Archive for December, 2007

finalmente un provvedimento che condivido:Violenta figlia, espulso da Sicilia

Monday, December 31st, 2007

Un uomo di 52 anni di Sciacca (Agrigento) è stato raggiunto da un provvedimento cautelare del divieto di dimora in Sicilia perché è stato denunciato dalla figlia per violenza sessuale. La ragazzina, minorenne, si sarebbe presentata in commissariato, convinta dagli amici. Ai poliziotti ha raccontato delle violenze subite dal padre. Immediatamente sono partite le indagini e la Procura ha chiesto e ottenuto la misura cautelare.

Fonte: Tgcom

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ecco le previsioni ’sbagliate’ del 2007

Sunday, December 30th, 2007

Roma, 29 dicembre 2007 - Segolene Royale vincente nella corsa all’Eliseo, mancata nascita del Partito democratico, pace tra Israele e Palestina, caduta di Ahamdinejad. Sono solo alcune delle (tante) previsioni sbagliate da astrologi e veggenti per l’anno che sta vivendo le sue ultime ore. Come è ormai tradizione, con l’approssimarsi della notte di San Silvestro il Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è andato a fare le pulci a maghi e affini, scoprendo che nei loro «vaticini» c’è molta approssimazione e più di un errore grossolano.
«È fin dalla sua fondazione, datata 1989, che il Cicap controlla le previsioni di astrologi e veggenti - spiega Massimo Polidoro, segretario nazionale del Comitato -: da un paio d’anni la raccolta è ancora più completa grazie al contributo di un gruppo di volontari coordinati da Andrea Proietti Lupi», ma il lavoro di verifica è reso sempre più difficile dalla crescente vaghezza delle previsioni. «Stavolta abbiamo dovuto faticare non poco - ammette lo stesso Proietti Lupi -, basti pensare che un’astrologa particolarmente prudente è arrivata a dire che ‘non è possibile prevedere quale sarà l’effettiva situazione finanziaria del paese’».
Ma quali sono, nel dettaglio, gli abbagli più clamorosi presi nel 2007? A vaticinare la sconfitta di Sarkozy, tra gli altri, era stata l’astrologa Horus, che ad onor del vero aveva anche previsto - azzeccandoci - un non proprio imprevedibile aumento del prezzo del petrolio. Per l’Almanacco di Barbanera, l’anno si sarebbe aperto all’insegna del «rinnovamento, soprattutto di televisione e giornalismo», con il «sistema televisivo in crisi che si solleva da settembre in poi»

Nessun cenno da nessuno allo scandalo delle presunte combine tra le dirigenze di Rai e Mediaset, o alle infinite grane del governo: secondo Grazia Bordoni, Romano Prodi avrebbe potuto contare su un 2007 più facile da gestire, grazie soprattutto ad «un transito di Giove in Sagittario».

Non sembra aver miglior fortuna il sempreverde Nostradamus, nelle interpretazioni di Renucio Boscolo e Luciano Sampietro: per il primo il 2007 sarebbe stato l’anno di «una guerra negli Urali, con conseguente esodo biblico delle popolazioni per sfuggire alla guerra» mentre per il secondo nel 2007 sarebbe proseguita la guerra iniziata nel 2006, con tanto di morte (a cavallo) della regina (o di Camilla Parker Bowles).

Uno dei cavalli di battaglia degli astrologi di tutto il mondo è, come sempre, il Medio Oriente: intesa di pace in Palestina a gennaio per l’astrologa Costanza Caraglio, una nuova «proposta di soluzione» nella seconda metà dell’anno per Oroscopofree.it, periodo di grande turbolenza, specialmente in agosto e settembre, secondo Grazia Mirti. Quest’anno però, attacca il Cicap, «c’è un atout: il celebratissimo astrologo francese Andrè Barbault ha dichiarato al Nouvel Observateur che, grazie all’incrocio armonico di tre cicli planetari, il 2007 sarebbe dovuto essere l’anno della pace tra israeliani e palestinesi». Qualora qualcosa dovesse interferire con il corso della storia, aggiunse però il saggio Barbault, se ne riparlerà nel 2010…
Per rimanere nell’ambito della politica internazionale, quest’anno avrebbe anche dovuto vedere la «caduta di Ahmadinejad in Iran» (sensitiva Stefanova dixit).
Sconsigliabile anche affidare le proprie finanze alle congiunture degli astri: secondo Grazia Mirti, esperta di queste questioni, «le borse avrebbero dovuto continuare a tenere per tutto il 2007», con febbraio-marzo e luglio-agosto particolarmente favorevoli agli investimenti: peccato - osservano Polidoro & C. - che la bolla dei mutui subprime in Usa sia esplosa proprio tra l’8 ed il 9 agosto, con ricaduta sugli altri palcoscenici economici mondiali.

Come sempre il gossip ed il mondo dello spettacolo la fanno da padrone. Per fare solo qualche esempio, per Sirio Simone Cristicchi, che di lì a qualche giorno avrebbe vinto a Sanremo, non aveva «gli astri favorevoli», mentre il sensitivo Solange non aveva previsto bambini in arrivo per la coppia Buffon-Seredova (il fiocco azzurro è dell’altro giorno). Barbara Massimo aveva previsto fortuna in amore per l’ex-top model Carla Bruni: nessun cenno però al flirt con Sarkozy, il prescelto doveva essere l’ormai ex fidanzato Raphael Enthoven. Il Cicap, come al solito, è andato oltre, puntando l’indice anche contro quel che «non è stato previsto», un mix di eventi in parte addirittura epocali.
Qualche esempio? La liberalizzazione della proprietà privata in Cina, la caduta dei socialdemocratici di Shinzo Abe in Giappone dopo 52 anni al potere, i roghi in Grecia e California, la salita al potere in Turchia del primo governo islamico-conservatore, le manifestazioni di piazza in Myanmar con la sanguinosa repressione dei monaci buddisti, il calcio in lutto per la morte del poliziotto Raciti e del tifoso laziale Sandri, la richiesta di risarcimento di 260 milioni dei Savoia, i guai fiscali di Valentino Rossi, lo scandalo McLaren in Formula 1, la querelle Visco-Speciale, l’annuncio del nuovo partito di Berlusconi, l’addio di Valentino dalla moda dopo 45 anni, o anche solo la scomparsa di personaggi del calibro di Luciano Pavarotti, Enzo Biagi, Gianfranco Ferrè, Carlo Ponti, Boris Eltsin, Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini, Niels Liedholm e Marcel Marceau.

http://qn.quotidiano.net/2007/12/29/57088-segolene_ahamdinejad.shtml

perchè ho copiato questa cosa? Perchè troppe donne si fanno abbindolare dalle Wanne Marchi…perchè i settimanali femminili hanno l’oroscopo… il Sole 24 ORE, no!

CASALINGHE ‘SUPER’, RICICLANO PIU’ DEGLI STUDENTI

Friday, December 28th, 2007

Lavano, cucinano, stirano e mandano avanti le famiglie, e in più riciclano. Il ritratto delle casalinghe che emerge da uno studio dell’università di Granada é più che lusinghiero: le casalinghe infatti riciclano molto di più degli studenti universitari. Dalla ricerca, effettuata con interviste su un campione di 525 studenti e 154 casalinghe, è emersa una vittoria schiacciante delle seconde: “Gli studenti hanno meno controllo sui loro comportamenti - spiega Maria Luzon, autrice dello studio pubblicato dalla rivista Environment and Human Behaviour - e trovano una serie di giustificazioni, ad esempio per non riciclare il vetro”.

Più che giustificazioni, quelle degli studenti sembrano però scuse belle e buone: nelle interviste hanno rivelato di non riciclare perché ‘i cassonetti sono troppo lontani’ o ‘i sacchetti con le bottiglie sono troppo pesanti’, tutte motivazioni che non fermano invece le casalinghe. “Lo studio dimostra che anche categorie che conoscono i problemi ambientali non sempre si comportano di conseguenza - spiega la ricercatrice - questo potrà essere utile per elaborare programmi di educazione mirati”. Il risultato spagnolo però forse non vale per l’Italia. Secondo i dati di Legambiente, infatti, fra i comuni che riciclano di più mancano le principali sedi universitarie, ma anche Voghera, patria delle casalinghe per eccellenza, si ferma a un 15%. 

Fonte: Ansa.it

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Benazir Bhutto: una vita in prima linea

Amata in occidente, beniamina degli americani, Benazir Bhutto, simbolo della democrazia, della modernità, della rivendicazione femminile, è morta in un attentato poco più di due mesi dopo il ritorno in patria, dopo otto anni di esilio volontario, segnata da una lunga battaglia contro accuse di una presunta corruzione e dal dubbio di compromessi poco onorevoli con il regime. I Bhutto, come i Nehru-Ghandi in India, come i Kennedy negli Stati Uniti, sono una delle grandi dinastie politiche del mondo.

Il padre Zulfiqar Ali Bhutto fu il primo civile eletto a dirigere un governo del Pakistan. Proprietari terrieri, ricchissimi in un Paese dove ancora oggi il 73 per cento dei 160 milioni di cittadini vive con meno di due dollari al giorno, i Bhutto hanno una storia tragica, di molte morti precoci. Zulfiqar fu impiccato nel 1979, due anni dopo essere stato imprigionato in un colpo di Stato del suo generale Zia ul Haq. Benazir aveva 26 anni, era anche lei in prigione e vi rimase per cinque anni, per lo più in isolamento. Lo vide, con la madre, per mezz’ora, il giorno prima l’esecuzione non annunciata, senza neanche poterlo abbracciare, racconta nella sua autobiografia ‘La figlia dell’Est’. Il fratello, Murtaza, che sarebbe dovuto diventare leader del Partito popolare pachistano fondato dal padre, fuggì in Afghanistan dopo la morte di Zulfiqar. Dall’estero guidò una resistenza contro il regime militare e nel 1993 venne eletto deputato in esilio. Tre anni dopo, al ritorno in patria, fu ucciso in circostanze ancora misteriose a Karachi.

L’altro fratello, Shahnawaz, venne trovato morto nel suo appartamento in Francia, a Cannes, nel 1985. La vedova di Murtaza, Ghinwa, guida una fazione del Ppp e si oppone al rientro della cognata definendola “un emissario del presidente Bush in Pakistan”. Erede politica di Zulfiqar, nel 1988, a 35 anni, bellissima, la Bhutto divenne la prima donna del mondo musulmano a dirigere un governo, eletta nelle consultazioni dopo la morte del generale Zia. Nel 1990 fu destituita, travolta da accuse di corruzione, più o meno fondate, che posero fine anche al suo secondo mandato, dal 1993 al 1996.

In ambedue le occasioni, il ruolo del marito Asif Zardari è molto controverso. Mister 10%, lo chiamano in Pakistan, in riferimento alle presunte appropriazioni indebite di milioni di dollari dalle casse dello Stato. Dopo dieci anni, nessuna delle 18 incriminazioni contro Zardari hanno trovato conferma in tribunale, ma egli ha passato almeno otto anni in carcere. E’ stato rilasciato nel 2004 con la condizionale. Il presidente Pervez Musharraf ha firmato il 5 ottobre una controversa amnistia che cancella i reati della Bhutto e del marito, aprendo la strada a un accordo di spartizione del potere. Nel 1999, dopo essere stata incriminata - ma registrazioni proverebbero che i giudici erano sotto la pressione dell’allora governo di Nawaz Sharif - la Bhutto ha lasciato il Paese ed è vissuta a Dubai, con i tre figli. Il 18 ottobre di quest’anno, Benazir Bhutto rientra a Karachi. Migliaia di sostenitori scendono per le strade per festeggiare il rientro. Intorno a mezzanotte, al passaggio del corteo, un kamikaze si fa esplodere tra le ali di folla. La Bhutto rimane illesa, ma nell’attacco almeno 139 restano uccise ed oltre 400 ferite. E’ il peggior attentato della storia del Pakistan.

La Bhutto accusa “elementi” dei servizi segreti pachistani e conferma di voler mantenere il proprio programma e guidare il Partito popolare pachistano (Ppp) nelle elezioni legislative previste a gennaio. Stati Uniti e Gran Bretagna vedevano in lei un leader liberale che avrebbe potuto dare legittimità alla guerra contro il terrorismo del generale Musharraf. 

Fonte: Ansa.it

Dalla parte delle bambine - Elena Gianini Belotti

Thursday, December 27th, 2007

Premessa:

Nel suo libro La soggezione delle donne pubblicato nel lontano 1869, John Stuart Mill fu il primo a mettere in discussione il concetto di “natura femminile,” con il quale venivano contrabbandati quei caratteri ritenuti peculiari della donna, per dimostrare invece come essi fossero il logico prodotto di un preciso contesto storico, culturale e sociale. Nella sua lucida e appassionata difesa della donna Mill invoca l’intervento della psicologia affinché studi analiticamente

Oltre ad analizzare le influenze educative, Mill indica la via piu semplice e sicura per giungere a una conoscenza della donna che non sia, come spesso è, il riflesso della visione che l’uomo ha di lei: cioè quella di chiederlo direttamente all’interessata. Ma acutamente osserva che condizione essenziale perché la donna accetti di parlare di sé, di descriversi, di esporsi, è che non si senta subordinata ma uguale. Non può esistere un colloquio autentico tra persone che stiano tra loro in posizione da dominante a dominato, occorre che si sentano pari. Cosi anche l’uomo, per ascoltare quello che la donna ha da dire su se stessa, deve sentirla uguale a sé. Ma se l’uomo avesse voglia di ascoltare quello che le donne hanno da dire su se stesse, gran parte dei problemi tra i sessi sarebbe già risolta, cosa che è ben lontana dall’essere vera.

Ogni donna che si propone di parlare di sé e della sua collocazione nella propria cultura può raccontare la sua storia di bambina, di adolescente, di ragazza e la storia di ciò che ritiene di aver subito a causa del suo sesso, ma per quanto indietro spinga il suo ricordo, scoprirà che c’è sempre una zona oscura, la primissima infanzia, sulla quale non sa dire niente e che è la matrice delle sue successive difficoltà. A tre, quattro anni, quanto lontano cioè può spingersi il ricordo di un individuo, tutto è già compiuto nel suo destino legato al sesso cui appartiene, perché in quel periodo non c’è lotta cosciente contro l’oppressione.

Le radici della nostra individualità sono profonde e ci sfuggono perché non ci appartengono, altri le hanno coltivate per noi, a nostra insaputa. La bambina che a quattro anni contempla estatica la propria immagine allo specchio, è già condizionata a questa contemplazione dai quattro anni precedenti, piú nove mesi in cui è stata attesa e durante i quali si approntavano gli strumenti atti a fare di lei una femmina il piú possibile simile a tutte le altre.

La cultura alla quale apparteniamo, come ogni altra cultura, si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento piú adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere. L’obiettivo dell’identificazione di un bambino col sesso cui è stato assegnato si raggiunge molto presto, e non ci sono elementi per dedurre che questo complesso fenomeno abbia radici biologiche. … Nonostante i fattori ormonici e genetici l’educazione a considerarsi maschio o femmina è l’elemento determinante dell’identificazione sessuale. I risultati delle ricerche a proposito di fanciulli il cui sviluppo sessuale è manchevole lasciano intendere che l’identificazione con l’uno o con l’altro sesso e l’assunzione di un determinato ruolo sessuale avviene essenzialmente attraverso l’apprendimento.Il libro nasce dall’osservazione diretta del bambino dalla nascita in poi e analizza il comportamento degli adulti nei suoi riguardi, i rapporti che stabiliscono con lui nelle varie età, il tipo di richieste che gli vengono fatte e il modo in cui gli si pongono, le aspettative di cui si carica il fatto che appartenga a un sesso piuttosto che a un altro, gli sforzi che fa per adeguarsi a queste richieste e aspettative, le gratificazioni e i rifiuti che riceve a seconda che vi aderisca o meno. I luoghi dove questa ricerca è stata condotta sono la famiglia, i nidi, le scuole materne, elementari e medie.

Finché le origini innate di certi comportamenti differenziati secondo il sesso restano un’ipotesi, l’ipotesi opposta che siano invece frutto dei condizionamenti sociali e culturali cui i bambini vengono sottoposti fin dalla nascita rimane altrettanto valida. Mentre però né la biologia né la psicologia sono in grado di dirci che cosa è innato e che cosa è appreso, l’antropologia ci ha dato precise risposte che appoggiano quest’ultima tesi. Ammesso anche che ve ne siano, non è in potere di nessuno modificare le eventuali cause biologiche innate, ma può essere in nostro potere modificare le evidenti cause sociali e culturali delle differenze tra i sessi; prima di tentare di cambiarle, è però necessario conoscerle. Scopriremo la loro genesi in piccoli gesti quotidiani che ci sono tanto abituali da passare inosservati; in reazioni automatiche di cui ci sfuggono le origini e gli scopi e che ripetiamo senza aver coscienza del loro significato perché li abbiamo interiorizzati nel processo educativo; in pregiudizi che non reggono alla ragione né ai tempi mutati ma che pure continuiamo a considerare verità intoccabili; nel costume che ha codici e regole rigidissime.

Spezzare la catena di condizionamenti che si trasmette pressoché immutata da una generazione all’altra non è semplice, ma ci sono momenti storici in cui simili operazioni possono risultare piu facili che in altri. Come oggi, quando tutti i valori della società sono in crisi e tra questi il mito della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. La tradizionale superiorità degli adulti rispetto ai bambini sta scomparendo rapidamente parallelamente alla disintegrazione della superiorità maschile, della supremazia della razza bianca e del potere del capitale rispetto al lavoro.La critica alle donne contenuta in quest’analisi non vuole essere un atto d’accusa, ma una spinta a prendere coscienza dei condizionamenti subiti e a non trasmetterli a loro volta, e contemporaneamente a rendersi conto che possono modificarli. L’operazione da compiere, che ci riguarda tutti ma soprattutto le donne perché ad esse è affidata l’educazione dei bambini, non è quella di tentare di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è piu congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene.

Per quanto ci si metta dalla parte delle bambine, è chiaro che non sono soltanto le bambine le vittime di un condizionamento negativo in funzione del loro sesso.

Secondo Margaret Mead: Tutte le discussioni sullo stato delle donne, sul carattere, il temperamento delle donne, sulla sottomissione e l’emancipazione delle donne fanno perdere di vista il fatto fondamentale e cioè che le parti dei due sessi sono concepite secondo la trama culturale che sta alla base dei rapporti umani e che il bambino che cresce è modellato altrettanto inesorabilmente come la bambina secondo un canone particolare e ben definito.Che cosa può trarre di positivo un maschio dalla arrogante presunzione di appartenere a una casta superiore soltanto perché è nato maschio? La sua è una mutilazione altrettanto catastrofica di quella della bambina persuasa della sua inferiorità per il fatto stesso di appartenere al suo sesso. Il suo sviluppo come individuo ne viene deformato e la sua personalità impoverita, a scapito della loro vita in comune.

Nessuno può dire quante energie, quante qualità vadano distrutte nel processo di immissione forzata dei bambini d’ambo i sessi negli schemi maschile-femminile cosi come sono concepiti dalla nostra cultura, nessuno ci saprà mai dire che cosa avrebbe potuto diventare una bambina se non avesse trovato sul cammino del suo sviluppo tanti insormontabili ostacoli posti li esclusivamente a causa del suo sesso.

La parità di diritti con l’uomo, la parità salariale, l’accesso a tutte le carriere sono obiettivi sacrosanti e, almeno sulla carta, sono già stati offerti alle donne nel momento in cui l’uomo l’ha giudicato conveniente. Resteranno però inaccessibili alla maggior parte di loro finché non saranno modificate le strutture psicologiche che impediscono alle donne di desiderare fortemente di farli propri. Sono queste strutture psicologiche che portano la persona di sesso femminile a vivere con senso di colpa ogni suo tentativo di inserirsi nel mondo produttivo, a sentirsi fallita come donna se vi aderisce e a sentirsi fallita come individuo se invece sceglie di realizzarsi come donna.

Il bisogno di realizzare se stesse come individui, l’autoaffermazione, il desiderio di autonomia e di indipendenza la cui mancanza si rimprovera alle donne, nell’adolescenza, al momento delle scelte fondamentali, hanno già subito dure scosse: e questo è avvenuto fin dalla primissima infanzia.

http://tecalibri.altervista.org/G/GIANINIBELOTTI-E_bambine.htm#p003

La donna in carriera si mette l’armatura

Wednesday, December 26th, 2007

Basta con gli ammiccamenti sexy, il sottogiacca leopardato della top manager, le gambe nude e i sandali della broker che non perdona. E’ ora di rivestirsi, è l’ora del power dressing. La tendenza l’ha anticipata il «New York Times», e sembrava un’idea loro, invece, da Hillary Clinton in giù (ridisegnata, ripettinata, ricolorata da Oscar de la Renta), le donne che contano hanno cambiato guardaroba. Via le giacchine inesistenti, gli abitini da primavera perenne, da eterno cocktail party. Specie in politica, la parola d’ordine è «look corporale» ovvero completi rigidi in tessuti pesanti, borse a forma di cartella, scarpe stringate, (ma i tacchi alti sono concessi), comodi pantaloni business con la piega e persino spalle imbottite, come quelle del leggendario film «Una donna in carriera» (1998) con Melanie Griffith e Sigourney Weaver. Tornano anche le zeppe, il plateau, i tronchetti per marciare simbolicamente verso la conquista del potere. In tv l’esempio-guida è Lucy Spiller (Courtney Cox), spietata direttora di «Dirt-Now», la rivista di gossip più cattiva del mondo, ma ci sono anche le 4 ragazze di «Cashmere Mafia», il telefilm con Lucy Liu e i costumi di Patricia Field, quella di «Sex and The City». Abbondano le citazioni thatcheriane e qualche eco delle serie «Dallas» e «Dinasty».

Convertite al look corporale molte star della politica: Rachida Dati, ministro francese della Giustizia, con i suoi perfetti tailleur color ardesia, Michelle Bachelet, presidentessa cilena, sempre in grigio, la cancelliera Angela Merkel, felice proprietaria di giacche così rigorose da sembrare sigillata sotto vuoto, per finire con l’argentina Cristina Kirchner, che rallegra il gessato d’ordinanza con accesi rossetti e camicie bianche dalle maniche bordate di pizzo. Nancy Pelosi, presidente della Camera Usa ha spiegato al popolo il senso del suo tailleur Armani: «Un modo per fare cose da maschio senza far finta di esserlo». Una ragione di questo frivolo cambiarsi d’abito (non così frivolo come sembra), c’è. Quando Susy Menkez, sull’ «Herald Tribune», parla di uno stile solido intuisce che soffia un vento di nuovo femminismo. «Più sostanza» dice, «meno forma». Cappotti squadrati, calze di lana, cardigan al ginocchio, guanti al gomito, maglie lavorate ai ferri. Come se fosse tornato un grande freddo, come se le donne vincenti dovessero vestirsi per una lunga esplorazione artica. Aiutate in questa impresa da Saint Laurent (morbidi pantaloni e blazer nero), Marc Jacobs (gonne a metà polpaccio o alla caviglia con camicie severe e capello anni Quaranta) e una borsa da combattimento, la Neverfull bag di Vuitton, che pesa 700 grammi, ma sopporta 210 chili (sarebbe un problema sollevarla però…).

E’ chiara, spiegano gli antropologi, la necessità di trovare uno stile tra femminilità e carriera. «Dress to impress» è la parola d’ordine (si studia all’Università, Bocconi compresa). Per quanto l’apparenza inganni, la consigliera d’amministrazione in ballerine e abituccio di seta grezza non dà l’idea di una grande lavoratrice. Un desiderio di serietà che contagia anche le attrici. Avvistate: Jessica Alba, Cate Blachett, Cameron Diaz (in gessato blu) e persino la di solito spogliatissima Dita von Teese, confezionata dentro un’elegante e costruita giacca bianca. O la cantante Ashley Simpson, total black, borsa a cartella e scarpe con i lacci, sembra diretta a Wall Street non in uno studio di registrazione. C’è la chiave di lettura socio-economica: l’abito severo come «penitenza fiscale dopo gli eccessi finanziari» («Herald Tribune»). C’è chi parla di «nuova estetica della struttura» (il magazine «New York»). Chi dice che è un modo «conservatore» di vestire (Lucia Ruggerone, autrice del saggio «Che genere di moda?»). Ma la speranza è che, stavolta, sotto il vestito ci sia qualcosa e non, come al solito, niente.

Fonte: La Stampa.it

Buon Natale

Tuesday, December 25th, 2007

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Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,

La vita, tua storia,

segnata dal desiderio d’essere

semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti,

come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia

la macchia dell’indifferenza,

                                              

 della discriminazione,

dell’oppressione…

                                               in te l’amore più bello,

                                               la bellezza più trasparente,

                                               l’affetto più puro

                                              che mi fa uomo!

                                              Eliomar Ribeiro de Souza
                                              (poeta brasiliano)

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Auguri a tutte le donne e che nessuna di noi debba mai più avere paura.

neppure a Natale…

Tuesday, December 25th, 2007

TROVATA MORTA IOLE TASSITANI, UN ARRESTO

E’ stata trovata uccisa Iole Tassitani, figlia del notaio di Castelfranco Veneto rapita dodici giorni fa. Un uomo, pare un conoscente della donna, è stato arrestato dai Carabinieri di Treviso coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia. Il corpo della donna, secondo quanto si è appreso, è stato trovato nel garage dell’indagato, un falegname di Bassano del Grappa.  Il cadavere di Iole Tassitani e’ stato trovato nel garage dell’uomo arrestato, fatto a pezzi in grandi sacchi della spazzatura. Secondo un primo esame medico-legale la donna potrebbe essere stata uccisa lo stesso giorno nel quale era scomparsa da Castelfranco Veneto. Pare che qualche giorno dopo la sua scomparsa, i carabinieri avessero individuato il suo sequestratore tenendolo sotto controllo per questo tempo. E’ stato il colonnello Paolo Nardone, comandante dei Carabinieri di Treviso, a informare la famiglia, la cui casa ha lasciato poco dopo le sei.

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Uccide moglie e suocero e poi si uccide

Sembra che all’origine del gesto folle dell’uomo che

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ha fatto fuoco ci sia stata una lite famigliare

MILANO - Strage nella notte di Natale ad Assago, un comune alle porte di Milano. Tre persone, due uomini e una donna, sono state trovate uccise a colpi di pistola. Stando ad una prima ricostruzione dei carabinieri si tratterebbe di un caso di omicidio-suicidio.

STRAGE IN FAMIGLIA - Il killer sarebbe Raffaele Saracino, 51 anni, il quale durante una lite famigliare all’interno della propria abitazione, ha ucciso a colpi di pistola la moglie Graziella, 46 anni, e il suocero Angelo Murgolo di 70 anni. Poi ha rivolto la pistola verso di sè e ha esploso un altro colpo, togliendosi la vita.

vittime della follia altrui

Monday, December 24th, 2007

Accoltella la moglie e poi tenta il suicidio

I coniugi sono entrambi in gravi condizioni ricoverati nel reparto di chirurgia dell’ospedale San Bortolo. Non si conoscono al momento le cause del tentato omicidio-suicidio

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Il marito prima sgozza il cane
colpisce la moglie e poi s’impicca

 Tragedia familiare in una villetta di Romanore di Borgoforte, comune a pochi chilometri da Mantova. Dopo un litigio furibondo un uomo ha ridotto in fin di vita la moglie e poi si è impiccato alla ringhiera delle scale, non prima di avere sgozzato il cane di famiglia, probabile origine della lite tra i due coniugi.

La donna, Lia Cavicchia, 54 anni, casalinga, si trova ora ricoverata in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Cremona. Gravissime le sue condizioni dopo i colpi di accetta con cui è stata colpita più volte alla testa. Il corpo del coniuge, Fabio Lanzoni, 64 anni, infermiere in pensione, è stato trovato appeso alla ringhiera.

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le lavoratrici straniere , sottopagate… ringraziano

Saturday, December 22nd, 2007

Scuole materne vietate ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno. Il Comune ha appena pubblicato sul suo sito la nuova circolare sulle iscrizioni per le scuole dell’infanzia con nuove, e più restrittive, norme riguardo ai bambini stranieri. Lo riferisce ‘La Repubblica’ che sottolinea: “Fino all’anno scorso, i piccoli extracomunitari, figli di ‘clandestini’ o i cui genitori, semplicemente, erano in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, venivano accettati con riserva”. “Venivano cioè - prosegue il quotidiano romano - iscritti formalmente a settembre, se il documento arrivava. Dal prossimo 15 gennaio, le regole cambiano. E chi non ha il permesso di soggiorno, non potrà nemmeno presentare la domanda per entrare in una delle 170 materne comunali. Questo dice la circolare, anche se in una riga si precisa che col ‘cedolino’ che attesta la richiesta di rinnovo la domanda di iscrizione verrà accettata”.L’assessore Politiche Sociali del Comune, Mariolina Moioli, minimizza: “Non cambierà nulla, vedrete che non resterà fuori nessuno, abbiamo posto per tutti. I bambini stranieri senza permesso di soggiorno non sono mai stati accettati nelle scuole materne del Comune di Milano: quindi non è cambiato nulla dall’anno scorso”.  

”La circolare dell’anno scorso - aggiunge l’assessore Moioli - prevedeva per chi era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno l’accettazione della domanda con riserva. Con quella di quest’anno ho migliorato le condizioni di questi bambini perchè ora saranno inclusi nella graduatoria ufficiale assieme ai bambini in possesso di tutti i requisiti”.

La circolare in questione, la numero 20 del 17 dicembre 2007 recita: ”Le famiglie prive di regolare permesso di soggiorno avranno la possibilità di iscriversi, purchè ottengano il permesso di soggiorno entro la data del 29 febbraio 2008. La mancata presentazione del permesso di soggiorno entro tale data non consentirà la formalizzazione della domanda di iscrizione”. 

La circolare dell’anno precedente, la numero 34 del 12 dicembre 2006, prevedeva invece l’accettazione con riserva dei bambini di nuclei familiari stranieri che avrebbero ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno entro il primo ottobre 2007. ”Presentando la domanda entro il 29 febbraio - ha spiegato l’assessore Maioli - si ha diritto all’accesso alla prima graduatoria. Chi dovesse ottenere il permesso di soggiorno oltre questa data sarà ammesso in relazione ai posti disponibili. Attualmente i posti liberi sono 70 e non ci sono al momento liste d’attesa”.  

Il caso ha già provocato le prime reazioni.  “La circolare del Comune di Milano è un pessimo esempio di politica locale. Mi stupisce che il sindaco Moratti assecondi scelte così gravi, che colpiscono la famiglia e nelle famiglie i diritti dei più deboli e dei bambini”. Lo afferma il ministro delle politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, riferendosi alla decisione del Comune di Milano di permettere l’iscrizione alle scuole materne solo ai figli degli immigrati regolari. “L’educazione è, tra l’altro, la via maestra per favorire l’integrazione delle famiglie straniere, per imparare a vivere insieme e a non avere paura gli uni degli altri. Il governo - conclude Bindi - ha predisposto un piano straordinario per gli asili nido che nel triennio prevede un investimento di circa 800 milioni di euro e l’intesa che abbiamo siglato con le Regioni non prevede alcun tipo di discriminazione”. “Non sono tollerabili discriminazioni di alcun genere nell’accesso a servizi essenziali, come le scuole dell’infanzia. Tutti i bambini, compresi i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno, hanno diritto a frequentare l’asilo nido non è quindi accettabile -aggiunge Bindi - introdurre clausole di esclusione di questo tipo”.
Fonte: Il quotidiano .net

noi donne

Friday, December 21st, 2007

 Cocaina a una studentessa di 15 anni in cambio di rapporti sessuali. Arrestato a Pesaro pregiudicato napoletano di 36 anni. L’uomo vive in un appartamento gia’ conosciuto come luogo di spaccio e festini a luci rosse. Sembra che la liceale, che abita nel Pesarese, si fosse innamorata dello spacciatore, e lo frequentasse spesso. Ieri e’ uscita per andare a scuola e invece ha raggiunto l’uomo. Gli agenti hanno fatto irruzione fingendosi postini.

Fonte : Ansa.it

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Lina Merlin, una socialista scomoda
Una donna coraggiosa che condusse battaglie per gli ideali di libertà e giustizia in cui credeva. Idee che era difficile sostenere perfino all’interno del suo partito
Anna Salfi *


Centoventi anni fa nasceva Lina Merlin, veneta, laureata in lingue straniere, insegnante di francese alle scuole medie, militante e dirigente del Partito socialista italiano, senatrice del Parlamento e componente dell’Assemblea Costituente.
Una donna che amava molto le donne e che fece tanto per loro, per la loro e la nostra libertà; una donna che, al tempo stesso che detestava, a suo dire, in ugual modo le ”isteriche e le salottiere”.
Molto probabilmente, continuerà a passare alla memoria e alla storia solo o principalmente per aver proposto, sostenuto e determinato la chiusura delle case di tolleranza in Italia, ma è bene ricordare di lei anche altre tappe importanti della sua vita politica e i tratti fondamentali e assai attuali della sua personalità.
Un forte carattere faceva di lei una donna libera e ribelle, ironica e attiva, dotata di particolare coraggio e tenacia e stretta da un profondo legame alla sua terra, il Polesine.
Particolarmente nota è una sua foto che la ritrae, già senatrice, in stivaloni di gomma mentre si prodiga nel prestare aiuto alle gente della sua terra durante la famosa alluvione del 1951 ad Adria.
La sua determinazione non ne escludeva il sorriso e l’allegria; era una donna che, pur completamente assorta nell’impegno politico, non disdegnava ed anzi curava particolarmente alcuni aspetti molto femminili: nota era a tutti la sua passione per il bel vestire e la scelta dei suoi cappellini era nutrita e famosa.
Risale al 1933 l’incontro fortunato con un Dante Galliani, deputato socialista polesano che morirà solo tre anni dopo, ma che fu per lei marito tenero e compagno nella lotta politica.
Svolgeva il suo personale impegno politico con particolare serietà e dedizione ed era nota per l’impegno con cui preparava i suoi pungenti discorsi parlamentari dimostrandosi particolarmente agguerrita e battagliera anche se fu sempre personalmente e profondamente orientata alla pace al punto di definirsi da sola una combattente “pacefondaia”.
La sua vita fu interamente dedicata agli ideali di libertà e giustizia che in maniera convinta praticava nell’impegno politico e all’interno del Partito socialista italiano dove le sue idee e il suo modo di intendere non trovarono sempre facile vita.
Nel 1926 a due anni dal delitto Matteotti, quando il regime fascista aveva cominciato a mostrare più chiaramente il suo spirito tirannico, subì la decadenza dall’impiego per le sue idee e dovette sopportare cinque anni di confino in Sardegna, dove solo grazie alla sua vitalità indiscutibile, riuscì a prodigarsi verso la popolazione locale e a fare della sua condanna un’ennesima occasione di militanza.
Non furono pochi a ritenere che fosse “una donna che non sapeva stare al suo posto” anche se trovò profonda amicizia ed intesa in Sandro Pertini, Carla Voltolina, Lelio Basso e praticò a tal punto la sua coerenza da ritirarsi autonomamente a vita privata quando gli spazi e le ingiustizie subite all’interno del suo partito, che pure amava e che non rinnegò, divennero particolarmente stretti ed impraticabili.
Costruì buoni e reciproci rapporti con le compagne ed i compagni dell’allora Partito comunista italiano che in molteplici occasioni le tributarono stima ed affettuoso sostegno, ma fu anche convinta aderente alla corrente socialista autonomista e riformista. Fu tra le fondatrici dell’UDI (Unione Donne Italiane) e assunse la direzione della rivista “Difesa delle lavoratrici” che affrontava, in particolare anche attraverso la sua penne intensa ed arguta, gli aspetti della condizione di lavoro delle donne dell’epoca.
E’ a lei che si deve la cancellazione dagli atti dello stato civile dell’odioso “NN” che contraddistingueva una nascita da genitori sconosciuti, così come disposizioni che parificavano le condizioni tra figli legittimi e figli illegittimi ed adottivi e la stessa abolizione del licenziamento per causa di matrimonio che incombeva sulle lavoratrici nella vita di allora.
Queste sono solo alcune tra le principali innovazioni legislative da lei conquistate e che ne dimostrano la sensibilità e la laicità con la quale si avvicinava ai temi della maternità e della famiglia che sempre si sforzò di vedere nella sua dimensione dinamica ed evolutiva.
Prestò sempre attenzione ai diritti delle donne nel lavoro, ma a lei si deve, in particolare, la dizione dell’art. 3 della Costituzione italiana nella parte in cui sostiene il perseguimento della parità sostanziale e vieta ogni discriminazione fondata, tra l’altro, sul sesso.

Potremmo perciò stesso considerarla come l’artefice di quel presupposto che permette oggi di praticare quel “diritto diseguale” contenuto nella legge 125 e che, partendo dalle differenze sostanziali esistenti tra i due sessi a sfavore oggi delle donne, permette l’adozione di trattamenti diversi tra i due sessi in ragione di ciò.
Non è azzardato pensare che se fosse vissuta più a lungo, sarebbe stato possibile un dialogo ed un’intesa tra lei e Lucy Irigaray, madre del pensiero della differenza sessuale.
Solo, dopo aver percepito l’insieme di queste azioni, può comprendersi il senso della legge che di lei porta il nome e per la quale è principalmente famosa, un provvedimento per il quale dovette lottare ben 9 anni presso il Parlamento e per cui dovette sopportare conflitti enormi, umiliazioni e finanche pesanti minacce da parte dei tenutari delle case chiuse.
Tutto questo le costò la tranquillità e dovette assoggettarsi ad un regime di sicurezza, ma le offrì anche una straordinaria esperienza umana con quelle che lei definiva “le sventurate” e per le quali si riproponeva di alleviarne la penosa esistenza.
Molte di loro le scrissero durante l’iter travagliato della legge per sostenerla ed incoraggiarla e le loro lettere che la Merlin raccolse in un raro e prezioso libro curato con Carla Voltolina dal titolo “Lettere dalle case chiuse” offrono uno spaccato desolante della vita che quelle poverette vivevano all’interno dei bordelli.
E’ una lettura bella, straziante e che dimostra palesemente come, anche mutando il contesto e sfrondando gli scritti dalle connotazioni più spiccate del tempo, i problemi si ripropongono ora come allora per chi subisce la condizione di schiava del sesso.
Non c’era tra le sue intenzioni la pretesa assurda di eliminare un fenomeno così legato al mondo degli uomini e delle donne, ma l’intendimento certo di eliminare quella che si presentava come una duplice forma di sfruttamento, quella dei padroni sulle “sventurate” e quella dell’uomo sulla donna.
Aveva della prostituzione un’attenta conoscenza del fenomeno e sapeva di avventurarsi in un dibattito mai risolto e di doversi scontrasi con i falsi miti delle case chiuse.
Riproporre oggi il suo profilo di donna ci offre spunti diversi su cui riflettere per l’estrema attualità della sua opera, per il suo innegabile coraggio, ma anche per il suo rapporto onesto e pulito con l’impegno politico e la vita di partito.
* Responsabile politiche di genere, Segreteria Cgil Emilia Romagna

Fonte: Noi donne