzine tossiche, che stanno facendo lievitare il mercato del 15 per cento ogni anno, per un giro d’affari di 18 milioni di sterline. Si invitano le amiche, e si chiama un medico munito di siringhe, tossina e antidoto (per i casi di allergia), che alla fine della seduta distribuisce il suo biglietto da visita. Perché in Italia il costo medio dell’iniezione per i tre prodotti autorizzati contenenti tossina botulinica va da un minimo di 150 a un massimo di 800 euro, a seconda dell’estensione dell’area da trattare, spiega Di Pietro. Per interventi che durano in media pochi minuti è un bell’affare, se è vero che mediamente il ricarico è di circa due volte il costo del prodotto
Non solo: potrebbe non restare confinata nel luogo di iniezione. E’ il fenomeno della “migrazione”, che ha appena trovato un’altra conferma: sul numero di gennaio di “Anesthesia & Analgesia”, organo ufficiale dell’International Anesthesia Research Society (Iars), i ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, guidati da Christiane G. Frick, hanno mostrato come, iniettando la neurotossina botulinica di tipo A in alcuni muscoli di topi, gli effetti (perdita di tono e tensione) si manifestino anche in altri muscoli, distanti da quelli iniziali.
Così, è finita che bellissime come Michelle Pfeiffer, Salma Hayek e Kate Beckinsale si propongono come eroine antibotox. Ma, e lo ammette anche Di Pietro, la tossina le rughe le spiana. Se dobbiamo rinunciare, che facciamo? La parola chiave, spiega il dermatologo, è rigenerazione. L’obiettivo è capire quali siano le sostanze che le cellule usano per mantenere le attività vitali, per sostenere il metabolismo, per produrre collagene ed elastina, per mantenere attivo il microcircolo e l’elasticità dei vasi. E ottenere così una pelle fresca, luminosa e idratata. La strategia è dunque innanzitutto quella di rinnovare la pelle e stimolare la crescita di nuove cellule, con l’esfoliazione meccanica (scrub) o chimica, poi ristabilire il giusto tasso di idratazione riducendo le perdite di acqua dal derma verso l’esterno, infine contrastare il danno ossidativo provocato dai raggi ultravioletti e proteggere le membrane cellulari dall’attacco dei radicali liberi. E se poi arriva qualche ruga, non farne una ragione di Stato. Perché la soluzione dolce c’è. “Tra i tanti trattamenti disponibili, io consiglio i filler a base di sostanze riassorbibili, come l’acido ialuronico”, continua il dermatologo. Si tratta di uno zucchero naturale che in dermatologia plastica viene inserito con un sottilissimo ago lungo la ruga a pochi millimetri di profondità all’interno della pelle. Oltre a svolgere un’azione ristrutturante idratante, stimola la produzione di collagene, elastina e ulteriore acido ialuronico endogeno. E soprattutto, viene riassorbito naturalmente dall’organismo. Il suo unico difetto è la scarsa durata dei riempimenti, e per questo stanno comparendo sul mercato prodotti con sostanze aggiunte che ne prolungano l’azione (ma che ne aumentano anche i rischi di allergia).
Semaforo verde anche per i fosfolipidi: si tratta di molecole che compongono la membrana cellulare, e che con il passare degli anni possono perdere le loro funzioni. I prodotti che riescono a riparare la membrana consentono invece alla cellula di mantenere la giusta idratazione e dunque di lavorare meglio. No invece alle sostanze permanenti, ai polimeri sintetici (per esempio il gel di poliacrilamide) usati come filler per illudersi di cancellare per sempre i solchi profondi e i segni sulle labbra. “La pelle va aiutata a mantenersi in forma, così come facciamo per i muscoli con l’attività fisica. Ma non dobbiamo rinunciare alla bellezza autentica e naturale”, conclude il dermatologo. Soprattutto se a farne le spese è la salute.
Fonte: L’Espresso
Françoise Héritier