Le domestiche schiave
Tuesday, March 31st, 2009Molto spesso arrivano richieste che sembrano strambe ma poi nascondono gravi pregiudizi. Ne vuol sapere qualcuna? Una volta hanno chiamato per una domestica. “Ma mi raccomando, magra”. Dico: “In che senso?”. “No, perché sa, noi andiamo in vacanza in Sardegna, abbiamo una barca, se ce la manda grassa ce la sbilancia”. Un’altra la voleva “che avesse superato l’età della fragilità emotiva”. Intendeva senza compagno o marito, preferibilmente asessuata in modo che non corresse il rischio d’invaghirsi e magari, non sia mai, rimanere incinta. Altre le vorrebbero solo che prendono la pillola. Per altre ancora è il colore della pelle, il problema: “Ma è una marocchina di quelle chiare o di quelle scure? Perché sa, mia madre è anziana…”. Bisogna fornire loro le varie sfumature. Senza contare gli orari: alcune vorrebbero una domestica o una badante per tutti i giorni, domeniche comprese, per 600 euro al mese».
Al Mondo di Joele, associazione nata nel giugno del 2002 che aiuta le donne straniere a integrarsi nella Torino sabauda, di richieste come queste ne arrivano tutti i giorni. Le più provengono da famiglie altolocate perché negli anni l’associazione si è guadagnata la fama di trovare personale di ottimo livello.
Alcune sono storie divertenti, altre per niente. Come quella di Virginia (nome di fantasia), ragazza africana. Faceva la segretaria nel suo Paese, è stata chiamata da una coppia torinese per farlo per una società italiana. Ma quando è arrivata nell’enorme villa sulla collina di Torino, ha capito che l’avevano chiamata per altro. «Il mattino mi sveglia una signora alle 6 e mi fa fare un giro della casa spiegandomi cosa dovevo fare: lavare, stirare, pulire, fare da baby sitter ai bambini. Io dico subito che c’è un equivoco. Nessun equivoco, mi dice la coppia. Non avevo soldi, come facevo a tornare in Africa? Ho deciso di rimanere fino al primo stipendio».
Stipendio che non arriva mai. Il primo, 400 euro per cinque mesi, viene spedito direttamente alla sorella in Africa. «Ho capito che ero prigioniera», dice Virginia. Deve alzarsi alle 6 del mattino e coricarsi alle 2, quando la coppia (lui oculista, lei commercialista) rientra dalle serate mondane. Non può lasciare la villa. Non può vedere programmi che non siano in inglese per non imparare l’italiano. «Mi tenevano completamente isolata - racconta Virginia - Ho finto di essere profondamente religiosa per avere un contatto esterno. Ogni tanto mi portavano alla chiesa Valdese».
È così che Virginia è riuscita a scappare. «Una mattina, mentre loro dormivano, sono uscita. Ho preso il 60, il pullman che passava davanti alla villa, senza biglietto. Sono scesa al capolinea perché non sapevo dove mi trovavo e di lì ho chiamato un professore che avevo conosciuto in Chiesa. Lui mi è venuto a prendere». Mesi dopo Virginia ha vinto una causa di lavoro.
Ma non c’è solo la collina, anche in Crocetta pare che i diritti siano cancellati, per alcune categorie. Adriana è una ragazza romena. Il suo primo impiego è stato presso una famiglia di commercialisti. «La signora era piena di animali: cani, conigli, uccelli - racconta -. A me gli animali piacciono, ma ci sono dei limiti». La signora pretendeva che Adriana dormisse nel letto con i cani. «Mi è venuta un’allergia - racconta Adriana - Avevo tutte le mani nere, il medico ha detto probabilmente qualcosa preso dai conigli». Nonostante questo, però, Adriana è costretta a lavare i panni a mano. «Usava la lavatrice pochissimo - racconta - mi chiamava il sabato, la domenica. Ero arrivata a non riuscire a pagare le bollette perché fisicamente non avevo tempo di andare in posta. E quei giorni festivi non me l’ha mai pagati».
Di contratti, d’altra parte, nemmeno l’ombra. Il ricatto? Sei straniera. È peggio quando sei clandestina. Come Olga, albanese. Nell’ultimo lavoro la sua datrice le ha praticamente offerto di andare con degli uomini dietro pagamento. «L’abbiamo subito fatta rientrare - dicono dall’associazione -. Ma non è l’unica: una volta ci hanno richiesto una domestica “disponibile” per un uomo che aveva problemi con le donne. In un’altra un’imprenditrice 60enne ha richiesto espressamente un badante uomo per il marito in sedia a rotelle. Abbiamo scoperto il mese dopo il perché di questa richiesta: la signora si era fatta trovare nuda nella camera da letto del badante».
Fonte: La Stampa
