Archive for May, 2008

TAGLIATI FONDI PREVENZIONE VIOLENZA ALLE DONNE

Saturday, May 31st, 2008

 ”A parte le tante dichiarazioni e la esibita disponibilita’ del nuovo Governo tra i primi tagli, per coprire i mancati introiti per la cancellazione dell’ICI - ha affermato in una nota il presidente della Commissione regionale Pari Opportunita’ della Puglia, Magda Terrevoli - ci sono proprio i 20 milioni di euro destinati al Piano di prevenzione contro la violenza alle donne. Quei 20 milioni avevano gia’ un preciso impegno di spesa: attivazione numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze e molestie subite, campagna per il rispetto delle donne, sostegno alle case anti-violenza ed alle associazioni territoriali. Ed ora? Noi donne siamo sempre state contro la strumentalizzazione a fini politici di questa battaglia ed avevamo chiesto sempre interventi strutturali per un approccio diverso, consapevoli dell’errore di ridurre la questione della violenza sulle donne a fenomeno legato alla sicurezza e all’immigrazione quando il fenomeno e’ molto piu” complesso e riguarda per lo piu’ la violenza familiare.

La violenza sulle donne e’ una dolorosa e amara questione la cui valutazione e ripugnanza dovrebbe unire, invece che dividere, nel trovare una soluzione adatta e duratura.

L’ultima ricerca dell’Eures, dimostra che un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia, tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficolta’ in famiglia. I dati sulla violenza a nostra disposizione, indicati dalle ricerche nazionali, confermano che la violenza e’ un fenomeno trasversale : possono esserne vittime donne di diversa estrazione sociale, economica e culturale, italiane o immigrate; sono coniugate, conviventi, o magari gia’ separate. Molte hanno un’occupazione: sono operaie, commercianti, impiegate, insegnanti, artigiane; rilevante pero’ e’ anche il numero di donne che possono contare solo su attivita’ precarie o lavori in nero o che sono disoccupate, casalinghe, pensionate. In quasi tutti i casi il maltrattamento avviene all’interno di una relazione stabile: l’autore non e’ quasi mai uno sconosciuto, e’ il marito, il compagno, il fidanzato, piu’ raramente il padre o il fratello. Lo stereotipo ancora piuttosto radicato secondo cui le situazioni di violenza contro le donne possano essere ricondotte a problemi di forte disagio socio-economico o psicologico non e’ confermato dai dati. E’ quindi materia da affrontare tutte insieme eppure , il tanto decantato clima di dialogo ritrovato, che dovrebbe portare a decisioni comuni, non esiste per questioni tanto importanti che riguardano i diritti umani delle donne. Vorremmo non vedere piu’ spettacoli come quelli registrati sui giornali di ieri in cui le donne litigavano sul da farsi in una materia che inevitabilmente le riguarda tutte da vicino”.

Fonte: ASCA

imparare a dire “no”

Friday, May 30th, 2008

DONNE che fanno troppo. Donne energiche, volitive, toste, decise a non mollare. Eppure schiacciate dalle impegni e dai sensi di colpa. Donne sempre di corsa, che si dividono tra lavoro, mariti, figli, casa, amici, genitori. Senza tempo per sé. Donne stressate, rese inquiete da una perenne, sottile sensazione di inadeguatezza, spesso inconsapevole, ma che genera insoddisfazione e inquietudine.

Per risolvere il problema ci vorranno ancora almeno un paio di generazioni. Tanto è forse necessario per cambiare quell’atteggiamento culturale che, complici mariti e compagni troppo spesso inclini a delegare l’intero lavoro di cura, spinge le donne ad accollarsi ogni sorta di impegni per poi sentirsi irrimediabilmente travolte dalla mancanza di tempo. E se, intanto, di cambiare veramente le cose non c’è speranza, tanto vale tentare di organizzarsi per la sopravvivenza. Resistere, e aiutarsi con un palliativo fatto di analisi, pazienza e una buona dose di umorismo.

Si può utilmente cominciare da Donne che hanno troppo da fare, “come evitare lo stress e trovare la pace”, in uscita per Frassinelli il 3 giugno, scritto da Patricia Sprinkle, americana della Georgia, scrittrice di romanzi gialli, ma anche autrice affermata di manuali di self help. Un libro pragmatico e ironico, rivolto a chi vuole imparare a “fare meno”, a scegliere le priorità secondo le proprie esigenze e non per pura “bulimia del fare”. E a non disperdere risorse ed energie, per tenere in vita aspirazioni e desideri personali.

Patricia Sprinkle, perché questo manuale?
“Sono diventata adulta in un periodo molto complicato per le donne. Quando cominciavamo ad assumerci responsabilità sempre crescenti: nel lavoro, nella carriera, nella vita sociale e nella politica. Oggi questo processo continua ad andare avanti, ma noi, contemporaneamente, dobbiamo ancora farci carico del ruolo femminile tradizionale: crescere i figli, occuparci degli anziani, fare la spesa, svolgere i lavori domestici. Ovvio che finiamo per essere sopraffatte dagli impegni. E, se questo è vero un po’ per tutte, figuriamoci che cosa avviene a quelle donne dal cui lavoro dipende la sopravvivenza della famiglia. Questa situazione ha provocato la reazione degli uomini. Io non so come vanno le cose in Italia, ma negli Stati Uniti i maschi, i mariti si sentono minacciati dalle loro compagne e mogli che hanno troppo da fare”.

Anche lei è stata una donna che faceva troppo?
“Trent’anni fa lo sono stata. Credo in Dio e, in aggiunta al mio lavoro e alla cura di mio marito e dei figli, aiutavo chiunque me lo chiedesse: insegnavo a leggere agli analfabeti, aiutavo nelle cucine dei centri di carità. E, nella Chiesa del mio quartiere, sostenevo le ragazze madri e collaboravo all’educazione dei bambini. Ero convinta di essere soddisfatta, invece ero stressata. E arrabbiata. Non importava quanto riuscissi a fare in un giorno; la sera mi sentivo sempre in debito, come non avessi fatto abbastanza. E la mattina mi svegliavo sempre con un senso di frustrazione… In quel periodo avevo già cominicato a scrivere il mio primo libro giallo, ma non avevo tempo di lavorarci. Stavo a sentire chi mi diceva che tutto il resto era molto più importante e lasciavo il manoscritto nel cassetto. Mi ci sono voluti quattordici anni a capire che quella non era la strada giusta. Ho imparato che non si deve fare tutto quello che ci chiedono di fare, ma solo ciò che ci rende veramente sereni. Anche oggi spesso sono impegnata quanto lo ero allora, ma non mi sento sopraffatta, né colpevole per non fare abbastanza. So finalmente quale è la mia armonia. Ecco, ho scritto questo libro perché alcune donne mi hanno rivolto la domanda: come fai a fare così tanto e a essere così tranquilla? Sapevo benissimo che non potevo rispondere soltanto sulla base della mia esperienza. Allora ho intervistato una grande quantità di donne e ho scritto un manuale rivolto a chi sa di fare troppo, ma non sa come fermarsi.

Qualche consiglio, in poche righe.
“Crearsi una scaletta di priorità, un elenco di cose che non ci pesano. E cercare di dedicarsi soltanto a quelle. Individuarle è facile: basta scegliere quelle che, mentre le facciamo, non ci fanno guardare l’orologio.
Non trascurare i propri sogni; proporsi delle tappe, ogni mese, ogni anno. E andare lentamente. Dicendo “Sì”, quando ci impegniamo in qualcosa che risponde veramente ai nostri obiettivi e “No” a tutto il resto. Infine, dobbiamo convincerci che figli, mariti, parenti e colleghi di lavoro devono assumersi le loro responsabilità. E liberare il nostro tempo”.

Patricia Sprinkle,Donne che hanno troppo da fare. Come evitare lo stress e trovare la pace”
Frassinelli editore - Traduzione di Teresa Franzosi
Pag. 240, euro 18

Fonte: La Repubblica

Donne arabe nei CdA

Thursday, May 29th, 2008
Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico Financial Times, le donne stanno facendosi spazio nei consigli d’amministrazione dei Paesi arabi. A scriverlo sono le giornaliste Lina Saigol e Roula Khalaf. 
Le società quotate in Oman e in Kuwait hanno più donne nei loro consigli d’amministrazione rispetto all’Italia e al Giappone. Ma andiamo a vedere le percentuali. Le donne sono il 2,7 nei consigli d’amministrazione del Kuwait, mentre in Italia sono soltanto il 2% e in Giappone un misero 0,4%. L’inchiesta riguarda i sei Paesi del Golfo. È stata condotta da TNI, una banca d’investimento di Abu Dhabi, e da Hawkamah, un istituto con sede a Dubai che si occupa di corporate governante. I dati non danno un’immagine confortante della situazione femminile nel Golfo. Le donne sarebbero infatti, in media, soltanto l’1,5% delle persone che siedono nei consigli d’amministrazione. Molto meno rispetto al 13,6% degli Stati Uniti e rispetto al 22% della Norvegia. A fare la differenza, tra i paesi del Golfo, sarebbero soltanto l’Oman e il Kuwait. Nel mondo arabo in generale soltanto il 30% delle donne lavora, un dato ben inferiore rispetto alla media del pianeta, attorno al 55%. Ma qualcosa sta cambiando, anche nel mondo arabo. Dove però le donne imprenditrici provengono da famiglie importanti. Sono donne che hanno studiato, ma vivono in paesi conservatori come l’Arabia saudita. Donne istruite, determinate a iniziare nuove imprese in questo momento in cui, grazie al barile alle stelle, l’economia dei loro paesi è in una fase di boom. 

I problemi però sono tanti. Spesso nei consigli d’amministrazione siedono molti membri di una stessa famiglia, che magari detiene la maggioranza – se non addirittura la totalità – delle azioni. Da questo nasce una contraddizione: da una parte le autorità vorrebbero raggiungere buoni standard di investimento, dall’altra le famiglie vogliono essere indipendenti. Il secondo problema è che i numeri non sono grandi: nei 6 paesi del golfo le società quotate sono – in totale – soltanto 584! E le donne nei consigli d’amministrazione sono – in totale solo 63! Le percentuali, sono quindi da prendere con la dovuta cautela. 

Si aggiungono poi altri problemi: i 6 paesi del golfo hanno regole diverse, e servirebbe quindi un’armonizzazione come quella a cui è arrivata l’Unione Europea. Sarebbe poi auspicabile maggiore trasparenza, ma anche una separazione tra poteri, e precisamente tra il presidente della società e il direttore esecutivo. 

Infine, non dimentichiamo che, al di là dei numeri presentati dal Financial Times, nelle elezioni politiche di metà maggio – in Kuwait – hanno vinto i radicali. Si tratta di un parlamento piccolo, con soltanto 50 deputati. Le candidate erano 27 ma nessuna di loro è stata eletta. A votarla, evidentemente, non sono state nemmeno le donne. Segno che si tratta di una società molto tradizionale. Un paese, il Kuwait, dove vivono quasi 3 milioni di espatriati che, come i militari, non hanno diritto di voto. Un diritto che possono esercitare soltanto i 360mila sudditi del regno.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=144&ID_articolo=146&ID_sezione=307&sezione=

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ancora abusi

Wednesday, May 28th, 2008

 Un uomo di 42 anni di nazionalità cinese è stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia minorenne a seguito della quale la ragazzina, quindicenne, è rimasta incinta.Tre mesi dopo la violenza la vittima, accompagnata da un’amica di famiglia italiana, si è recata presso un ospedale in provincia di Bologna per abortire. Gli esami successivi sul feto, in particolare l’analisi del dna, hanno confermato la denuncia della minorenne ora affidata ad una comunità.

La violenza, secondo il racconto della quindicenne, è avvenuta alla fine del febbraio scorso nella casa dove viveva con la famiglia in provincia di Bologna.
Quella sera la madre era uscita con delle amiche. Durante la notte - sempre secondo quanto denunciato dalla vittima - il padre, dopo aver abusato di alcol, è entrato nella camera che la ragazzina condivideva con il fratellino di dieci anni e ha abusato sessualmente di lei.
Nei mesi successivi la vittima, forse per la paura della reazione della comunità cinese, non ha raccontato il grave episodio tanto che la mamma - spesso assente nell’ultimo periodo avendo rilevato la gestione di un bar nel Veneto - è stata informata nel corso delle indagini.

Fonte : Ansa.it


 Dopo essersi accorta della gravidanza la quindicenne lo ha rivelato al padre il quale le ha detto di rivolgersi alla vicina di casa, un’italiana infermiera di professione anche lei inconsapevole, in un primo momento, della grave violenza.
All’inizio della settimana scorsa, accompagnata dall’amica in un ospedale del bolognese per abortire, la ragazzina ha trovato il coraggio di raccontare tutto: così si è messa in moto l’autorità giudiziaria e si è attivata la polizia.
 

L’interruzione di gravidanza è avvenuta dopo il terzo mese. È stato un intervento doloroso - informano gli investigatori - visto che la quindicenne ha avuto dodici ore di travaglio. Il padre - incensurato e da circa 7 anni in Italia dove ha lavorato in un laboratorio di sartoria - è stato arrestato dalla polizia il 21 maggio scorso nell’abitazione dove viveva, dopo che gli esami sul dna avevano confermato il reato di violenza sessuale sulla figlia. Il fermo è stato convalidato sabato scorso dal gip di Bologna. L’uomo, davanti al giudice, avrebbe negato la violenza o, quanto meno, avrebbe detto di non ricordarsi nulla perchè ubriaco. La quindicenne frequentava un istituto superiore di Bologna. Ora è stata affidata ai servizi sociali. La sua preoccupazione, a quanto si apprende, sarebbe quella di non essere accettata dalla comunità cinese o dalla madre per aver avuto la forza di denunciare la violenza subita.

Fonte: Il Resto del Carlino

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ABUSI SU MINORI, FORZE DI PACE ONU NEL MIRINO

 Casi di abusi e sfruttamento sessuale di minori, anche di sei anni, da parte di appartenenti alle forze Onu di peacekeeping e operatori umanitari, continuano a verificarsi in paesi in emergenza e sono sottostimati e poco documentati perché le vittime hanno paura di parlare. Si tratta di una “piccola minoranza” di operatori, che però infangano il lavoro meritorio e vitale di tanti loro colleghi. Lo denuncia il nuovo Rapporto di Save the Children “Nessuno a cui dirlo”, frutto di interviste, gruppi di discussione e incontri che hanno coinvolto minori, operatori umanitari, personale delle missioni Onu, addetti alla sicurezza, in nazioni in situazioni di emergenza o post conflitto.

La ricerca segue di due anni uno studio analogo condotto in Liberia da Save the Children. “Nonostante le dichiarazioni di impegno da parte di governi organizzazioni internazionali - commenta Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia - il rapporto documenta come abusi nei confronti di minori continuino in paesi e aree in emergenza e come queste situazioni restino per lo più sommerse. E’ necessario fare in modo che i bambini non continuino a soffrire in silenzio e siano invece incoraggiati e aiutatati a denunciare quanto hanno subito”.

- PAURA DI PARLARE: è molto forte: un ragazzo del Sudan ha detto che le vittime temono che, se parlano, l’abusante possa cercarli e fare loro del male, che le agenzie smettano di dare loro gli aiuti, temono di essere emarginati dalle famiglie e comunità o addirittura puniti: “Questo ci lascia intendere - prosegue Nesi - che per ogni abuso identificato ce ne sono probabilmente molti che rimangono nascosti e sconosciuti”.

- CHI SONO LE VITTIME: Prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. A prevalere per numero sono le bambine rispetto ai maschi e l’età media delle vittime è di 14-15 anni anche se il rapporto attesta di abusi anche ai danni di bambini di 6 anni.

- GLI ABUSI: i più frequenti sono commenti, frasi volgari o dal contenuto sessuale, cioé “abusi verbali” (sono testimoniati dal 65% degli intervistati); segue il sesso “coatto” (55%), a cui i minori sono indotti magari in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni “di lusso” come il cellulare. Frequenti anche le molestie (55%). Benché meno frequente (30%) la violenza sessuale di singoli ma anche di gruppi su minori.

- CHI ABUSA: possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; non ci sono differenze di livello o grado, dai più bassi ai più alti; manager; fare parte dello staff locale o internazionale. Ma è il personale delle missioni di pace risulta quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori Onu nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento Onu delle Operazioni di Peacekeeping (Dpko).

- UNA PICCOLA MINORANZA: “Sono comportamenti inqualificabili — spiega Neri - queste persone sono per fortuna una piccola minoranza. La gran parte degli operatori non commette alcun abuso e fa bene e con la massima serietà il proprio lavoro”.

- APPELLO SAVE THE CHILDREN: tutte le agenzie debbono essere consapevoli di poter essere interessate da questo problema e che quindi vanno messe in campo importanti misure sia per prevenirlo che per contrastarlo. Finora, conclude Neri “sia l’Onu sia le agenzie umanitarie hanno preso alcuni importanti impegni di principio che però ancora non si sono tradotti in fatti concreti”. Tre le raccomandazione: realizzazione di un efficace meccanismo di denuncia su base locale; istituzione di una figura di controllo, a livello globale; incremento degli investimenti destinati a risolvere alle radici il problema.

In Italia prostitute da 60 paesi

Tuesday, May 27th, 2008

 Donne provenienti da oltre 60 diversi paesi mondo. Sono quelle che si prostituiscono sulle strade italiane, o nel chiuso di locali notturne e case di appuntamento. In tutto 70mila prostitute (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti. Con un costo medio per prestazione di 30 euro: un giro d’affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo l’anno. Dietro non c’è più lo sfruttatore o la mafia locale. A 50 anni dalla legge Merlin a gestire la prostituzione in Italia sono diventate le mafie internazionali.

I nuovi scenari italiani dello sfruttamento sessuale sono stati tracciati in un convegno organizzato da Caritas, Cgil, Cisl e Uil, che si è svolto alla Camera del Lavoro di Milano. A fornire i dati più allarmanti, Don Luigi Ciotti del Gruppo Abele. “Sono cambiati l’epoca e il contesto, ma le storie si ripetono - ha detto Don Ciotti -. Oggi il negozio si è trasformato in mercato e la proprietà dei corpi in mano a cartelli criminali, le mafie internazionali, alle quali hanno lasciato spazio le nostre mafie dopo aver scoperto il più redditizio commercio di droga”.

La prostituzione infatti è gestita dagli stessi trafficanti internazionali (soprattutto di origine est-europea, balcanica e nigeriana), che organizzano la tratta di essere umani. Da prostitute a schiave. Con meccanismi diversi, a seconda della nazionalità. I più crudeli sembrano essere i nigeriani che ricorrono a brutalità, ricatti, ritorsioni verso i familiari. Gli albanesi invece si sono allontanati dalle pratiche più violente, che portavano alla fuga delle prostitute e al rischio di essere scoperti. Ora tendono a lasciar loro più libertà e più guadagni. Le cinesi, ultime arrivate, vengono fatte prostituire solo nelle case private e diventano quindi vittime invisibili.

Un’emergenza che rende necessari interventi dello Stato. “Bisogna fare di più: chiediamo al legislatore di fare un passo ulteriore - dice don Ciotti -. Dobbiamo offrire altre vie di fuga alle ragazze prostituite, dare loro un’opportunità di lavoro e di dignità.

Fonte: La Repubblica

Padova, morta una ragazza: è giallo

Monday, May 26th, 2008

Il cadavere seminudo di una tossicodipendente di 22 anni è stato scoperto stasera a Padova vicino a una palazzina in via Turazza, nella zona Stanga. La giovane, Monica Gallo, era su un materasso lasciato davanti ad un garage, coperta da lenzuolo. Non sono ancora state chiarite le cause della morte, ma dalle prime analisi sembrerebbe che a uccidere la ragazza sia stato un cocktail di droghe.

I carabinieri del nucleo operativo di Padova, avvertiti da una telefonata, stanno ricercando due maghrebini, forse di nazionalità tunisina, che sarebbero stati visti mentre trasportavano il corpo e lo adagiavano sul materasso.

Secondo alcune testimonianze, la giovane si sarebbe intrattenuta nelle ore precedenti la sua morte proprio con i due stranieri. Un’amica sentita dai carabinieri ha riferito di averla vista per l’ultima volta in un appartamento abitato da cinque spacciatori magrebini, tutti al momento irreperibili, mentre assumeva cocaina ed eroina. Sul corpo, oltre alle ecchimosi alle braccia compatibili con le iniezioni per l’uso continuato di eroina, non ci sono segni di violenza o traumi. I militari dell’Arma stanno raccogliendo altre testimonianze per cercare di ricostruire meglio la dinamica del fatto, che ha ancora diversi aspetti oscuri. Intanto il magistrato ha disposto l’autopsia, che sarà effettuata tra oggi e lunedì.
Fonte: La Repubblica

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Corpo di una donna nel lago d’Iseo, forse è stata uccisa

MARONE (BRESCIA) - Potrebbe esser stata uccisa la giovane donna - età apparente fra i 20 e i 30 anni - il cui corpo è stato recuperato domenica mattina nelle acque del lago d’Iseo, nella zona di Marone. È questa l’ipotesi che sta prendendo corpo dopo le prime indagini svolte dai carabinieri di Brescia: nella gola della donna sarebbe infatti stata trovata della stoffa. Secondo i primi accertamenti, si tratterebbe di un’italiana. La posizione di una persona, a quanto si è appreso, è già al vaglio dei carabinieri. Le indagini sono coordinate dal Pm Claudia Moregola.

IL RITROVAMENTO - A scoprire il corpo della sfortunata giovane è stato un gruppo della Protezione Civile che era impegnato in esercitazioni in acqua. Il cadavere è stato ripescato poco dopo le 11, a circa due metri di profondità. Non sono stati trovati documenti. Oltre ai carabinieri di Brescia sono intervenuti i Vigili del fuoco di Brescia, i carabinieri di Marone e della Compagnia di Chiari.

Fonte: Corriere della Sera

Io viaggio da sola

Sunday, May 25th, 2008

Le ragazze con la valigia - donne che viaggiano da sole per la felicità di stare, appunto, da sole - prima di partire devono pensare, appunto, soprattutto alla valigia. Due sono le opzioni ragionevoli: lo zaino o il trolley, e ci deve entrare tutto, quindi pochissimo. Le ragazze con la valigia devono essere leggere come farfalle e razionali come astronauti. Senza il bagaglio perfetto non si fanno vacanze intelligenti. Mai dimenticare uno scialle, eventualmente da mettere in testa tipo chador, le medicine e i sandali Birkenstock, tra i migliori compagni di vacanza. E niente gioielli, niente tacchi, niente abitini sexy: viaggiare da sole è un avventura nella quale si deve passare inosservate.

Ci sono soprattutto due tipi di donne che viaggiano senza compagnia. Le romantiche e le manager. Entrambe le categorie sono in aumento, moltissimo nei Paesi anglosassoni, molto anche da noi. Che il viaggio sia competenza femminile, insieme alla lavatrice e alla scelta del colore delle pareti, non è una novità. Sono da sempre le donne a organizzare le vacanze (otto volte su dieci): le segretarie per i capi, le mogli per la famiglia, le fidanzate per il fidanzato. Ma adesso, stando ai dati del Touring, un milione 400 mila italiane viaggiano per i fatti loro, lasciando a casa gli uomini. Secondo l’American Express, un quarto dei manager europei che viaggiano per lavoro sono donne, mentre in America sono già la metà. A questo proposito qualche tempo fa sul Financial Times è comparsa una curiosa inchiesta. Pare che per la maggior parte delle manager i viaggi d’affari siano una manna dal cielo.

Anche i noiosissimi convegni e le infinite riunioni sono meglio di un sabato mattina al supermercato: in fondo, quale altra occasione ha una donna con famiglia a carico per farsi una sauna di mezz’ora e guardare il proprio dvd preferito senza nessun bambino nelle vicinanze che le chieda: “Che fai?”. Le donne io-viaggio-da-sola amano, però, anche l’avventura, che siano ventenni in cerca di brividi o pensionate in cerca di stimoli (le due fasce di età più forti per

le viaggiatrici solitarie). Anche il canale National Geographic Adventure ha fiutato il fenomeno, e ha mandato in onda vari programmi con protagoniste donne sole on the road: in 4Real Cameron Diaz va da sola in Perù per incontrare la tribù indigena Quechoa, e se la cava ottimamente anche senza il parrucchiere personale.

Di tutt’altra pasta (e cioè libere di girare il mondo anche se non ci sono telecamere in giro che documentano l’impresa), le viaggiatrici romantiche, le vere eroine dei nostri tempi. Quelle che si prenotano il volo per Madras su Internet e partono un mese alla ventura, con solo l’account di Gmail a tenerle attaccate al mondo. Quelle che vanno a vedere Van Gogh, che è tutta la vita che lo volevano fare, con un low cost per Amsterdam. Quelle che per la pensione si regalano la crociera sul Nilo, e si portano dietro un taccuino per gli appunti e un libro di Karen Blixen. Da sole, infatti, bisogna saper organizzare la solitudine.

Nel libro Il manuale della viaggiatrice (Morellini, pp. 176, euro 11,90) Federica Brunini fa la lista dei pro e dei contro di chi viaggia da sola. I pro: si va dove, quando e come si vuole. Infinite possibilità di incontri, sguardi, conversazioni rubate, momenti magici. Contro: cenare da sole. “Io me la sono sempre cavata con un libro o con la musica. Con un iPod si resiste dappertutto” racconta la conduttrice tv Camila Raznovic: “viaggiare in solitudine è un esercizio per lo spirito. Ti diverti meno che in compagnia, ma vai più in profondità” dice. Per organizzarsi oggi c’è la grande sorella Rete. Il portale www.permesola.com offre, eventualmente, anche una bacheca di annunci, per trovare compagnia o alleati. Più mondano è il sito americano womanstravelclub.com, che offre perfino “accompagnatori”, personal shopper e sedute di bioenergetica. La sua fondatrice, Phillys Stoller, sostiene che le donne che viaggiano da sole lo fanno per un solo motivo: “Ritrovare la ragazza che c’è in loro”. Che, a conti fatti, è sempre meglio di un lifting.

Le ragazze con la valigia - donne che viaggiano da sole per la felicità di stare, appunto, da sole - prima di partire devono pensare, appunto, soprattutto alla valigia. Due sono le opzioni ragionevoli: lo zaino o il trolley, e ci deve entrare tutto, quindi pochissimo. Le ragazze con la valigia devono essere leggere come farfalle e razionali come astronauti. Senza il bagaglio perfetto non si fanno vacanze intelligenti. Mai dimenticare uno scialle, eventualmente da mettere in testa tipo chador, le medicine Ci sono soprattutto due tipi di donne che viaggiano senza compagnia. Le romantiche e le manager. Entrambe le categorie sono in aumento, moltissimo nei Paesi anglosassoni, molto anche da noi. Che il viaggio sia competenza femminile, insieme alla lavatrice e alla scelta del colore delle pareti, non è una novità. Sono da sempre le donne a organizzare le vacanze (otto volte su dieci): le segretarie per i capi, le mogli per la famiglia, le fidanzate per il fidanzato. Ma adesso, stando ai dati del Touring, un milione 400 mila italiane viaggiano per i fatti loro, lasciando a casa gli uomini. Secondo l’American Express, un quarto dei manager europei che viaggiano per lavoro sono donne, mentre in America sono già la metà. A questo proposito qualche tempo fa sul Financial Times è comparsa una curiosa inchiesta. Pare che per la maggior parte delle manager i viaggi d’affari siano una manna dal cielo. Anche i noiosissimi convegni e le infinite riunioni sono meglio di un sabato mattina al supermercato: in fondo, quale altra occasione ha una donna con famiglia a carico per farsi una sauna di mezz’ora e guardare il proprio dvd preferito senza nessun bambino nelle vicinanze che le chieda: “Che fai?”.

Le donne io-viaggio-da-sola amano, però, anche l’avventura, che siano ventenni in cerca di brividi o pensionate in cerca di stimoli (le due fasce di età più forti per le viaggiatrici solitarie). Anche il canale National Geographic Adventure ha fiutato il fenomeno, e ha mandato in onda vari programmi con protagoniste donne sole on the road: in 4Real Cameron Diaz va da sola in Perù per incontrare la tribù indigena Quechoa, e se la cava ottimamente anche senza il parrucchiere personale. Di tutt’altra pasta (e cioè libere di girare il mondo anche se non ci sono telecamere in giro che documentano l’impresa), le viaggiatrici romantiche, le vere eroine dei nostri tempi. Quelle che si prenotano il volo per Madras su Internet e partono un mese alla ventura, con solo l’account di Gmail a tenerle attaccate al mondo. Quelle che vanno a vedere Van Gogh, che è tutta la vita che lo volevano fare, con un low cost per Amsterdam. Quelle che per la pensione si regalano la crociera sul Nilo, e si portano dietro un taccuino per gli appunti e un libro di Karen Blixen. Da sole, infatti, bisogna saper organizzare la solitudine. Nel libro Il manuale della viaggiatrice (Morellini, pp. 176, euro 11,90) Federica Brunini fa la lista dei pro e dei contro di chi viaggia da sola. I pro: si va dove, quando e come si vuole. Infinite possibilità di incontri, sguardi, conversazioni rubate, momenti magici. Contro: cenare da sole.

“Io me la sono sempre cavata con un libro o con la musica. Con un iPod si resiste dappertutto” racconta la conduttrice tv Camila Raznovic: “viaggiare in solitudine è un esercizio per lo spirito. Ti diverti meno che in compagnia, ma vai più in profondità” dice. Per organizzarsi oggi c’è la grande sorella Rete. Il portale www.permesola.com offre, eventualmente, anche una bacheca di annunci, per trovare compagnia o alleati. Più mondano è il sito americano womanstravelclub.com, che offre perfino “accompagnatori”, personal shopper e sedute di bioenergetica. La sua fondatrice, Phillys Stoller, sostiene che le donne che viaggiano da sole lo fanno per un solo motivo: “Ritrovare la ragazza che c’è in loro”. Che, a conti fatti, è sempre meglio di un lifting.

Fonte: La Repubblica

Mio marito mi ucciderà e sarete colpevoli tutti”. La battaglia di Pinuccia

Saturday, May 24th, 2008

Dopo l’articolo su La Stampa ho dovuto restare barricata in casa, mercoledì sono tornati i carabinieri, mio marito mi aspettava di sotto, nascosto dietro un albero”. Pinuccia Filetti è spaventata ma non si arrende. La sua vicenda di donna perseguitata da un ex marito violento, la sua storia di percosse subite, di minacce continue, di 82 denunce che non sono servite a nulla, il suo caso lo ha raccontato con coraggio “non per me che adesso rischio ancora di più che quello mi ammazzi. Ma per tutte le donne come me, di cui nessuno parla”.

Quello che ha passato e che è costretta a vivere, insieme ai suoi due figli, l’incapacità della società e delle autorità di difendere le donne dalle violenze domestiche “deve arrivare in alto, alle istituzioni”. In questi ultimi giorni mi hanno chiamato tanti vostri colleghi - racconta Pinuccia - ma nessuna associazione di difesa delle donne, nessun esponente o responsabile pubblico”. “La prima causa di morte per le donne è la violenza subita da mariti, fidanzati, padri. Questa sì che è un’emergenza di cui la politica deve occuparsi”. Pinuccia Filetti resta convinta della sua terribile profezia, quella che ha scritto sulla maglietta che indossa: io sarò la prossima. “E se mi ammazza sarete colpevoli tutti”.

httpv://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=9&IDalbum=9978&tipo=VIDEO

L’eterna violenza in famiglia

Friday, May 23rd, 2008

Questa è la lettera che i vicini di casa di Elisa Rattazzi (la donna uccisa domenica dal marito in Barriera di Milano) hanno inviato a «La Stampa» e alle donne del governo

Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l’ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all’interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell’ordine mostrano questo limite senza vergogna.

E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell’ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d’onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo…
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un’opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d’onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L’indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?

Fonte: La Stampa

Kenya, al rogo quindici “streghe” … Italia , la violenza infinita

Thursday, May 22nd, 2008

Le donne, accusate di stregoneria, sono state bruciate vive da una folla

NYAKEO
Quindici donne accusate di stregoneria sono state bruciate vive ieri sera in un villaggio nell’ovest del Kenya da una folla inferocita.

Un centinaio di persone inferocite hanno fatto irruzione nelle case nel villaggio di Nyakeo, 300 chilometri a ovest della capitale keniana Nairobi, alla caccia delle streghe, legando le vittime prima di bruciarle, ha riferito un responsabile locale e alcuni residenti . «È inaccettabile. La gente non può farsi giustizia da sola perchè hanno dei sospetti», ha dichiarato il responsabile locale del distretto, Mwangi Ngunyi.

Negli anni Novanta furono decine le persone uccise perchè sospettate di stregoneria, mentre correvano voci di malocchio che rendeva la gente cannibale, sorda, muta o sonnambula, voci che assegnarono a questa regione il nome di «zona di stregoni».

Fonte: Corriere della Sera

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Stupra 12enne con ritardo psichico
Lei: “E’ stato l’uomo nero”. Preso
BRESCIA, 21 maggio 2008 - La piccola vittima, 12 anni appena e un lieve ritardo mentale, aveva raccontato che c’era un “uomo nero” che la violentava.

E così - dopo un mese di indagini - sono scattate le manette ai polsi di un marocchino di 24 anni accusato di violenza sessuale aggravata. Ad avviare l’inchiesta erano stati i carabinieri di Conegliano Veneto (Treviso), dopo la denuncia dei genitori della piccola vittima.

Sulla base del suo racconto, i militari hanno cominciato a indagare sul marocchino, ospite di una famiglia di immigrati, ben integrati con la popolazione. Il giovane era stato arrestato perche’ clandestino e poi espulso. Nel frattempo gli investigatori hanno fatto svolgere dal Ris di Parma accertamenti sul liquido biologico recuperato sulla giovane vittima comparandolo con il dna dell’indagato il cui esito, ieri, e’ risultato positivo.
Va da se che l’immigrato - come molti clandestini - non ha mai lasciato l’Italia ed era costantemente tenuto sotto controllo, e’ stato bloccato con un blitz dei carabinieri nel Bresciano, dove era ospite di alcuni parenti, ignari della vicenda.

Fonte: Il quotidiano .net

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Ragazzina violentata da amico di famiglia

Avrebbe abusato sessualmente di una tredicenne regalandole piccole somme di denaro. E’ questa l’accusa con la quale a Floridia(Siracusa) i carabinieri hanno arrestato B.S., 54anni, su disposizione del GIP presso il Tribunale di Siracusa Giuseppina Storaci.
Le indagini avevano avuto inizio dopo la denuncia presentata alla fine di aprile dalla zia di una tredicenne, abitante a Floridia.
La donna era venuta a conoscenza che la nipote, dall’estate scorsa, era stata oggetto delle attenzioni sessuali dell’arrestato (molto vicino alla famiglia della giovane) il quale, approfittando sia del carattere fragile della minore che delle condizioni economiche disagiate della famiglia era riuscito a convincerla ad avere più volte rapporti sessuali completi in cambio di piccole somme di denaro.
I militari dell’Arma sono riusciti in brevissimo tempo a raccogliere le prove sufficienti ad incastrare B.S. che al momento si trova già ristretto presso il carcere di Cavadonna in quanto recentemente arrestato, sempre dai Carabinieri di Floridia, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Il provvedimento che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere è stata pertanto notificato all’interessato direttamente presso la predetta Casa Circondariale.
Dalle indagini sono inoltre emerse probabili responsabilità, tuttora al vaglio dei Giudici, sia da parte dei genitori della minore che dei dirigenti dell’istituto scolastico dalla stessa frequentato, che, pur sapendo, non hanno riferito nulla ai Carabinieri.

Fonte: Il quotidiano.net

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DONNE, VIOLENZE INASCOLTATE
Storia di Pinuccia, picchiata dall’ex
“Denunciarlo? L’ho fatto 82 volte”

È scappata con lui da Catania quando aveva 14 anni e dopo un anno aspettava un bambino. Oggi, Pinuccia Filetti, 37 anni, ha tre figli, vive in Piemonte, a Domodossola, e le botte ed i maltrattamenti dell’ormai ex marito sono cominciati parecchi anni fa. Lunedì scorso ha presentato la denuncia numero 82 contro l’ex coniuge per violenza e stalking dopo l’ennesima aggressione sotto casa. A raccontare l’inferno di Pinuccia è «La Stampa» che riferisce che “l’uomo è stato condannato più volte , ma non si è arrivati ad una setenza definitiva”.


“L’unico provvedimento -riferisce ancora il quotidiano-
è un foglio di via da Domodossola, non sono mai state applicate altre misure di sicurezza come l’obbligo di dimora, di firma o l’allontanamento. E il carosello continua”.

“Non ho paura che mi uccida, io sono già morta” dice Pinuccia che indossa una maglietta con la scritta davanti “Sarò la prossima?” e dietro “No al femminicidio”.

Pinuccia è finita più volte all’ospedale, anni di botte, di scenate di gelosia, di pentole d’acqua bollente tirate addosso, sempre più spesso di ospedali.
“Minacce, percosse, una volta mi ha addirittura investita con l’auto. Domenica mi ha aggredita di nuovo, sono svenuta e sono finita un’altra volta in ospedale” dice.

“Ho perso il conto -spiega- delle volte in cui ci sono finita”. Ad affiancarla nella sua battaglia è stato il Consorzio intercomunale dei servizi sociali di Ossola, così Pinuccia se ne è andata di casa con i figli, portando via i vestiti di notte nei sacchi di plastica. Ora vive in una casa popolare e l’ex marito è sempre lì sotto.

Fonte: Il quotidiano.net

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per fortuna c’è anche una buona notizia:

Confindustria, Emma Marcegaglia presidente:
è la prima donna a guidare gli industriali italiani