Archive for October, 2008

Femminicidi nel 2008

Thursday, October 30th, 2008

Un bilancio approssimativo dei femminicidi nel 2008. Grazie a chi l’ha fatto perchè questa lista è molto più esplicita di tante parole.

anno 2008
donna uccisa
il…………………a…………………………..da:
 

  2 gennaio - milano……………………….figlio
  8 gennaio - pisa………………………….sconosciuti
  9 gennaio - foggia……………………….convivente
11 gennaio - garbagnate………………….marito
25 gennaio - bergamo…………………….sconosciuto
30 gennaio - cosenza-campo rom……….sconosciuti
31 gennaio - padova………………………marito
  1 febbraio - viterbo………………………amante
  5 febbraio - castellamare di stabia……marito
21 febbraio - napoli……………………….marito
23 febbraio - pistoia………………………protettore
24 febbraio - lucera……………………….vicino di casa
27 febbraio - benevento………………….sconosciuto
29 febbraio - bari………………………….marito
  8  marzo  -  isernia……………………..amico
10  marzo  -  taranto……………………..marito
10  marzo  -  taranto……………………..padre
10  marzo  -  taranto……………………..padre
16  marzo  -  cuneo……………………….conoscente
17  marzo  -  savona………………………figlio
17  marzo  -  savona………………………ex fidanzato
21  marzo  -  lecco…………………………figlio
23  marzo  -  torino………………………..sconosciuto
23  marzo  -  livorno……………………….sconosciuto
25  marzo  -  ferrara……………………….sconosciuto
27  marzo  -  nuoro………………………..sconosciuti
30  marzo  -  sezze………………………..convivente
  9  aprile   -  roma…………………………marito
16  aprile   -  salerno………………………fratello
19  aprile   -  perugia………………………sconosciuto
21  aprile   -  pistoia……………………….sconosciuto
25  aprile   -  monterone…………………..racket
25  aprile   -  monterone…………………..racket
26  aprile   -  verona……………………….amico del marito
29  aprile   -  foligno……………………….padrone di casa
  7 maggio - genova………………………..protettore
  8 maggio - milano…………………………sconosciuto
13 maggio - niscemi………………………..amici
14 maggio - rimini…………………………..ex fidanzato
17 maggio - bari…………………………….marito
21 maggio - napoli………………………….figlio
25 maggio - lago d’iseo……………………marito
26 maggio - mantova………………………sconosciuto
30 maggio - piacenza………………………sconosciuto
  4 giugno  -  vicenza………………………marito
  6 giugno  -  milano……………………….convivente
  8 giugno  -  rimini…………………………nipote
10 giugno  -  bergamo………………………conoscente
  6  luglio  -   perugia……………………….sconosciuto
15  luglio  -   prato…………………………..marito
16  luglio  -  genova…………………………conoscente
13  luglio  -  grosseto……………………….sconosciuto
17  luglio  -  senigallia………………………ex marito
25  luglio  -  bergamo………………………..ex fidanzato
31  luglio  -  scicli…………………………….marito
  2 agosto - canosa di puglia……………….marito
  2 agosto - canosa di puglia……………….genero
18 agosto - genova…………………………..convivente
20 agosto - parma……………………………marito
20 agosto - parma……………………………padre
21 agosto - arezzo……………………………convivente
23 agosto - luzzara…………………………..convivente  
29 agosto - fano………………………………ex convivente
3 settembre-ravenna…………………………sconosciuto
5 settembre-sardegna………………………..sconosciuto
9 settembre-prov.torino………………………padre
12settembre-pisa……………………………..sconosciuto
14settembre-bari………………………………figlio
17settembre-bergamo………………………..ex marito
17settembre-bergamo………………………..ex marito dell’amica
18settembre-lecco…………………………….convivente
18settembre-roma…………………………….fratello
20settembre-montebello jonico……………..marito
22settembre-napoli……………………………marito
27settembre-ferrara……………………………figlio
  1 ottobre  -  foligno………………………….ex convivente
  2 ottobre  -  trapani………………………….sconosciuto
  6 ottobre  -  spoleto………………………….ex  convivente
  7 ottobe   -  reggio calabria…………………sconosciuto
  9 ottobre  - bovalino………………………….conoscente
16 ottobre  - campobasso……………………..marito
17 ottobre  - alassio……………………………sconosciuto
19 ottobre  - foresto sparso…………………..ex fidanzato
20 ottobre  - reggio calabria…………………..datore di lavoro
23 ottobre  - caserta……………………………marito

Fonte : Femminismo a sud

http://oknotizie.alice.it/go.php?us=49d11a20e3f1a0cb

… lapidata

Wednesday, October 29th, 2008

Somalia, lapidata in pubblico
per aver commesso adulterio

La ragazza aveva 23 anni. I parenti
sono stati costretti ad assistere allo
scempio durante il quale è stato
ucciso per errore anche un bambino
CHISIMAIO (SOMALIA)
Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di ieri a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, dopo la condanna a morte emessa da una corte islamica e davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi. La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere sepolta fino al collo e massacrata.

Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un “processo” coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo.

È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

Il porto di Chisimaio è finito sotto il controllo di una coalizione di forze fedeli al leader Hassan Turki e di miliziani islamici Shabab (gioventù), dopo aver sconfitto le milizie del clan locale Marehan, che controllava la città dall’aprile del 2007. Turki è accusato da Washington di terrorismo. «Questo pomeriggio vogliamo far sapere alla gente di Chisimaio che stiamo applicando una punizione che è rara in questa regione e che viene inflitta per la prima volta a Chisimaio», ha aggiunto Hayakallah. Sono state vietate riprese e fotografie, ma i giornalisti sono stati autorizzati ad assistere.

Sinodo dei vescovi: «Le donne annuncino la parola di Dio»

Tuesday, October 28th, 2008

CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa cattolica è pronta a riconoscere un ruolo più attivo delle donne nella lettura della Bibbia e più in generale nell’annuncio della Parola di Dio: il sacerdozio femminile resta precluso, certo, ma la proposta di un ministero per le «lettrici» appare una delle più innovative emerse dal dodicesimo sinodo dei vescovi che si è chiuso sabato in Vaticano, dopo tre settimane di dibattito sul tema della Parola di Dio. Un confronto serrato tra i 253 ecclesiastici provenienti da ogni angolo del pianeta, due terzi dei quali per la prima volta partecipanti a un sinodo e fotografia di una Chiesa cattolica che, pur riaffermando con forza i suoi principi di fondo nell’intento di arginare derive fondamentaliste e teologi dissidenti, cerca di adeguarsi ai tempi che cambiano, partecipare alla vita pubblica e aprire a un dialogo interreligioso a tutto campo ma a precise condizioni.

LE PROPOSTE - Dopo il messaggio finale rivolto al «popolo di Dio», diffuso venerdì, l’assemblea ha consegnato a Benedetto XVI 55 «propositiones», scritte in latino e strettamente riservate, sulla base delle quali il Papa redigerà, come di consueto, una «esortazione post-sinodale». Le proposte, diffuse in una traduzione italiana «non ufficiale», sono state illustrate in una conferenza stampa da alcuni padri sinodali, tra cui il relatore, card. Marc Ouellet. L’istituzione di un apposito «ministero non consacrato», una sorta di riconoscimento istituzionale, per le donne laiche impegnate nell’opera pastorale è menzionata alla proposizione numero 17: «i Padri sinodali riconoscono e incoraggiano il servizio dei laici nella trasmissione della fede. Le donne, in particolare, hanno su questo punto un ruolo indispensabile soprattutto nella famiglia e nella catechesi. Infatti, esse sanno suscitare l’ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica. Si auspica - conclude il documento - che il ministero del lettorato sia aperto anche alle donne, in modo che nella comunità cristiana sia riconosciuto il loro ruolo di annunciatrici della Parola».

RUOLO DELLE DONNE - In realtà la lettura della Bibbia durante la messa da parte di donne è già ampiamente diffusa, ma la proposta, preannunciata nei giorni scorsi dal presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, mons. Gianfranco Ravasi, va oltre, chiedendone il riconoscimento istituzionale, nell’ambito di un maggiore riconoscimento dei laici nella diffusione della Parola. «E, visto che si parla di laici - hanno spiegato i padri sinodali che hanno illustrato le proposizioni - non vi è motivo per escludere le donne» le quali, anzi, possono avere un ruolo chiave, per natura e rappresentanza sociale, nella famiglia e nella catechesi. E una particolare attenzione ai ‘diritti delle donnè risuona anche tra i temi suggeriti per un dialogo con l’Islam. Sullo sfondo, il tema centrale del Sinodo, volto a riaffermare la centralità delle Scritture «dono dello Spirito santo alla Chiesa» e che in questa «hanno il loro luogo ermeneutico proprio» (insomma, attenzione alle interpretazioni delle sette in senso fondamentalista e no a quelle individuali). Altre proposizioni riaffermano la centralità della liturgia, chiaro assunto ratzingeriano, e la necessità di superare il dualismo tra ‘esegesi e teologià, ricreando una unità tra fede e ragione nel tracciato del Magistero. Molti sono stati, durante il sinodo, i richiami ai «professori» che se ne sono allontanati, soprattutto tra i teologi tedeschi fautori del metodo storico-critico.

Fonte: Corriere della Sera

Voi cosa ne pensate?

 

Nobili, libere e cattive le donne dividono

Monday, October 27th, 2008

Donne da Festival: ragazzine italiane insopportabili per villania e porcaggine (”Un gioco da ragazze” del giovane ed esagerato Matteo Rovere), cinquantenni francesi che acquistano gigolò in saldo, perciò bruttini ma pazienza (”Cliente” di Josiane Balasko, che se non lo girava era meglio), settecentesche infelici nobildonne inglesi che non disdegnano i “menage a’ trois”, circondate da centinaia di servitori in polpe dentro palazzi immensi su parchi invasi da pecorelle (”La duchessa” di Saul Dibb). Adolescenti scatenate e donne liberate di oggi, dame di ieri prigioniere di convenzioni patriarcali, in ogni caso donne che il cinema racconta come assatanate, per noia, lussuria, solitudine, amore.

Delle angosce dell’anoressica Keira Knightley, dal viso incantevole e priva di seno, nelle parrucche e crinoline e gioielli di Georgiana Spencer (e per via del cognome noiosamente ricordata come quadrisavola della povera principessa Diana) andata sposa sedicenne al ricchissimo e politicamente potente quinto duca di Devonshire, allora 24enne, non ce ne importerebbe quasi nulla se il gelido, dispotico, adultero marito non fosse Ralph Fiennes; il cui sadismo afasico suscita nelle spettatrici un improvviso sregolato furibondo innamoramento. E non importa se il meraviglioso attore ha 23 anni più di Keira, (lui 46, lei 23) anziché gli 8 dei personaggi reali.

Della celebre duchessa il film racconta il fasto, la popolarità, il lancio delle mode, le maternità, il triangolo amoroso tra lei, il marito e l’amica Bess Foster, l’imperio della madre ambiziosa (che seccatura vedere quella che fu la sconvolgente Charlotte Rampling frastagliata dagli anni), l’amore per quel Charles Gray che sarebbe diventato primo ministro d’Inghilterra, la rinuncia alla figlia adulterina, un po’ di appoggio al partito Whig e a Fox. In realtà la bella duchessa, in un’epoca in cui le donne sposate non avevano nessuna personalità giuridica, non esercitavano la potestà sui figli, non conoscevano nessuna forma di libertà, “fu un politico senza voto e un’abile stratega molto prima che la politica di partito diventasse una professione”, come scrive Amanda Foreman nella biografia da cui è tratto il film. Parteggiò per la rivoluzione americana e per quella francese, pur combattendo per la salvezza del re di Francia e di Maria Antonietta sua amica, che andò a trovare in prigione. Fu anche vittima di una rovinosa dipendenza dall’alcol, dalle droghe, dal gioco, circondandosi da creditori implacabili.

Tutto ciò “La duchessa” non ce lo racconta, inondandoci di feste, balli, cene, costumi, trascurando anche i tanti amanti che ebbe, oltre a Gray. Ma è ovvio che le cinebiografie non possono rispettare la storia, e questa comunque ci ricorda quanto le donne erano, e forse in qualche caso, non nei film, possono ancora essere personalità piene di fascino e intelligenza.
Come non sono le ragazze di Matteo Rovere (molto carina Chiara Chiti), ovviamente ricche viziate e di provincia, di cui il regista ci mostra ogni bruttura, (che Georgiana sapeva celare): ubriache, impasticcate, sporcaccione, nei gabinetti poi, vomitanti, sprezzanti, maleducate e cattivissime. E poi alla fine neppure si pentono né il fato le punisce! Sconvolta per il finale che non prevede per le sciocchine la morte sotto il treno, la commissione ministeriale di censura - si immagina anziana - ha vietato il film sotto i 18 anni, nel timore del cattivo esempio a fanciulle innocenti, se mai se ne trovasse almeno un paio, mentre da proteggere dovrebbero essere gli adulti, soprattutto se genitori di sedicenni. Che dovrebbero essere protetti anche dal film della Balasko in cui le signore non pensano che a quella cosa là, senza il minimo glamour. Passi lo spreco di denaro di Nathalie Baye per un ragazzotto insulso come il suo giubbotto, passi la di lui amata mogliettina che prima si indigna poi lo spinge a impegnarsi di più nel simpatico lavoro, ma la sorella grassa e sola, la Balasko stessa, che si innamora riamata di un enorme pellerossa dai capelli sino in vita, no, questo proprio no.

Fonte: La Repubblica

ma gli uomini non si vergognano mai?

Saturday, October 25th, 2008
Assolto l’uomo accusato di aver

sfigurato il volto della compagna

È stato assolto dalla Corte d’Appello di Milano Lorenzo Zagnoni, accusato di avere orribilmente sfigurato il volto della fidanzata schiacciandolo sulla piastra di un fornello acceso. I fatti risalgono al novembre 2003. La ragazza venne trovata in coma vigile, sfigurata al volto, in posizione “composta” sotto la cucina. L’uomo era già stato assolto in primo grado dall’accusa di tentato omicidio, dopo aver passato un anno e due mesi in carcere in regime di custodia cautelare. La sentenza è stata emessa dopo una vivace udienza e una camera di consiglio di due ore.

PERIZIA D’UFFICIO - Il processo era cominciato un anno e mezzo fa e il sostituto procuratore generale Felice Isnardi aveva chiesto la condanna a 16 anni, ma dopo una lunga camera di consiglio, anzichè la sentenza, la seconda Corte d’Appello del capoluogo lombardo aveva disposto lo svolgimento di una perizia d’ufficio sulla natura delle lesioni riportate dalla vittima. Venerdì il perito David Stafforino ha sostenuto che quelle ferite sono compatibili anche con una caduta accidentale. Il rappresentante della procura generale non ha cambiato le sue conclusioni e anche l’avvocato Laura Panciroli, legale di parte civile, ha ribadito la richiesta risarcitoria a favore della vittima. Dopo le arringhe degli avvocati Ugo Genesio e Andrea Sogliani, che hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato (l’uomo aveva avuto un litigio con la fidanzata ma poi era uscito dall’abitazione della donna, la cui porta, come dimostrato in aula con un esperimento tecnico, si chiudeva da sola e non si poteva aprire senza chiave), è arrivata la sentenza. I giudici hanno cancellato anche la condanna a sei mesi che il tribunale aveva inflitto all’imputato per il reato di danneggiamento di una finestra. La sentenza è giunta esattamente tre anni dopo la prima

 

cronache infinite

Friday, October 24th, 2008

 Si accaniva nei confronti di giovani prostitute provenienti dall’est europeo. Prima contrattava il prezzo della prestazione, poi cambiava improvvisamente atteggiamento, le violentava in modo efferato, le picchiava e portava via loro tutto quello che avevano. Ma grazie alle denunce delle vittime, la squadra mobile della Questura di Milano è riuscita a risalire a lui. È un quarantenne residente a Pero e si chiama Andrea Colantonio lo stupratore seriale nei confronti del quale è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale. L’uomo si trovava già in stato di arresto perché colto in flagrante mente rapinava una prostituta il 5 settembre. Ora gli inquirenti gli attribuiscono anche due stupri avvenuti nei giorni imediatamente prima dell’arresto nei confronti di due giovani prostitute rumene di 20 anni, e non escludono che possa essere l’autore anche di altre aggressioni.

UNA LUNGA SERIE - Colantonio aveva già diversi precedenti per violenza sessuale, rapina, atti osceni e lesioni, sempre a danno di prostitute dell’Est. La sfilza di reati era cominciata almeno nel 1996 e gli episodi si erano poi ripetuti nel 2001, nel 2004 e nel 2005. Per questi reati l’uomo aveva già scontato la sua pena ed era uscito da San Vittore il 28 novembre del 2007. Ora, dopo meno di un anno, torna in carcere. A permettere la sua identificazione alcuni elementi che ritornavano nelle violenze, come le auto che utilizzava, il cambio improvviso di atteggiamento nei confronti delle vittime, l’abitudine di «vantarsi» con le prostitute di essere già stato in galera per reati simili.
LE VIOLENZE - Il primo settembre scorso, in via Stephenson, l’uomo abborda una ragazza, poi concorda una prestazione che si trasforma in stupro. Violentata più volte per ore, poi costretta a consegnare il denaro che gli aveva dato. Stessa scena, 72 ore dopo, in viale Umbria. Anche in questo caso la vittima, una 20enne, è costretta a subire le violenze del 39enne a consegnargli il guadagno della serata: 150 euro. Entrambe lo denunciano e sarà proprio una vittima a fornire indicazioni utili, attraverso la targa dell’auto, per risalire al presunto violentatore. Due giorni dopo, il 5 settembre, finisce in manette perché sorpreso a rapinare una prostituta a Pregnana Milanese. Ora, per lui la pena da scontare si preannuncia più duratura. Oltre alle due violenze sessuali nei confronti delle romene si sospetta che l’uomo ne abbia messa a segno una tre mesi prima. L’uomo è stato bloccato nella sua abitazione a Pero, dove vive con i genitori. Per lui si sono aperte le porte del carcere di San Vittore.
Fonte : Corriere della Sera
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La vendetta si consuma con il porno
A dettare il trend, come spesso accade, sono state le star. A partire da Pamela Anderson, il cui video bollente delle prime notti di nozze con Tommy Lee finì sul web dieci anni fa, passando per Paris Hilton (almeno due i casi, il più “antico” e famoso dei quali fu un video hard girato con l’ex fidanzato Rick Salomon che nel 2004, col titolo “One night in Paris”, mandò in tilt la rete), Cameron Diaz e Britney Spears. Ma ora l’idea di mettere su internet foto o video a luci rosse del proprio ex – il cosiddetto “revenge porn”, o “vendetta porno” - sta assumendo dimensioni preoccupanti. Tanto che negli Stati Uniti si inizia a pensare di istituire un reato ad hoc.

GLI ULTIMI CASI - Uno dei casi più recenti è quello di Jared Wolny, 24 anni, e Tessa Komer, 21, due ragazzi dell’Università della Georgia. Dopo una storia lampo, iniziata su internet e culminata in un anello di fidanzamento, la rottura ha spinto Jared a infilarsi nella pagina di Facebook dell’ex ragazza. Per metterci delle foto (della ex), ovviamente senza veli. Jared è stato arrestato a maggio, rilasciato su cauzione, e ora aspetta il processo. Meglio è andata a David Feltmeyer, 34enne di Chesterfield, Virginia: indagato per aver masterizzato su dvd un video a luci rosse della sua ex, e averne distribuite delle copie gratuite con tanto di nome, indirizzo e numero di telefono (sempre dell’ex), se l’è cavata con 90 giorni (sospesi dalla condizionale), grazie a una difesa che spiegava che “questo non è un reato, è solo uno scherzo”.

IL BUSINESS - Chi non scherza, invece, è la fiorente industria del porno su internet. Che ha immediatamente fiutato le potenzialità del nuovo “genere”, creando siti ad hoc (come revengeporn.net, o alcune sezioni su Shoosh Time). «Ma quelli sono video girati da professionisti, che fingono di volersi “vendicare” di qualche ex», spiega Kurtis Potec, 25 anni, direttore di Xtube, una delle moltissime versioni “hard” di YouTube, sulle quali chiunque può mettere il proprio video porno amatoriale. “Il problema, almeno per noi, è che ci arrivano moltissimi video con nome, indirizzo e numero di telefono della ragazza nel filmato. E sono spesso tra i più cliccati”. Solo lo scorso anno Potec ha ricevuto oltre mille richieste da parte di uomini (pochi) e donne (la stragrande maggioranza) per togliere un filmato di “vendetta porno”. “E il trend è in continua crescita, soprattutto tra gli uomini gay”.
E mentre aumenta il numero di casi, cala l’età media degli esposti alla “gogna informatica”. Alex Phillips, 17enne di La Crosse, Wisconsin, non s’è fatto scrupoli a mettere sul suo profilo MySpace le foto nude della sua ex, appena 16enne.

LA LEGGE - «Queste azioni vengono condannate come tentativi di ricatto, o diffamazione», spiega Michael Fertik, 30enne direttore di ReputationDefender, studio legale specializzato nella difesa della privacy. «Ma finché non ci sarà un reato apposito, il rischio è alto». Come difendersi? «La prima cosa da fare è, ovviamente, evitare di girare video o farsi scattare foto porno. Il revenge porn è come una malattia sessualmente trasmissibile: succede solo quando si mescolano sesso e irresponsabilità».
Fonte Corriere della Sera

Io, alla guerra con la matita

Thursday, October 23rd, 2008

All’inizio pensavano tutti che fossi un uomo, Omayya infatti è un nome sia maschile che femminile». Omayya Juha, 36 anni, la più famosa nonché unica vignettista palestinese, siede nell’ufficio all’ultimo piano della casa di produzione cinematografica JohaToon Company, a Gaza City. Sulla scrivania ci sono gli schizzi del suo primo cartoon, «Alia and the Wall» (Alia e il muro), la storia palestinese degli ultimi 4 anni vista con gli occhi di una bambina uguale a quella della foto sul computer, la figlia Nur. Come lei, Omayya adora Ratatouille, Shrek, Toy Story. E pazienza se sono pellicole made in Usa. «La mia meta è un festival europeo» dice temperando la matita con le mani inguantate. Il sogno, emulare il successo di «Valzer con Bashir» il film d’animazione del collega e «nemico» israeliano Ari Folman sulla strage di Sabra e Chatila. Dalla finestra aperta salgono le grida dei ragazzini che giocano alla guerra.

Da anni il Palestinian Media Watch Center denuncia l’uso dei cartoon per educare all’odio i minori. Mesi fa l’emittente di Hamas, Al Aqsa tv, arruolò Topolino nella «lotta all’occupazione sionista». Poco dopo toccò a Re Leone, in campo, stavolta, contro i fratelli coltelli di Fatah. Omayya ricaccia una ciocca di capelli sotto il chador blu e fa spallucce: «Il solito trucco di metterci gli uni contro gli altri. Non abbocco. Se caricaturassi i nostri problemi interni riderebbero solo gli israeliani». D’altra parte sarebbe dura canzonare a turno le fazioni palestinesi rivali: Omayya Juha lavora per entrambe. Una vignetta al giorno per Al-Hayat Al-Jadida, il quotidiano dell’Autorità Nazionale Palestinese, due per Al Risala, il settimanale di Hamas, pubblicazioni pungenti con l’avversario ma accomunate da una certa riluttanza all’autoironia. Lei giura di stare nel mezzo, nonostante la sua storia: «Il mio primo marito è stato il martire numero uno della seconda Intifada». E l’attuale lavora con Hamas.

«Combattere è una missione, io uso la matita» continua Omayya. Ha cominciato da adolescente, studiando le strisce del connazionale Naji Al-Ali. Nel ‘97, laurea in matematica in tasca, è approdata ad Al Risala. Tra le vignette che ritiene più riuscite c’è quella sulla battaglia di Zeitun, a Gaza: «Era il 2003, la resistenza aveva tagliato la testa a sei militari israeliani. Disegnai Ariel Sharon che, davanti alla stampa, lodava il busto dei soldati accanto a lui, tornati dalla missione “rasak marfuah”, che in arabo significa “fieri” ma anche “senza testa”». Israele non si divertì: «Il giorno dopo colpirono la sede di Al Risala».

Omayya Juha si firma Omayya e aggiunge una chiave, la chiave di casa dei rifugiati palestinesi del 1948. Il piano di pace saudita, che ipotizza uno Stato palestinese e uno israeliano lungo la linea del ‘67, la lascia fredda. Non vede differenza tra il Moshav Tekuma, sorto negli Anni 50 sulle rovine del villaggio dei suoi nonni, e le colonie ebraiche costruite dopo. «Israele non dovrebbe esistere» ha ripetuto in un’intervista al quotidiano israeliano Jerusalem Post. Quanto alla fantomatica solidarietà araba, la racconta nell’ultima vignetta di Al Risala: «C’è un gigante grasso che emette un peto in faccia a un palestinese di Gaza con la bombola del gas da cucina vuota. S’intitola “Il gas arabo”».

L’Anti-Defamation League l’accusa d’antisemitismo, gli arabi l’adorano e nel 2003 hanno votato www.omayya.com sito comico dell’anno. Omayya è un brand. S’ispira al collega Baha Boukhari, il cartoonist di Al Ayam condannato dai giudici di Hamas per aver oltraggiato l’Islam disegnando il premier deposto Haniyeh con narici grandi come un gorilla. Ma rifiuta l’idea dell’incompatibilità tra la sua religione e l’umorismo diffusasi dopo la crisi delle vignette danesi su Maometto: «Come caricaturista capisco il punto. Ma noi musulmani abbiamo dei limiti che non possiamo superare». Meglio ridere d’Israele e degli americani.

Fonte: La Repubblica

Sei donna? Diritti non hai!

Wednesday, October 22nd, 2008

Chi vi scrive non è una donna, ma un uomo; e non intende comunicare idee, progetti od opinioni ma, bensì, denunciare fatti. Svolgo la professione di Avvocato a Caltanissetta.
Pensavate che nell’Anno Domini 2008 la parità tra uomo e donna fosse un dato di fatto? Ebbene, vi sbagliate.Infatti, già da un paio di anni (la strada per ottenere Giustizia è notoriamente lunga nel Bel Paese), curo gli interessi di una signora in una causa civile che la stessa è stata costretta ad instaurare nei confronti del Comune di Sommatino.Questi i fatti.
In Sicilia esiste una Legge Regionale (precisamente, la n° 5 del 19 maggio 2005) che ha istituito nella regione i cosiddetti “cantieri di servizio”, che altro non sono se non la prosecuzione dell’istituto del “reddito minimo di inserimento” di cui al D.lgs. n° 237/1998.
In sede di emanazione del regolamento di attuazione della Legge in parola,
l’Assessore al lavoro ha stabilito che “al
fine di evitare fenomeni di lavoro sommerso è opportuno che vengano assegnati ai programmi di lavoro i capi famiglia e soltanto in presenza di oggettivi impedimenti……in sua vece potrà
essere inserito altro componente dello stesso nucleo familiare” (disposizioni attuative allegate al D.A. n. 49/05/XII/1).Questa
disposizione è stata ribadita con il D.A. n. 20/06/XII, con la Direttiva n° 11297 del 19 marzo 2007, e con il D.A. n. 001/2008/Serv.
XII.Ora, la mia cliente, in un primo tempo ammessa al cantiere di servizi, è stata, in data 17 gennaio 2007, sospesa dal Comune di
Sommatino “in via cautelativa” in esecuzione di quanto stabilito con i D.A. n. 49/05/XII/1 e n. 20/06/XII ( e ribadito con i successivi
emanati negli anni 2007 e 2008): in altre parole, perchè ha lavorato lei, donna, in vece del capo famiglia, ossia il marito, uomo!!!!
Inutilmente ho cercato di spiegare al Dirigente Responsabile dell’Ente che la figura del capo famiglia non esiste più nel nostro ordinamento
giuridico fin dall’emanazione della Legge di riforma del diritto di famiglia nell’anno 1975, che, probabilmente (almeno, me lo auguro),
l’Assessore Regionale al lavoro, sia pure con espressione infelice, intendeva dire che solo il marito o la moglie potevano essere avviati
ai cantieri di servizi, e non altri componenti del nucleo familiare (ad esempio, figli maggiorenni o altri familiari) con essi conviventi, e che, in ogni caso, i vari Decreti e le Direttive Assessoriali erano palesemente in contrasto con le norme giuridiche, interne e
comunitarie, in materia di pari opportunità: la mia assistita è stata sospesa, una sua istanza di riammissione è stata rigettata con la
stessa motivazione, una causa “inutile” è stata instaurata con dispendio di pubblico denaro.
Perdonate il mio sfogo, e scusate se vi
ho tediato, ma mi piacerebbe tanto, e piacerebbe alla mia assistita, che la sua vicenda fosse conosciuta da tutte le donne ( e, magari,
anche da qualche uomo), in Italia.
Cordialmente
Avv. Silvio Iacono
20 ottobre 2008

Fonte: http://www.noidonne.org/?op=articolo&art=2225

Romena stuprata da italiano: «Abbandonatada tutti e senza lavoro». Ma il Comune nega

Tuesday, October 21st, 2008

Non solo sono stata violentata alle sei del mattino mentre facevo le pulizie, ma ho anche perso il posto di lavoro. Sono stata abbandonata dalle istituzioni. Il Comune si era impegnato ad aiutarmi ed invece non si è costituito nemmeno parte civile. Vorrei solo riavere il mio posto di lavoro e continuare a vivere in maniera dignitosa». Questo lo sfogo di Magdalena, la romena aggredita e stuprata da un italiano in un call center in zona Vescovio. La donna ha oggi dovuto ripercorrere davanti ai giudici del tribunale collegiale penale tutti i dettagli dell’aggressione subita. Con lei il marito con il quale vive in Italia da dieci anni e con cui ha due figli.  

Ma il Comune ribatte.  «Vogliamo rassicurare Magdalena, nessuno l’ha mai abbandonata» ha detto l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso. «Nel corso di un incontro a fine settembre, - ha aggiunto Belviso - Magdalena ci ha chiesto di essere aiutata. A quel punto ci siamo immediatamente attivati mettendoci in contatto con diverse associazioni per un suo eventuale reinserimento lavorativo e siamo tutt’ora in attesa di avere un riscontro».

Imputato nel processo è Alessio Amodio, 39 anni, convivente della responsabile del call-center, arrestato poco dopo i fatti. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie nel call center quando, secondo la ricostruzione dell’accusa, è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, la costrinse a subire violenza sessuale. Subito dopo la donna chiese soccorso in un bar poco distante dal call center e chiamò la polizia che in poco tempo individuò l’aggressore.
Fonte: Il Messaggeero

violenza infinita…

Monday, October 20th, 2008
Bergamo, romeno uccide l’ex compagnae si suicida: non accettava fine della storia

 

Lui, Jon Gorko, 46 anni, muratore romeno immigrato da anni nella Bergamasca, non si era rassegnato alla fine del rapporto con la sua giovane ex compagna, la connazionale Ionela Paslariu, operaia di 30 anni. Recentemente l’aveva minacciata di morte più volte, durante ripetuti litigi. Poi la tragica conclusione: sabato sera, a Foresto Sparso, il proprietario dell’appartamento in cui la donna viveva ha trovato i cadaveri di entrambi: quello di Jon nel soggiorno, quello di Ionela in camera da letto. Una scena raccapricciante: i due corpi erano in mezzo al sangue, con profonde ferite d’arma da taglio alla gola. Ai carabinieri di Bergamo è apparso subito chiaro che si trattava di un omicidio-suicidio per motivi passionali.LA FINE DELLA RELAZIONE- Jon Gorko e Ionela Paslariu avevano convissuto per alcuni anni. Due mesi fa si erano lasciati in maniera brusca, forse anche perché l’uomo stava diventando troppo violento. Ma anche dopo la separazione sono proseguite le liti, proprio perché Jon non voleva accettare di essere stato lasciato. L’ultima è finita in tragedia: secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, lui è andato a casa della donna e l’ha uccisa colpendola alla gola con un taglierino. Poi, preso dalla disperazione, si sarebbe tolto la vita nello stesso modo. I cadaveri sono stati trovati sabato intorno alle 20 da Ermete Freti, il proprietario dell’abitazione dove Ionela Paslariu stava in affitto.L’ALLARME LANCIATO DAI PARENTI

- Freti era stato avvertito dai parenti del romeno, che non avevano sue notizie da oltre un giorno. Per questo l’uomo ha voluto controllare di persona: appena entrato, si è trovato davanti il corpo di Jon Gorko. Probabilmente la tragedia risale a venerdì sera, ma sarà l’autopsia a stabilirlo. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Ilaria Perinu. Comunque a conferma dell’ipotesi dell’omicidio-suicidio c’è il fatto che la porta d’ingresso, chiusa dall’interno, non presentava effrazioni, così come le finestre. Gorko era muratore, da qualche tempo in cerca di lavoro. Dopo la separazione era andato a vivere in un appartamento di via Mearolo, sempre a Foresto Sparso. Ionela Paslariu lavorava come operaia in un’azienda florovivaistica.