Casa gratis in cambio di sesso”
in Rete il mercato degli affitti hard
C’E’ chi scrive “cerco un aiuto domestico”. E invece vuole sesso in cambio di un tetto, una stanza. Perché desidera una ragazza che si muova per casa, che entri ogni tanto gli faccia compagnia. Una donna con la quale ridere davanti alla tv. “Offro a ragazza italiana o europea max 32 anni posto in camera doppia centro di Milano. Completamente gratis. Prestazioni saltuarie da concordare. Sono un professionista di 29 anni, sano e pulito”.
Per avere quella ragazza si va su internet, ci si affida ad una bacheca virtuale, un portale di annunci. Si spera che dall’altra parte, davanti al computer, ci sia una studentessa, magari fuori sede, senza troppi soldi. Una disponibile. E la si trova. Perché se decine e decine sono i messaggi di maschi che cercano e che ogni giorno vengono pubblicati da portali conosciuti e rispettabili, parecchie sono le risposte delle ragazze.
“Ho bisogno di mini appartamento e persona discreta con cui condividere affitto in zona centrale. Sconto in cambio di sesso”. Repubblicatv ha incontrato gli uomini che preferiscono la scorciatoia. Ha risposto ai loro inviti lanciati dai siti più comuni: Kijiji, Porta Portese, Bakeka. Da una mail è nata una telefonata. Poi un appuntamento al bar. Dopo diversi imbarazzi ecco l’appartamento, la stanza, il conteggio dei rapporti. “Quante volte al mese?”. Dipende. Davanti ad una persona in carne ed ossa, gli uomini sembrano più impacciati. Sospettosi. Il video che testimonia gli incontri (girato con telecamera nascosta) è all’indirizzo web tv. repubblica. it. Qui vi raccontiamo come è nata e cresciuta questa inchiesta.
LO STUDENTE
Marco ha un altro nome. Ma viene davvero dall’Abruzzo, studia Giurisprudenza a Roma, ha 23 anni. Lui su internet è spavaldo. Da Bakeka. it annuncia: “Offro a studentessa una stanza doppia, costo 270 euro. Per il pagamento chiedo solo prestazioni sessuali”. Rispondiamo al messaggio, ci manda una mail con il suo numero di cellulare. Telefoniamo. È mattina. Lui è a casa a studiare. “Vediamoci, così parliamo con calma”. Sì, ma quante volte, non vorrei ci fossero equivoci. “Ora non so dirti, è meglio se ci incontriamo”.
Ci troviamo in un bar sulla via Tuscolana, non lontano da Cinecittà. Marco si nasconde dietro agli occhiali neri. Ha l’aria un po’ arrogante. Ordina il caffè, si siede. Alza le lenti. Racconta. “Ci sono dei miei amici che lo fanno, hanno delle ragazze in casa. Sono studentesse pure loro. Solo che facendo sesso risparmiano sull’affitto. Io sto in una camera grande. C’è un letto a una piazza e mezza. Se vuoi quello lo do a te, ne possiamo mettere uno più piccolo vicino. Ogni mese pago 270 euro, in casa c’è pure un coinquilino. Tu magari potresti trasferirti piano piano. Così non se ne accorge il proprietario”. Non voglio diventare una fidanzata, cosa ti aspetti, due o tre volte al mese? “Non lo so, te l’ho detto. Ma non faccio beneficenza, all’annuncio hanno già risposto tre ragazze prima di te. Non voglio forzature”.
Un caso isolato? No. “Non si può dire quanti siano gli universitari che alimentano questo mercato - dice Giulia Serventi Longhi, direttrice di Studenti Magazine - ma dal nostro sito Studenti. it abbiamo lanciato due forum per sapere se in ateneo c’è chi usa il corpo per fare soldi. Pensavamo ad una provocazione, ci hanno risposto in tantissimi. C’è chi ha l’amico gigolò, chi la compagna che fa la camgirl e si spoglia davanti alla webcam. Se non si hanno problemi di coscienza, l’affitto in cambio di sesso è una strada percorribile”.
IL QUARANTENNE
In Francia a gennaio è stato pubblicato il romanzo-confessione Mes chères études (”I miei cari studi”) della ventenne Laura D. Senza falsi pudori la giovane parla delle sue esperienze di studentessa costretta a prostituirsi, via internet, per pagare le tasse universitarie. Il quotidiano “Le Figaro” si è occupato di sesso in facoltà: citando uno studio del sindacato Sud etudiantes del 2006 ha registrato che 40mila giovani tra i 19 ed i 25 anni erano pronti a concedersi per pagare rette e affitti. E un altro giornale, “Liberation”, si è interessato al fenomeno del “sesso per un tetto”: pagamenti in natura in cambio di una stanza o un appartamento.
Notizie che hanno colpito un inserzionista napoletano di 45 anni. Su Vivastreet. it ha pubblicato questo messaggio: “Annuncio serio. Come a Parigi. Offro gratuitamente una stanza arredata indipendente con bagno in palazzo signorile zona Vomero a studentessa universitaria. In cambio di due prestazioni sessuali mensili”. Non siamo arrivati all’incontro. Il signore aveva già trovato compagnia.
L’UFFICIALE DELLA FINANZA
Lui ha 30 anni. Una casa grande. Intorno troppo silenzio, Arriva in anticipo in un bar sulla via Prenestina, a Roma. Vuole spiegare. “L’appartamento me l’ero venduto, adesso però lo sto ricomprando. Vorrei qualcuno con cui ridere se vedo un film comico, una persona con la quale scambiare due parole. Questa cosa del sesso sì, l’ho scritta. Ma adesso non so quantificare. Tu come fai? Quattro volte al mese che vuol dire? Conosciamoci, proviamo a capire di più. Non ti sto chiedendo di fare le pulizie. L’importante è avere in casa una persona fidata. Una che se lasci un braccialetto non te lo fa sparire”.
Tra i vialetti dell’università “La Sapienza” nessuno si scandalizza. Entriamo in diverse facoltà, spieghiamo dell’inchiesta. Non si sorprendono. Molti studenti dicono che “non si fa per necessità, ma per avere una vita più facile”. Però non vogliono giudicare. “Ne ho sentite parecchie di queste storie. Ognuno è libero. L’importante è non essere sfruttati”.
Fonte: La Repubblica

Due squillo raccontano come si sono prostituite via computer per libera scelta, senza intermediari e a tempo determinato
Avrà problemi a pagare l’affitto da oggi in poi Ashley Alexandra Dupré, 22enne call girl della società Emperors, che è costata la poltrona al governatore di New York Eliot Spitzer, moralizzatore con il vizietto delle squillo. Un caso che ha riacceso i riflettori sul mondo della prostituzione d’alto bordo con tariffe per ricchissimi, se è vero che Spitzer pagava 5000 dollari l’ora.
Una dimensione da pellicola hollywoodiana che non è però molto lontana dalla realtà e che proprio il cinema ci ha raccontato già più di 40 anni fa, quando Luis Buñuel portò sul grande schermo la “prostituzione della donna della porta accanto”. Nel film Bella di giorno la protagonista Severine vende il proprio corpo in una casa di appuntamenti per espiare colpe interiori e per sfuggire alla monotonia di una vita borghese. Una continua oscillazione tra un’esistenza di normalità e una seconda vita di trasgressione e masochismo.
Più di recente il regista tedesco Sam Garbarsky ha aggiornato il tema con il suo apprezzatissimo Irina Palm, film nel quale la pensionata Maggie trova lavoro in un locale a luci rosse per aiutare il nipote che ha bisogno di cure molto costose. Troppo anziana per esibirsi, soddisfa le voglie dei clienti in speciali cabine nelle quali l’unico contatto con loro avviene attraverso un buco nella parete: allungando una mano Maggie, nome d’arte Irina Palm, procura piacere ai suoi clienti, inaspettatamente sempre più numerosi.
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| Ashley Alexandra Dupré, call girl della società Emperors, al centro dello scandalo che ha travolto il governatore di New York Eliot Spitzer |
«Il film Irina Palm rispecchia bene un fenomeno che attraversa la nostra società», sostiene Serenella Salomoni, psicologa e psicoterapeuta.«Una donna, anche di una certa età, che ha bisogno di soldi e cerca un lavoro, onesto. Non lo trova ed è costretta ad entrare nel mercato del sesso a pagamento».
L’associazione di cui Salomoni è presidente, “Donna e qualità della vita”, ha condotto un’indagine su questo fenomeno, che, secondo gli esperti, ha assunto negli ultimi anni proporzioni sempre crescenti, grazie anche all’affermazione di internet. L’inchiesta, realizzata attraverso circa 400 interviste telefoniche, in forma anonima, ad altrettante “prostitute a domicilio”, traccia il profilo della “squillo dell’era digitale”: spesso laureata (una su quattro), o diplomata (il 34%), consumatrice di libri e quotidiani (il 38% dichiara di leggere almeno un giornale al giorno) e grande utilizzatrice della Rete.
Sul web le opportunità di “mercato” sono infinite, tante quanti i siti che propongono annunci per chi cerca o offre sesso a pagamento. Un contatto diretto, senza bisogno di mediatori, possibile semplicemente con un computer, una connessione e un po’ di conoscenza di internet. Basta sapere quali sono le regole, conoscere il linguaggio, il codice condi viso da chi frequenta siti web di questo genere: la parola chiave è “incontri” e non si parla mai direttamente di denaro, né di euro, bensì di “rose”. «Trecento rose per un incontro di un paio d’ore».
Non c’è traccia di schiavitù o costrizione, si tratta di prostitute per scelta (il 37% delle intervistate si dice soddisfatta di questo tipo di lavoro) e “a tempo determinato”, con la prospettiva di svolgere l’attività soltanto per un periodo breve della propria vita (43%).
Niente a che fare con le circa 70 mila prostitute che, secondo una stima del dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, operano nel nostro Paese. Da questi dati sfuggono le “escort”, le cosiddette squillo di lusso, e tutte quelle donne (e uomini) che decidono di prostituirsi per un periodo limitato della propria vita. «Il fenomeno esiste», afferma Pia Covre, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus .«Colpa della precarizzazione del lavoro e della vita e colpa anche della logica consumistica. All’interno del mondo delle sex workers ci sono giovani donne che non vogliono identificarsi soltanto nella prostituzione, ma che rivendicano il diritto di guadagnarsi da vivere come vogliono. Semplicemente valutano anche la possibilità di fornire prestazioni sessuali come lavoro retribuito ».
Il bisogno di denaro, la precarietà del lavoro, come spinta principale ad entrare nel sex business, proprio come emerge dalle interviste realizzate dall’associazione di Salomoni: «C’è un fattore sociale importante alla base di tutto ed è il bisogno di denaro. Parliamo soprattutto di casalinghe e studentesse, alle prese con problemi economici sempre più pressanti, dalla rata del mutuo, alla difficoltà di arrivare alla fine del mese. Tanti i casi, poi, di studentesse universitarie che si prostituiscono per far fronte alle tasse scolastiche e alle spese di alloggio».
Proprio le studentesse sono protagoniste di un fenomeno che non riguarda soltanto l’Italia e mette in allarme le istituzioni anche in Gran Bretagna e Francia. Una ricerca condotta a Londra da esperti della Kingston University segnala che in pochi anni il numero delle ragazze entrate nel mercato del sesso (dalla prostituzione alle esibizioni nei locali di strip tease, fino all’attività di “accompagnatrice”) è aumentato del 50%. Anche Varsity, il prestigioso settimanale studentesco dell’ Università di Cambridge, ha di recente pubblicato testimonianze in questo senso: per colpa delle rette elevate molte giovani dell’ateneo inglese accettano di offrirsi per sesso a pagamento.
Anche la Francia ha scoperto questo fenomeno, grazie a uno studio condotto dal sindacato studentesco francese Sud-Etudiant e ripreso dal quotidiano Le Figaro: sarebbero circa 40mila le ragazze, tra i 19 e i 25 anni, che vendono se stesse per pagare l’affitto e per permettersi l’università. Una studentessa su 57 lavora per agenzie di “accompagnamento” oppure pubblica annunci via internet per offrire servizi sessuali. In Italia è stata la rivista Studenti Magazine a occuparsi della questione, tenendo conto non soltanto delle ragazze che si prostituiscono in senso stretto, ma più in generale di quelle che utilizzano il proprio corpo per mantenersi agli studi. L’esito conferma il quadro disegnato dalle due indagini britanniche e da quella francese: il 21 per cento degli intervistati italiani dichiara di avere compagne di corso che svolgono attività che hanno a che fare con il sesso, dalla lap dance nei locali a luci rosse, ai massaggi, al sesso virtuale delle web cam, a quello reale della prostituzione vera e propria. È proprio il sesso virtuale a rappresentare l’attività in maggiore espansione per questa categoria sociale, tanto da aver creato una nuova tipologia di “operatrice del sesso” al tempo di internet, la webcam girl: su richiesta di clienti disposti a pagare un tanto al minuto, si spoglia di fronte ad una telecamera digitale, accondiscendendo a richieste particolari di pose, gesti e atteggiamenti. Per lei è sufficiente lasciare acceso il computer e aspettare che un cliente si colleghi. Poi comincia lo spettacolo e, se la richiesta si fa troppo hard, basta disconnettersi. Non c’è contatto fisico, non c’è rischio di brutti incontri. E forse non c’è la percezione di essere una prostituta.
L’ADESCAMENTO È PIÙ FACILE «Il vero rapporto da analizzare è proprio quello tra il reale e il virtuale», afferma Luisa Leonini, docente di Sociologia dei consumi all’Università Statale di Milano. «Tutto ciò che è virtuale sembra finto, un simulacro, quindi non crea problemi, diventa molto più accettabile da parte della ragazza, che ha così la sensazione che mostrare il proprio corpo a pagamento non abbia nulla di riprovevole». La tecnologia ha un ruolo determinante anche nel caso della prostituzione reale, quella che prevede un incontro e un rapporto fisico, senza la protezione della virtualità. «La tecnologia ha reso più facile e privato l’adescamento», conferma la professoressa Leonini. «Il computer ha semplificato un fenomeno già presente, rendendo padrone di loro stesse le donne che decidono di vendersi. Grazie a internet oggi possono farlo senza intermediari né case di appuntamenti». Secondo Leonini «tutto questo ha a che fare con la cultura del denaro e delle merci: tutto è mercificabile. I confini, nella società contemporanea, si sono fatti sottili. La sessualità risulta sempre più disgiunta dall’affettività, anche per le donne. E il corpo, da sempre, è una risorsa facile».