Archive for October, 2009

Il Gatto dagli occhi d’oro

Saturday, October 31st, 2009

E’ STATA medico chirurgo e oggi si occupa di psicoterapia, ma è anche autrice apprezzata di letteratura fantastica dedicata ai ragazzi, per poter affrontare (con leggerezza) il male del mondo e per parlar loro d’amore, speranza e valori positivi. Silvana De Mari, ha vinto in passato premi prestigiosi e torna ora con un nuovo romanzo che racconta agli adolescenti gli orrori dell’infibulazione inflitta ancora oggi a tante bambine e a tante donne in omaggio a religione o cultura, ma all’unico scopo di privarle di ogni piacere.

Una storia scritta perché, sottolinea de Mari, “finché esiste l’infibulazione, non ci si può occupare d’altro”. Così combattere tanta atrocità è diventata la sua battaglia e la scrittura la sua arma. A lei, che è stata medico volontario in Etiopia, è capitato di dover curare donne sfregiate, uccise dal dolore e Il gatto dagli occhi d’oro, dedicato ad Ayaan, “bambina torturata, regina guerriera”, è il tributo con cui la scrittrice-medico intende preservare la memoria e aprire una nuova stagione d’impegno contro ogni mutilazione sessuale.

Libro sull’infibiluazione, ma non solo, Il gatto dagli occhi d’oro, da qualche giorno in libreria per Fanucci , è un romanzo che è sorprendentemente “leggero”, magico, quasi una favola perfetta per i ragazzi, ma anche per gli adulti perché racconta la realtà senza sconti, e lo fa attraverso la lente del fantastico, schiudendo una porta alla speranza.

E’ la storia di Leila, ragazzina italiana, povera , solare e intelligente che, con curiosità, ironia, e perfino con allegria, vive la sua vita quotidiana. Abita con la madre in una baracca, nei pressi di una palude; frequenta però una scuola borghese dove, fin dal primo giorno, viene emarginata e umiliata. Ma lei ha voglia di imparare , è ottimista e non si fa piegare: accoglie un cane trovatello che si rivelerà la sua fortuna e legge tutti i libri che le passa Fiamma, la prima della classe a cui è legata da sincera simpatia, per poi girarli ai suoi amici delle paludi, soprattutto a Maryam, la sua amica del cuore, musulmana e povera come lei.


Ed è proprio Maryam che un giorno la madre e le sorelle immobilizzano, per sottoporla allo sciagurato rito dell’infibulazione…. finché, come favola insegna, l’amicizia e la solidarietà avranno la meglio e salveranno la piccola musulmana dal suo destino, rendendo migliore la vita di tutti. Un libro da regalare ai figli, ai fratelli, ma anche una buona lettura per gli adulti perché Il gatto dagli occhi d’oro tocca il cuore e parla d’integrazione, d’amore e di solidarietà con una semplicità che incanta. Il che, di questi tempi, non è poco.

Lei è medico chirurgo, ha lavorato in Etiopia, e scrive libri per ragazzi. Perché?
“Perché la narrativa per ragazzi è appunto per ragazzi e i ragazzi sono straordinari. Gli adulti non sempre, non tutti, qualcuno si è un po’ ammaccato lungo la via, ha perso lo smalto o si è dimenticato di averne. E’ una narrativa epica, l’unica che vada per i massimi sistemi, l’unica che osi porsi interrogativi su Dio e sulla Morte, e osi addirittura dare risposte. È in realtà, sempre, narrativa “anche” per ragazzi, perché un libro che è buono a dodici anni è buono anche a sessanta, mentre non è sempre valido il contrario. Perché i libri per ragazzi devono avere imperativamente due caratteristiche, velocità del ritmo e fede nella vita, la coscienza che qualsiasi cosa succeda, la vita è sorprendente ed essere vivi e un dono. Non tutti possono fare lo scrittore di libri per ragazzi, come non tutti possono fare il giardiniere o il pasticciere. E poi ci sono un altro paio di pregi nell’essere un autore per persone molto giovani. Il libro che abbiamo letto a dieci anni, ci resta dentro, va a far parte delle fondamenta del sistema cognitivo e le fondamenta sono quello che resta sempre, lo ricordiamo tutta la vita e, infine, c’è un quantitativo di affetto e di tenerezza enormi che abbiamo solo noi. Io ho un armadio pieno di disegni con i personaggi dei miei libri che mi sono stati regalati, e qualcuno è arrivato dall’altra parte del mondo. Ogni tanto li tiro fuori e li guardo. Sono perfetti in quelle giornate un po’ sospese, quando il raffreddore o il 38 di febbre mi rinchiudono a casa. Uno scrittore “per adulti ” , o, meglio, solo per adulti, l’armadio di disegni, se lo sogna, e per il 38 di febbre ha solo l’aspirina”.

Il Gatto dagli occhi d’oro racconta l’atrocità dell’infibulazione …
“Come facciamo ad occuparci di altro fino a che l’infibulazione esiste? Il fantasma dell’infibulazione c’era già ne Gli Ultimi incantesimi, nascosto dentro l’incantesimo dell’idrargirio. Ho visto per la prima volta un’infibulazione all’ospedale di Bushulo, in Etiopia, un posto bellissimo sulle rive di un lago circondato da canneti. Le sale operatorie erano sale operatorie african style, vale a dire un unico stanzone con quattro lettini e grandi finestre chiuse da zanzariere. A causa della infibulazione rifatta dopo il parto, una giovane donna non riusciva più ad espellere il sangue mestruale. Era stato lasciato un orifizio, ma la suppurazione che era seguita aveva causato un edema, in altre parole un gonfiore ai tessuti, e l’edema aveva chiuso l’orifizio. Il sangue mestruale non potendo defluire era rimasto a stagnare trasformando la vagina in una sacca piena di sangue, che a causa della presenza di batteri era “marcito”, la vagina era diventata una boccia che premendo sulla vescia le impediva di svuotarsi e la vescica era diventata enorme. Io dovevo svuotare la vagina, riaprendo per l’ennesima volta la vulva di quella povera donna. Era uscito il sangue, nerastro, infetto, con un odore nauseabondo e a quel punto gli avvoltoi attirati dall’odore di morte erano venuti a sbattere contro le zanzariere. La donna sarebbe morta da lì a poco per infezioni urinarie ricorrenti e insufficienza renale. Mentre cercavo di evacuare il più possibile di quella roba nerastra, mentre gli avvoltoi alle mie spalle si avventavano contro le zanzariere, pazzi per quell’odore di morto, di putrefatto, che invece veniva da ventre vivo di una donna, io ho giurato che avrei combattuto per le donne e le bambine. La mia battaglia comincia oggi, con questo libro, e non si fermerà fino a quando le mutilazioni sessuali esisteranno. È una battaglia per il sorriso: a ogni donna deve essere garantito il diritto inalienabile di sorridere”.

Quale tipo di letteratura è utile per far conoscere ai ragazzi la parte oscura del mondo?
“La narrativa fantastica, sempre, da sempre, per sempre è quella che contiene i mostri. Quando qualcosa è troppo atroce per guardarlo in faccia, lo mettiamo nella narrativa fantastica. Una caratteristica della letteratura fantastica è contenere elementi fiabeschi, qualche scintilla di magia. In realtà la magia, non è infantile. La magia sostituisce in campo letterario un’altra parola che comincia per m, cioè miracolo, e altro non esprime che il nostro struggente desiderio di poter contare su una provvidenza che vegli su di noi, e che di tanto in tanto violi le leggi della natura per darci una mano. Questo ci permette di parlare di qualsiasi argomento, qualsiasi, con un tono di leggerezza, parola incantevole, che non ha niente a che vedere con superficialità. L’incantevole fiaba di Pelle d’Asino parla dell’incesto, Hansel e Gretel e Pollicino del cannibalismo: durante le grandi carestie, nella guerra dei trent’anni i Germania, in Ucraina nel 32 sotto Stalin, prima di morire di fame, la gente , mangiava i cadaveri. Il cannibalismo è un tabù assoluto, non è stato raccontato, è stato negato, ma è rimasto incastonato nelle fiabe. Le grandi fiabe classiche contengono la persecuzione del bambino, l’indicibile, ne Il Piccolo Principe e in Peter Pan, c’è l’insopportabile, la morte del bambino, la morte del figlio. Il Fantasy contiene una paura recenteissima, la paura della fine del mondo dovuta al formarsi di totalitarismi mai visti prima. Nella letteratura fantastica noi mettiamo i mostri che non osiamo guardare in faccia, perché una volta coperti di polverina d’oro e di colore, smettono di terrorizzarci e noi impariamo a fronteggiarli. È per questo che madre natura (Dio?) ha messo dentro ad un’area specifica del nostro cervello questa curiosa capacità, provare piacere, un piacere basato sulle endorfine, nell’ascoltare una storia che non è mai successa. Noi dobbiamo credere nella fiabe, perché dicono la verità: dicono che gli orchi esistono e che possono essere battuti. Dicono che gli orchi esistono e possono essere salvati”.

Silvana De Mari
Il gatto dagli occhi d’oro
Fanucci editore
Pag 207, euro 14

Fonte: La Repubblica

Salute: ginecologi, prima pillola contraccettiva bio innovazione piu’ significativa del 2009

Friday, October 30th, 2009
La pillola naturale e’ la prima dopo 50 anni a utilizzare l’estradiolo e non il derivato sintetico
 E’ la pillola anticoncezionale naturale la vera innovazione dell’anno per la salute della donna. Lo hanno decretato i ginecologi italiani, rispondendo a un referendum promosso dalla Sigo (Societa’ italiana di ginecologia e ostetricia), i cui risultati sono stati diffusi al congresso dell’associazione, che riunisce a Bari oltre 3 mila specialisti fino al 31 ottobre.
L’85% ha indicato proprio Klaira come innovazione piu’ significativa del 2009, che potra’ cambiare gli scenari della contraccezione a breve termine: ne sono convinti 6 ginecologi su 10. E magari la pillola ‘bio’ - la prima dopo 50 anni a utilizzare l’estradiolo e non il derivato sintetico - riuscira’ a innalzare la percentuale di utilizzo del contraccettivo sopra il 16,5%, soglia che sembra invalicabile nel nostro Paese. Al secondo posto si e’ classificata Ellaone (11%), la pillola ‘di emergenza’ che si puo’ assumere fino a 5 giorni dal rapporto, non ancora pero’ utilizzata in Italia. 

“Questo premio simbolico e’ un’occasione per accendere i riflettori sulla salute femminile - commenta Giorgio Vittori, presidente Sigo - purtroppo non sempre adeguatamente valorizzata nella ricerca ne’ nelle prestazioni sanitarie. Dare centralita’ a queste tematiche e’ per noi prioritario, con una sensibilizzazione che coinvolga non solo i professionisti, ma anche le Istituzioni e le stesse donne, come cerchiamo di fare anche in occasione di questo appuntamento nel capoluogo pugliese”. 

Il premio, assegnato per la prima volta a Bari, verra’ poi consegnato a cadenza biennale. Alla contraccezione e, piu’ in generale, alla pianificazione familiare e’ dedicato ampio spazio al congresso Sigo. 

“Dobbiamo sottolineare con le nostre pazienti - spiega l’esperto - come una contraccezione sicura rappresenti la ‘cassaforte’ per la fertilita’. Con un’eta’ al parto sempre piu’ avanzata e’ fondamentale proteggere l’apparato riproduttivo da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate, con conseguenti aborti. Per questo riteniamo che la migliore strategia sia investire su una contraccezione responsabile, come abbiamo fatto con la campagna di sensibilizzazione ‘Scegli Tu’. Nella speranza di riuscire a riportare indietro le lancette dell’orologio biologico e innalzare il tasso di fertilita’ nel nostro Paese”.

Fonte: Adnkronos

Parti cesarei da record in Italia Per donne e medici è questione di paura

Thursday, October 29th, 2009

Da anni facciamo più parti cesarei che altrove e lo sappiamo: il 37% rispetto al 20,2 della Francia, al 23 dell’Inghilterra. Il doppio rispetto alle indicazioni Oms. Ora sappiamo anche perché.

C’è la paura delle mamme di soffrire molto. La paura degli ostetrici ginecologi di possibili grane legali. Ma anche motivi organizzativi: strutture inadeguate, personale insufficiente. Meglio un intervento programmato che aspettare i tempi del travaglio, insomma. C’è pure un problema di poca formazione al parto vaginale (59%) del ginecologo ostetrico. Motivazioni organizzative che pesano più di quelle cliniche in un caso su tre.

Sono i dati dell’indagine condotta per la prima volta dalla Società Italiana Ginecologia e Ostetricia (SIGO) in oltre 200 centri italiani, al 97 per cento pubblici. E presentate oggi a Bari in apertura del Congresso Nazionale Sigo-Aogoi. “Il sondaggio con i questionari ai ginecologi ci è sembrato il modo migliore per avere il punto di vista di chi lavora sul campo. Per cercare soluzioni e fornire proposte concrete da condividere con le istituzioni”, spiega Giorgio Vittori, presidente Sigo. Emerge quindi che per 35 camici bianchi su 100 c’è proprio “paura” dei rischi medico legali, per 24 bisognerebbe investire di più in formazione, per il 19 per cento manca la presenza di un anestesista dedicato in troppi “punti nascita” (c’è solo nel 34%) e 16 su 100 lamentano la disinformazione delle donne.

“C’è disinteresse e devalorizzazione del femminile”, secondo Vittori. Non più un fatto di business. “Il costo di un parto naturale ormai equivale a quello di un cesareo perché comunque c’è bisogno di ginecologo, ostetrica, anestesista, personale parasanitario, anche durante il travaglio. Dove si può si aggiunge il costo dell’anestesia epidurale, ma un parto costa comunque molto meno di un’operazione di appendicite. È questione di cultura”. Culturale (”le donne sono cambiate”) anche il fatto che “sono proprio le madri a preferire l’intervento alla via naturale. Il 27 per cento dei cesarei è frutto di una loro decisione e non di indicazioni cliniche”, aggiunge Alessandro Melani, del direttivo Sigo. Una soluzione che risente di precedenti esperienze di amiche o parenti, dell’influenza dei media (47%), della scarsa possibilità in molti centri, secondo 1 medico su 2, di accedere all’anestesia epidurale, dell’opportunità di avere accanto il ginecologo curante.
aglia nera per numero di cesarei alla Campania (quasi il 60%) seguita da Basilicata (50,5), Puglia (45,8%). Condizioni ottimali in Friuli Venezia Giulia (19,9), Trentino Alto Adige. Nel Lazio è intervento in 39,4 casi su 100 ma a Roma, dicono i dati, si può raggiungere anche l’80%.

“I cesarei in Campania sono un assurdo”, commenta Antonio Chiantera, segretario nazionale Aogoi. “Ma 2 su 3 strutture accreditate non hanno neanche un ginecologo 24 ore su 24, altre non hanno un anestesista a tutte le ore, nè il secondo ginecologo necessario in caso di intervento. Tutte condizioni indispensabili perché un pronto soccorso ostetrico non diventi un killeraggio ostetrico”. Vanno senz’altro eliminati gli interventi inappropriati “ma senza provocare un incremento della mortalità neonatale”, precisa Sergio Schonauer, presidente del congresso e direttore I Clinica ginecologica Università Bari, “dove questa pratica è cresciuta si registrano meno problemi neurologici per causa ostetrica”. Obiettivo dei 2 mila specialisti a Bari fino al 31 ottobre, definire linee guida condivise da estendere anche agli altri Paesi del Mediterraneo.

Fonte: La Repubblica

Pari opportunità, Italia tra i peggiori

Wednesday, October 28th, 2009

 Italia “bocciata” sulle pari opportunità tra uomini e donne: secondo l’ultima classifica del World Economic Forum (Wef) di Davos sul divario di genere, il nostro Paese scivola al settantaduesimo posto su 134 nazioni considerate. La graduatoria, stilata in base al “gender gap index”, è guidata quest’anno dall’Islanda, seguita da Finlandia, Norvegia, Svezia e Nuova Zelanda. fanalino di coda, lo Yemen.

Secondo il Wef, “l’Italia continua ad occupare una delle ultime posizioni tra i Paesi europei ed ha perso tre posti rispetto all’anno scorso a causa dei risultati sempre scarsi in materia di partecipazione economica delle donne”.

Decisamente allarmante l’ultima classifica, dove il Belpaese è preceduto da Paesi come Lesotho Botswana, Kazakhstan, Cina e Vietnam. Peggio dell’Italia, invece, hanno fatto la Tanzania (73), la Repubblica Ceca (74) ed il Giappone (75).

La graduatoria è elaborata in base a quattro principali indicatori. Globalmente, l’Italia ottiene 0,6798 punti - in un indice che va da 0 (diseguaglianza) a uno (parità) - contro lo 0,8276 della prima della classe, l’Islanda. Per il nostro Paese, il voto più basso è quello per la partecipazione delle donne all’economia, indicatore per il quale si colloca al novantaseiesimo posto.

Fonte: La Repubblica

Difendono gli stupratori: scoppia la rissa

Tuesday, October 27th, 2009

Montalto di Castro (Viterbo) ragazzina di 15 anni violentata da otto coetanei nel 2007. Ma tutto il paese difende i ragazzi: “Si divertì anche lei”. Ieri il collegamento con “Domenica 5″: una donna prende la parola a favore della vittima. E gli altri si scatenano

Cassazione: anche la ‘palpatina’ veloce fatta ‘per gioco’ è violenza sessuale

Monday, October 26th, 2009

Per la Suprema Corte, ”è indifferente che chi costringe o induce lo faccia per lucro, per depravazione, per disprezzo, per immondo gusto dello spettacolo o per gioco”. Per i giudici è stata compromessa la “libertà sessuale” della vittima

La Cassazione stila il manuale del bon ton sessuale e tra i divieti inserisce anche la ‘toccatina’ fatta ad una ragazza per spavalderia come “azione dimostrativa in presenza degli amici”. Anche la palpata fatta “come gesto scherzoso”, dice infatti la Suprema Corte, va punita come violenza sessuale. La Terza sezione penale coglie l’occasione per chiarire fin dove ci si possa spingere per non violare l’altrui “libertà sessuale” occupandosi del ricorso di un quarantenne di Venezia, condannato a dieci mesi di reclusione (pena sospesa e riconoscimento delle attenuanti generiche) per violenza sessuale nei confronti di una barista.

La ragazza, ricostruisce la sentenza 39718, si era sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica al seno e l’uomo, “per verificare gli esiti” del ritocco l’aveva presa sulle ginocchia e le aveva palpeggiato il seno dicendole: ‘nessuno ha il coraggio di farlo, lo faccio io’. Era seguita la pagella sul ‘ritocco’: ‘Tutto qua, non sei un granché’.

 

Nella dettagliata sentenza, i supremi giudici scrivono che “l’aggettivo sessuale attiene al sesso dal punto di vista anatomico, fisiologico o funzionale, ma non limita la sua valenza ai puri aspetti genitali, potendo estendersi anche a tutte le altre zone ritenute erogene dalla scienza non solo medica, ma anche psicologica, antropologica e sociologica”. Quindi, “nella nozione di atti sessuali - evidenziano - debbono farsi rientrare tutti quelli che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità della persona e ad invadere la sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione”. Tra gli atti puniti dall’art. 609 bis c.p., insiste piazza Cavour, “vanno ricompresi anche quelli insidiosi e rapidi, purché ovviamente riguardino zone erogene su persona non consenziente“. Ad esempio “palpamenti, sfregamenti, baci”, elencano i giudici.

 

Insomma, sintetizzano i supremi giudici, “è indifferente che chi costringe o induce lo faccia per lucro, per depravazione, per disprezzo, per immondo gusto dello spettacolo o per gioco, purché si agisca con la coscienza e volontà di costringere o indurre taluno a commettere atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri”. Ecco perché è “irrilevante il fine propostosi dal soggetto attivo che può essere diretto a soddisfare la sua concupiscenza, ma anche di altro genere (ludico o di umiliazione della vittima)”. Nel caso in questione è stato del tutto inutile il ricorso in Cassazione del quarantenne (già condannato dalla Corte d’appello di Venezia nell’ottobre 2008) volto a dimostrare che nei confronti della barista aveva fatto solo “un gesto scherzoso” visto che attirando a sé la ragazza “vi fu solo un contatto glutei-ginocchia che palesemente non può essere qualificato come atto sessuale”. La Suprema Corte in nove pagine di motivazione ha spiegato che quel gesto, fatto per spavalderia davanti agli amici, non rientra nel ‘bon ton’ sessuale. “E’ irrilevante - hanno scritto - che nell’aggressione alla sfera sessuale si proponesse di soddisfare la propria concupiscenza sessuale o volesse semplicemente compiere un’azione dimostrativa in presenza di amici”. E’ stata compressa la “libertà sessuale” della ragazza, il che basta per fare scattare la condanna.

Fonte: ADNKronos

Il rispetto delle donne passa dalla Costituzione

Sunday, October 25th, 2009

Siamo orfani di politica. Il potere ha preso il suo posto: chi lo detiene lo usa attraverso mezzi privati, …soldi, scambi di favori. Non abbiamo una cultura della responsabilità morale. Dopo anni di partecipazione si è spenta nellamente dei cittadini la dimensione pubblica ». (Nadia Urbinati)Nonpiù cittadini, ma governanti e governati. E le donne? «Veline ingrate». Le donne, secondo «loro», dovrebbero sempre ringraziare qualcuno delle proprie conquiste, e in larga misura anche lo fanno, espropriandosi non solo del proprio corpo, ma anche della propria capacità di scegliere e decidere. Tutto il contrario dell’autodeterminazione di buona memoria. Dunque il silenzio delle donne segno di un silenzio dentro. Silenzio interiore di chi ha perso i contatti con se stessa e silenzio politico. «Il personale è politico », si diceva quando si era decise a partire da sé per fare una nuova proposta politica; e si faceva autocoscienza. E così si inventavano una proposta politica e un pensiero politico diversi da quelli dei governanti e dei partiti , che si ispirano a una idea di politica asettica. Invece il grande impatto del movimento femminista, la sua grande capacità di essere metapartitico, al di là e al di sopra della volontà e della stessa analisi dei partiti (vedi divorzio, aborto, nuovo diritto di famiglia…) nasceva dalla capacità di mettersi in gioco, di non lasciare fuori dall’orizzonte politico le passioni, dall’audacia di esplorare vie nuove, «andare alla ricerca di terre e mari sconosciuti: sconosciuti, eppure già esistenti» ( Romitelli, «L’odio per i partigiani»).

«Solo osando, la politica riesce a fare storia»: è Machiavelli, citato da Romitelli, sempre a proposito di partigiani. La stessa cosa si può dire delle donne, ieri e oggi: se vorranno tornare a incidere sulla storia, come è avvenuto negli anni 60-70 del secolo scorso, non potranno che affrontare in modo inedito, sperimentale, quanto di irrisolto, di incognito vi è oggi nei rapporti fra governanti e governati. Con passione e audacia. Che poi sono anche le risposte adunproblema, secondomedariformulare: come coinvolgere le «altre» donne? Con audacia e passione, appunto, empatia. Tra parentesi, sarebbe interessante dipanare il filo intrecciato di passione e audacia che lega donne e partigiani. Una cosa è certa: numerose furono le donneche, mentre combattevano insieme ai partigiani per i diritti di tutti, intrapresero il loro cammino di crescita personale e politica. Mettere al primo posto la relazione con le altre donne è stata un’altra scelta politica non solo delle femministe, ma, molto prima, delle «madri della Repubblica», le 21 donne che hanno preso parte all’Assemblea Costituente. Indicando nella relazione, cioè nella «via dell’amore», come dice Luce Irigaray, la dimensione fondamentale dell’individuo e quindi la via maestra per un’altra politica.

L’Unità

Franceschini: «No a donne -oggetto.Una legge per tutelarne la dignità

Saturday, October 24th, 2009

«L’uso delle donne è diventato insopportabile. La tv presenta corpi femminili come oggetto di consumo, questo è il modello patinato dell’Italia patinata».

UNA LEGGE - Lo ha detto Dario Franceschini, candidato alla segreteria nazionale del Pd, oggi a Palermo. «Faccia il Parlamento una legge che punisca i comportamenti - ha aggiunto - contro la dignità delle donne». «Mi chiedo se può essere la bellezza - ha osservato Franceschini - il requisito per l’accesso alle istituzioni». «Se chi ha offeso le donne non sente il bisogno - ha detto - di chiedere scusa lo faccio io a nome di tutti gli uomini».

Obama critica gli uomini «ottusi»

Friday, October 23rd, 2009

 “In molte famiglie bisognerebbe ogni tanto prendere a pugni in testa gli uomini, per farli svegliare e rendersi conto che le loro mogli fanno molto più di noi, soprattutto nel tirar su i figli”. Lo ha detto il presidente americano Barack Obama in un’intervista concessa ieri sera alla Nbc che sta già infiammando il Web. La riprova che il presidente Usa ha toccato un nervo dolorosamente scoperto.

Ma anche la famiglia Obama, ha tenuto a precisare il presidente, non è estranea a questa diseguaglianza di responsabilità che secondo una recente inchiesta svolta dal settimanale Time continua a penalizzare il mondo femminile anche in America.

 

“Certo, la vita alla Casa Bianca è molto diversa”, ha amesso Obama facendo un vero e proprio mea culpa, “Ma cinque  sei anni fa dovevamo trattare su molte cose e Michelle si chiedeva come mai, se le bimbe si ammalavano, toccava sempre a lei assentarsi dal lavoro per correre a prelevarle a scuola. Mai a me”. “Ogni tanto, ha scherzato, “ho avuto bisogno di essere richiamato all’ordine: perchè, mi chiedeva Michelle, se le bambine hanno bisogno di andare a comperare un vestito deve essere un compito suo e non mio?”

angry.jpg

 
Ma a differenza di molti uomini che non ha esitato a definire “ottusi”, il presidente americano ha ammesso senza reticenze le sue lacune di padre e marito. “La verità è che, nonostante l’emancipazione e la carriera, Michelle ha dovuto fare dei sacrifici che a me invece non sono toccati”, ha aggiunto.

La consolazione per la first lady, oggi, è quella di ritrovarsi ad essere il braccio destro del marito. “Su tutte le questioni più importanti, siano esse di carattere famigliare o di carattere politico, il mio primo consigliere è mia moglie Michelle”, ha spiegato Obama alla NBC.

  

obama-feminist.jpg

e poi vogliamo strappare il velo alle mussulmane…

Thursday, October 22nd, 2009

Montalto, tutto il paese con gli stupratori
«Sono bravi ragazzi, la colpa è di lei»

Alle undici del mattino i tre adolescenti giocano a biliardo allo Zanzibar, un bar sul corso del paese: Marco, Simone e Stefano hanno, a guardarli, qualche anno in meno di quegli otto che due anni e mezzo fa stuprarono una coetanea in una pineta, per tre ore; e infatti dicono che «li conosciamo eccome, Tevez, Buddha, anche gli altri, sono a posto, non hanno alcun bisogno di stuprare ragazze, non è vero niente, piuttosto lei, che quello stesso pomeriggio, prima della festa, era andata con un altro…».

Comincia da qui - un bar con un biliardo e tre adolescenti lontani dalla scuola - il viaggio nel paese che difende gli aggressori e insulta la vittima: sarà lungo, ore e ore a parlare con la gente, e il risultato, alla fine, è quello. «Colpa di lei». Oppure: «Lei di certo non è una seria». O anche: «Ma se l’aveva già fatto con altri quattro…». Gli aneddoti, a Montalto di Castro, riguardano una ragazzina violentata. Alto Lazio, giornata così cristallina che in lontananza si vedono qua l’Argentario e là Capalbio, una meraviglia: e anche il paese è carino, con la sua piazza Padella, via dell’Ospizio, le sue trattorie, il corso, il castello, poche macchine. Tutto illuminato dal sole. Una meraviglia. E anche le persone sono cortesi, disponibili, gentili. I ragazzi - dai quindici ai venti, ventidue - si ritrovano al bar Oasi o al bar del Corso, il pomeriggio: sono lì a ridere e fare battute, fumare sigarette, indicare ragazze. Lì vanno anche Marco, Simone e Stefano: chiamano al telefonino uno degli otto aggressori - che per due anni e mezzo saranno «messi in prova» dal Tribunale dei minori, se la superano il reato è estinto - e spiegano che un giornalista vorrebbe parlargli. Quello, Alberto, dice una cosa sola: «Non voglio problemi, se gli avete dato il mio numero ditegli di cancellarlo».

I problemi, questi otto ragazzi dello stupro in pineta su una quindicenne, sperano di averli superati, adesso. Di certo, non solo i loro coetanei ma il paese tutto li difende. Giovani, anziani, anche le donne. E nel difenderli - quasi inevitabilmente - accusano la ragazzina. Dice Vittorio Bricca, pensionato settantenne seduto in piazza alla fine del Corso: «Avessi avuto diciassette anni, mi sarei messo in fila e anch’io sarei andato con quella». Ecco, lo fanno in molti: la vittima, la chiamano «quella». «Ma questi ragazzi mica sono romeni, che picchiano e uccidono». Stupratori gentiluomini. «No davvero, avranno pure sbagliato ma mica si possono rovinare la vita. Tutte queste parlamentari che parlano, accusano, ma questi ragazzi una sera j’è capitata ’sta cosa…». Capitata. Poi dice una frase a forma di battuta, parecchio crudele: «Non tutti i mali vengono per nuocere, adesso quella fija troverà un lavoro…».

Ragazzini al bar del paese (Jpeg)
Ragazzini al bar del paese (Jpeg)

 

Invece, in questa storia, sono i maschietti ad aver trovato lavoro: non tutti, ma molti degli otto adesso, dopo questa storiaccia di violenza, hanno avuto la solidarietà del paese, ricevuto offerte. Racconta Venanzia Piras, della trattoria all’ingresso del paese: «Mio genero ne ha preso uno a lavorare, fa il muratore, e lui gliel’ha detto, proprio l’altra sera, l’ha rimproverato, ma quel ragazzo ha detto che la ragazza era ubriaca e che loro, sì, avevano sbagliato… Io non so come siano andate le cose, ma certo se lei si pente solo il giorno dopo…». La giornalaia - «non metta il mio nome per carità, in questa storia meglio non esporsi» - è l’unica che dice qualcosa di difficilmente contestabile: «Hanno sbagliato, che paghino». Poi, certo, anche lei ribadisce che «sono ragazzi bravissimi, e bravissime sono le famiglie. Su quei giovani metto la mano sul fuoco, sulla ragazza non so…». Poco distante c’è un posto di blocco, il carabiniere non è molto alto, mezza età, «un appuntato. Perché tutti difendono gli aggressori? Fatevi qualche domanda: perché la ragazza non ha strillato, quella notte? E perché ha parlato dopo un mese?». Sono molte le risposte possibili, quando si ha a che fare con la psiche di una ragazzina che ha subìto violenza. «E comunque quelli sono bravi ragazzi», aggiunge. Il maresciallo lì vicino - viso pulito, bel sorriso - scuote la testa: «Proprio bravi ragazzi, alla luce di quello che hanno fatto, non si può dire».

A metà giornata dunque, all’inizio del paesino, dopo aver parlato con giovani, donne, uomini e anziani, per la prima volta qualcuno pronuncia quella frase: «Bravi ragazzi, non si può dire». Montalto di Castro ha «sei-settemila anime - racconta Padre Eduardo, argentino, parroco di Santa Maria Assunta - e capisco che si possa avere quell’impressione, che tutti si preoccupino degli aggressori e nessuno della vittima. Ma, innanzitutto la ragazza non vive qui ma in un altro paese. E poi, secondo me, il discorso è un altro: visto che quei ragazzini non avevano precedenti erano considerati ragazzi normali, di buona famiglia, ed ecco che ciò che è accaduto è stato uno choc per tutti, ogni famiglia ha cominciato a pensare che una storia così poteva capitare a chiunque, anche al proprio figlio. Per questo tutti hanno cercato di essere vicini a questi ragazzi, hanno dato solidarietà, e lavoro». Mentre la vittima, una ragazzina che all’epoca dei fatti aveva quindici anni, in un paese molto vicino, è lì che cerca un lavoro senza trovarlo. Invece qui, i «bravi ragazzi» vanno a scuola, lavorano, si vedono con gli amici. Raccontano ciò che vogliono. Quei tre ragazzini che giocavano a biliardo, ad esempio, non hanno dubbi: «Lei s’è inventata tutto». E giù aneddoti, su di lei.

Fonte: Corriere della Sera