Archive for July, 2008

ancora streghe…

Wednesday, July 30th, 2008

L’esorcismo della ragazza
finisce alla Corte Suprema

A 17 anni subì per due giorni percosse e bruciature perché ritenuta «posseduta»
 
 
I nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti dovranno presto cimentarsi su un terreno giuridico insolito: il diritto di un sacerdote di praticare l’esorcismo. A sollevare la questione sono stati gli avvocati di Judy e Tom Schubert, genitori di Laura che nel 1996, quando aveva 17 anni, venne sottoposta a un esorcismo da parte del pastore della Chiesa che frequentava a Colleyville, in Texas. All’epoca la giovane frequentava i corsi per giovani nella Pleasant Glade Church delle Assemblee di Dio, era ben voluta dal pastore e ben inserita nel gruppo di adolescenti coetanei. Il padre Tom era un ministro di culto delle Assemblee di Dio, che erano l’universo di fede nel quale la famiglia viveva. Tutto iniziò a cambiare il giorno in cui Laura cadde improvvisamente in terra esausta, facendo suoni gutturali, piangendo, strillando e digrignando i denti.

I dottori ipotizzarono che fosse ipoglicemica ma il pastore diede un’altra spiegazione, affermando che era «posseduta dai demoni». Lo stesso pastore prese la giovane, la portò dentro la Chiesa e la tenne ferma sul pavimento per oltre due giorni praticando l’esorcismo in presenza dei compagni di corso della ragazza, alla quale fu consentito di rialzarsi solo dopo aver pronunciato la parola «Jesus». A tenerla ferma sul pavimento furono i cortanei convinti che attraverso di lei fosse il diavolo a parlare. La ragazza subì violenti colpi, percosse e bruciature che le causarono non solo ferite e lividi ma anche uno shock di lunga durata, come dimostrò il fatto che nei due anni seguenti non uscì di casa, facendosi da sola un centinaio di tagli su corpo, inclusa una ferita al polso che svelò tentazioni suicide. Le venne diagnosticato uno stress post-traumatico e dimagrì fino a pesare 45 kg. Nel 1998 la famiglia decise di lasciare il Texas trasferendosi in Georgia, il padre Tom diede le dimissioni da ministro delle Assemblee di Dio diventando agnostico e Laura prima si sposò avendo un figlio, poi divorziò, e quindi è riuscita con il secondo marito a ritrovare una qualche stabilità restando comunque sempre assillata dagli incubi. Determinata a farsi riconoscere i danni per le violenze subite, Laura era riuscita ad avere da un tribunale di primo grado del Texas il diritto a danni civili per 300 mila dollari «perché la libertà religiosa non include abusi intenzionali in nome della fede». Ma la Corte Suprema dello Stato, con 6 voti contro 3, le ha dato torto, affermando di «non essere competente» su una questione che ha a che vedere con la libertà religiosa. Il giudice texano David Medina nel verdetto ha scritto: «Una sentenza contro la Chiesa avrebbe effetti agghiaccianti contro la Costituzione perché la obbligherebbe ad abbandonare dei principi fondanti del suo credo». Da qui la scelta di Laura di rilanciare e presentarsi di fronte alla Corte Suprema di Washington, la più alta istanza negli Stati Uniti, alla quale chiederà non solo di riconoscerle i danni ma anche di dare una spiegazione del «perché persone buone compiono azioni tanto cattive». Proprio la ricerca di tale risposta ha spinto Laura, che di cognome ora fa Pearson, a laurearsi in diritto criminale: «Ho molte domande legittime che aspettano ancora di ricevere risposte davvero oneste».

Il caso dell’esorcismo texano potrebbe avere ripercussioni sull’attuale campagna presidenziale perché il governatore della Louisiana Bobby Jindal - possibile vice del candidato repubblicano John McCain - non solo difende questa pratica ma ha scritto nel 1994 un saggio raccontando di averla eseguita egli stesso su un’amica di nome «Susan».
 
Fonte: La Stampa

cronache

Tuesday, July 29th, 2008

DONNA MORTA SOFFOCATA, FERMATO EX FIDANZATO
 BERGAMO  - Una donna di 27 anni, Barbara Brandolini, è stata trovata soffocata a Bergamo nell’appartamento del suo ex fidanzato in via Pizzo Recastello. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un omicidio. Il ritrovamento del cadavere è avvenuto questa mattina intorno alle 3,40 da una volante della questura, dopo che nella giornata di ieri era stata presentata dai familiari una denuncia di scomparsa. L’ex fidanzato della ragazza, 23 anni, è stato trovato dopo alcune ore fuori Bergamo ed è stato fermato, per il momento solo come persona informata sui fatti. Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile di Bergamo

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Mandano foto sexy ai compagni, sospese
Le immagini scoperte da una docente. Le studentesse sono tutte minorenni e frequentano la scuola media

VENEZIA - Prima si sono fotografate in pose «sexy», poi hanno stuzzicato i compagni di classe inviando loro le immagini. Scoperte da un’insegnante, ora le tre ragazze sono state sospese. E’ successo in una scuola media di Venezia.

CALENDARIO OSÈ - Secondo quanto riporta il quotidiano La Nuova Venezia le tre studentesse, tutte minorenni iscritte a una scuola media inferiore, hanno realizzato una serie di scatti in vere e proprie pose da calendario osè. Una delle insegnanti si è accorta del «traffico di foto» dopo aver sorpreso uno studente ad armeggiare con il cellulare durante le lezioni. Il telefonino, sequestrato dalla docente, è finito sulla scrivania della preside che ha così scoperto le foto mandate all’adolescente dalle compagne. Tutte sono state sospese dalla preside per un giorno.

Ma cosa abbiamo insegnato alle nostre figlie? Che esempio abbiamo dato?

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Botte e vessazioni, sedicenne tolta ai genitori Originaria del Bangladesh, era obbligata a vestirsi da maschio. La minaccia: «Ti facciamo sposare un uomo più vecchio»  STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU’ LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
MILANO - Una ragazza di 16 anni, originaria del Bangladesh, è stata tolta ai genitori e affidata a una comunità protetta dopo che aveva raccontato a una professoressa, in una serie di email, le vessazioni cui era soggetta in famiglia. La ragazza, primogenita di quattro figli, tra l’altro era costretta dai genitori a vestirsi come un maschio e a portare capelli corti; se si ribellava, la minacciavano di rimandarla in Bangladesh per farle sposare un uomo molto più vecchio di lei.
TENTATO SUICIDIO - Un insieme di vessazioni, durate anni e unite anche alle percosse con una bacchetta di legno, che hanno portato la sfortunata ragazza a tentare per due volte il suicidio. Un mese fa lo sfogo via email con la professoressa, che ha portato alla denuncia dei genitori, ora indagati dalla Procura di Milano per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Le email sono agli atti dell’inchiesta del pm Isidoro Palma.
BICCHIERE ROTTO - Sembra che tra i motivi per cui i genitori la maltrattavano ci fosse anche il fatto che la figlia, primogenita, fosse l’unica femmina tra i quattro figli della coppia, che si è trasferita in Italia una decina di anni fa. Secondo quanto denunciato, i genitori la costringevano, tra l’altro, a tagliarsi i capelli come un ragazzo e a indossare abiti maschili. L’ultimo episodio di violenza sarebbe avvenuto dopo che la ragazza era tornata a casa in ritardo da un corso extrascolastico: la madre l’avrebbe picchiata con un bicchiere che le si sarebbe rotto sul braccio, ferendola. Tra gli altri metodi «educativi» c’era anche una specie di frustino di legno. Il padre della ragazza è titolare a Milano di un phone center e lavora anche come addetto alle pulizie, mentre la madre fa lavori saltuari.
Fonte : Corriere della Sera 

a bientot

Petizione di Ni Putes Ni Soumises

Monday, July 28th, 2008

UDI SEDE NAZIONALE

 

Firmiamo con convinzione la petizione di Ni Putes Ni Soumises perché quanto accaduto in Francia può ripetersi in Italia .

 

Insieme, tutte le donne, in questo mondo dai confini sempre più labili, devono fronteggiare le innumerevoli consuetudini con cui le culture e i governi  si rafforzano a vicenda.

Non ci sfugge che quanto abbiamo faticosamente conquistato in questi anni per affermare che siamo prima di tutto soggetti che si autodeterminano, può essere vanificato dal prevalere del patriarcato in tutte le sue forme, da quelle  istituzionali a quelle religiose, in Italia come in Europa.

 

Per questo  non possiamo e non vogliamo lasciare sole le donne che pur non essendo nate in Europa qui vogliono vivere e lavorare.

Come sole non devono restare le donne nate nei nostri Paesi da genitori stranieri e che da noi subiscono soprusi, maltrattamenti in nome di norme che ne  limitano la libertà e i movimenti.

 

Queste donne non hanno bisogno di tutela, nemmeno da parte nostra, ma di essere salvaguardate come donne e cittadine.

Per questo sosteniamo l’iniziativa presa dall’Associazione  Ni Putes Ni Soumises e invitiamo a firmare la petizione.

 

UDI-UNIONE DONNE IN ITALIA Sede nazionale- Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15 00186 ROMA tel 06 6865884

udinazionale@gmail.com    www.udinazionale.org

Petizione di Ni Putes Ni Soumises

 

Per tutte coloro che soffrono in silenzio,

Noi siamo tutte Né Vergini Né sottomesse.

 

Poiché non era vergine il suo matrimonio è stato annullato.

Dal Tribunale di Teheran? Di Kabul? NO! Dal Tribunale ordinario di Lille. Il verdetto piomba come una fatwa contro la libertà delle donne di Francia.

L’appello della Procura di Douai, perché venga rivista questa decisione inaccettabile che riconosce la verginità come “una qualità essenziale” della sposa, è una prima vittoria, ma la battaglia è ancora ben lungi dall’essere vinta.

 

E’ incontestabile che l’amministrazione della giustizia del nostro Paese è indipendente e sovrana, ma è altrettanto incontestabile che la lotta per la democrazia è altrettanto libera ed indipendente.

La pesante condanna di questa giovane ragazza ha un significato sociale molto chiaro, poiché condanna insieme con lei milioni di ragazze che, ricordiamolo, vivono costantemente sotto la pressione e il peso di tradizioni patriarcali. I comunitaristi e gli estremisti religiosi di ogni tipo operano senza sosta affinché queste tradizioni persistano.

 

Eppure Né Puttane Né Sottomesse, e tutte noi, femministe, laiche, mettiamo in guardia da cinque  anni sulle situazioni drammatiche che vivono le donne nei nostri quartieri, popolari e no.

 

Quante donne dovranno subire la stessa sorte di Sohanne, Samira, Ghofrane, Chaharazad, Myriam, per essere finalmente protette dalla giustizia? Quante donne vittime dell’oscurantismo, del peso delle tradizioni, dell’oppressione?

 

Noi ci siamo aggrappati alla laicità, alla libertà, all’uguaglianza, al pluralismo. Queste non sono nozioni astratte, questi valori sono il vero motore della nostra emancipazione. Ovunque in Europa, Fathy in Belgio, Souad in Italia, Amineh in Svezia e tante altre, hanno fatto propri questi valori. Perché per noi è una questione di sopravvivenza. È il senso del nostro impegno femminista.

 

Quante giovani adolescenti sono spinte al suicidio a causa di un semplice flirt, o subiscono rappresaglie per aver parlato a un ragazzo o per aver sciolto i capelli?

Non bisogna dimenticare queste donne che vivono nella paura, nell’angoscia e che soffrono in silenzio!

 

Noi che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, noi che lottiamo ancora per avere il diritto di godere del nostro corpo, ci aspettiamo che la giustizia si schieri dalla nostra parte: quella del progresso e dei diritti delle donne.

Che si finisca con questo genere di decisioni che suonano come campane a morto per tutte le donne che si battono in India, Iran, Pakistan, Marocco, Algeria, Egitto e altrove contro la lapidazione, il ripudio, l’escissione e i crimini cosiddetti d’onore.

 

Noi chiamiamo tutti i difensori dei diritti delle donne a mobilitarsi. Uniamoci affinché le conquiste delle lotte femministe siano a beneficio di tutte le cittadine e i cittadini. Reclamiamo l’applicazione della laicità, vero vettore dell’emancipazione delle donne e della democrazia.

 

Bisogna che i legislatori correggano al più presto le lacune e i fallimenti della legge, perché stiamo marciando a grandi passi verso una sacralizzazione delle tradizioni comunitarie

 

Diffidiamo di tutto ciò che può farci scivolare verso una giustizia “fai da te” in cui ciascuno possa scegliere a piacimento secondo i suoi costumi, la sua religione, la sua filosofia. A detrimento dell’uguaglianza e dei diritti delle donne.

 

 

 

Mouvement Ni Putes Ni Soumises

Maison de la Mixité

70 rue des Rigoles 75020 Paris

01 53 46 63 00

www.niputesnisoumises.com   infos@niputesnisoumises.com

Fonte: http://www.udinazionale.org/UltimoradalMondo.htm

Chiede aiuto su foglio lasciato in strada, polizia libera baby-prostituta ungherese

Sunday, July 27th, 2008

BRESCIA - Ha affidato a un foglio lasciato per strada la sua disperata richiesta d’aiuto. Così una ragazza di appena 16 anni, ungherese, costretta a prostituirsi, è stata rintracciata e poi liberata dalla polizia di Brescia.

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Dal  Foglio ALL’ARRESTO - Il biglietto, accompagnato da alcune foto della giovane, non sarebbe stato lasciato direttamente da lei, ma da altri, in modo da poter esser notato. E infatti la squadra mobile della Questura di Brescia l’ha trovato, e poi ha arrestato gli aguzzini, quattro connazionali e un romeno, alcuni dei quali, secondo le indagini, minacciavano le prostitute di morte e di sfregiarle con acido muriatico. Per uno di loro, il gip del Tribunale di Brescia ha poi disposto la scarcerazione.

SEQUESTRATO IL CIRCOLO - Le indagini hanno portato inoltre al sequestro di un circolo privato di Brescia. Qui, i clienti sceglievano le prostitute con cui poi si trasferivano in albergo.

Fonte : Corriere della Sera

 

solita cronaca

Saturday, July 26th, 2008

Iglesias, infermiere accoltella la moglie e si toglie la vita. Ferita la figlia di 14 anni
Il corpo dell’aggressore ritrovato nella notte lontano da casa. La donna è stata colpita alla gola e all’addome.

CAGLIARI - Un infermiere sardo ha ferito gravemente la moglie alla gola e all’addome, poi si è dato alla fuga e si è tolto la vita. È accaduto nella notte a Iglesias. Ieri, intorno alle 22.40, Oscar Maoddi, 46 anni, ha accoltellato alla gola e all’addome la moglie, Daniela Paulis, casalinga di 42 anni, riducendola in fin di vita. La donna è stata trasportata all’ospedale Santa Barbara di Iglesias, insieme alla figlia di 14 anni, rimasta ferita a una mano dopo aver cercato d’interporsi fra i genitori. Dopo l’aggressione, l’infermiere è scappato e si è ucciso, tagliandosi la gola e provocandosi lesioni all’addome e all’arteria femorale. Il suo corpo è stato ritrovato dai carabinieri attorno alle 2 vicino alla vecchia miniera di Campo Pisano, nei dintorni di Iglesias.
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Caserta, marito geloso insegue la moglie e i figli armato di fucile. Arrestato
Sospettava una relazione extraconiugale. Dopo la lite in casa, l’uomo li ha pedinati e minacciati in piazza

NAPOLI - Raptus di gelosia in piazza a Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. Un 37enne ha inseguito in strada la moglie e i tre figli di 11, 9 e 4 anni, che erano fuggiti da casa perché minacciati con un fucile. All’origine del litigio, iniziato nella loro abitazione, il sospetto tradimento della moglie. L’uomo ha imbracciato un fucile calibro 12 e ha minacciato la donna, che spaventata ha chiamato i figli ed è fuggita con loro. Il marito geloso ha quindi seguito i familiari con la sua auto munito di 43 proiettili nella cartucciera. L’uomo è stato disarmato dai carabinieri e arrestato. L’anno scorso, sempre a Piedimonte Matese, un uomo, in preda a una crisi depressiva, uccise la moglie e i figli e poi si suicidò.

Fonte : Corriere della Sera
 

Rom malata di cancro, i medici non la curano

Thursday, July 24th, 2008

Stando al racconto dell’associazione che si occupa di assistere e tutelare i cittadini di etnia Rom, la donna, avrebbe chiesto cure per i forti dolori alla testa. Il figlio: “Non le hanno fatto neanche una semplice ricetta”. Dall’ospedale una ben diversa versione: “No, l’abbiamo curata”
 Home Pesaro
prec succ
 Pesaro, 22 luglio 2008 - “I medici del San Salvatore hanno rifiutato le cure a una donna malata di cancro perché rom e senza dimora”. E’ la denuncia del Gruppo EveryOne, associazione che si occupa di assistere e tutelare i nomadi. Il fatto segnalato sarebbe accaduto questa mattina nell’ospedale pesarese.

“La donna - stando al racconto di EveryOne - aveva richiesto una visita medica urgente e un eventuale ricovero per i fortissimi dolori alla testa che da giorni la tormentano, dovuti a un cancro al seno con metastasi cerebrale”. Mia Copalea, romena di etnia Rom, accompagnata in ospedale dal figlio Ionitz Ciuraru, ha subìto qualche mese fa un delicato intervento alla testa a Milano, prima di trasferirsi a Pesaro con la famiglia, dove non ha trovato altra sistemazione che un edificio abbandonato.

Allarme rom: paure fondate o psicosi immotivata?

Fonte: Il Resto del Carlino

Il Gruppo EveryOne, che assiste la donna e i suoi familiari da alcuni mesi, che sta cercando di mettere a punto un programma di inserimento del nucleo familiare con la collaborazione del sindaco Ceriscioli Luca e di Opera Nomadi Pesaro, aveva contattato il professor Antinori, primario del pronto soccorso del San Salvatore, che si era premurato di far prendere in cura immediatamente la donna, vista la gravità della sua situazione.

“Pur avendo i nostri documenti romeni - ha spiegato il figlio di Mia a EveryOne -, il personale ospedaliero ha impedito il ricovero di mia madre perché qui a Pesaro non ha una casa dove prendere la residenza. Si sono rifiutati di farci anche una semplice ricetta medica per prescriverle le medicine più urgenti che le servono per combattere il cancro e il mal di testa”.

Poi ha continuato: “Le hanno detto, in alternativa che per poter avere una visita oncologica deve spendere dai trecento ai quattrocento euro”. Il Gruppo EveryOne si appella al ministro della Salute Maurizio Sacconi affinché “intervenga nell’immediato presso il distaccamento oncologico del San Salvatore di Pesaro per far sì che Mia Copalea possa essere accolta al più presto nella struttura ospedaliera, beneficiando di tutte le cure necessarie, come ogni altro essere umano”.

LA REPLICA

In merito al fatto, a fornire chiarimenti da parte dell’azienda ‘San Salvatore’ è stato il direttore sanitario Maria Grazia Mortilla. “La signora Copalea - dice la Mortilla - era stata visitata ieri al pronto soccorso, senza necessità di ricovero e con valutazione di un riscontro oncologico. Al reparto Oncologia si è presentata senza documentazione medica e senza particolari sintomi, le è stato dato un appuntamento per questa mattina ed è stata regolarmente visitata senza riscontrare la necessità di ricovero. Le è stata consegnata anche una cartella ambulatoriale. Dice ancora il direttore sanitario: “Nessuno le ha chiesto soldi per nessuna visita, il problema semmai consisteva nel fatto che la signora era priva di tessera sanitaria come previsto dalla legge, e anche qui i medici si sono dati da fare per potergliela far ottenere, telefonando anche alla direzione medica di presidio. Infine - conclude la Mortilla - le è stata consegnata una lettera con l’impegno a conservarla così che chiunque in futuro la debba rivedere ad Oncologia conosca già il suo caso”.

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«Ventenne aggredita a Roma perché lesbica»
Il sindaco: «Ferma condanna di ogni violenza»
ROMA (23 luglio) - Aggredita e insultata perché lesbica. È accaduto a Roma, nella zona di via San Giovanni in Laterano, la “gay street” romana. A denunciarlo è il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo.
 
Vittima dell’aggressione, avvenuta tre giorni fa, una ragazza di 20 anni, collaboratrice del Coming Out, storico bar gay romano: mentre tornava a casa attorno alle tre «è stata insultata perché lesbica e colpita con calci e pugni», spiega Marrazzo. «È l’ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay, un episodio preoccupante perchè le modalità sono analoghe a quelle dell’aggressione di Cristian Floris, avvenuta qualche mese fa: la vittima è stata colpita alle spalle e poi insultata. Le esprimiamo tutta la nostra solidarietà», aggiunge il presidente dell’Arcigay di Roma. «Con questo attacco si è scelto di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunità lesbica e gay romana e per la nostra città, la Gay Street di via San Giovanni in Laterano - conclude Marrazzo -. Probabilmente le polemiche di questi giorni sulla sua mancata pedonalizzazione hanno persuaso i violenti ad agire. Adesso più che mai diventa essenziale una presa di posizione da parte del Comune di Roma».

«Con questo attacco - aggiunge Marrazzo - si è scelto in maniera esplicita di colpire uno dei luoghi simbolo per la comunità lesbica e gay romana e per la nostra città: la Gay Street. Probabilmente le polemiche di questi giorni riguardo alla mancata pedonalizzazione hanno persuaso i violenti ad agire, inviando un messaggio per marcare il territorio e seminare il panico. Adesso più che mai diventa essenziale una presa di posizione da parte del Comune di Roma e del I Municipio, che chiarisca se le persone lesbiche, gay e trans hanno diritto di cittadinanza nella nostra città e in via di San Giovanni in Laterano così da rispondere con fermezza a questi attacchi omofobi e respingere ogni atto intimidatorio».

La condanna di Alemanno, Zingaretti e Marrazzo. «A nome mio e di tutta l’amministrazione comunale voglio esprimere una ferma condanna contro ogni forma di violenza e discriminazione ai danni della comunità gay e lesbica di Roma - ha dichiarato in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno -. Alla giovane che ha denunciato un’aggressione a causa della sua omosessualità va la nostra piena solidarietà. Spero che episodi come quello di San Giovanni non si ripetano più, perché non rendono onore a Roma, da sempre simbolo di accoglienza e di pacifica convivenza».

«La Provincia di Roma è in prima linea per contrastare con fermezza fenomeni fin troppo diffusi come l’omofobia, il bullismo e il razzismo, per neutralizzare ogni tipo di discriminazione sessuale, religiosa o ideologica che sia e affermare con piena convinzione tolleranza e senso di accoglienza», ha affermato il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti in merito all’aggressione avvenuta nei pressi di San Giovanni. «Un altro intollerabile episodio di violenza - ha concluso Zingaretti - che merita la più dura condanna da parte di tutte le Istituzioni. Voglio manifestare la mia solidarietà e quella dell’Amministrazione provinciale alla giovane vittima di questa ennesima aggressione, minacciata e picchiata solo ed esclusivamente per il suo orientamento sessuale».

«Aggredire una donna, e aggredirla oltretutto perchè lesbica, è un atto figlio di una disarmante stupidità, di una profonda ignoranza ma anche di una cultura intollerante, omofoba e prevaricatrice che troppo spesso sembra attraversare questa società». Lo afferma il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo.  «Roma e il Lazio - aggiunge - non possono tollerare cedimenti in questo senso ed è per questo che mi auguro che alle parole pubbliche si dia seguito attraverso un’azione di educazione profonda nei confronti di chi sempre più si sente legittimato a manifestare la propria
inciviltà. Voglio infine esprimere la mia piena solidarietà - conclude Marrazzo - alla giovane vittima dell’aggressione».
 
Carfagna. «Apprendo con sdegno e preoccupazione di una nuova aggressione a Roma ai danni di una giovane omosessuale, insultata e colpita proprio perchè lesbica». Lo afferma il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. « Ciò che viene denunciato dalla ragazza è un gravissimo e odioso fenomeno di razzismo che condanno con assoluta fermezza: sono infatti convinta che il proprio orientamento sessuale non possa in alcun modo essere bersaglio di violenze o discriminazioni. Da ministro per le Pari Opportunità non posso quindi che esprimerle tutta la mia solidarietà, con la speranza che le Forze dell’Ordine individuino al più presto gli autori di un gesto tanto odioso quanto incivile», conclude il ministro.

Marco Pomarici, presidente del Consiglio Comunale di Roma ha dichiarato: «E’ davvero triste apprendere dell’aggressione di una ragazza gay, un atto ancora più vigliacco dal momento che la vittima è stata una donna sola. A nome del Consiglio Comunale esprimo tutta la mia solidarietà e ribadisco la ferma condanna ad ogni forma di violenza e discriminazione».

Corsetti. «Esprimo tutta la mia solidarietà nei confronti della ragazza aggredita nei pressi di piazza San Giovanni e profondo sdegno per il grave atto di violenza perpetuato ai suoi danni». È quanto ha dichiarato Orlando Corsetti presidente del I Municipio. «Tuttavia non posso non manifestare - ha proseguito Corsetti - enorme dispiacere per il tentativo di collegare questa vergognosa azione al diniego di pedonalizzazione di una strada».
Fonte: Il Messaggero

La mattanza continua

Wednesday, July 23rd, 2008

La cronaca incalza, il lugubre tam tam delle aggressioni e dei femminicidi è in spaventosa accelerazione. Madri, mogli, figlie, fidanzate, amanti, prostitute.. . donne.”
Rete delle Donne Umbre

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato della Rete delle Donne Umbre.

L’Umbria, che vanta già il triste primato degli omicidi bianchi – le morti sul lavoro -, si appresta a primeggiare anche per femminicidio, l’uccisione reiterata di donne, di età e condizioni diverse, accomunate dall’essere bersaglio di un’incontrollata violenza di genere.
Dopo Meredith, Barbara, Concetta, Marisa - per citare solo alcune delle vittime che hanno occupato gli “onori” della cronaca in questi ultimi mesi – anche Ana Maria Temneneu è morta, qualche giorno fa, strangolata dopo essere stata massacrata di botte, nel suo appartamento di Madonna Alta.
Era rumena “regolare” e aveva 20 anni. Il fatto che per vivere facesse la prostituta aggiunge al dolore per la sua morte , il dolore per un corpo lungamente oltraggiato dalla violenza che vite come la sua subiscono quotidianamente, sotto gli occhi indifferenti di cittadini benpensanti, dentro condomini di quartieri “signorili”, in una città “colta e civile” come Perugia.
Vite di donne, spezzate da mani omicide, che interrogano le coscienze di tutti e anche , soprattutto, dei nostri amministratori e delle nostre amministratrici , deputat/e a garantire la convivenza sociale, nel rispetto delle regole e dei diritti. Lo “scandalo” della prostituzione coatta, punta dell’iceberg maledetto dello sfruttamento e della schiavitù in cui – anche nel nostro territorio - sono tenuti migliaia di esseri umani: in primo luogo donne e bambine/i , denuncia l’inefficacia delle iniziative poste fin qui in essere, e chiede a gran voce – la voce delle vittime innocenti – di essere tenuto in evidenza nell’agenda politica e nelle prossime iniziative pubbliche.
Occorre però pensare ed agire senza chiudere gli occhi e il naso di fronte ai segnali inquietanti della barbarie, che affiora tra le pieghe dell’ordinario e dello straordinario, stravolgendo categorie di pensiero consolidate.
Mentre scriviamo il pensiero corre anche a Federica, la ragazza padovana – 20 anni anche lei - uccisa a loret de mar, dove sperava di trovare divertimento e, forse, amore, nella spensieratezza della gioventù, e a Cinzia Martini, ricoverata in prognosi riservata all’ospedale di Spoleto, per ferite da arma da fuoco provocatele dall’ex fidanzato, che “non sopportava di perderla”, che, tradotto, significa che non accettava la libera volontà della giovane di troncare un rapporto che non le interessava più.
La cronaca incalza, il lugubre tam tam delle aggressioni e dei femminicidi è in spaventosa accelerazione. Madri, mogli, figlie, fidanzate, amanti, prostitute.. . donne. La mattanza continua.

Fonte: http://www.noidonne.org/?op=articolo&art=2077

Cassazione, violenza sessuale anche se la vittima indossa i jeans

Tuesday, July 22nd, 2008

“I jeans non sono paragonabili ad una specie di cintura di castità”. Lo stabilisce nuovamente la Cassazione nella sentenza con cui ha confermato la condanna nei confronti di un 37enne che aveva molestato la figlia, ancora adolescente, della sua compagna infilandole le mani sotto i jeans.

La giovane aveva raccontato tutto al padre e al ragazzo. Quindi era scattata la denuncia. A maggio del 2005 il gip del tribunale di Padova aveva condannato l’uomo a un anno di reclusione per violenza sessuale. La corte d’appello di Venezia, a ottobre del 2007, aveva confermato il verdetto. Contro questa decisione l’imputato aveva fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la ragazza era seduta sul divano con i jeans aperti e che quindi questo significava che fosse in qualche modo consenziente.

La Terza Sezione Penale respinge oggi questa tesi sostenendo che “il fatto che la ragazza indossasse pantaloni di tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l’indumento non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castità”.

La Cassazione torna a occuparsi di violenze sessuali su donne in jeans, dopo dieci anni di sentenze controverse e di segno opposto. La pronuncia che fece più scalpore fu quella del febbraio 1999 che stabilì l’impossibilità di parlare di violenza nel caso in cui la vittima portasse i blue-jeans. L’indossare l’indumento significava “essere consenziente” a causa della difficoltà di sfilare i pantaloni “senza la fattiva collaborazione di chi lo porta”. Da allora una serie di marce indietro: la prima due anni dopo quella pronuncia, ora l’ultima.
Fonte : La Repubblica

Cronaca

Monday, July 21st, 2008

Una violenza inaudita. Prima contro la figlioletta di 4 anni, poi contro se stesso, tra l’orrore dei passanti. È stato arrestato con l’accusa di lesioni gravissime Julian Monit, un turista francese di 37 anni, originario di Parigi. Ieri sera, intorno alle 23, si trovava con la figlia in piazza Venezia a Roma. All’improvviso ha cominciato ad accanirsi ferocemente contro la bambina, sbattendole la testa sul marmo dell’Altare della Patria e riducendola in fin di vita.FERMATO DAI PASSANTI - Secondo una prima ricostruzione, alcuni passanti che hanno assistito alla scena si sono lanciati contro l’uomo per fermarlo e hanno chiamato le forze dell’ordine. Il padre della piccola, che si comportava come un pazzo, in un primo momento è riuscito a divincolarsi da chi lo bloccava e ha cominciato a prendere lui stesso a testate il marmo alla base del monumento, così come aveva fatto con la piccola figlia. Poi i carabinieri, giunti dal vicino comando di piazza Venezia, sono riusciti definitivamente a bloccarlo e a metterlo in condizioni di non nuocere.

TRAUMA CRANICO - La bambina è stata trasportata con codice rosso all’ospedale Bambin Gesù, il padre è stato medicato al Fatebenefratelli e poi trasferito nel carcere di Regina Coeli. Le condizioni della piccola sono apparse subito gravi, a causa del trauma cranico. La bambina è stata immediatamente sottoposta a intervento neurochirurgico e al momento è ricoverata in stato di coma post-operatorio.

Fonte : Corriere della Sera

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Tratta di donne

Sunday, July 20th, 2008

Dalla Nigeria venivano portate in Spagna, Italia e Norvegia e rivendute ad altre organizzazioni criminali per essere poi avviate alla prostituzione

TORINO
I carabinieri del Comando provinciale hanno arrestato Vincent Agbontaen, 33 anni, nigeriano, residente in Spagna ma domiciliato a Torino in via Principe Tommaso n.9. L’uomo era ricercato in ambito internazionale, perché ritenuto il “passeur” di un’organizzazione criminale dedita al traffico di donne nigeriane.

L’associazione operava soprattutto tra la Nigeria e l’asse europeo Italia – Spagna – Norvegia. Potrebbero essere decine le ragazze vendute dall’organizzazione centrale a gruppi criminali periferici con lo scopo di destinarle alla prostituzione.

L’arresto del nigeriano è maturato nell’ambito dell’attività investigative, avviate mesi fa, sul conto della mafia nigeriana presente sul territorio torinese. In questi giorni si celebra a Torino il processo nei confronti di alcuni affiliati. Vincent Agbontaen era conosciuto agli investigatori e il suo arresto è avvenuto la sera del 16 luglio scorso in Via Rossini.

Il “passeur” è stato fermato dai militari del Reparto Operativo su segnalazione della magistratura norvegese, che nei suoi confronti aveva emesso un mandato di arresto europeo. L’operazione è stata realizzata in stretta collaborazione tra i carabinieri e la polizia norvegese. Il nigeriano è un affiliato di un’associazione per delinquere dedita al traffico di donne dall’Italia e la Spagna verso la Norvegia, dove le donne venivano avviate alla prostituzione. La pena prevista per tale reato è di 15 anni di reclusione .

Fonte : La Stampa