Slitta ancora l’approvazione della Ru486, come funziona la pillola abortiva

Ancora uno stop per la Ru486. Era atteso per oggi l’ok definitivo alla commercializzazione della pillola abortiva e invece il Cosiglio di amministrazione dell’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco), appena insediato, ha rinviato nuovamente l’approvazione della molecola. Dopo l’incontro in cui Fazio ha ‘battezzato’ il nuovo Cda - si apprende dall’ADNKRONOS SALUTE - il consiglio si è riunito per affrontare i punti all’ordine del giorno. Tra questi, sempre secondo l’agenzia giornalistica, anche le approvazioni delle autorizzazioni all’immissione in commercio di nuove molecole, tra cui la contestata pillola abortiva Ru486. Tuttavia non ci sono state infatti deliberazioni “poichè il materiale istruttorio non è arrivato ai componenti del Cda nei tempi regolamentari, ovvero cinque giorni prima”. Il Cda, dunque, affronterà le autorizzazioni nella prossima seduta, che si terrà probabilmente il 30 luglio, anche se si attende la calendarizzazione.
Non è la prima volta: già a dicembre la procedura di approvazione si era fermata perché necessitava di un’ulteriore analisi da parte del Comitato prezzi e rimborso. Appuntamento dunque alla prossima riunione del Cda dell’Aifa per il via libero definitivo, a cui seguirà la pubblicazione dell’avvenuta registrazione sulla Gazzetta ufficiale. Anche in Italia, a quel punto, una donna che decide di abortire nelle prime settimane di gravidanza avrà la possibilità di scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico, come quasi in tutta Europa. Sempre nel rispetto totale della Legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. La cosiddetta pillola abortiva potrà essere somministrata solo in ambito ospedaliero e con obbligo di almeno un giorno di ricovero. Insomma non sarà un farmaco da utilizzare a casa, lontano dal controllo medico.
Silvio Viale, il medico che ha sperimentato l’aborto farmacologico all’Ospedale Sant’Anna di Torino, commenta: “Chi si oppone al progresso è destinato a essere sconfitto. Dare il via libera all’utilizzo del mifepristone significa anche aprire alla sperimentazione della molecola in altri campi. Le donne italiane restano indietro rispetto a tutte le europee. E assicura che riprenderà a settembre la sperimentazione nella struttura ospedaliera piemontese.
L’approccio farmacologico per interrompere la gravidanza rappresenta un’alternativa in più per le donne ma, secondo il professor Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia, cambia poco nella pratica di tutti i giorni. “Non è la tecnica ma la legge a fare la differenza e in Italia la 194 funziona bene.
Come funziona l’aborto farmacologico
L’aborto farmacologico è un’opzione non chirurgica per le donne che intendono interrompere la gravidanza entro la 12esima settimana, così come vuole la Legge 194. “Il farmaco che si somministra – spiega Vittori – si chiama mifepristone (Ru486 è il suo nome commerciale) e agisce sul progesteone, un ormone che favorisce e assicura il mantenimento della gravidanza per le sue diverse azioni sulle strutture uterine, bloccandone l’azione”. Per aumentare l’efficacia della molecola – si legge sul dossier dell’Aifa RU 486: efficacia e sicurezza di un farmaco che non c’è – serve un’altra sostanza: la prostaglandina (il prodotto più usato è il misoprostol). L’associazione mifepristone/misoprostol rappresenta la modalità più diffusa per l’induzione dell’aborto medico ed è stata inserita nell’elenco dei farmaci essenziali per la salute riproduttiva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006.
Si assumono due compresse
“In pratica la paziente assume due farmaci: il mifepristone prepara il terreno e la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, provoca l’espulsione del materiale abortivo entro poche ore. In qualche caso – aggiunge Silvio Viale, il medico che ha condotto la sperimentazione della Ru486 all’Ospedale Sant’Anna di Torino – l’espulsione può verificarsi già prima dell’assunzione della prostaglandina o nei giorni successivi. Una seconda dose di prostaglandina riduce la percentuale di espulsioni tardive e aumenta l’efficacia”. L’espulsione del materiale abortivo avviene mediante sanguinamento e contrazioni. In pratica è come se si avesse il ciclo mestruale, per alcune donne è più intenso per altre meno. Rispetto ai metodi tradizionali l’aborto con la Ru486 non richiede né anestesia né l’intervento chirurgico e, se usata correttamente, funziona nel 95% dei casi. Qualora non funzioni si deve poi ricorrere al raschiamento tradizionale.
La differenza con la pillola del giorno dopo
“Non è un contraccettivo ma un abortivo – afferma la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’H. San Raffaele Resnati di Milano – questo deve essere chiaro a tutti”. Il mifepristone, il vero nome della Ru486, si differenzia dalla pillola del giorno dopo (Levonorgestrel), che è solo un contraccettivo ad alto dosaggio, sia per i tempi di assunzione, sia per il meccanismo di azione. “La pillola abortiva infatti – spiega l’esperta – interferisce con i recettori per il progesterone, bloccandoli: impedendo l’azione di questo ormone protettivo della gravidanza, induce un aborto chimico. Inibisce lo sviluppo dell’embrione e favorisce il distacco ‘a stampo’ del sacco che contiente l’emrbione dalla mucosa interna dell’utero (l’endometrio), su cui proprio l’embrione si radica, con un meccanismo simile alla mestruazione”.
I suoi effetti
Gli studi condotti – si legge sul dossier Aifa – riportano una serie di effetti collaterali legati principalmente all’utilizzo delle prostaglandine: il dolore di tipo crampiforme che può variare da nulla a forte e aumenta in prossimità dell’espulsione, riducendosi nettamente subito dopo. Poi nausea (34-72%), vomito (12-41%) e diarrea (3-26%). Il sanguinamento, massimo al momento dell’espulsione, è variabile per quantità e durata, con perdite ematiche che persistono per almeno una settimana e, in forma ridotta, anche più a lungo. Le complicanze severe sono rare e riconducibili al sanguinamento importante con necessità di emostasi chirurgica (0,36-0,71%). In pratica gli effetti collaterali ci sono, ma sono minori rispetto all’aborto chirurgico
Le differenze con l’aborto chirurgico
L’aborto chirurgico, praticato legalmente in Italia da trent’anni, prevede un intervento con anestesia e ricovero. La donna deve formulare una richiesta scritta, controfirmata da un medico non obiettore. “L’operazione – spiega il dottor Viale – prevede lo svuotamento dell’utero in anestesia locale o generale. Ma non bisogna dimenticare che possono esserci delle complicazioni (come il sanguinamento) sebbene il dolore immediato sia attutito dall’anestesia”. Anche il coinvolgimento della donna fa la differenza. “La paziente che sceglie l’aborto farmacologico – conclude il ginecologo – è più autonoma nell’atto. È lei infatti che assume il farmaco. Nell’aborto chirurgico invece l’azione è delegata al medico e la sofferenza attutita dall’anestesia”..
Fonte: Kataweb
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