Archive for April, 2008

Ecco le ragazze cattive

Wednesday, April 30th, 2008

Siamo sempre pronte a scimmiottare i peggiori comportamenti maschili, ecco ora le “bulle”…

Spengono le sigarette sul braccio delle loro nemiche. Oppure le schiaffeggiano inventandosi delle storie, com’è successo a Novara un mese fa: “Perché continui a telefonare al mio ragazzo?”. Poi le portano in un vicolo e le derubano di tutto: telefonini, soldi e lettori Mp3. Modi un po’ maschili, vestono da “truzze”, volutamente volgari e vistose, oppure con piercing e teste rasate. Le piccole teppiste imperversano anche in Italia: sono decine i casi registrati dalle cronache, mentre aumentano, nelle scuole, le segnalazioni sul bullismo al femminile.

Persino nei rapporti di coppia, hanno smesso di incassare: ora alzano le mani anche loro. Uno studio italo-spagnolo condotto su 672 adolescenti e curato, in Italia, dalle università di Roma e Firenze rivela: le ragazze che ammettono di aver avuto comportamenti di aggressività fisica nei confronti dei loro fidanzatini sono il 22 per cento, la stessa percentuale dei maschi, ed è pressoché identica la quota di maschietti e femminucce che dicono di averle prese. “La mia ragazza mena”, hit degli Articolo 31, suonerebbe oggi, cinque anni dopo, già meno stravagante.

Per Ersilia Menesini, professore associato in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione a Firenze, “la violenza all’interno delle giovani coppie non è più asimmetrica come per decenni si è osservato. E in tutti i Paesi in cui si registra, il fenomeno sembra legato alla crescita dell’enpowerment femminile nella società”. Gli studi sull’aggressività nei primi rapporti di coppia arrivano, per Menesini, dopo anni di ricerche sul bullismo. L’idea sua e di docenti come Ada Fonzi (tra le prime, in Italia, a occuparsene) è che il fenomeno sia connesso allo sviluppo della sessualità.


“I bulli - scrive Menesini in un articolo in via di pubblicazione su “Minori e giustizia” che riporta i risultati di uno studio condotto su 1300 studenti - sono particolarmente attivi nelle esperienze sentimentali, dichiarando con più frequenza rispetto ai compagni di averne in corso (99,3% contro l’84,1%). Gli studenti vittime hanno meno probabilità di aver avuto rapporti sentimentali”. I bulli, invece, sono più precoci sessualmente, ma tendono ad avere rapporti conflittuali: trasferiscono all’interno dei rapporti di coppia la loro carica violenta.

Le prime relazioni sentimentali, a loro volta, stimolano i comportamenti aggressivi. Come nel caso della quattordicenne mantovana che il 18 aprile ha picchiato, a Mirandola, nel Modenese, una sua coetanea che aveva fatto avance via Internet nei confronti del suo ragazzo. “Mia figlia - racconta il padre, caporeparto in una fabbrica - è una ragazza tranquilla, non fa arti marziali, non ha mai fatto a botte prima d’ora. E le cose sono andate diversamente da come sono state descritte, probabilmente ha solo reagito a un’aggressione organizzata dalle sue coetanee. Ma al di là dell’episodio, il fatto è che rispetto a quando andavamo a scuola noi le cose sono cambiate. Le ragazze hanno cominciato a menare. Sarà a causa dell’uguaglianza o dei film violenti che vedono, ma anche loro si sentono in potere di attaccare o reagire”.

E fanno di più: i casi di baby gang al femminile, frequenti in nazioni come la Francia o la Gran Bretagna, si stanno moltiplicando anche in Italia. Pochi giorni prima dell’episodio di Mirandola a Milano, a due passi dal Duomo, un gruppo di ragazze è stata affrontato da alcune coetanee: “Avevano il piercing e sembravano slave - hanno detto ai poliziotti le vittime - ci hanno minacciate e ci hanno portato via i telefonini. Poi sono scappate ridendo e non le abbiamo viste più”.

Non c’è ancora un’invasione di bande organizzate, come nelle banlieues parigine, non siamo all’”Arancia meccanica al femminile” prefigurata da Fonzi. Ma qualche allarme c’è. “È un fenomeno che iniziamo a registrare da un anno in qua - spiega Monica Frediani, presidente del tribunale dei minorenni - e le segnalazioni arrivano soprattutto dalle scuole. Poche, finora, hanno avuto rilievo penale. Sembrerebbe un’emulazione del fenomeno maschile: ragazze che pensano che imitando il comportamento dei ragazzi riescono a diventare punto di riferimento dei loro coetanei”.

Una di queste bande ha spadroneggiato per qualche mese a Quarto Oggiaro, periferia turbolenta della città. A marzo del 2007 hanno mandato in ospedale una diciassettenne scaraventandola per terra e prendendola a calci dopo averla inseguita per rubarle il cellulare. A Mortara, invece, una ragazza di quindici anni ha denunciato quattro sue coetanee, iscritte come lei al liceo artistico di Novara, che per quattro mesi la perseguitavano, arrivando a bruciarle il giubbotto: “Forse l’hanno fatto perché sono timida”, ha concluso la vittima. Altri casi si sono registrati a Pesaro, a Roma, a Lecco, a Como, a Salerno, a Prato, a Nuoro, a Venezia, a Trento e a Casteggio, in provincia di Pavia. E a Bari, dove a marzo un branco di ragazzine ha circondato delle ragazze minacciandole e colpendole con calci e pugni per rapinarle dei cellulari. “Le ho conosciute - racconta una poliziotta - sono ragazze che di femminile non hanno nulla. Quando gli agenti le hanno fermate si sono scagliate contro di loro con tutta la violenza che avevano e con un linguaggio degno dei peggiori malavitosi”. Anche lei racconta che non è il primo caso, in città: “Qualche settimana prima di quest’episodio, girando con le nostre volanti abbiamo incrociato un autobus. Sembrava quasi fosse stato dirottato. I passeggeri erano stati per un bel po’ in balia di un gruppo di ragazzine che tiravano schiaffi e calci a tutti, compreso l’autista”.

Le baby gang femminili del centrosud, dice Ada Fonzi sono diverse da quelle del Nord. Respirano violenza in casa e vengono da famiglie povere e disagiate, spesso hanno fratelli o padri con precedenti penali. Sono le figlie delle donne della mala, in prima fila nelle rivolte contro gli agenti che tentano di arrestare i piccoli boss dello spaccio o delle estorsioni. E se a scuola i professori cercano di frenarle, i genitori sono dalla loro parte, com’è successo a Civitavecchia dove una madre ha malmenato una dirigente scolastica rea di aver preso provvedimenti contro la figlia, bulla al punto da rendere necessario un incontro con docenti e genitori tutto dedicato a lei. Nel Sud le ragazze terribili sembrano covare odio sociale nei confronti delle loro coetanee acqua e sapone: “Sono tutte infantili e figlie di papà” dice una bulla barese intervistata da una giovane psicologa, Beatrice Macchia.

I dati della Società italiana di pediatria dicono che sempre più ragazze, a scuola, si descrivono come violente e prepotenti, pronte ad azzuffarsi come i loro coetanei maschi. Il loro bullismo, si continua a dire, rimane prevalentemente “psicologico”, fondato sul sistematico isolamento della vittima attraverso la calunnia e la diceria. “Sembrano anche molto attive sul fronte del cyberbullismo - assicura Michela Rossi, responsabile del Telefono Azzurro di un progetto su duemila alunni delle scuole elementari del Nordest - perché mandare un sms anonimo o intervenire su un blog o su un forum si addice meglio alla natura relazionale di questa forma di aggressività”. Ma il mito delle bad girl più subdole che manesche potrebbe avere i giorni contati. Alla domanda “Ti capita di fare a botte?”, il 22,4 per cento delle bambine intervistate dalla Società italiana di pediatria risponde di sì. Le parti tra bulle e pupi, presto, si potrebbero invertire.
Fonte : La Repubblica

Violenza sessista e non sessuale

Tuesday, April 29th, 2008

Le donne del centrosinistra romano, con le associazioni che gestiscono i centri antiviolenza nel Comune di Roma (Differenza Donna) e in Provincia di Roma, a Valmontone, (Casa Internazionale delle Donne), rispondono alle polemiche politiche e all’uso strumentale che è stato fatto dell’episodio di stupro ai danni di una giovane studentessa, avvenuto nei pressi della stazione di La Storta, già di per sé straziante.
Il luogo dove si sono incontrate è altamente simbolico, la Casa Internazionale delle Donne di Roma. La parola d’ordine è quella di rifiutare la “strumentalizzazione della violenza sulle donne che ci offende e ci violenta ancora di più”. I numeri: 612 casi registrati nel 2007 dal Centro antiviolenza del Comune di Roma di via di Torre Spaccata: l’80% delle violenze e’ “domestica”, ossia maltrattamenti subiti tra le mura della propria casa. Lo stupro ad opera di sconosciuti è meno del 2%. E per quanto riguarda gli autori delle violenze: nel 52% dei casi è il marito della vittima, nel 18% il compagno o convivente, nel 7% l’ex marito, nel 5% l’ex compagno. In un altro 5% dei casi si tratta di un parente, nel 3% del padre e solo nel 3% dei casi la violenza è compiuta da uno sconosciuto. Le vittime sono per il 72% dei casi italiane e per il 28% straniere. Così come gli autori del crimine che sono italiani nel 79% dei casi e stranieri solo nel 21% .
Tutte le presenti si uniscono all’appello di cui si fa portavoce l’assessora uscente alle Pari Opportunità del Comune di Roma, Cecilia D’Elia: “Non strumentalizzare a fini elettorali questo fenomeno”. Con lei la coordinatrice della campagna elettorale romana per La Sinistra L’Arcobaleno, Patrizia Sentinelli, la sottosegretaria uscente agli Interni, Marcella Lucidi, l’assessora regionale alla Cultura, Giulia Rodano e le presidenti di Solidea e Differenza Donna, Maria Grazia Passuello e Emanuela Moroli. Tutte sottolineano che il Comune e la Provincia di Roma hanno lavorato sul tema della violenza contro le donne cercando di fare soprattutto una battaglia culturale, costruendo una rete di solidarietà tra i cittadini e ricordano che nel Lazio ci sono 7 centri antiviolenza, comunali o provinciali. In quest’ottica vanno letti i provvedimenti varati dalle amministrazioni uscenti: la realizzazione, insieme alla Prefettura, di un vademecum per i fiorai, gli edicolanti e gli altri operatori notturni perché ci sia un controllo sulla città da parte di chi vive e lavora di notte, la possibilità per le donne di avere tariffe agevolate sui taxi dopo le 21.00, la proposta di aprire uno sportello antiviolenza in tutti i municipi romani. Su tutto, il gesto del Comune di Roma che, per la prima volta in Italia, si è costituito parte civile in un processo per stupro perché “chi violenta una donna, violenta la nostra città”. Marcella Lucidi fa notare che “le leggi fondamentali contro la violenza sulle donne sono state approvate all’unanimità. In questo momento la destra sta arretrando e usa questo tema come strumento di campagna elettorale. Proprio loro che hanno ridotto la prescrizione per i reati di violenza; il centrosinistra chiede di raddoppiarla e, nel caso di vittime minorenni, di farla decorrere dal raggiungimento della maggiore età”. Interventi che ricordano che il contributo della città di Roma su questo tema è stato oltre che in termini di servizi, anche in termini di metodologia, quella appunto dell’integrazione, della formazione, della rete, della solidarietà. Anche Patrizia Sentinelli che però, pragmaticamente, sottolinea come malgrado i tanti risultati ottenuti “vadano migliorati i servizi e la città resa più sicura. Il programma del centrosinistra non dice di rimanere fermi a quanto e’ stato fatto fino ad oggi ma pensa al presidio sociale non solo attraverso i Vigili urbani, all’illuminazione, all’apertura di negozi e di insegne nelle stazioni anche in collaborazione con i privati. Perché le politiche della sicurezza richiedono un lavoro integrato”.
Ma su tutto rimane l’indignazione della storica femminista Edda Billi che chiede di chiamare la violenza sulle donne “sessista” e non sessuale perché “sono il machismo e il sessismo la causa vera”.

Fonte: http://www.noidonne.org/?op=articolo&art=1894

Riporto questo articolo perchè corrisponde esattamente al mio pensiero.  Pensiero che ho espresso in un post nel mio blog : http://regard.forpassion.net/2008/04/22/delluso-strumentale-delle-notizie/

Austria, arrestato padre per sequestro e incesto su figlia

Monday, April 28th, 2008

Orrore in Austria per un nuovo «caso Natascha Kampusch»: ad Amstetten, un uomo avrebbe tenuto rinchiusa per oltre ventiquattro anni la figlia in una cantina, abusando sessualmente della donna, e oggi sarebbe il padre-nonno dei 7 figli nati dall’incestuosa relazione. La notizia è stata diffusa dalla radio pubblica austriaca Orf e dall’agenzia Apa, a cui le autorità hanno confermato i sospetti. Le autorità sono incappate nella drammatica vicenda quando un uomo ha portato nell’ospedale di Amstetten una giovane 19enne in gravissime condizioni. Lui ha detto di aver trovato la ragazza in stato semi-incosciente; i medici hanno voluto cercare la madre, per capire come si fosse ammalata e hanno scoperto la vicenda. A quel punto sono scattate le ricerche della madre, che sentendosi braccata, avrebbe fatto ritrovare un biglietto con scritto: «Non cercatemi, sarebbe inutile e potrebbe soltanto acuire il mio dolore e quello dei miei figli». L’uomo avrebbe abusato sessualmente per anni della figlia, che oggi ha 42 anni, e sarebbe non solo il padre della giovane internata, che versa tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva, ma anche dei suoi sei fratelli.

FIGLI - La donna, Elisabeth F., ha detto alla polizia di aver avuto sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Avrebbe iniziato a subire i primi abusi sessuali dal padre all’età di undici anni e che il 28 agosto del 1984 venne definitivamente rinchiusa in una stanza dello scantinato della loro casa. Ed è qui che la donna ha dato alla luce sette figli, di cui due gemelli, uno dei quali morto qualche giorno dopo la nascita perché non assistito abbastanza. Secondo il racconto di Elisabeth, il padre si occupò di liberarsi del corpo, bruciandolo. La polizia ha riferito che nel corso degli interrogatori la donna ha mostrato segni di «grandi disturbi» psicologici ed ha accettato di parlare solo dopo aver ricevuto l’assicurazione che non avrebbe più avuto alcun contatto con il padre e che le autorità si prenderanno cura dei suoi figli, tre ragazzi e tre ragazze di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Il caso ricorda molto da vicino quello di Natasha Kampusch, la giovane tenuta segregata per 8 anni in una cantina di una casa alle porte di Vienna da il suo sequestratore- padrone.

L’ARRESTO - La polizia austriaca ha arrestato l’uomo che ha 73 anni. La donna, che si chiama Elisabeth Fritzl secondo la tv, ha raccontato alla polizia di essere stata invitata dal padre nel 1984, quando aveva 18 anni, nella cantina della sua casa, nella cittadina di Amstetten, in Bassa Austria, dove è stata drogata e ammanettata.

LA POLIZIA - «Durante i 24 anni di prigionia l’uomo ha abusato di lei in continuazione», spiega in una conferenza stampa il capo della polizia del land Bassa Austria, Franz Polzer. Per stabilire quali e quanti siano i figli ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna. Il padre arrestato non ha rilasciato dichiarazioni.

Fonte: Corriere della Sera

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storie di ordinaria follia…

Sunday, April 27th, 2008

Segregata e violentata per 7 giorni
in manette due rom a Milano
MILANO - Due rom di 33 e 40 anni sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona, percosse e violenza sessuale per aver tenuto segregata una romena di 39 anni per una settimana. Le violenze, secondo l’accusa, sono avvenute in una baracca del campo nomadi di Bisceglie a Milano. I due uomini finiti in manette sono Adrian Florean di 33 anni e Romel Lazar di 40 anni. Per gli investigatori, Florean è responsabile di violenza sessuale e sevizie nei confronti della donna che viveva in Italia da diverso tempo.

La romena, che aveva da poco perso il lavoro, contatta l’uomo, un vecchio conoscente, per tentare di trovare grazie a lui un nuovo impiego. Il giovane le dà appuntamento il 17 aprile scorso in piazzale Maciachini. Qui assume da subito un atteggiamento autoritario e la costringe a seguirla nella baraccopoli di Bisceglie, periferia a ovest di Milano.

Una volta giunti a destinazione la rinchiude in una baracca e la picchia: calci, pugni, colpi con una spranga di ferro, tanto che la romena riporta serie ferite (frattura di diverse costole, ecchimosi, versamenti ai polmoni). La donna viene tenuta prigioniera e seviziata continuamente dal Florean che in più occasioni la violenta. Anche Lazar - che non muove un dito per difendere la donna - assiste alle violenze, che proseguono anche di notte perché la vittima lamentandosi per il dolore, impedisce al suo aguzzino di dormire.

L’obiettivo dell’uomo era, secondo le accuse, quello di tenere la donna in una condizione di semi-schiavitù costringendola a rimanere in quella baracca e a cucinare.

La vittima riesce a liberarsi grazie a una lite fra i due carcerieri. Florean, dopo essersi ubriacato, viene picchiato da Lazar e si frattura la mandibola. Così chiede alla ragazza di accompagnarlo in ospedale. La giovane va con lui fino alla stazione della metropolitana e lo lascia lì riuscendo a fuggire.

La donna chiede poi soccorso in un centro di aiuto per donne e le operatrici avvertono la polizia. Viene infine ricoverata in ospedale dove adesso si trova in prognosi riservata. Al momento anche Florean é ricoverato all’ospedale San Carlo. A Lazar viene contestato il concorso nelle violenze per non aver avvertito nessuno di quello che stava accadendo.

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Bari, donna rimane sola sul bus
l’autista tenta di violentarla
BARI - Un autista 48enne dell’Amtab, la municipalizzata dei trasporti pubblici di Bari, è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver tentato di violentare l’unica passeggera rimasta a bordo di un autobus di linea. Gli agenti della squadra mobile della Questura hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Bari, su richiesta del pm inquirente Renato Nitti. L’accusa è tentativo di violenza sessuale.

L’episodio è avvenuto di pomeriggio e risale a febbraio. La passeggera era salita sul bus per fare rientro a casa. Una volta rimasta sola, l’autista del mezzo ha deviato il percorso stabilito e si è diretto in una zona periferica: ha quindi tentato di violentare la donna, che ha però reagito in modo risoluto provocando la reazione dell’uomo. Questi l’ha prima picchiata, poi l’ha scaraventata fuori dal mezzo, facendola cadere sull’asfalto e provocandole numerose ferite in varie parti del corpo. Per l’uomo la procura della Repubblica aveva chiesto la detenzione in carcere, ma il gip ha disposto gli arresti domiciliari per i reati di tentativo di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali gravi.

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Fonte : La Repubblica

15enne violentata e filmata da 3 minori

Friday, April 25th, 2008

GUBBIO (Perugia) - Violentata e ripresa con il telefonino dal branco. E’ accaduto a Gubbio (Perugia) ad una ragazza quindicenne iscritta al primo anno dell’Itis «Maria Letizia Cassata» che sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali con tre compagni dello stesso istituto scolastico. Il caso è affidato al Tribunale per i Minori di Perugia.

I FATTI - L’episodio risalirebbe a mercoledì 16 aprile, ma soltanto nei giorni successivi la ragazzina ha trovato il coraggio di parlare, presumibilmente aiutata dagli stessi insegnanti che avevano intercettato le immagini riconoscendola. Portata all’ospedale di Branca dai genitori, per essere sottoposta ad accertamenti ginecologici, è venuta fuori tutta la verità e sono scattate le indagini da parte dei carabinieri della compagnia di Gubbio, coordinati da Giangabriele Affinito, e la segnalazione alla Procura dei minori di Perugia. Gli inquirenti, che mantengono il massimo riserbo vuoi per l’età dei protagonisti, vuoi per evitare qualunque tentativo di emulazione (questo stesso fatto sembrerebbe suscitato dall’imitazione dei peggiori serial televisivi), avrebbero sequestrato i cellulari dei tre ragazzi (della stessa età ma frequentanti classi diverse della scuola eugubina) sottoponendoli ad interrogatorio. La presunta violenza sarebbe avvenuta nel parco sul Monte Ingino in prossimità della Basilica di sant’Ubaldo e non nell’istituto. Ragione per la quale il corpo docente ed i vertici scolastici preferiscono non avanzare alcun commento.

VIDEO INTERCETTATO - Il video è stato intercettato da alcuni professori avvertiti dagli alunni che avevano scoperto lo scambio attraverso telefonini dell’infame filmato. Intanto i carabinieri stanno indagando se il filmato sia stato immesso su alcuni motori di ricerca in internet. Al momento non ci sarebbero tracce su web. Il video sarebbe stato diffuso solo attraverso apparecchi telefonici.

Fonte: Corriere della Sera

NICOLE KIDMAN TESTIMONIAL CONTRO VIOLENZA SU DONNE

Thursday, April 24th, 2008

L’attrice australiana premio Oscar Nicole Kidman è testimonial di una campagna dell’Onu contro la violenza sulle donne. “Una donna su tre dovrà affrontare una certa forma di violenza nel corso della sua esistenza”, ha affermato Nicole Kidman durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato in veste di ambasciatrice di buona volontà del Fondo di sviluppo delle Nazioni unite per le donne (Unifem). “Molte di queste violenze passano sotto silenzio. Quello che cerchiamo di fare è di dire che è una questione di cui ci dobbiamo preoccupare”, ha detto l’attrice, 40 anni, che, nell’occasione, ha confermato di essere incinta di sette mesi. “Si tratta - ha concluso - di evitare di fare della violenza sulle donne una epidemia silenziosa” e ha aggiunto di voler incoraggiare tutti i Paesi ad aderire all’appello dell’Unifem, collegandosi al sito  www.saynotoviolence.org. Secondo gli organizzatori, 210.000 persone hanno già firmato l’appello. 

Fonte : Ansa.it

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Aborto, nel 2007 in calo del 3%

Wednesday, April 23rd, 2008

Diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza, si diffonde lentamente, a livello regionale, l’uso della pillola Ru486, e soprattutto è buono lo stato di salute della legge 194 che, “come i dati a disposizione confermano, ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro Paese e il raggiungimento degli obiettivi attesi”. E’ quanto afferma il ministro della Salute, Livia Turco, illustrando i dati contenuti nella “Relazione annuale sull’attuazione della 194/1978″ trasmessa oggi al Parlamento, che contiene i numeri preliminari per l’anno 2007 e quelli definitivi per il 2006. Una legge, spiega Turco, “non solo efficace, ma saggia e lungimirante, rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”. Il ministro ribadisce pertanto “la necessità non di una sua modifica, ma di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti, delle operatrici e degli operatori dei servizi”.

Aborti in diminuzione nel 2007. L’anno scorso sono state praticate 127.038 interruzioni di gravidanza, con un calo del 3% rispetto al 2006 (131.038 casi) e del 45,9% nel confronto con il 1982, l’anno in cui si è registrato il più alto numero di interventi (234.801 casi). La diminuzione complessiva del 2007 è dovuta al calo netto degli aborti tra le donne italiane, (-3,7% rispetto al 2006 e -61,4% sul 1982). Le immigrate invece continuano a fare ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza sempre più numerose, con un 4,5% in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di abortività (numero degli interventi per mille donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’aborto, nel 2007 è risultato pari a 9,1 per 1.000 a fronte del 9,4 per 1.000 del 2006 e del 17,2 per 1.000 del 1982.

Obiezione in aumento. Si fa sempre più numeroso fra i medici il fronte del no all’aborto. Nel 2007 i ginecologi obiettori in Italia hanno raggiunto quasi il 70%, contro il 58,7% del 2003, mentre gli anestesisti sono passati dal 45,7% del 2003 al 50,4% del 2007 e il personale non medico dal 38,6% al 42,6%. Secondo i dati comunicati dalle Regioni, nel Sud la crescita è maggiore, e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l’obiezione per i ginecologi è salita dal 44,1% all’83%, per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%, per il personale non medico dal 50% al 74%. Tendenza simile anche in Sicilia, dove i ginecologi obiettori sono passati dal 44,1% all’84,2%, gli anestesisti dal 43,2% al 76,4% e il personale non medico dal 41,1% al 84,3%. Non mancano alcune regioni del Nord, come il Veneto, in cui l’obiezione è superiore al dato nazionale: qui i ginecologi che non effettuano interruzioni di gravidanza sono il 79,1%, gli anestesisti il 49,7% e il personale non medico il 56,8%.

Obiezione, Turco: “Ma i servizi siano garantiti”. Nella relazione, Turco raccomanda “di monitorare l’adeguata offerta delle prestazioni in relazione all’aumento del fenomeno dell’obiezione di coscienza da parte del personale dei servizi, al fine sia di garantire la libertà di obiezione, riconosciuta dall’articolo 9 della legge 194, sia di assicurare la continuità assistenziale. Infatti in alcune Regioni l’obiezione di coscienza ha raggiunto livelli tali - afferma il ministro - da prefigurare un’oggettiva condizione di grave difficoltà per le donne nell’accesso ai servizi. In questo senso, si ribadisce che sono le Regioni, in applicazione del medesimo articolo 9 della normativa, che devono controllare e garantire l’attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale”.

Invariato il numero dei terapeutici, in diminuzione i clandestini. Il numero degli aborti terapeutici, ovvero quelli effettuati dopo il 90esimo giorno di gravidanza, è rimasto invariato. La loro percentuale nel 2006 è stata del 2,9%, di cui il 2,2% effettuati tra la 13esima e 20esima settimana, e lo 0,7% dopo la 21esima settimana. Quanto agli aborti clandestini, la relazione fornisce un dato più aggiornato e contenuto. Nel rapporto precedente, la stima per il 2005 era presunta in circa 20mila. Ora, invece, si stima che gli aborti clandestini nel 2005 siano stati circa 15mila, dato inferiore a quello del 1983, in cui si valutava fossero 100 mila, e che riguarda solo le italiane. Per le straniere non si dispone di stime affidabili.

Ru486, ancora fase sperimentale. Se in paesi come Francia, Gran Bretagna e Svezia, nel 2006 più di un quarto delle donne ha scelto l’aborto farmacologico, in Italia il ricorso alla pillola RU486 è ancora alla fase sperimentale. Dal 2005 al 2007 sono state 2.353, in totale, le donne che vi hanno fatto ricorso, e sei le regioni che l’hanno utilizzata. In particolare, si è iniziato nel 2005 in Piemonte e Toscana, che hanno utilizzato il mifepristone - principio base della RU486 - in 132 casi. Nel 2006 le regioni che l’hanno usata sono salite a cinque (Piemonte, Trento, Emilia Romagna, Toscana e Marche) per un totale di 1.151 casi (pari allo 0.9% delle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate). Anche nel 2007 sono state cinque le Regioni in cui si è adoperata la RU486, ma con una novità: per la prima volta l’ha sperimentata una regione del Sud, la Puglia, oltre a Trento, Emilia Romagna, Toscana, e Marche. Complessivamente i casi sono stati 1.070 - ipotizzando che il valore della Toscana, che non è riuscita a fornire il dato, sia rimasto invariato.

Fonte : La Repubblica

continuerò il mio viaggio…

Tuesday, April 22nd, 2008

Silvia Moro è l’artista-performer che accompagnava Pippa Bacca, uccisa in Turchia ai primi di aprile. Per la prima volta dopo la tragedia (e dopo i funerali-festa) spiega il senso di un progetto (Brides in Tour) che ha attirato molte critiche e polemiche.

Come è nato Spose in viaggio?
“Il progetto è nato da un incontro con Pippa. Tutto è cominciato dall’immagine di una sposa in viaggio in autostop. Sebbene avessi meno esperienze di viaggi di questo tipo, rispetto a quella ormai consolidata di Pippa, come folgorata dall’idea di questa sposa errante ho accettato la sua proposta senza esitazioni”.

Il vestito da sposa è l’elemento simbolo. Qual è il vero senso di questa scelta?
“L’abito da sposa, anzi la figura della sposa è un’immagine con un altissimo potere simbolico. Un potere così grande che l’abito bianco è diventato un’icona capace di oltrepassare i suoi confini religiosi. L’abito da sposa è soprattutto il simbolo del matrimonio fra la terra e il cielo, fra le genti, le culture e le diversità. Anche il fatto di essere in due ha poi un suo significato, perché il due è il numero del femminino, del procedere, dell’incontro con l’altro e con la diversità. Due spose intenzionate ad incontrare, a conoscere aspetti dell’universo femminile nei paesi che avrebbero attraversato nel loro viaggio, molti dei quali ancora sconvolti da guerre e conflitti più o meno recenti. Perché la sposa è anche un simbolo di purezza, capace di generare la vita”.

LE IMMAGINI: IL VIAGGIO DI PIPPA BACCA E SILVIA

Quali erano gli obiettivi?
“Questa lunga performance, questo viaggio in autostop attraverso i paesi sconvolti dalle guerre era finalizzato alla diffusione di un messaggio di pace, di fiducia nelle persone che avremmo incontrato lungo il nostro percorso. Volevamo essere testimoni dei rapporti di reciprocità fra le diverse culture, con particolare riferimento alla figura e al ruolo femminile, raccogliendo documentazioni scritte, ma anche video e fotografie di questi incontri, delle vite, dei lavori e delle condizioni delle donne. E come in una vera performance eramo pronti alle variabili dei luoghi pubblici, dove lo spettatore e l’artista si confondono”.

Ostetriche e ricamatrici, perché?
“Pippa ha individuato come punto nodale della sua ricerca artistica un gesto altamente simbolico: lavare i piedi alle ostetriche per onorare il mestiere più antico del mondo , che rende possibile la nascita. Registrando le loro voci le invitava a spiegare cosa significava per loro la nascita, la vita a cui loro stesse contribuivano ogni giorno col loro mestiere. Un incontro e un confronto sereno che quasi sempre faceva emergere anche le loro paure, le loro gioie e le loro sensazioni al momento in cui diventavano madri a loro volta”.

“Prima di incontrare Pippa alcune di loro erano perplesse, quasi diffidenti, perché non comprendevano il significato del lavare loro i piedi. Come d’incanto però, giunte di fronte a Pippa era come se scattasse qualcosa in loro: le vedevo sedersi in totale fiducia, affidare i propri piedi alle mani della mia compagna, rispondere alle domande, emozionarsi, donandole a volte alcune risposte del tutto sorprendenti”.

Come è nata invece l’idea del ricamo?
“Io ho scelto di incontrare le ricamatrici locali e le artiste perché il ricamo è da sempre un elemento centrale degli abiti da sposa e non solo. Desideravo che le ricamatrici facessero degli interventi sul mio abito affinché esso stesso diventasse la testimonianza della contaminazione fra le culture con cui sarei entrata in contatto durante il viaggio”.

“Ho visto così il mio abito cambiare giorno dopo giorno, grazie a mani e pensieri diversi, trasformandomi da “sposina” occidentale in una figura che era in qualche misura la sintesi di tutte le spose. Presto ho anche scoperto che il mio stesso abito era diventato un mezzo di comunicazione: alle donne che incontravo potevo spiegare il nostro percorso e il progetto anche solo mostrando i ricami via via aggiunti all’abito originale”

“Tutti i nostri incontri sono avvenuti all’interno di abitazioni private, di ospedali oppure presso una serie di gallerie d’arte come è successo all’Alkatraz a Ljubliana, al Museo di Arte Contemporanea di Banja Luca, al Some Space e Ars Aevi a Sarajevo, al Magazin in Kraljevica Markain a Belgrado, e all’Artik e BM Suma a Istanbul”.

Dopo quanto accaduto a Pippa, molti hanno criticato soprattutto la scelta dell’autostop.
“Abbiamo optato per questo modo di viaggiare perché presuppone una scelta di fiducia nel prossimo che ti permette di entrare in contatto diretto con le persone del luogo. Perché è un mezzo lento e senza mediazioni economiche”.

LE FOTO DEI FUNERALI DI PIPPA BACCA

Che tipo di persone si fermavano per darvi un passaggio?
Direi che non è possibile tracciare un profilo unico, anzi la meraviglia che scaturiva era data dal fatto che nel nostro percorso siamo state aiutate od ospitate da ogni genere di persone: contadini, studenti, lavoratori, camionisti ma anche manager o uomini d’affari.

E cosa pensavano vedendo voi due sul ciglio della strada di bianco vestite?
“Qualcuno ci scambiava per due angeli, qualcuno per due spose in fuga, altri ancora si fermavano proprio per chiederci che cosa ci facessimo nel mezzo della Bosnia vestite da sposa e in autostop. Alcuni, invece, senza fare domande ci davano un passaggio per la semplice ragione che lo si deve fare e basta”.

“Qualcuno per esempio si è spinto 120 km oltre il proprio percorso, pur di accompagnarci sino alla frontiera. Altri ci hanno offerto pranzi in meravigliosi villaggi di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza. Una volta, perfino un tassista ha rinunciato al suo guadagno e ci ha accompagnato nei pressi della nostra meta. Qualcuno ci ha addirittura fatto fare più di una deviazione pur di farci incontrare la propria comunità. Perfino in un’area di servizio in mezzo al nulla abbiamo trovato persone desiderose di incontrarci, di parlare con noi anche se solo attraverso gesti e parole”.

Dove dormivate e chi vi ospitava di solito?
“Siamo riuscite a sviluppare gran parte dei contatti prima della partenza, grazie alla collaborazione di amici che contattavano altri amici, all’appoggio di associazioni. Talvolta le gallerie d’arte stesse hanno procurato una stanza in albergo, grazie alla rete Servas, un network di ospitalità internazionale che non ha fini di lucro. In questo modo siamo state ospitate dalle persone più disparate: pensionati, artiste, sognatori ma anche tante persone “normali”.
La gran parte delle persone ci ha ospitate senza conoscerci e senza nemmeno immaginare che cosa potesse significare ospitare due spose in viaggio”.

Quali sono le sue considerazioni oggi?
“Il valore e il significato del nostro progetto è stato confermato giorno dopo giorno dalla ricchezza dei nostri incontri. La performance non portava avanti un messaggio di protesta ma ha sempre avuto come unico obbiettivo l’incontro con l’altro attraverso la fiducia, per raccontare le persone, le differenze e il loro superamento come fonte di arricchimento e non come limite.

Viaggiare con mezzi semplici è importante, mette concretamente in relazione le persone nella condivisione di un tragitto, di un silenzio, di un sorprendente paesaggio, di un thè o di un pasto. Allontanarsi dai voli in business class per viaggiare a piedi consente di comprendere dove ci si trova e, comprendere il “dove”, permette di accettare le diversità e di viverle come punto di partenza per la costruzione di relazioni pacifiche.

Poi però a Pippa è successa una cosa terribile. Non pensi che questo cambi un po’ le cose?
“La tragica morte di Pippa ovviamente dimostra quanto possa essere ancora pericoloso e difficile cercare di mettere in pratica relazioni pacifiche e costruttive nel nome delle diversità, ma non bisogna arrendersi. Ora più che mai, non dobbiamo avere paura del prossimo, dobbiamo andare avanti, continuare a superare barriere politiche e culturali cercando di entrare in contatto con le persone, condividendo per quanto possibile la loro vita, le loro abitudini e la loro cultura”.

Riesce a pensare alla morte di Pippa?
“In questo momento in me c’è il rifiuto che questo viaggio, che parla di matrimonio fra le genti, sia stato interrotto da un mostro. Ma i mostri non hanno nessun passaporto né nazionalità. Sono una milionesima minoranza che non deve assolutamente impedirci di andare avanti a ribadire l’importanza dell’incontro in nome delle diversità, della loro comprensione e della loro accettazione. Dobbiamo usare qualsiasi mezzo possibile a nostra disposizione per parlare di pace e rifiutare qualsiasi forma di guerra e di violenza sulla terra. Pippa ci ha lasciato qui ora con molti quesiti, in questo indiscutibile dolore, sorprendendoci per come, suo malgrado, stia assolvendo al ruolo di artista, che, destabilizzando le nostre certezze, ci spinge violentemente a chiederci che cosa sia arte, che cosa sia vita e che cosa sia pace. E ci lascia il compito di non arrenderci alle forti contraddizioni che il vivere stesso ci presenta”.

Cosa ne sarà del vostro progetto, del vostro viaggio?
“Nel nostro progetto iniziale avevamo pensato a una serie di mostre in Italia ma volevamo anche sviluppare un’esposizione itinerante conclusiva presso le gallerie e i musei che ci avrebbero via via ospitato durante il nostro tragitto dall’Italia alla Palestina. Io sono fortemente determinata a far sì che tutto ciò diventi realtà”.

Il viaggio delle spose riprenderà là dove si è interrotto?
“Oggi credo ci sia bisogno di riposo e silenzio. Ma ogni giorno di più mi vado convincendo che per onorare il nostro progetto e le intenzioni di Pippa, sia doveroso non interromperlo a Istanbul. Se non arrivassi in Israele mi sembrerebbe di tradire la mia compagna e con lei tutte le persone che abbiamo incontrato, tutte le persone che hanno creduto al messaggio che stavamo diffondendo. Al momento però non so dirvi né come, né quando. Posso solo anticipare che, sparse lungo il nostro tragitto, diverse artiste si sono dette intenzionate a indossare l’abito da sposa per completare questo viaggio interrotto”.

due giorni di cronaca…

Monday, April 21st, 2008

Stuprata e accoltellata alla stazione

La vittima è un’universitaria di 31 anni. In manette ragazzo romeno, Joan Rus, senza alcun precedente di aggressione
ROMA
Una 31enne universitaria straniera è stata accoltellata e stuprata da un romeno di 37 anni all’uscita della stazione ferroviaria a Fm3 “la Storta”, a Roma nord. La violenza è avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì scorso, i carabinieri ne hanno dato notizia solo adesso per non compromettere le indagini su eventuali complici, ma la conclusione degli accertamenti ha confermato che a commettere il delitto è stato un uomo solo.

Aveva solo piccoli precedenti
Joan Rus, 37 anni, il cittadino romeno accusato di aver accoltellato e violentato la studentessa, ha fatto quello che nella criminalità comune viene chiamato «salto di qualità

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Picchiata dalle amiche di scuola
per il fidanzato, finisce in ospedale

La lite a causa di alcuni apprezzamenti anonimi nei confronti del fidanzatino della vittima apparsi su Internet
MODENA
Una quindicenne residente nel mantovano iscritta alla prima classe di un istituto tecnico di Mirandola, nel modenese, è stata picchiata all’ uscita da scuola da altre studentesse (sette-otto) per una vicenda relativa al fidanzatino della vittima. L’ episodio, avvenuto martedì, è raccontato da «Carlino Modena». La quindicenne è stata presa a calci e pugni dalle altre ragazze che le hanno provocato contusioni varie. Si è poi fatta medicare al pronto soccorso e dovrà portare un collarino per una decina di giorni.

Alla base del contrasto ci sarebbero alcuni apprezzamenti anonimi nei confronti del fidanzatino della vittima apparsi su Internet, che la gelosa quindicenne aveva attribuito a una studentessa più grande dell’istituto di Mirandola alla quale aveva intimato di lasciare perdere il ragazzo. L’ altra avrebbe prima respinto le sue accuse ma poi, arrabbiata, l’ avrebbe aggredita fuori dalla scuola, con le amiche a darle man forte. «I genitori dell’ alunna - ha spiegato la preside della scuola, Maria Cristina Mignatti, che ha presentato un esposto al commissariato di Mirandola - hanno espresso la volontà di non denunciare le responsabili della violenza».

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Anziana strangolata dopo una rapina

I soccorritori hanno trovato l’abitazione a soqquadro
ROMA
Un’anziana di 81 anni è stata trovata morta questo pomeriggio in un alloggio popolare in via della Moschea a Roma. Secondo quanto si è appreso la donna, che viveva da sola in una casa comunale ed era affidata al progetto di assistenza “Anni Verdi”, potrebbe essere morta da circa 48 ore in seguito a uno strangolamento.

Lo avrebbe accertato il medico legale che ha fatto un primo esame del corpo trovato in una delle stanze dell’appartamento. La casa, si è appreso, era completamente a soqquadro. Secondo una prima valutazione degli investigatori dell’Arma l’anziana potrebbe essere stata uccisa in un tentativo di rapina nel suo appartamento

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L’ultimo saluto a Pippa Bacca,
una festa conclude il funerale

L’addio all’artista milanese ha visto la partecipazione di centinaia di persone tra cui il sindaco Moratti e il ministro Pollastrini
MILANO
Si sono conclusi con una festa sul sagrato antistante la chiesa di San Simpliciano nel quartiere Brera di Milano i funerali di Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, assassinata in Turchia il 12 aprile scorso.

Alle esequie hanno partecipato oltre un migliaio di persone, soprattutto giovani, oltre al sindaco di Milano, Letizia Moratti, al console turco, al ministro Barbara Pollastrini e l’esponente di Alleanza nazionale Ignazio La Russa. «Chiedo a tutti di difendere e testimoniare da oggi nella vostra vita di tutti i giorni - ha affermato nel suo ricordo durante la cerimonia la madre di Pippa, Elena Manzoni - l’apertura e l’amicizia verso gli altri che ha testimoniato mia figlia. Dunque non è finita qua, rispettiamo ora - ha concluso la madre - l’impegno a vivere come Pippa ci ha insegnato».

La bara è sfilata tra la grande folla assiepata sul sagrato tra tantissimi palloncini verdi e diversi canzoni che seguivano le melodie scandite dai brani musicali interpretati dalla «Banda degli ottoni». Il verde, colore preferito da Pippa Bacca, è un pò ovunque e ha caratterizzato, come aveva richiesto la famiglia, l’intera cerimonia funebre. All’uscita dalla chiesa il sindaco Moratti è stato avvicinata da alcune signore turche che le hanno spiegato la loro «vergogna» per l’omicidio della 33enne artista milanese, invitando la popolazione milanese a «non odiarci». «Settanta milioni di turchi - hanno concluso le donne - in questo momento provano grande vergogna». A loro il sindaco ha replicato: «Non vergognatevi, c’è violenza in qualsiasi parte del mondo».

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Milano, violentata per strada
una studentessa americana

Lo stupratore è stato arrestato
poco dopo, grazie alla prontezza
della ragazza nel denunciare il fatto
MILANO
Una cittadina statunitense di 21 anni è stata violentata questa mattina intorno alle 4.40 in una traversa di Corso Garibaldi, nel pieno centro di Milano. Lo stupratore, un un cittadino egiziano del 1983, è stato arrestato poco dopo dagli agenti delle Volanti nella sua abitazione.

La studentessa americana, a Milano per uno soggiorno di studio all’Università Bocconi, era arrivata nel locale notturno in compagnia di un gruppetto di amici italiani e nelle prime ore di questa mattina aveva fatto amicizia con l’egiziano che le si era presentato sostenendo di essere uno dei barman del locale.

A un certo punto, gli amici della ragazza, hanno visto i due allontanarsi insieme per fare una passeggiata fuori dal «The Club», forse anche per cercare di smaltire l’elevato tasso alcolico accumulato. Secondo quanto hanno ricostruito i poliziotti, i due hanno imboccato il centralissimo corso Garibaldi e dopo qualche minuto l’uomo ha prima cercato di baciare la ragazza e poi l’ha costretta a seguirlo in una piccola e buia traversa del corso dove l’ha aggredita obbligandola a un rapporto sessuale completo sul cofano di una automobile.

Dopo la violenza l’uomo si è allontanato e la ragazza si è trascinata fino alla discoteca dove, in stato di choc, è stata soccorsa da uno dei suoi amici che ha immediatamente avvertito la polizia che intervenuta sul posto in compagnia di una ambulanza che ha accompagnato la vittima all’ospedale Mangiagalli, dove i medici hanno confermato lo stupro riscontrando sul corpo della giovane anche diverse lesioni.

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Romeno picchia e accoltella la convivente incinta

Una romena di 19 anni, in stato di gravidanza, e’ stata prima picchiata e poi accoltellata dal suo convivente. Ricoverata in ospedale la ragazza e’ stata sottoposta ad intervento che ha richiesto diversi punti di sutura sul viso. L’aggressore e’ riuscito a fuggire ed e’ ricercato dai carabinieri.  

Il fatto e’ avvenuto a Limbadi un comune del vibonese intorno alle 8 di stamattina. Qualcuno ha avvertito i carabinieri della locale stazione. Dopo l’intervento, la ragazza  viene trattenuta in ospedale per verificare il suo stato di salute dopo le  percosse subite, essendo in stato di gravidanza.

Shock a parte

Sunday, April 20th, 2008

Care tutte,
cercando di dare un senso a quanto è accaduto,
bisogna avere il coraggio di guardare le cose per come sono.
La pancia del Paese è di destra e le destre, lega in testa, hanno saputo evidentemente
parlare alle persone e alle loro necessità reali, ci piaccia o meno quali esse siano.
La sinistra evidentemente ha saputo parlare solo tra sè e sè.

Per le donne e la condizione delle donne questo nuovo assetto politico
non farà che rinsaldare all’interno della società schemi e modelli a noi noti,
dove le donne ‘brave e fedeli’ saranno premiate, in politica come nelle famiglie.
Le altre andranno bene per le pubblicità e quant’altro. Tutto sempre sotto patria potestà.
Se Berlusconi sarà così abile da azzeccare qualche mossa femminilpopulista
e per un minimo riconoscimento dei diritti delle lesbiche e degli omosessuali,
diventerà sempre più difficile anche solo operare per una consapevolezza culturale.

Scusate se parlo così spassionatamente, apprezzo la capacità critica e analitica di tante. Mi piange il cuore quando si cade negli individualismi,
le donne li pagano sempre molto più cari. Credo anche io che sia importante
rispettare le differenze e peculiarità di tutte, ma sempre nel rispetto di tutte dobbiamo fare
uno sforzo per capire insieme cosa riusciremo a fare come movimento,
come forza d’urto collettiva in risposta a una società che si prefigura sempre più maschile, patriarcale e razzista.
Io sento fortissimo il bisogno di rimboccarmi le maniche e di sciacquarmi la faccia.
Shock a parte immagino molte sentiranno allo stesso modo.
Un abbraccio, con molta rabbia e voglia di futuro

Monica Pepe


Fonte : Noi donne