Archive for August, 2008

60 milioni di spose bambine

Sunday, August 24th, 2008

Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.

CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.

POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. “Perché nutrire una mucca che non è tua?”, mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».

IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».

CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.

LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.

Viviana Mazza
24 agosto 2008

 

Fonte : Corriere della Sera

ci sono notizie che non vorrei dare

Sunday, August 24th, 2008

Una mix di super alcolici bevuti a una festa, poi una notte da incubo in un’abitazione sconosciuta stuprata da quattro ragazzi più grandi di lei, che ha appena 11 anni. È successo a Genova, tra l’1 e il 2 agosto.

Il pomeriggio del primo del mese S.M. era andata con un’amica ad una festa a casa di un certo Pepito, nel quartiere di Cornigliano: bevuta la Coca Cola ha perso conoscenza e si è svegliata disorientata solo la mattina seguente, in un appartamento che non conosceva. È tornata a casa in stato confusionale, con escoriazioni sulle gambe e dolori al basso ventre. Accompagata all’ospedale Gaslini dai genitori, che di solito le permettevano di stare fuori casa solo qualche ora il pomeriggio, i medici hanno riscontrato i sintomi della violenza sessuale.

Le indagini della squadra mobile di Genova hanno poi confermato l’accaduto: i ragazzi presenti alla festa avevano spinto la giovane a bere una notevole quantità di superalcolici che le hanno fatto perdere subito la lucidità mentale. Quindi i minori L.U.V.G. e O.E.J.M., insieme a Josè Arturo Luis Rambay, l’hanno violentata ripetutamente. Sul finire della serata un’altra comitiva di giovani, già ubriachi, era giunta nell’appartamento: uno di loro, Henry Xavier Montalvan Aucapina, ha abusato ancora della ragazza ancora in stato di incoscienza, portandola infine a dormire in un’altra abitazione.

In carcere con l’accusa di violenza sessuale sono finiti 4 ecuadoregni, due maggiorenni e due minorenni. Le indagini sono state difficili e complesse perchè la vittima non conosceva l’identità dei partecipanti alla festa; questi, poi, hanno tentato di depistare gli inquirenti incolpandosi a vicenda.

La vittima, spiegano gli inquirenti, era una ragazzina non abituata a frequentare ragazzi più grandi perchè seguita con attenzione dai genitori: la giovane età ed il fatto di trovarsi in compagnia di persone adulte l’hanno indotta a seguire il loro comportamento, imitandoli nel bere.

Fonte : la Stampa

orrore senza fine…

Friday, August 15th, 2008

 

 

Violenta la figlia di otto anni in spiaggia

Il 41enne residente a Terni era sulla battigia, nudi sia lui sia la piccola. I bagnanti hanno chiamato i carabinieri
PESCARA

 

 

 

- Violenza sessuale aggravata su minore di 10 anni. Questa l’accusa di cui dovrà rispondere davanti al gip un uomo di 41 anni nato a Pescara ma residente a Terni, notato in atteggiamenti ben più che equivoci con le sue due figlie di 4 e 8 anni sulla spiaggia di Città Sant’Angelo, nel Pescarese. Il fatto è successo il 10 agosto, l’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita tre giorni dopo. L’uomo era nudo sul bagnasciuga, con accanto le due bambine. È stato visto da alcuni bagnanti, che hanno immediatamente avvisato i carabinieri e le cui testimonianze sono risultate decisive.

DENUDATE

- È stata una coppia a notare l’uomo con le figlie, cui aveva fatto togliere il costume. Dopo aver mandato quella di 4 anni a giocare con la sabbia, ha cominciato a toccare la bambina più grande. La coppia ha chiamato i carabinieri di Montesilvano, che hanno mandato sul posto una pattuglia. Un uomo, che passeggiava sulla battigia, ha visto la scena e si è scaraventato contro il padre colpendolo due volte al viso senza che questi reagisse e accusandolo di essere «porco e pedofilo». L’uomo si è subito rimesso il costume e, poco dopo, sono arrivati i carabinieri. Non ha negato di essersi denudato, né di aver denudato le figlie. Sostiene però di non aver fatto nulla di male e di essere stato frainteso. Ora saranno le perizie mediche a stabilire se non ci siano stati ulteriori abusi. Le bambine sono tornate a Terni dalla madre. Durante una perquisizione nella casa della famiglia è stato sequestrato un computer.

Fonte: Corriere della Sera

Prostituzione, dopo il blitz la rabbia:”Quella foto è una vergogna”

Monday, August 11th, 2008
L’immagine, scattata all’interno del comando della polizia municipale dopo l’ultima retata, scatena l’indignazione dei lettori e delle organizzazioni di volontariato. Carla Corso, leader storica delle prostitute, si scaglia contro i sindaci sceriffi
di Stefania Parmeggiani

Arrabbiata, spaventata e infine esausta. Rannicchiata a terra, mezza nuda, con il corpo sporco di polvere sul pavimento di una cella di sicurezza. La ragazza nigeriana fermata durante l’ultima retata anti-prostituzione e fotografata al comando della polizia municipale di Parma dopo che si era lasciata cadere a terra senza più forze, è diventata, suo malgrado, il simbolo di una nuova “caccia alle streghe”, cominciata con la carta sulla sicurezza e proseguita con le ordinanze (applicate o solo annunciate) dei sindaci-sceriffo.

“Che cosa ha fatto di male quella donna per essere messa in una cella?”, si chiede indignato un lettore. La risposta, provocatoria, arriva da Carla Corso, leader storica delle prostitute: “E’ una indesiderata, un’emarginata, una donna che forse è vittima di una tratta e che cerca di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa”. La lista dei divieti si allunga di giorno in giorno: vietato chiedere l’elemosina, lavare i vetri, rovistare nei cassonetti… “Essere poveri sta diventando un crimine e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne… Ci sono troppe lucciole che sono schiave e si vendono sui marciapiedi perché minacciate da chi le ha fatte arrivare in Italia”. “Le retate anti-prostituzione – continua – servono solo a fare impazzire le lucciole che scappano da una città all’altra o da un quartiere all’altro in cerca di un clima più tollerante. La ragazza fotografata chiederà mai aiuto a chi l’ha trattenuta in quella cella? Si fiderà mai delle forze dell’ordine? Anche se è vittima della tratta non glielo dirà e se, insieme alle sue colleghe, sarà cacciata in un cono d’ombra ancora maggiore, ad esempio se sarà costretta a prostituirsi in un appartamento, non incontrerà neppure volontari in grado di spiegargli che può entrare in un percorso di protezione. I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione”.

“Trovo vergognoso – continua Corso, riferendosi alla foto – quel corpo abbandonato a terra in un comando di polizia municipale. Trovo vergognoso che i nostri poliziotti, carabinieri e vigili urbani controllino gli immigrati senza informarli dei loro diritti e che si scambi la prostituzione per un problema di sicurezza”. Informare chi è vittima senza criminalizzarlo, è questo quanto il sindacato delle prostitute e le organizzazioni che scendono quotidianamente in strada per strappare le lucciole ai marciapiedi vorrebbero. A Parma come a Verona, a Roma come a Milano.

Marco Bufo, coordinatore dell’associazione nazionale “On the road”, che dal 1990 si sta occupando di prostituzione e tratta, si dice preoccupato del nuovo clima italiano: “Siamo scettici nei confronti delle ordinanze dei sindaci nati sulla scia della Carta di Parma e delle retate anti-prostituzione. Le forze dell’ordine dovrebbero essere inviate in strada non a fare multe, ma a capire i meccanismi che soggiacciono a certi fenomeni, dovrebbero essere preparati per leggere i segnali, capire se di fronte hanno donne vittime dello sfruttamento o meno. Sarebbe necessario guardare in faccia la realtà e trovare soluzioni pragmatiche, ad esempio zone in cui la prostituzione possa avvenire alla luce del sole, invece di alimentare o cavalcare politicamente la percezione d’insicurezza dei cittadini”.

Un lettore che si firma con il nick Zavarollo ha una sua soluzione, ovviamente provocatoria (Nei commenti l’intervento integrale, ndr): “Almeno voi, clienti di Parma, siate onesti. Voi che siete sempre riusciti a eludere, chissà come mai, i controlli della municipale e dei carabinieri, unitevi per aiutare le donne che stuprate. Comprategli un appartamento collettivo. Così almeno il sindaco sarà contento. Sotto il tappeto della malavita la polvere del degrado non si muove. E Parma risplenderà più che mai”.

L’assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi, dopo le polemiche, assicura che non c’è stata alcuna violenza: “Tutto si è svolto secondo le procedure”. La donna sarebbe stata rinchiusa nella camera di sicurezza, che ha le pareti in gomma, per evitare che si facesse del male. Il mattino è stata rilasciata insieme alle altre donne controllate.

Fonte; La Repubblica

Violenza, tradita dal branco di 7 amici

Friday, August 1st, 2008

Violentata dal branco. Da sette ragazzi che avevano trascorso con lei un venerdì sera come tanti, tra i soliti locali e i soliti divertimenti di sempre. Un incubo finito solo all’alba di sabato quando lei, una ragazza fiorentina di 22 anni, è riuscita a chiamare un amico e a raccontare tra le lacrime quello che era appena successo. Adesso la ragazza ha presentato una denuncia in questura su quanto accaduto. Le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Pietro Suchan, stanno cercando di dare un nome a tutti i ragazzi che avrebbero preso parte alla violenza. I sette giovani sono già stati fermati e identificati.

VIAGGIO ALL’INFERNO. Il viaggio all’inferno della ragazza parte come una tranquilla serata tra ventenni o poco più. Tre amiche, due amici di vecchia data e altri cinque ragazzi che si uniscono all’ultimo momento alla compagnia. Trascorrono la serata in un locale, bevono, ridono e scherzano. Niente di diverso di quello che fanno i ragazzi di quell’età in una sera d’estate. Poi, a una certa ora, le due amiche tornano a casa, si è fatto tardi. Lei decide invece di restare ancora in compagnia dei sette ragazzi. È tranquilla, non ha nulla da temere. O almeno pensa che sia così. Invece la situazione degenera presto e sfugge di mano a qualcuno. All’inizio tutto parte come un gioco. «Dai un’altra bevuta ancora, l’ultima…». I ragazzi fanno bere l’amica fino a farle perdere la testa, poi, secondo quanto raccontato, sono loro a perdere la testa, complice qualche bicchiere di troppo. Che cosa sia scattato nella loro mente nel momento in cui hanno deciso di mettere in pratica il piano, potranno raccontarlo solo loro. Perché a sentire la ragazza sembra che da un certo punto della serata in poi, tutto sia stato organizzato con precisione. I ragazzi in gruppo si dirigono verso la Fortezza, cercano un posto appartato e lo trovano nel parcheggio degli autobus, una zona poco trafficata dove ci si può nascondere tranquillamente alla vista degli automobilisti di passaggio. Lì sarebbe avvenuta la violenza. I sette, a turno, approfittano di lei che cerca di reagire ma senza avere la forza per farlo.

LA FINE DELLA NOTTEMALEDETTA. Solo quanto tutto è finito e i ragazzi vanno via lei chiama un amico dal telefono cellulare e si fa venire a prendere. Non chiama la polizia ma a lui racconta tutto, ogni dettaglio di quella notte maledetta. È lui a convincerla che era giusto denunciare la violenza. Tacere sarebbe stato come essere violentata un’altra volta. E così il giorno dopo va al centro antiviolenza insieme a un’amica e alla madre dell’amica, va a farsi visitare al pronto soccorso dove i medici accertano la violenza sessuale subita. È il primo passo per arrivare a fare la denuncia alla polizia. Ieri la ragazza, accompagnata da un avvocato, è stata ascoltata a lungo in questura dalla squadra mobile che ha avviato le indagini. La ragazza ha raccontato tutto, ha fatto i nomi dei due amici e ha fornito più particolari possibili dei ragazzi conosciuti quella sera. I ragazzi sono stati identificati e fermati.

Fonte: La Repubblica