Archive for July, 2009

Ru486, via libera dall’Aifa

Friday, July 31st, 2009

Via libera a maggioranza dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha infatti approvato l’immissione in commercio del farmaco in Italia. La pillola è già commercializzata in vari paesi.

La votazione si è risolta con un risultato di quattro contro uno a favore della vendita. L’ok è venuto dal presidente del Cda dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Sergio Pecorelli, e dai consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia.

Diminuiscono gli aborti in Italia

Friday, July 31st, 2009

 In circa 25 anni le interruzioni volontarie della gravidanza in Italia si sono quasi dimezzate. Nel 2008 infatti gli aborti sono stati 121.406 (di cui circa 80 mila da parte di donne italiane), con una diminuzione del 48,2% rispetto al 1982 (234.801 casi), e un calo del 4,1% in un solo anno rispetto al 2007. I l dati sono contenuti nella relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, illustrata dal sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella. Diminuisce anche il tasso di abortività tra le minorenni e si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani italiane rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa occidentale. Gli aborti sono invece in aumento tra le immigrate, specie tra quelle provenienti dall’Europa dell’est. La stima degli aborti clandestini in Italia è pari a 15 mila casi (100 mila nel 1983), la maggior parte dei quali si riferisce all’Italia meridionale, ed è relativa all’anno 2005. Aumentano anche le obiezioni di coscienza tra i medici: ormai sette ginecologi su dieci si rifiutano di praticare aborti (nel 2005 erano il 58,7%), che aumentano sino all’85% nel Lazio e oltre l’80% in altre quattro regioni del Sud. n conclusione il sottosegretario Roccella ha detto che la legge 194 «ha prodotto buoni risultati e in Italia l’aborto continua a diminuire, quindi non credo ci sia bisogno di rivedere la legge».

RU486 - Roccella ha reso noto inoltre che sarebbero almeno 29 i decessi registrati tra le donne nel mondo in seguito all’utilizzo della pillola abortiva RU486, secondo dati forniti dall’azienda produttrice Exelgyn al ministero della Salute e quindi all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Tale dato «non risulta però nei verbali del comitato tecnico scientifico dell’Aifa né dell’Autorità europea per i farmaci Emea». Il dato era circolato nelle scorse settimane pur essendo stato secretato dall’azienda per motivi di privacy.

VALUTAZIONE - Giovedì il consiglio di amministrazione dell’Aifa valuterà l’immissione in commercio in Italia della pillola abortiva RU486, ma il via libera non è scontato: «La valutazione dell’Aifa non è solo un passaggio burocratico, anche se il via libera da parte del Comitato tecnico-scientifico dell’Aifa risulta già essere un atto fondamentale», ha affermato il sottosegretario al Welfare. «Personalmente sono molto perplessa, poiché penso che persistano zone d’ombra sulla sicurezza di questo farmaco». Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha detto di avere «riserve sia scientifiche che finanziarie» sulla RU486. «Siano i medici e le donne a valutare questa pillola con scienza e coscienza. Anche sui costi, ritengo che tutto ciò andrebbe a pesare sul bilancio delle regioni». L’Associazione Scienza & Vita invita l’Aifa «al rigore e alla prudenza» e, considerando gli aspetti controversi, a «scongiurare l’approvazione della pillola abortiva».

Fonte : Corriere della Sera

Decreto sicurezza, quei figli delle immigrate separati dalle madri

Thursday, July 30th, 2009

Tra le aberrazioni del discutibile decreto-sicurezza, convertito in legge il 24 luglio scorso e operativo dal prossimo 8 agosto, ve n´è una che ferisce più di altre e interessa particolarmente il capoluogo ligure, dove vivono e lavorano almeno quindicimila donne straniere in attesa di permesso. I documenti in regola vengono prima del più elementare diritto umano, dice in sostanza la nuova normativa. E infatti, la madre clandestina che partorisce in ospedale rischierà di vedersi sottrarre alla nascita il figlio, destinato all´adozione: in mancanza di una qualsiasi regolarizzazione dei genitori – anche perché il cosiddetto permesso di soggiorno per gravidanza non è affatto scontato – il piccolo verrà infatti dichiarato in stato di abbandono, ed affidato in un primo tempo ai servizi sociali. Il paradosso è che il neonato, proprio perché abbandonato dai genitori, acquisirà immediatamente la cittadinanza italiana. Sarà sufficiente attendere dieci giorni per verificare se le previsioni più nere avranno puntuale riscontro. Secondo una stima dei medici genovesi, tra città e provincia le straniere in stato interessante –e che porterebbero a termine la gravidanza entro la fine dell´anno - sarebbero alcune centinaia: che fine faranno i loro bimbi?

La domanda se la sono posta anche alcune associazioni genovesi che cercano di tutelare gli ultimi, fantomatici diritti degli immigrati. E che in questi giorni chiederanno alle istituzioni cittadine di impegnarsi affinché l´aberrazione di cui sopra non trovi spazio nel capoluogo ligure. Alessandra Ballerini, avvocato specializzato nei temi dell´immigrazione, conferma il rischio che i piccoli siano tolti alle madri clandestine. «In un recente dibattito parlamentare, Alfredo Mantovano, sottosegretario all´Interno sosteneva che le mamme straniere possono comunque entrare in possesso di un permesso di soggiorno per gravidanza, e che questo tutelerebbe i piccoli. Ma un permesso di questo tipo non è virtuale, è qualcosa di maledettamente concreto: e servono documenti (dichiarazione dell´Asl, ecografie e soprattutto passaporto) che la clandestina non sempre può mettere a disposizione. Senza permesso dei genitori, applicando strettamente la legge, il neonato potrebbe essere dichiarato in stato di abbandono. La straordinaria conseguenza è che, secondo la normativa sulla cittadinanza, il bimbo in stato di abbandono diventa cittadino italiano per nascita».

Considerando l´eventualità di un bimbo sottratto alla madre e dato in adozione, vale la pena di ricordare che la Costituzione italiana e il diritto internazionale – se ancora la Convenzione dei Diritti dell´Uomo vale qualcosa - tutelano l´unità familiare. «E che la Convenzione di New York, quella sui diritti del fanciullo, obbliga al riconoscimento del bimbo: che al momento della nascita deve essere immediatamente registrato e da allora ha diritto ad un nome ed una cittadinanza».

Fonte : La Repubblica

La solitudine delle quarantenni (vista dagli uomini)

Wednesday, July 29th, 2009

In un solo giorno sono arrivati al giornale quasi trecento messaggi a commento della lettera di Paola, la quarantenne che si vorrebbe sposare. Pochi altri argomenti, considerati in genere molto più seri e più gravi, hanno suscitato tanta discussione.

Frequentatori del forum«Così è la vita» che per mesi hanno argomentato esclusivamente di politica, di crisi economica, di lavoro o anche di escort, a sorpresa si sono appassionati al tema «matrimonio» come se sia bastato socchiudere una porta perché loro la spalancassero — o la buttassero giù, sarebbe meglio dire a giudicare dalla valanga degli interventi e dal record di click che il tema ha accumulato nell’edizione online del Corriere. La parte del leone sembrano farla ancora gli uomini che prendono posizione più numerosi delle donne, perché si sentono chiamati in causa, sia pure indirettamente, per cui cercano di spiegare la solitudine di tutte le Paola. Molti tornano a rifugiarsi nelle accuse contro le nuove donne senza più gonne, vittime, efficientissime e autoreferenziali oltre che autosufficienti: che non ci vengano a parlare di matrimonio — scrivono — che si arrangino e ci lascino in pace.

 
 

 

Altri sembrano invece, dopo aver sfogato la prima istintiva rabbia, riflettere un po’ più a fondo sulla solitudine delle donne, che, inevitabilmente, finisce per corrispondere alla solitudine degli uomini che raccontano storie non troppo diverse da quella di Paola tranne che sono loro a cercare la principessa azzurra. Le lettrici quarantenni ma non soltanto si difendono naturalmente dalle accuse dei maschi, alcune anche in modo molto brusco, altre con ironia, altre ancora affidando semplicemente il giudizio sugli uomini al resoconto delle loro infelici traversie sentimentali. Nell’insieme tutte queste riflessioni s’inquadrano in quel che già anni fa sosteneva la scrittrice e femminista inglese Fay Weldon, secondo la quale è un fatto che gli uomini hanno per secolo trattato male le donne, peccato però che questo non giustifica il modo in cui le donne trattano da qualche tempo gli uomini, con la conseguenza di una dilagante solitudine in cui si ritrovano imprigionati gli uni come le altre. All’epoca l’analisi sembrava soltanto inglese; oggi, stando al lamento di non pochi lettori, è anche italiana.

Isabella Bossi Fedrigotti
Fonte: Corriere della Sera

Feroce determinazione

Tuesday, July 28th, 2009
Federica Pellegrini recordwoman realizza il primato del mondo nei 400 stile libero ai Mondiali di Roma
inserito da Nadia Angelucci
In un medagliere quasi completamente al femminile (fino ad ora l’unica medaglia vinta da un uomo è quella di Valerio Cleri) Federica Pellegrini si aggiudica un oro e realizza il record mondiale nuotando in 3′59″15, nella gara dei 400 stile libero ai mondiali di Roma.
Da sempre personaggio controverso, caratterizzato da alti e bassi, nella sua carriera e nella sua vita privata, questa volta Federica faceva quasi tenerezza. Dopo le batterie, in cui aveva realizzato il miglior tempo di accesso alla finale, appariva insoddisfatta e insicura. Imperscrutabile e distante prima della gara rivelava poi, dopo la vittoria, di aver passato ore d’inferno in cui credeva addirittura di avere di febbre. Federica sa mostrare la sua fragilità perché è conscia dei suoi mezzi e del lavoro fatto su se stessa per superarsi.
“Mia figlia è una bestia” ha dichiarato sua madre, “Mia sorella è un’aliena” ha chiosato il fratello. Lei dice di sé “Alleno il mio talento con feroce determinazione. Cosa mi ha insegnato il nuoto? A diventare adulta, imparando la disciplina, il successo, il fallimento, il senso di responsabilità”. E proprio come una qualsiasi giovane donna parla del suo amore per il nuotatore Luca Marin: “L’amore per Luca mi ha dato una serenità che prima non avevo e mi aiuta a risolvere tutti i problemi”.
Aspettiamo di vederla volare nelle prossime gare. In bocca al lupo ad una ragazza veramente in gamba.

Fonte; http://www.noidonne.org/blog.php?ID=00189

Addio economia del “macho” la Borsa è in mano alle donne

Monday, July 27th, 2009

Che le donne se la stessero cavando meglio degli uomini in questa fase di recessione economica lo rilevavano già i dati del Bureau of Labor Statistics statunitense, secondo il quale le donne rappresentano oltre il 49 per cento della forza lavoro americana e sono responsabili del mantenimento di oltre il 50 per cento delle famiglie degli Usa. E sembra che stiano attraversando meglio anche la crisi dei licenziamenti, che tra gli uomi registrano un tasso del 32 per cento superiore a quello delle donne.

Ma che le donne possano giocare un ruolo fondamentale nel salvare l’economia internazionale - o per dirla con la parafrasi di un economista americano: “Ci vogliono estrogeni per rimettere in sesto l’economia” - è una nozione che pochi riescono ad accettare. Sembra una boutade estiva, eppure il fenomeno è confermato da numerose ricerche.

La prima indagine, resa nota dalla Ernst & Young, indica una relazione diretta tra il numero delle donne in posizioni dirigenziali e i profitti delle aziende: quelle che ne hanno di più registrano profitti nettamente più alti della media del loro settore industriale. Presentata ad un incontro delle parlamentari del Congresso Usa, la ricerca ha spinto i media americani a coniare un nuovo slogan: The Death of Macho Economy - la morte dell’economia machista, ovvero dell’economia superpotenziata dalle speculazioni. Tutta Wall Street e poca produzione, per intenderci.

Il dato era stato in qualche maniera già anticipato da osservazioni realizzate da alcuni economisti all’ultimo World Forum di Davos. Sorprendendo i partecipanti al convegno, i ricercatori hanno sostenuto la tesi che proprio grazie alla presenza di un numero maggiore di donne a Wall Street rispetto a quante ce ne fossero durante la Grande Depressione, la Grande Recessione di questi anni non si è aggravata al punto da diventare una nuova Grande Depressione. Non solo: la ricetta per per porre fine ai contorcimenti della finanza internazionale sarebbe proprio iniettare una nuova dose di estrogeni nell’economia globale.

E così tutte quelle qualità ritenute tipicamente femminili, che prima della crisi venivano denigrate come touchy-feely, umorali e ipersensibili, adesso vengono rivalutate e messe a confronto, in positivo, con l’eccesso di testosterone ostentato dai trader di Wall Street e dei maghi degli hedge fund e delle private equity.

L’opinione a favore della femminilizzazione dell’economia americana, e di riflesso anche di quella internazionale, non è sostenuta solo dalla ricerca della Ernst&Young. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, se ne sono susseguite molte altre dello stesso tenore. Dalla Goldman Sachs, in questo momento la maggiore banca di investimento del mondo, alla Columbia University, alla McKinsey&Co., tutte queste ricerche indicano che la partecipazione delle donne alla gestione dell’economia può determinare il successo di un’azienda. Gli indicatori presi in esame sono l’assunzione di decisoni produttive e non dannose, e l’analisi tra perdite e profitti in ambito aziendale.

La Pepperdine University ha per esempio dimostrato che tra le “Fortune 500″, le prime 500 aziende statunitensi, l’incremento del numero delle donne nelle alte sfere dirigenziali determina un incremento dei profitti sulla media del settore che varia tra il 18 e il 69 per cento.

Anche in Europa, secondo la McKinsey&Co., la presenza femminile sembra avere effetti taumaturgici, se si considera che per le aziende che promuovono il maggior numero di donne manager si registra una prestazione azionistica nettamente superiore a quelle di altre aziende dello stesso comparto.

Il tocco femminile non manca di farsi sentire nemmeno nel settore dei fondi di investimento, che hanno sofferto fortemente del crollo azionario. Il Calpers, il fondo dei lavoratori degli enti pubblici californiani, il più grande della nazione, ha perso per esempio quasi 100 miliardi di dollari. Ora, secondo il National Council for Research on Women, durante il periodo della bolla speculativa le investitrici e le manager dei fondi di investimento, adottando una strategia più misurata di quella dei loro colleghi maschi, hanno prodotto ricavi annui del 9,6 per cento contro il 5,8 dell’indice del settore.

Anche una ricerca della French Fund Association concorda con questa conclusione. Secondo l’istituto francese i fondi di investimento gestiti dalle donne nel corso degli anni hanno prodotto risultati più stabili e costanti rispetto ai fondi gestiti da dirigenti uomini e il dato è costante misurando i risultati anno su anno, ogni tre e ogni 5 anni. Le manager molto spesso non si piazzano all’apice della classifica, ma di sicuro mai al fondo. Secondo la Catalyst, un istituto di ricerca sulle donne e il mondo del lavoro, per fare la differenza tra una strategia aziendale di successo e una destinata al fallimento basta la presenza di appena tre donne nei ranghi dirigenti. E infatti le compagnie che registrano la presenza di 3 o più donne nel loro consiglio di amministrazione distanziano la concorrenza del 40 per cento in tutti gli indici della prestazione aziendale.

E se i dati economici non bastano a convincere gli scettici, gli studiosi si avventurano anche in una spiegazione scientifica e ormonale del fenomeno. Una la fornisce per esempio il professor Scott Page dell’Università del Michigan che ha concepito il teorema di “previsione della diversità”, il Diversity Prediction Theorem, secondo il quale un gruppo diversificato di persone produce sempre decisioni migliori di un gruppo omogeno, specialmente quando lo si considera dal punto di vista della diversità sessuale. “Un gruppo di uomini bianchi chiusi in una stanza non raggiunge mai la migliore conclusione”, sostiene Peterson. Sarà per questo che in Norvegia è la legge a decidere che le donne debbano occupare di diritto almeno il 40 per cento dei posti nei consigli di amministrazione aziendali. O che aziende come la Hermes, la Wal Mart, la Capital One, Best Buy, Sun Microsystems, Yahoo, Xerox, Sara Lee e la PepisCo hanno deciso di affidare i destini della loro aziende a dirigenti donne.

“Le cose a livello di dirigenza aziendale stanno certamente cambiando”, afferma Danah Boyd. Tra le principali ricercatrici della Harvard University sul tema del ruolo delle donne nell’era del Web 2.0, Boyd è considerata una delle massime autorità statunitensi in fatto di media sociali e fenomeni femminili. “Sono finiti i tempi in cui le donne che si interessavano di economia, tecnologia e computer venivano definite secchione”, continua Boyd. “Adesso il fenomeno più interessante, in termini di successo aziendale, non è tanto il boom dell’iPhone, ma le donne che, dalle nanotecnologie alla computeristica, stanno cambiando la faccia dell’industria e della nostra società”.
(26 luglio 2009)

Fonte: La Repubblica

Prestigiacomo: Colleghi arroganti Non accetterò nessun commissario

Sunday, July 26th, 2009

Inaccettabile. Prepotenza. Arroganza. Il vocabolario che Stefania Prestigiacomo usa per definire ciò che le è capitato ieri non lascia dubbi alle interpretazioni. Il ministro dell’Am­biente attacca i suoi colleghi che appro­fittando del decreto anticrisi l’avrebbe­ro voluta privare dei poteri di autorizza­zione ambientale in materia di energia, affidandoli ai commissari straordinari. Chi sono? Claudio Scajola, Altero Matte­oli, Roberto Calderoli. Ma ce n’è anche per Giulio Tremonti.

Ieri è circolata la voce che era tal­mente arrabbiata da minacciare di di­mettersi.
«Fin dal mio ingresso al ministero sono stata convinta che la sfida dello sviluppo sostenibile fosse possibile e vincente. Ho riorganizzato il ministe­ro, che ho trovato disastrato, e che era diventato ostacolo allo sviluppo del Pa­ese. È stato un lavoro durissimo. Ma so­no fiera dei risultati e posso dimostra­re che si sta operando in maniera effi­ciente » .Qualcuno l’ha messo in dubbio?
«Non lo so. Ma adesso scopro che in mia assenza, mentre ero all’estero a rappresentare gli interessi del Paese, sono state azzerate parti significative delle competenze fondamentali del mi­nistero dell’Ambiente, quelle che ri­guardano le autorizzazioni».
Azzerate?
«Commissariate e trasferite altrove, semplicemente. Nel decreto anticrisi è stato introdotto un articolo che affida i poteri ai commissari straordinari. La prima versione dell’articolo puntava a commissariare tutti i ministeri ma poi in consiglio dei ministri la norma è sta­ta cambiata ed è rimasta solo la parte relativa al ministero dell’Ambiente».
La prova che ce l’hanno proprio con lei?
«Il dato è che vengono bypassati meccanismi di controllo su argomenti delicatissimi come quelli sull’ambien­te, la sicurezza e la salute dei cittadini. Se questa norma passerà tre ministeri, fra i quali non il mio, proporranno i commissari straordinari per le reti elet­triche e gli impianti di produzione di energia».Quali sono i ministri?
«Quelli dello Sviluppo Claudio Scajo­la, delle Infrastrutture Altero Matteoli e della Semplificazione Roberto Caldero­li, un ruolo quest’ultimo che non mi pa­re comprende la consulenza di esperti in materia di energia».
Pure Calderoli?
«La cosa divertente è che è circolato un documento attuativo con le opere da commissariare per decreto. Con un meccanismo assurdo, perché i commis­sari sarebbero assistiti dalle strutture della Presidenza del Consiglio e da quelle del ministro della Semplificazio­ne normativa».
Forse per rendere tutto più sempli­ce. Non crede?
«Complimenti. Questo significa che anche la Valutazione d’impatto ambien­tale di una centrale nucleare sarà nelle mani di un commissario. Ci rendiamo conto? In una sola persona si concen­trerebbero poteri attribuiti a organi col­legiali secondo norme dell’Unione eu­ropea, come la Via ma anche l’Autoriz­zazione integrata ambientale».Lei che pensa?
«Siccome credo di essere stata effi­ciente, sinceramente sono rimasta ama­reggiata. Il provvedimento dev’essere modificato o stralciato. Posso anche ca­pire che si nominino dei commissari straordinari, quando sono necessari. Ma in questo caso non ha senso. Confi­do che Silvio Berlusconi saprà risolve­re il problema, come sempre».
Come sempre? Proprio Berlusconi è il grande sostenitore dei commissa­ri straordinari. Ne aveva promessi ad­dirittura sedici per le grandi opere.
«Ma in questo caso si spostano sem­plicemente i luoghi della decisione da un posto a un altro e si sacrificano pas­saggi a tutela della collettività che non è possibile sacrificare. Questo non è ac­cettabile. Per quello che ho fatto mi sa­rei aspettata un plauso, e non una pri­vazione delle competenze. Come se non bastasse è anche una norma inap­plicabile, perché il diritto comunitario non prevede sconti. E poi, ha idea di quali procedure discutiamo? Sa sotto quale montagna di carta verrebbe sep­pellito il commissario?»«Ripeto, è inaccettabile».
«Ma perché insiste? Nella mia vita non ho mai minacciato di dimettermi. La norma per me è inaccettabile, è suffi­ciente dire questo. Se non verrà modifi­cata… »


Se non verrà modificata?

«Mi troverei in una situazione di pro­fondo disagio. Oltre a essere inaccetta­bile, l’articolo è anche inutile. A settem­bre si prevedono di nominare i com­missari per sbloccare 11 impianti. Eb­bene, sei di questi sono di competenza
di Terna, e quattro verranno da me au­torizzati entro luglio. Di che stiamo par­lando?»«Non credo. L’attenzione per l’am­biente è fondamentale. La tutela am­bientale è al centro delle politiche di tutti i grandi Paesi industrializzati e ini­zia ad esserlo anche nei Paesi in via di Sviluppo. Ovunque si punta sull’econo­mia verde per contribuire a risolvere la crisi… »

 

 

 

 

 

 

 

 

Facciamo il caso che la norma non venga stralciata. Quale sarà il suo at­teggiamento?

Conferma di volersi dimettere?

Di un segnale di profonda disatten­zione del governo nei confronti delle tematiche ambientali?

Allora che spiegazione si dà?
«Sono incredula, vivo quello che è successo come una prepotenza e un’ar­roganza. C’è la chiara volontà di viola­re e spostare i centri decisionali. In un anno ho autorizzato 160 progetti. Ho ri­solto il problema della riconversione della centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone pulito, che si trascinava da otto anni. Ho risolto il problema dell’Ilva di Taranto. Ho sbloc­cato tre rigassificatori… Le mando l’elenco. Questa sarebbe inefficienza?»

C’è chi critica le procedure della Via, giudicate lunghe ed eccessive.
«I commissari della Valutazione d’impatto ambientale sono tutti esper­ti di alto livello scientifico, hanno lavo­rato tanto e con abnegazione, sacrifi­cando spesso anche le ferie. E ricordo a tutti che i costi della commissione non ricadono sui contribuenti ma sono a ca­rico delle aziende. Ma nonostante sia previsto dalla legge quelle somme non vengono poi riversate dal Tesoro al mi­nistero. Le sembra giusto?»

Non ci mancava che questa.
«Penso che sia un attacco politico. Non condivido questo metodo. Vorrei capire il perché di queste scelte».
Ha chiesto chiarimenti a Scajola, Matteoli, Tremonti?
«Ci ho parlato ma non ho avuto ri­sposte convincenti da parte dei miei colleghi. Mi affido a Berlusconi, il qua­le mi ha assicurato che ci sarà un inter­vento correttivo » .
Fonte: Corriere della Sera

 

Cassazione: toccare le colleghe non è reato se fatto senza «intenti libidinosi»

Saturday, July 25th, 2009

Guardate che sentenza…farei “toccare amichevolmente” i giudici… quelli maschi , ovviamente.

Toccava le colleghe di lavoro. Ma in maniera scherzosa, come modo di fare abituale, senza provare alcune «ebbrezza sessuale» o intenti libidinosi. Per questo la Cassazione ha confermato l’assoluzione di un lavoratore extracomunitario, Kadri O., dall’accusa di violenza sessuale per la quale, in primo grado, era stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa dalla condizionale). In appello, invece, Kadri era stato assolto, il 28 novembre 2008, con la formula perchè il fatto non sussiste.

LA SENTENZA - Il processo era nato dalla denuncia sporta da una collega di Kadri, stanca delle sue mani lunghe. In tribunale era emerso che (come rileva la Cassazione nella sentenza 30969) «Kadri O. era solito praticare scherzi di cattivo gusto toccando le colleghe di lavoro e così ponendo in essere un comportamento di certo poco raffinato e abituale». Tuttavia dalle stesse testimonianze era anche risultato che nel comportamento dell’uomo non era ravvisabile alcune «ebbrezza sessuale» in quanto, toccando le colleghe «non voleva soddisfare la propria libido». Contro l’assoluzione di Kadri O. aveva fatto ricorso in Cassazione la Procura generale della Corte d’Appello di Bologna.

IL LEGALE - L’avvocato Marcello Rambaldi, legale dell’imputato, ha spiegato che Kadri O. «era solito abbracciare con trasporto tutte le colleghe.» Alcune, come quella che lo ha denunciato, le abbracciava con un tale trasporto da sollevarla da terra. «Ma tutto avveniva per affetto, non per soddisfare istinti sessuali». E aggiunge: «Ma quale violenza, il mio cliente abbracciava tutte le colleghe. In quel caso sollevando la collega da terra, le sfiorò il seno. Avvenne nel 1996. Addirittura una collega che lo difese conoscendo le abitudini di Kadri si ritrovò accusata di favoreggiamento». Poi fu assolta. Teatro degli abbracci tra Kadri e le colleghe, un mercato ortofrutticolo della provincia di Ferrara dove l’immigrato baciava e abbracciava tutte «ma con affetto, ci mancherebbe», ribadisce Rambaldi. «Ora il mio cliente ha cambiato mestiere ma per ragioni di opportunitá e si occupa del settore dell’edilizia. Si è sposato e ha tre figli». E probabilmente non “abbraccia” più con trasporto.

Toccava le colleghe di lavoro. Ma in maniera scherzosa, come modo di fare abituale, senza provare alcune «ebbrezza sessuale» o intenti libidinosi. Per questo la Cassazione ha confermato l’assoluzione di un lavoratore extracomunitario, Kadri O., dall’accusa di violenza sessuale per la quale, in primo grado, era stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa dalla condizionale). In appello, invece, Kadri era stato assolto, il 28 novembre 2008, con la formula perchè il fatto non sussiste.

LA SENTENZA - Il processo era nato dalla denuncia sporta da una collega di Kadri, stanca delle sue mani lunghe. In tribunale era emerso che (come rileva la Cassazione nella sentenza 30969) «Kadri O. era solito praticare scherzi di cattivo gusto toccando le colleghe di lavoro e così ponendo in essere un comportamento di certo poco raffinato e abituale». Tuttavia dalle stesse testimonianze era anche risultato che nel comportamento dell’uomo non era ravvisabile alcune «ebbrezza sessuale» in quanto, toccando le colleghe «non voleva soddisfare la propria libido». Contro l’assoluzione di Kadri O. aveva fatto ricorso in Cassazione la Procura generale della Corte d’Appello di Bologna.

IL LEGALE - L’avvocato Marcello Rambaldi, legale dell’imputato, ha spiegato che Kadri O. «era solito abbracciare con trasporto tutte le colleghe.» Alcune, come quella che lo ha denunciato, le abbracciava con un tale trasporto da sollevarla da terra. «Ma tutto avveniva per affetto, non per soddisfare istinti sessuali». E aggiunge: «Ma quale violenza, il mio cliente abbracciava tutte le colleghe. In quel caso sollevando la collega da terra, le sfiorò il seno. Avvenne nel 1996. Addirittura una collega che lo difese conoscendo le abitudini di Kadri si ritrovò accusata di favoreggiamento». Poi fu assolta. Teatro degli abbracci tra Kadri e le colleghe, un mercato ortofrutticolo della provincia di Ferrara dove l’immigrato baciava e abbracciava tutte «ma con affetto, ci mancherebbe», ribadisce Rambaldi. «Ora il mio cliente ha cambiato mestiere ma per ragioni di opportunitá e si occupa del settore dell’edilizia. Si è sposato e ha tre figli». E probabilmente non “abbraccia” più con trasporto.

Fonte : Corriere della Sera

Denuncia choc: picchiata perchè nera

Friday, July 24th, 2009

La donna, 33 anni, è stata aggredita
e malmenata da tre pensionati

 

TORINO

Trentatrè anni, nigeriana, da 12 in Italia, dove dal 2000 è sposata con un restauratore, aggredita e malmenata da tre pensionati che l’hanno gettata a terra con un colpo alla spalla e strappato i capelli in un giardino pubblico, dove era andata con i suoi due bambini di sette mesi e sette anni, quest’ultimo affetto da una forma di autismo, che in un impeto aveva tirato una pietra contro un anziano pensionato che sedeva su una panchina in compagnia degli anziani aggressori.

Un’aggressione, secondo la donna a sfondo razzista, che ora attraverso il suo legale, Wilmer Perga, procederà con querela di parte per minacce e lesioni con l’aggravante della discriminazione razziale. «Non appena ho visto mio figlio correre con la pietra in mano sono corsa nel tentativo di fermarlo, ma non sono arrivata in tempo - ha raccontato nello studio del suo legale - per questo mi sono avvicinata al gruppo di anziani per chiedere se qualcuno si era fatto male, anche perchè, conoscendo i problemi di mio figlio, è stato coperto con un’assicurazione».

«A quel punto - prosegue la signora - non la persona che era stata colpita, ma gli altri tre hanno cominciato ad inveire urlandomi ’Torna al tuo Paesè, e ’Porta via quel bastardo di tuo figlio e mettilo in manicomiò, mi hanno colpita, gettata a terra e strappato una treccina di capelli». Soccorsa da una passate, la signora ha prima chiamato la polizia che ha verbalizzato l’accaduto, poi è ricorsa alle cure dei sanitari che le hanno applicato il collare e dato 10 giorni di prognosi.

«Quando sono arrivati i poliziotti - ha detto ancora la signora - hanno detto che ero stata io ad aggredirli ed adesso mi sento molto demoralizzata. Sono qui da molti anni, ho tanti amici italiani, mi sento più a casa in Italia che non nel mio paese, i miei figli sono nati qui. Capisco che ci siano dei delinquenti, ma non tutte le persone sono uguali».

A spiegare l’aggravante della discriminazione razziale è stato il suo avvocato: «c’è stato un accanimento nei confronti della signora che non è dato dalla violenza dell’azione, cioè dalla pietra lanciata dal bambino», mentre il marito aggiunge: «ci sono tanti episodi, anche piccoli con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Forse questa società non è ancora pronta per capire le diversità».

Fonte: La Stampa

La vedova Borsellino rompe il silenzio

Wednesday, July 22nd, 2009

Dopo 17 anni di silenzio Agnese Borsellino, la moglie del magistrato ucciso nella strage in via D’Amelio, ha deciso di infrangere la regola del silenzio che si era imposta, parlando di suo marito, del suo esempio, di quel 19 luglio 1992 e di chi ha dato la vita per proteggerlo. La vedova ha ricordato quei giorni in un’intervista a La Storia siamo noi, per una puntata dal titolo “57 giorni a Palermo. La scorta di Borsellino”, in onda domani alle 23.30 su RaiDue.

Anche Pietro Grasso torna a parlare della strage di via D’Amelio dopo le recenti dichiarazioni di Totò Riina e dopo la riapertura dell’inchiesta sull’omicidio del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. Rivelazioni da cui sono scaturite reazioni e commenti - da Nicola Mancino all’epoca ministro dell’Interno, al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia - proprio nei giorni della marcia delle agende rosse e dell’anniversario della strage.

“Pensare che si possa venire a un qualsiasi accordo con la mafia è fuori da qualsiasi considerazione” ha detto il procuratore nazionale antimafia Grasso a Palermo, a margine della deposizione di una corona di fiori in memoria di Boris Giuliano, ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979. “La cosa terrificante - ha aggiunto Grasso - è che a Palermo si muore mentre si fa il proprio dovere. Quello di Boris Giuliano è stato l’inizio di una serie di morti terribili, con l’eliminazione fisica di tutti coloro che ostacolavano l’organizzazione mafiosa”.


Nell’intervista a La storia siamo noi, Agnese Borsellino racconta a distanza di tanti anni che il marito era sicuro che la sua morte avrebbe scosso le coscienze. “Due giorni prima che lui morisse mi ha detto: ‘Io non vedrò i risultati del mio lavoro, li vedrete voi dopo la mia morte, perché la gente si ribellerà, si ribelleranno le coscienze degli uomini di buona volontà “.

Parlando degli assassini che hanno ucciso suo marito, la signora Agnese ammette di essere pronta a perdonarli ma solo se avranno il coraggio di dire la verità, tutto quello che sanno. “Se mi dicono perché l’hanno fatto, se confessano, se collaborano con la giustizia, perché se arrivi a una verità vera, io li perdono, devono avere il coraggio di dire chi glielo ha fatto fare, perché l’hanno fatto, se sono stati loro o altri, dirmi la verità, quello che sanno, con coraggio, con lo stesso coraggio con cui mio marito è andato a morire”.

“Di fronte al coraggio io mi inchino - aggiunge - da buona cristiana dire perdono, ma a chi?, io perdono coloro che mi dicono la verità ed allora avrò il massimo rispetto verso di loro, perchè sono sicura che nella vita gli uomini si redimono, con il tempo, non tutti, ma alcuni si possono redimere è questo quello che mi ha insegnato mio marito”.

Poi ricorda quel 19 luglio del 1992. “Era una giornata normale, mio marito si sentiva molto stanco, voleva accontentare me e i miei figli e fare una passeggiata a Villa Grazia, al mare. Alle 16.30 quando sono venuti gli altri sei uomini della scorta, è andato dalla sua mamma perché doveva accompagnarla dal medico. Ha baciato tutti, ha salutato tutti, come se stesse partendo. Lui aveva la borsa professionale, e da un po’ di giorni non se ne distaccava mai. Allora mi è venuto un momento di rabbia, quando gli ho detto: ‘Vengo con te’. E lui ‘No, io ho fretta’; io: ‘Non devo chiudere nemmeno la casa, chiudo il cancello e vengo con te’. Lui continuava a darmi le spalle e a camminare verso l’uscita del viale, allora ho detto: ‘Con questa borsa che porti sempre con te sembri Giovanni Falcone’. Sono arrivata a dire queste ultime parole”.

Agnese parla poi degli uomini della scorta. “Per me erano persone, come per mio marito che facevano parte della nostra famiglia e vivevano quasi in simbiosi con noi, condividevamo le loro ansie, i loro progetti. Un rapporto oltre che di umanità, di amicizia e di reciproca comprensione e rispetto”.

Fonte: La Repubblica