Archive for May, 2009

Spagna, la pillola del giorno dopo si potrà acquistare senza ricetta

Tuesday, May 12th, 2009

Le farmacie spagnole venderanno liberamente la pillola del giorno dopo, senza più l’obbligo di presentazione di ricetta medica: la decisione è stata annunciata dal ministro della Sanità Trinidad Jimenez e da quello per l’Uguaglianza Bibiana Aido, in una conferenza stampa congiunta.

La misura, decisa dal governo socialista di José Luis Zapatero nell’ambito del programma di “salute sessuale” per la riduzione delle gravidanze indesiderate e degli aborti, diventerà operativa entro tre mesi, tempo necessario per inserire questi farmaci nel prontuario di quelli senza ricetta. Acquistabili dunque, senza restrizioni, anche dalle minorenni.

Nel 2007, nel Paese, ci stati oltre 6mila aborti fra le minori di 18 anni, e 500 tra quelle under 15, su un totale che ormai supera i 100 mila casi. “Le cifre ci dicono che abbiamo un problema da affrontare con urgenza”, ha detto la Jimenez. Le esponenti del governo Zapatero hanno però tenuto a precisare che il ricorso alla pillola del giorno dopo “non deve trasformarsi in un metodo anticoncezionale abituale”. “E’ una soluzione di emergenza”, ha ricordato ancora la Jimenez. Sottolinenando che gli studi condotti nei paesi dove questo farmaco già si vende senza ricetta “non si è trasformato in un sistema anticoncezionale come un altro”. Anche per questo, la pillola del giorno dopo sarà fornita a 20 euro a confezione, hanno annunciato le ministre.

Quanto a eventuali problemi con i farmacisti, le esponenti dell’esecutivo hanno spiegato che “una volta autorizzata la vendita libera” del farmaco “c’è un obbligo delle farmacie a renderlo disponibile: non crediamo che esista un problema di obiezione di coscienza perché è un metodo anticoncezionale e non abortivo”. Una volta che lo zigote si è impiantato nell’utero, infatti, la pillola non ha più effetto.
 Fonte: La Repubblica

Le mamme adottive sono più colte:3 su dieci sono laureate

Monday, May 11th, 2009

 Per essere mamma, occorrerebbe un corso di studi particolari che ancora non è stato inventato, ma per quel che riguarda i canoni classici dell’istruzione sono invece le mamme adottive quelle che si aggiudicano il primato. Tra loro, poche le casalinghe, mentre spiccano impiegate, insegnanti e libere professioniste. Più istruite rispetto alla media: una mamma adottiva su tre (32%) è laureata in una percentuale di circa cinque volte superiore di quella che si trova nelle donne sposate (6,4%). Lo sottolinea la Commissione per le adozioni internazionali (Cai), organismo della Presidenza del Consiglio, che ha di recente pubblicato l’ultimo rapporto sul fenomeno, quello relativo al 2008. Anno da record nazionale per le adozioni internazionali: 3.977 bambini sono giunti dall’ estero, il 16,3% in più rispetto al 2007.Mamme più istruite. Fra le casalinghe si registra il 13,5% di adozioni, una percentuale che rappresenta meno di un terzo di tutte le casalinghe sposate nel nostro paese (43,5%). Ma anche i papà adottivi sono mediamente più istruiti della popolazione generale, anche se con percentuali inferiori rispetto alle mogli. Il 28% dei padri adottivi ha una laurea contro l’8% dell’intera popolazione. Il diploma di scuola superiore è posseduto dal 45,3% dei papà e dal 47,4% delle mamme mentre il diploma di scuola media dal 23,4% e dal 16,3%. I coniugi adottanti senza titolo di studio o in possesso solo della licenzia elementare sono l’1% a fronte del 30,5% dei mariti e del 33,3% delle mogli nella popolazione complessiva. I più alti titoli di studio vanno di pari passo con i più alti livelli di occupazione: il 43% dei papà adottivi e il 44,7% delle mamme adottive sono impiegati. Seguono, per i papà, gli operai (13,8%) e i liberi professionisti (11,1%); per le mamme, le insegnanti (15,3%), le casalinghe (13,5%), le libere professioniste (6,5%).

L’età media della coppia adottiva. Analizzando le coppie adottive, il rapporto segnala un’altra caratteristica: la loro età matura. Proprio come avviene in Italia con il matrimonio che vede aumentare l’età degli sposi, segnala il rapporto. L’età media delle coppie che adottano è di 41,5 anni per i mariti e 39,6 anni per le mogli (un dato stazionario rispetto al 2007).

Le cifre delle adozioni. Ma il cammino verso l’adozione non è un percorso facile e solo un terzo di quelle in possesso di un decreto di idoneità all’adozione riuscono a portare a termine il progetto e così ad accogliere un bambino straniero come proprio figlio. Dal novembre 2000 (quando è entrata in vigore la nuova legge sulle adozioni internazionali ed è nata la Cai), sono state 19.583 le coppie che hanno adottato nel nostro paese; in questo periodo sono entrati in Italia 24.001 minori.

Primato della Lombardia. Lo scorso anno, il maggior numero di coppie si è avuto in Lombardia (712; erano state 594 nel 2007); segue il Veneto (327; 292) e la Toscana (316; 266). In tema di adozioni, l’Italia si trova al terzo posto nel mondo dopo Usa e Spagna. Ma presto, il nostro paese - sostiene la Cai - potrebbe arrivare al secondo posto alle spalle degli Usa. Dal 2005 il numero di bambini stranieri adottati è aumentato del 38%. Dei quasi 4 mila adottati nel 2008, 2.303 sono maschi, 1.674 femmine. Hanno per lo più fra i 5 e 9 anni (43,7%). L’Ucraina è il paese dove giungono soprattutto i bambini (16,1%). Seguono la Federazione Russa (11,7%), la Colombia (10,9%), il Brasile (9,3%), l’Etiopia (8,5%), il Vietnam (7,9%).

 

Fonte : Il Messaggero

L’Arabia Saudita sceglie la sua miss: non deve essere bella ma ubbidiente

Saturday, May 9th, 2009

Prima di tutto obbedienza, soprattutto verso la mamma. Concorso sì, ma non di bellezza. La reginetta a Riad deve essere esempio integerrimo: niente curve in mostra, da sotto il velo tanto rispetto per i genitori. Così parte “Miss Arabia saudita” per scegliere “la reginetta di bellezza saudita… in moralità”: prenderà il via sabato nel Regno wahabita, culla dell’Islam conservatore, dove alle donne è proibito avere una patente di guida. In realtà, spiega il giornale Assafir, il concorso si era già svolto anche l’anno scorso. Kedra Mubarak, organizzatrice della manifestazione “a scanso di equivoci” spiega subito che «la competizione verterà sulla capacità delle concorrenti di osservare la moralità islamica» e che ad essere incoronata sarà «la ragazza più genuinamente rispettosa dei suoi genitori». La bellezza e il fascino? Mubarak, non cade nella provocazione: «l’aspetto fisico esteriore che interessa tutti gli altri concorsi in giro per il mondo a noi non interessa affatto», anzi: «la regina di bellezza saudita - puntualizza - non sarà necessariamente bella».

CONCORSO DI MORALITA’ -

SELEZIONE E PROVA FINALE - I “requisiti” sono altri: «non certamente quelli decadenti che si concentrano sulle misure del corpo femminile e sul suo aspetto». Sarà una dura maratona per le 200 ragazze iscritte: per 10 settimane, le concorrenti faranno corsi su temi come «scoprire la forza interiore», «prendere l’iniziativa», «il paradiso è sotto i piedi delle mamme» e solo alla fine una commissione farà la sua scelta su chi passerà alla finale. Fase che sottoporrà le aspirante reginette alla prova suprema: rimanere «rinchiuse in casa con la mamma». Solo alla fine di luglio, i severi giudici che “monitoreranno” quanto avviene dentro le mure di casa decideranno se la ragazza «è autenticamente obbediente ai genitori» per partecipare alla finalissima. Sakina al Zaher, una delle ragazze iscritte si sente pronta per la grande avventura: «Non dovrò fare passarelle sul palco per mostrare la mia bellezza ’esteriore’» dice, e l’autore dell’articolo aggiunge «ne dovrà togliersi il Niqab (velo che fa vedere solo gli occhi), oppure al Abaya (mantello nero che copre tutto il corpo) per mostrare i suoi lunghi capelli, le linee e le misure del suo corpo».

Fonte : Corriere della Sera

Tunisina suicida in centro di accoglienza:trent’anni in Italia, rischiava il rimpatrio

Friday, May 8th, 2009

Una donna tunisina di 49 anni, ospite del C.i.e., il Centro di indentificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, si è suicidata. Il corpo, rende noto la Croce Rossa Italiana che gestisce il Cie, è stato trovato giovedì mattina intorno alle 6,45. Mamouni Mubraka è stata rinvenuta esanime nel bagno vicino alla sua stanza. La donna, in Italia da trent’anni, era gravemente ammalata, ma soprattutto atterrita: mercoledì «le avevano annunciato che sarebbe stata rimpatriata in Tunisia» sostengono le compagne del centro, alle quali aveva detto «Io là non ho più nessuno». Nel centro di Ponte Galeria era entrata il 24 aprile scorso. Il garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni accusa: «Ormai il Cie, per come è strutturato, propone condizioni di vita peggiori di quelle di una normale detenzione presso gli istituti penitenziari».

SOCCORSI INUTILI - «All’alba di oggi - rende noto Claudio Iocchi, direttore del comitato provinciale della Cri di Roma - un grave lutto ha colpito il Cie di Ponte Galeria. Purtroppo alle 6,45 il medico della Cri in servizio presso il Cie, chiamato d’urgenza dai nostri operatori, non ha potuto far altro che constatare la morte di M.M., cittadina tunisina di 49 anni, ospite del centro dal 24 aprile scorso. Il decesso è avvenuto per suicidio».
La Croce Rossa si dice «profondamente addolorata per la scomparsa di M.M. dovuta ad un gesto di cui nessuno aveva avuto sentore, nemmeno le sue compagne di stanza». Del resto, conclude il direttore Iocchi «l’ospite non aveva mai dato segnali in tal senso, né era stata sottoposta a qualsivoglia tipo di cure farmacologiche né psicologiche».

Fonte : Corriere della Sera

Ginocidio - 7 maggio, Lectio Magistralis di Ambra Pirri a Roma dal titolo “Il Ginocidio in ottica post-coloniale”

Thursday, May 7th, 2009
Stupri, tratta, violenze domestiche, mutilazioni genitali femminili, abusi su minori: la violenza alle donne in tutte le sue forme e declinazioni al centro di “Spirali di Violenza”, il ciclo di seminari settimanali promosso da “Be Free”, cooperativa sociale contro la tratta e le violenze, in collaborazione con l’università di Roma Tre e con il finanziamento della commissione delle Elette del Comune di Roma. Le otto giornate di studio e approfondimento - avviate il 19 marzo e in programma fino al 7 maggio - sono state inserite nell’ambito del Master “Formatori ed Esperti in Pari Opportunità Women’s studies e identità di genere” coordinato dalla docente Francesca Brezzi. “Be free”, appena due anni di vita, ha già realizzato progetti importanti di contrasto alla violenza di genere. Oria Gargano, la presidente, - esperta italiana presso l’Observatory of Violence Against Women dell’European Women Lobby (Bruxelles) - con una lunga esperienza nell’assistenza alle donne vittime di violenze, non lascia spazio a dubbi nel presentare il seminario: “il nostro progetto - ha affermato -
declina ogni approccio securitario ed emergenziale. Si tratta di un’analisi sulla violenza pensata in maniera più profonda e orientata al genere che non intende rimuovere la radice culturale del problema”. Obiettivo degli incontri è quello di offrire una visione d’insieme sulla violenza alle donne, affrontando temi molto spesso spinosi (come la connivenza delle madri nei casi di abusi in famiglia, le mgf, il ginocidio) attraverso un approccio interdisciplinare e una chiave di lettura non convezionale, come ad esempio quella post-coloniale. “La violenza - come ha detto Francesca Brezzi durante la conferenza stampa di presentazione - è un tema trasversale che in questi seminari viene affrontato da punti di vista diversi: antropologico, storico, statistico, filosofico. Le diverse discipline possono aiutare a mettere a fuoco un problema di per sé sfuggente e difficile da definire”. Una lettura di ampio respiro che unisce il lavoro frontale delle operatrici direttamente coinvolte sul campo e il contributo di studiose/i e intellettuali. Tra i relatori e le relatrici che vi hanno preso parte: Dacia Maraini, Luigi Cancrini, Barbara Duden, Fiorenza Taricone, Francesca Brezzi, Dumitrica Tanasi. Prossima e ultima tappa il 7 maggio con Ambra Pirri che terrà la sua Lectio Magistralis intititolata “Il ginocidio in ottica post-coloniale”.
Fonte: http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02550
 

Enrico VIII e Anna Bolena: disegnò un cuore con le iniziali A.B., scrisse “Ti amo” e le tagliò la testa. Una mostra a Londra

Wednesday, May 6th, 2009

Quando si dice “perdere la testa” per amore. La parabola di Anna Bolena, dama di compagnia di Caterina d’Aragona, poi amante di Enrico VIII, regina per pochi anni, infine decapitata dall’uomo che per lei aveva “rotto” con la Chiesa di Roma, segna innegabilmente la storia d’Inghilterra in una delle sue svolte più cruciali.

Il momento in cui, secondo lo storico David Starkey, curatore della mostra “Henry VIII: Man and Monarch” inaugurata in questi giorni a Londra in occasione del cinquecentenario della sua ascesa al trono «la storia inglese cambia»: da Paese profondamente cattolico e integrato nell’Europa dell’epoca a regno “Euroscettico” ante-litteram, ostile e isolato dal continente.

A marcare il confine tra i due periodi, una lettera d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena del 1527. Dopo anni di trattative con il Vaticano (che nei suoi archivi custodisce un carteggio di ben 17 missive scritte di proprio pugno dal sovrano sanguinario), la British Library di Londra è riuscita ad ottenere la preziosa dichiarazione d’amore per l’esposizione inaugurata la scorsa settimana e in corso fino al 6 settembre.

La lettera, scritta durante il corteggiamento segreto del sovrano, mostra il lato tenero, appassionato e persino devoto del tirannico monarca, passato alla storia non solo per lo scisma anglicano, ma anche per le sue sei mogli e per le numerose condanne a morte che segnarono il suo regno.

«Le prove del vostro affetto sono tali (…) che mi costringono ad onorarvi, amarvi e servirvi per sempre» scrive Enrico VIII, annunciando la sua irrevocabile intenzione di sposarla. Forse perché ossessionato dal desiderio di quel figlio maschio che la prima moglie, Caterina d’Aragona, non era in grado di dargli e che lui reputava indispensabile per assicurare la stabilità della dinastia dei Tudor, forse perché attratto a tal punto dalla ritrosia della Bolena (che rifiutò di concedersi fino al 1532) da essere totalmente accecato dalla passione.

Determinato a sposarla anche a costo di rompere la salda alleanza con papa Clemente VII, che gli rifiutò l’annullamento del primo matrimonio. E ad arrivare, nel 1534, all’Atto di Supremazia, che ne ufficializzò il ruolo di capo della Chiesa d’Inghilterra.

Sfortunatamente per Anna, la passione del re non durò a lungo: appena tre anni dopo il matrimonio, fu decapitata il 19 maggio 1536 e “sostituita” da una nuova moglie, Jane Seymour, solo 11 giorni dopo. Ma guardando quella lettera, che Enrico firma racchiudendo le iniziali dell’amata (A. B.) in un cuoricino e in cui le promette che «d’ora in poi il mio cuore sarà dedicato soltanto a voi», non si può dubitare che anche lui, in quel momento, avesse davvero “perso la testa”.

Sara Grattoggi
(Scuola Superiore di Giornalismo Luiss

Fonte : Blizz

Le donne che vivono in una Smart «Dopo lo sfratto è la nostra casa»

Tuesday, May 5th, 2009

Un mese in strada. Un me­se dormendo su sedili di una Smart. Lei, Loredana Minopoli, 47 anni e un po­sto di lavoro mangiato dalla crisi, e sua figlia Valentina, 20 anni e un lavoro co­me estetista che finora ha tenuto a galla tutte e due. Il loro appartamento, dopo anni di carte bollate, è stato venduto e dal 19 di marzo è iniziato il loro infer­no. Lo sfratto, qualche notte dormendo da amici, e poi la loro auto, una Smart gialla «con i sedili che rompono la schie­na, il freddo che non fa dormire e la pau­ra di restare sole tutta la notte chiuse in quella scatola». Ci vivono da un mese. Doveva essere una soluzione di fortuna, per non pesa­re sulle spalle di qualcuno perché — di­ce Loredana — «lei e la sua Valentina non hanno mai rubato, o sparato, o ma­gari ucciso», perché sono «bravagen­te ». Lo ripete rigirando le dita sul croci­fisso dorato che le pende dal collo. È questa piccola croce che — sostiene — protegge le poche ore di sonno e prima o poi le aiuterà.

Poi le cose non sono cambiate, e la difficoltà, la paura, l’imba­razzo di un momento si sono trasforma­te in una strada senza fine. L’auto è di­ventata una casa parcheggiata tutte le notti tra il supermarket di via Dei Missa­glia e la caserma Gratosoglio dei carabi­nieri. «Perché a Milano c’è da aver pau­ra, poi c’è Valentina che è una bella ra­gazza di 20 anni e se ne sentono di tutti i colori, a Milano». Da questo parcheg­gio con l’erba verde che sbuca tra le mat­tonelle, poi, si vede la sua casa. Quella che ha lasciato in fretta e furia il 19 di marzo quando è arrivato l’ufficiale giu­diziario con l’ordine di sfratto. Da quel giorno lì, da quella mattina fresca con il primo sole, Loredana e Valentina hanno dovuto vivere senza niente. Chiuse nel loro loculo giallo che, raccontano, «quando piove non c’è modo di dormi­re, che quando fa freddo bisogna sve­gliarsi e mettere in moto per non conge­lare ». Valentina fa l’estetista. Lo stipen­dio è poco, «ma è l’unica cosa che con­sente a tutte e due di sopravvivere sen­za sembrare due barbone». E non fosse per i sette chili persi in 40 giorni e le oc­chiaie da nascondere con il correttore, la loro vorrebbe essere la vita di prima: ci sono i bar, i centri commerciali, c’è sempre la casa di qualche amico per una doccia. «Al lavoro l’hanno capito— racconta la madre —. Ma non glielo fan­no pesare».

Quanto al suo lavoro, quel­lo come addetta alle pulizie in una casa di cura di Milano, è terminato il 17 gen­naio. La cooperativa non ha rinnovato il contratto e la signora Loredana è diven­tata di troppo. Quanto alla casa, l’appar­tamento di proprietà dell’Inail in via Ni­cola Romeo è stato venduto per 148 mi­la euro. La signora Minopoli era morosa da quando il marito era sparito, l’altro figlio trasferito a Savona e l’affitto quasi raddoppiato. «Era diventata troppo grande, troppo costosa — raccontano —. Abbiamo chiesto una sistemazione più piccola, non c’è stato niente da fa­re ». Così dopo le carte bollate è arrivato lo sfratto. «Non ci hanno dato neppure il tempo di provarci, di cercare davvero una nuova casa — prosegue Loredana —. Adesso come faremo, ho chiesto, ma niente, niente». In Comune le hanno fatto fare doman­da per una casa popolare. Le hanno con­sigliato di non farsi illusioni perché per entrate nella graduatoria del prossimo settembre ci vorrebbe qualche invalidi­tà, qualche figlio minore, magari anche un anziano a carico, un passaporto stra­niero o un problema di abusi, perché aspettano già 20 mila famiglie e per lo­ro, per la «bravagente», il punteggio è risicato. Le hanno detto di provare nei dormitori dei barboni. Pieni anche quel­li. Poi Loredana ha scritto al sindaco Mo­ratti, e un suo assistente l’ha invitata a ripetere la trafila con i servizi sociali. «Ci hanno abbandonate, come si fa ad andare avanti così». Per ora c’è la strada e i sedili della Smart di Valentina che neppure hanno i ribaltabili, ma almeno le hanno fatte arrivare fin qui. Un mese intero, aspettando che il «buon Dio» si­stemi le cose, che alla fine questa Mila­no distratta torni a ricordarsi di loro.

Fonte: Corriere della Sera

Roxana, 200 pronti a sciopero della fame

Monday, May 4th, 2009

Giornalisti e aspiranti reporter, ma anche tanti che non hanno nulla a che fare con la professione gente che l’ha conosciuta e altri che hanno letto di lei, americani, iraniani, anche qualcuno dall’Italia: oltre 200 volontari in tutto il mondo hanno aderito ad uno sciopero della fame in solidarietà con Roxana Saberi lanciato domenica in occasione della Giornata internazionale per la libertà di stampa.

NO ALL’ARRESTO - L’iniziativa, promossa da professori e studenti dell’Università di Chicago (la NorthWestern) dove Roxana si è laureata in giornalismo nel 1999, si unisce allo sciopero della fame simbolico di quattro membri di «Reporters Sans Frontières» iniziato martedì 28 aprile. Entrambi mirano a fare pressione sulle autorità iraniane per ottenere il rilascio della giornalista irano-americana di 32 anni arrestata a Teheran lo scorso 31 gennaio e condannata a 8 anni di carcere per spionaggio in favore degli Stati Uniti.

SCIOPERO DI 12 GIORNI - Roxana, in attesa del processo d’appello (data non ancora fissata), ha iniziato il 21 aprile uno sciopero della fame, secondo il padre Reza Saberi. La magistratura di Teheran ha negato che stia digiunando, ma il padre sostiene che ha perso quasi cinque chili. Entrambe le iniziative mirano a «prendere il suo posto», anche per convincerla a smettere di digiunare. «Ex star della squadra di calcio, Roxana è forte, in salute e determinata, ma deve conservare le forze nella nota prigione di Evin - scrivono i suoi sostenitori su FreeRoxana.net —. Digiuniamo per Roxana in modo che non debba farlo lei». Il sito invita volontari di tutto il mondo ad aderire. Lo sciopero della fame durerà 12 giorni: ognuno digiuna per 24 ore, ingerendo soltanto bevande zuccherate. Ogni giorno viene indicato sul sito il nome di chi lo fa, del luogo in cui vive e (facoltativo) un breve messaggio. Tra i 52 volontari del primo giorno, ci sono: Shyquyna El-Hunt, «musulmana americana» che vive in Maryland; Daryoush Khavarian di Teheran («È innocente, è una vittima dei mullah»); Marta Marvilly da Venezia; David Ellison («reporter recentemente licenziato, appoggio la libertà di stampa»); Zohreen Adamjee in California («Anch’io voglio lavorare come reporter internazionale un giorno»).

Viviana Mazza
Fonte: Corriere della Sera

Il detergente intimo fa campagna per le ronde

Friday, May 1st, 2009

Ci mancava solo il detergente intimo che strizza l’occhio alle ronde. Lacuna colmata proprio in questi giorni, da quando cioè sono in onda su gran parte delle reti televisive i nuovi spot della campagna “prima di tutto donne” della Lactacyd Intimo. Quindici secondi di filmato, accompagnati dalla ormai consueta “The first cut is the deepest” cantata da Sheril Crow, in cui una scritta in sovrimpressione ci informa che “8 donne su 100 sono state perseguitate da un ex” e che, soprattutto, “42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine”. Che cosa c’entri tutto questo con un detergente intimo è materia da pubblicitari, che la scelta di parlare di ronde sia invece quanto meno strana, mentre al Parlamento la maggioranza preme proprio per istituirle, è cosa facile da intuire. Basta navigare un po’ fra forum e blog per capire, oppure curiosare su Facebook per avere l’ennesima conferma. Eppure negli uffici milanesi dell’agenzia Grey Worldwide, che da anni cura le campagne pubblicitarie per Lactacyd e per GlaxoSmithKline, cadono dalle nuvole.

“Siamo davvero sorpresi – ci dice Lilli Guacci, Client Service Director – la campagna prosegue da anni ed è basata su un concetto profondamente diverso dalle consuete campagne pubblicitarie per detergenti intimi femminili. Due anni fa abbiamo sottoposto un questionario a mille donne su temi che spaziavano dalla sessualità allo shopping, dalle sostanze stupefacenti ai rapporti di coppia. Su quei risultati abbiamo costruito gli spot che da anni sono visibili in tv e che hanno riscosso tanto successo. Per il terzo anno – prosegue – abbiamo cercato di ancorarci maggiormente all’attualità e abbiamo legato la nostra campagna ai risultati di un sondaggio che settimanalmente pubblichiamo sul blog della rivista “Grazia”. Lo spot in questione riporta il risultato di quel sondaggio, in cui comunque non si chiedeva l’opinione delle donne sulle ronde ma la loro percezione di sicurezza nel caso in città fossero istituite. E’ un sottile distinguo, ma è fondamentale. Le nostre campagne – conclude Lilli Guacci - non si occupano mai di politica o di religione”.

Prendiamo per buona la spiegazione ma i dubbi restano: specie se si vanno a spulciare i sondaggi che il gruppo Grey ha già pubblicato sul blog di Grazia per conto di Lactacyd. Il primo: partecipereste ad un reality show? Il terzo, dopo quello sulle ronde appunto: daresti ospitalità ad una famiglia che non conosci e che si trova in difficoltà? Sorpresi da una scelta così variegata di tematiche ed argomenti decidiamo allora di vederci più chiaro. E la sorpresa, se possibile, aumenta. Specie quando spulciando i risultati del sondaggio (Si parla in questi giorni dell’istituzione di ronde cittadine. Con le ronde Lei si sentirebbe…) ci si accorge che sì il 42% delle 539 donne che hanno votato si sentirebbero più sicure, ma che soprattutto il 44% ha scelto l’opzione “nè più né meno sicura” mentre addirittura il 9% ha optato per la risposta “meno sicura”.

Il che significa, in soldoni, che per la maggioranza assoluta delle donne che hanno risposto al sondaggio commissionato all’istituto di ricerca C.R.A. le ronde cittadine sarebbero inutili o addirittura dannose. Eppure, verrebbe da dire, il gruppo Grey nel realizzare lo spot ha preferito evidenziare il dato relativo alle favorevoli, senza segnalare in alcun modo le altre. Che poi, guarda caso, sarebbero anche la maggioranza. E pazienza se non sono d’accordo con i progetti autoritari del centrodestra, che a Lactacyd piaccia o no anche loro hanno a cuore sia la propria sicurezza (reale o percepita che sia) che la propria igiene intima.

GUARDA LO SPOT

Fonte : L’Unità