Archive for September, 2009

Wednesday, September 30th, 2009

REGARD, PER PROBLEMI TECNICI, RESTERA’ CHIUSO PER QUALCHE GIORNO.

TORNIAMO PRESTO!

Pellicce, noi contrarie per dogma

Tuesday, September 29th, 2009

di MARIA LAURA RODOTA’
Qualche maschio quarantenne ricorda i primi, indimenticati brividoni provocati da morbidezze e profumi della pelliccia di un’amica di casa. Io, più modestamente, ho ricordi di intenso appagamento estetico nel maneggiare e annusare la pelliccia di una prozia. Certo la prozia sfoggiava anche stole fatte di animaletti morti e svuotati (saranno stati visoni?) attaccati l’uno all’altro. E lì cominciai a riflettere.

 

La riflessione, con gli anni, ha prodotto una poverona di sinistra di mezza età (io) che porta solo cappotti e piumini e scivola sempre più verso il vegetarianesimo; una figlia della suddetta che impedisce alla nonna di mettere le sue residue e annose pellicce (ereditate dalla prozia, alcune, forse); qualche dubbio sui nostri dogmi politicamente corretti e su svariate contraddizioni che detti dogmi contengono.

Per esempio. Cosa fare in climi molto freddi? Se ti prestano una pelliccia a gennaio in Russia o in Minnesota, è saggio accettarla. Quanto sappiamo, noi antipelliccia viscerali ma poco informati, dell’industria e dell’indotto che ci gira intorno, degli umani che ci campano, dei possibili progressi nel trattamento degli animali? Vabbè, qui si dubita.

Quanto narcisismo ed elitismo c’è nel nostro compiacimento animalista? Quanto siamo incoerenti, secondo gli animalisti radicali, se portiamo scarpe e borse in pelle e ci avventiamo sull’occasionale bistecca? Quanto puzzone siamo, secondo gli umani meno benestanti e ossessivi di noi, a cercare di mangiare solo carne di animali felici magari allevati a terra (costa come una pelliccia, in genere), e a guardare con scarso rispetto le sciure impellicciate? Molte di loro sono persone capaci e magari oneste e magari affettuose; con diversi codici stilistici e diversi strumenti culturali, ovvio. E con le impellicciate dovremmo dialogare. Senza aggredirle, senza prenderle troppo in giro, senza sentirci troppo ganze o troppo ridicole (noi) causa esibito ambientalismo.

Ma forse abbiamo un unico argomento davvero convincente, su cui discutere da donne a donne: molte pellicce ingoffiscono, ragazze, ingoffiscono tutte tranne Naomi C. Per amore dei cari animaletti e della vostra silhouette, suvvia, pensateci.

interpreta Crudelia De Mon, la cattiva di turno che brama  una pelliccia realizzata con  pelli di dalmata
Glenn Close nel film «La carica dei 101»: interpreta Crudelia De Mon, la cattiva di turno che brama una pelliccia realizzata con pelli di dalmata

avviso importante

Tuesday, September 29th, 2009

Per motivi tecnici,  forse, agorà sarà irraggiungibile per una decina di giorni.

Questo è un avviso preventivo. In caso di problemi l’appuntamento è per il più presto possibile. Altrimenti saremo qui con voi ogni giorno, come sempre.

a bientot

Violenza sessuale, con riti esoterici abusava di minorenni

Tuesday, September 29th, 2009

Magia nera e riti di iniziazione esoterica erano il paravento utilizzato da un imbianchino vicentino di 44 anni, per far cadere nella sua rete giovani e giovanissime ragazze dalle quali pretendeva sempre e soltanto un tributo di natura sessuale. In questo ambito si è mossa l’indagine della squadra mobile della polizia di Vicenza, diretta da Michele Marchese a partire dal settembre 2008 e conclusasi lo scorso sabato con l’arresto del falso mago per violenza sessuale ai danni di minorenni e diffusione di materiale pedopornografico. Il provvedimento ha portato anche all’arresto in flagranza di reato Roberto Fiorio, un medico psichiatra veronese di 58 anni, che si fingeva ginecologo e con il quale l’operaio vicentino era entrato in contatto per sottoporre le sue vittime a «manipolazioni» particolari.

E uno dei particolari emersi dall’indagine è a dir poco sconcertante. Per un anno intero una quindicenne della provincia di Vicenza ha subito abusi sessuali di ogni genere dal falso mago che, dicendosi di volta volta posseduto dallo spirito di «Satyricon», «Edon» o «Triton», le aveva imposto addirittura un calendario settimanale di turpitudini. Un anno intero scandito da una precisa «scaletta» di prestazioni sessuali a seconda del giorno della settimana. La ragazzina aveva conosciuto l’imbianchino in internet un anno fa e sarebbe finita nella sua rete di «riti esoterici» nell’illusione di mettersi in contatto con il padre da poco scomparso. Quando gli agenti della Mobile hanno fatto irruzione nello studio dove avvenivano i «ricevimenti», hanno trovato la ragazza nuda, coperta solo da una tunica nera, e il medico che si preparava al «rito» con oli ed essenze.

Fonte: Corriere della Sera

Vittima di tre “bulle” non vuole tornare a scuola

Monday, September 28th, 2009

Bullismo al femminile in una scuola di Sondrio. Una studentessa di 14 anni è stata aggredita da tre ragazze, più grandi di lei di due anni, e adesso non vuole più tornare a scuola. Una delle tre “bulle” frequenta lo stesso istituto linguistico della vittima mentre le altre sono iscritte alla Ragioneria e al liceo Classico della città.

Qualche giorno fa, le tre ragazze hanno aspettato la vittima all’uscita da scuola, l’hanno aggredita alle spalle, afferrata per i capelli e scaraventata con violenza a terra. Nella caduta, la ragazzina ha sbattuto il viso, ferendosi.

Soccorsa in un primo momento da alcuni giovani che hanno assistito all’aggressione, la giovane è stata poi accompagnata in ospedale dalla madre. “La prima prognosi - spiega quest’ultima - è stata di sette giorni ai quali se ne sono aggiunti altri quindici dopo un secondo controllo. Mi sono incontrata con la preside, che mi ha garantito il suo sostegno. All’istituto non abbiamo nulla da rimproverare. Ora mia figlia è scossa e non vuole più tornare a scuola”.

“I fatti - precisa Maria Grazia Carnazzola, preside del liceo Linguistico Perpenti, frequentato dalla ragazza - sono avvenuti fuori dall’istituto e i dirigenti scolastici delle ragazze a cui si attribuisce l’aggressione hanno subito convocato le famiglie”.

Fonte: La Repubblica

Colf e badanti, le istruzioni per la sanatoria

Sunday, September 27th, 2009
I passaggi chiave
 
Per le colf sanatoria flessibile
 
Colf e badanti: quando gli stranieri assumono i parenti per metterli in regola (di Marisa Maraffino)
 
Guarda il videoforum
 
Speciale Colf e Badanti

Il reddito del figlio consente la regolarizzazione della colf dei genitori: pertanto, può essere il figlio a presentare l’istanza. Dalla «Faq» (Frequently asked question) n. 35 del ministero dell’Interno arriva così l’indiretta apertura sul limite di reddito previsto per l’emersione degli addetti al bisogno familiare, un limite che finora ha bloccato numerose domande. Ad oggi la sanatoria è stata chiesta per 202mila lavoratori, numero che ora potrebbe crescere velocemente.
Il ministero (senza intervenire sul comma 4 d, articolo 1-ter, legge 102/09) ammette un familiare di primo grado al ruolo di datore di lavoro di un domestico per i propri congiunti. Le ultime risposte diffuse dal Viminale – reperibili sul sito del Sole 24 Ore – chiariscono diversi passaggi meritevoli di attenzione, alcuni dei quali già emersi durante il forum del «Colf & Badanti day» organizzato giovedì dal Sole 24 Ore e dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

La richiesta di emersione per le colf, nel caso di soggetti extracomunitari presenti in Italia irregolarmente, impone al datore il possesso di un reddito minimo di 20mila euro annui per nucleo composto da un solo soggetto percettore di reddito e di 25mila euro per nuclei composti da più soggetti conviventi percettori di reddito. Da qui la limitazione alla medesima residenza. Su questo requisito la prima apertura era arrivata con la risposta n. 31 che chiariva non essere necessario il raggiungimento dei 25mila euro da parte del datore che raggiungeva da solo il limite inferiore, ancorché facente parte di un nucleo composto da più percettori di reddito.

L’assenza momentanea
Con la Faq 34, invece, il ministero riporta e amplia una problematica già affrontata e risolta dalla Faq 16 della Fondazione studi: «È possibile regolarizzare la posizione dei lavoratori domestici che, da tempo presenti sul territorio nazionale, abbiano per un breve periodo interrotto il rapporto di lavoro per raggiungere i propri familiari nella patria di origine». Questo in quanto il rapporto di lavoro domestico prevede il diritto a usufruire di permessi per ferie, malattia, visite mediche e tali assenze non possono essere considerate interruttive del rapporto di lavoro. Nel corso del Forum questa possibilità di rientro al Paese d’origine è stata estesa anche al periodo che va dalla domanda di emersione alla data di convocazione allo Sportello Unico, purché vi sia un serio e valido motivo, anche familiare, e il datore abbia dato il proprio consenso.

No al frazionamento
Nulla da fare, invece, per le numerose richieste di frazionamento delle 20 ore presso più datori al fine di regolarizzare la posizione del lavoratore domestico. Con la Faq 36 e con le risposte in diretta date giovedì scorso, il ministero ha escluso l’emersione congiunta fra più datori di lavoro dello stesso soggetto. Anche se il cumulo delle ore raggiunge e/o supera le 20 ore stabilite come minimo settimanale, un solo datore potrà rendersi referente e responsabile degli impegni contenuti nel contratto di soggiorno (si veda Il Sole 24 Ore del 25 settembre). Al termine dell’iter previsto dopo l’invio della richiesta del permesso di soggiorno da parte del lavoratore, invece, il lavoratore resta libero e non avrà problemi in sede di rinnovo in quanto l’articolo 13 del Testo unico chiede solo il possesso di un reddito adeguato al mantenimento.

Legami di parentela
Di minore portata, ma molto dettagliata, la risposta contenuta nella Faq 37 sulla possibile emersione anche per un domestico coniuge o parente del datore. Non essendo prevista incompatibilità fra il vincolo di parentela o affinità e il contratto di lavoro domestico, il ministero richiede al datore la prova sia del rapporto e sia della corresponsione della retribuzione. Nel caso del coniuge, il rapporto di lavoro domestico è possibile solo quando il datore abbia menomazioni tali da renderlo non autosufficiente, per le quali sia stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento. In tali ipotesi, pertanto, la domanda di emersione può riguardare soltanto prestatori d’assistenza (badanti). Anche nel caso di genitori e figli la cura e l’assistenza si intendono, normalmente, prestate per affezione.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Friedrich Engels, femminista o sessista?

Saturday, September 26th, 2009

La forma più evidente di sfruttamento è la prostituzione: questo è il modo in cui la borghesia attacca addirittura fisicamente il proletariato… La donna è sfruttata come oggetto della libidine maschile e come macchina per produrre figli». «Se avessi un reddito di 5mila franchi non farei altro che divertirmi con le donne, fino allo stremo. Senza le francesi la vita non avrebbe senso: ma finché ci saranno le grisettes, avanti tutta!». Parole dello stesso uomo, Friedrich Engels: perché nella nuova biografia scritta dallo storico britannico Tristram Hunt, The Frock-coated Communist: The Revolutionary Life of Friedrich Engels («Il comunista azzimato: vita rivoluzionaria di Friedrich Engels») tra le tante contraddizioni dell’industriale tessile amante della bella vita che scrisse con Marx Il Manifesto del Partito Comunista c’è anche la differenza impressionante tra la teoria e la prassi del suo rapporto con le donne.

DONNE INDIPENDENTI - Perché è evidente, dimostra il documentatissimo prof. Hunt, che l’Engels filosofo sia tra i pionieri della rivendicazione dei diritti delle donne, architetto di una precisa teoria generale dell’emancipazione femminile. Ma il filosofo che scrive con passione - e mente modernissima - della donna doppiamente vittima di oppressione nella società è anche l’uomo che si lancia in appassionate odi ai lupanari, e che privatamente si trovò sempre a disagio in presenza di donne indipendenti (diremmo oggi: assertive) - lui trovava in realtà disdicevole che gli tenessero testa in una discussione. L’ennesima versione della solita vecchia storia, l’uomo che predica bene e razzola malissimo, progressista in tutto tranne quando si tratta di mettersi a stirare le camicie o stendere il bucato quando sta per cominciare la partita in tv? Ovviamente sì, ma non solo: certo i peccati personali di Engels sono, da una parte, così lontani, mentre la modernità delle sue teorie - almeno quelle sull’oppressione della donna - è ancora così (tristemente) attuale.

TEORIA E PRATICA - Leggere il libro del professor Hunt, per un maschio, è però anche un test. Un modo per mettere alla prova i propri inevitabili pregiudizi personali: perché se il primo architetto della liberazione femminile assolveva i suoi comportamenti privati usando le posizioni pubbliche come salvacondotto, ciò non è evidentemente più possibile. Perché una peraltro giusta filippica perorata alla macchina del caffè, in ufficio o all’ora di cena, sulla mancanza di asili-nido, sulla cronica arretratezza delle pari opportunità italiane rispetto al nord Europa, sulle tante cose inammissibili all’estero che avvengono ogni giorno nei luoghi di lavoro italiani, non mette tuttavia nessun maschio al riparo dallo spettro che si aggira per l’Europa - e non solo - maschile e progressista: lo spettro del sessista illuminato, tanto orgoglioso delle proprie convinzioni egualitarie da specchiarsi più in esse che non nei propri comportamenti quotidiani.

 

 

Matteo Persivale
Fonte: Corriere della Sera

Taranto, giunta senza donne e il Tar annulla le nomine

Friday, September 25th, 2009

La giunta provinciale di Taranto è stata annullata perché non rispetta le quote rosa così come dispone il regolamento dell’ente. Lo ha deciso il Tar di Lecce accogliendo il ricorso di un comitato cittadino che ha chiesto l’annullamento delle nomine degli assessori perché tutti maschi.

I giudici della sezione amministrativa (presidente Aldo Ravalli) hanno ordinato al presidente della Provincia, Gianni Florido, del Pd, di modificare la giunta entro trenta giorni in modo da assicurare la presenza di entrambi i sessi nell’esecutivo, composto ora da dieci assessori, tutti maschi.

“Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa, alle quali sono sempre stata contraria” ha commentato il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. “Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”.

Anche il Pd è d’accordo con la sentenza. “Una buona notizia dichiara Vittoria Franco, responsabile Pari Opportunità. “Una situazione tanto più grave perché a guidare la provincia è un’amministrazione di centrosinistra. Il partito democratico ha nel suo dna il principio della pari rappresentanza, dunque non possono essere proprio i nostri amministratori a contravvenire a tale principio”. “Il nostro è l’unico partito - afferma il dirigente del Pd - che fin dalla sua fondazione ha nel suo Statuto la regola delle quote minime di rappresentanza per i generi”.


Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino “Città futura”, promotore in passato di un referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva. La Provincia di Taranto è stata difesa dall’avvocato Cesare Semeraro, mentre gli assessori non si sono costituiti in giudizio. Il ricorrente lamentava il mancato rispetto di alcune specifiche norme dello Statuto della Provincia di Taranto e dalla normativa sulle pari opportunità.

Le donne si riprendono la voce: tutti gli interventi

Thursday, September 24th, 2009

Dal 12 agosto, con un’intervista a Nadia Urbinati di Concita De Gregorio abbiamo aperto il dibattito su l’Unità sul “silenzio delle donne”. Da quel giorno abbiamo ospitato lettere, messaggi, commenti, analisi. Dal ragionamento volutamente “lieve” di Serena Dandini alla provocazione sul mutismo femminile di Benedetta Barzini.  Ogni giorno parole per rompere il silenzio sul sessismo del premier, il velinismo, la festa di Casoria, le escort a Palazzo Grazioli. Una rivoluzione interrotta secondo Lidia Ravera. Per questo - scrive Dacia Maraini - bisogna alzare la voce contro le discriminazioni. Un dibattito serrato, commentato dai lettori con passione. Come se fossimo usciti/e dal letargo. Ma non basta l’indignazione, dice Alessandra Bocchetti. Bisogna governare. Soprattutto - parole di Luisa Muraro - se a governarci è il genere.

Parole. Per spezzare il silenzio. Le parole di Iaia Caputo contro il potere della tv, quelle di Rita Borsellino per riprendersi il tempo. Le parole di Nicla Vassallo che chiama a raccolta anche gli uomini, come Tiziana Bartolini. Mezz’ora di protesta al giorno, scrive Lorella  Zanardo, attraverso gli strumenti della democrazia orizzontale per ritrovare la voce. Il governo che silenzia è “un danno per gli uomini”, dice  Joanna Bourke.  “Rompere il silenziatore”, insomma, per citare l’intervento di Livia Turco. Ma i diritti non sono ereditari e l’assuefazione ci ha spente - aggiunge Simona Argentieri - che invita le donne a esprimere la propria rabbia, a scendere in piazza.

Parole. Un fiume di parole. Di proposte. Di racconti, come quello che ci ha regalato la modella-scrittrice Aminata Fofana. Parole per ritrovarsi, riattivare la memoria. Come scrive Marisa Rodano che ricorda il valore delle lotte femminili nella democrazia. Le parole di Loredana Lipperini, di Vittoria Franco, di Jimenez Bartlett e Maite Larrauri, di Elettra Deiana, di Paola Gaiotti De Biase e Edda Billi, di Tiziana Bartolini, Ida Dominjianni e Susanna Nicchiarelli
Parole scritte. Parole dette  nel forum con Nadia Urbinati, Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e la regista Lorella Zanardo.

Questo fiume di parole che ha rotto il silenzio.

Fonte: L’Unità

le donne in carriera sono molto più infelici degli uomini

Wednesday, September 23rd, 2009

 A dirlo è uno studio appena pubblicato in America dal National Opinion Research Center dell’università di Chicago che dopo aver seguito l’umore degli americani, uomini e donne, dal 1972 ad oggi è giunto ad una conclusione scioccante. E cioè che il livello generale di felicità delle donne è diminuito sia in rapporto a quanto era 40 anni fa sia rispetto alla felicità degli uomini. “Il gentil sesso vede sempre più nero mentre gli uomini sono sempre più felici”, conclude il rilevamento.

Il fenomeno è trasversale. I ricercatori del Norc hanno interpellato 1.500 americani di entrambi i sessi
e di ogni livello di istruzione e stato sociale, scoprendo che l’infelicità femminile è diffusa in ugual misura tra tutti i segmenti di popolazione. “Il declino nella felicità delle donne è progressivo”, osservano Betsey Stevenson e Justin Wolfers, i due docenti della Wharton School della Pennsylvania che hanno guidato la ricerca, “L’emancipazione socioeconomica delle donne nelle società industrializzate ha portato ad un declino del loro benessere psicologico”.

Secondo Marcus Buckhingam, un ex ricercatore Gallup che ha pubblicato un nuovo libro Find Your Strongest Life, le donne cominciano la vita più soddisfatte degli uomini ma via via che invecchiano diventano sempre meno felici.

 L’impatto che lo studio sta avendo in America è enorme dopo che due delle giornaliste più famose e rispettate del paese hanno deciso di rilanciarlo, trasformandolo in un vero e proprio campanello d’allarme per il gentil sesso. “Le donne di tutto il mondo sono sempre più depresse”, punta il dito la 59enne Arianna Huffington, fondatrice dell’omonimo, influentissimo blog HuffingtonPost, “A prescindere dal reddito, dall’età, status civile, grado di istruzione, retaggio etnico, paese in cui vivono”. “L’avere figli e famiglia”, conclude amara la Huffington, “non cambia di una virgola il loro malessere”.

 

    La 57enne Maureen Dowd, considerata la penna più graffiante del New York Times, attacca il mito dell’emancipazione femminista come panacea contro tutti i mali dell’universo donna. “Più abbiamo scalato montagne e più la nostra depressione è aumentata”, conclude amara la columnist. Il motivo? “Le donne sono molto più severe con se stesse degli uomini”, replica la Dowd, “e anche la società s’aspetta molto più da noi. Che tornando a casa da una giornata di duro lavoro, siamo costrette ad iniziare il nostro secondo mestiere”.

 

Per gli uomini è diverso: “più sono stagionati più diventano felici”, teorizza Buckhingam secondo il quale l’essersi scrollati di dosso il fardello di capo famiglia li fa sentire più leggeri. ”I maschi invecchiando sono spesso ancora più attraenti”, lo incalza la Dowd, “mentre in una società dominata dal look e dall’ossessione della giovinezza, alle donne sessantenni è richiesto di far di tutto per tornare ai vent’anni” .

Fonte : Corriere della Sera