Archive for November, 2009

Una piazza rosa contro la violenza

Sunday, November 29th, 2009

È una ribellione e anche una richiesta di aiuto contro la violenza maschile di cui sono state vittime nel corso della loro vita oltre 6 milioni di figlie, madri, sorelle in Italia. E le donne gridano forte per far sentire la loro voce a Roma, nella manifestazione nazionale autorganizzata, grazie ad un tam tam via internet sul sito http://www.torniamoinpiazza.it/, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il corteo è partito da piazza della Repubblica: in testa lo striscione viola con scritto «Basta»!. Le donne stanno sfilando al grido «Decidiamo noi» dopo aver fatto un giro di protesta di piazza della Repubblica. Tra i manifestanti anche una banda di musiciste con tamburi e piatti.

GLI SLOGAN - «Donne unite per la libertà contro la violenza, razzismo e omofobia» si legge su uno striscione scritto con i colori della bandiera della pace. «Stop al femminicidio» recita un altro cartellone, «Chi ci difende dalle ronde? Nessuna azione razzista in nostro nome» si legge su un altro cartellone e ancora «Attente mamme!!! Il modello Barbie fa male alle bambine, le vuole sexy, magre uguali alle veline». E «rosa» è il colore che tante donne giovani e anziane, hanno scelto per scendere in piazza, collant, gonne, maglioni e perfino make-up. «Sono 40 anni che scendo in piazza - ha detto Edda Billi della Casa internazionale delle donne - e i problemi sono sempre gli stessi, la violenza sulle donne è vecchia come il mondo. Per questo oggi diciamo basta».

IN PIAZZA - In piazza anche le lavoratrici e i lavoratori di Eutelia, in lotta per la difesa del posto di lavoro. A loro sostegno, lungo il percorso del corteo, sono previsti i banchetti delle «Arance Metalmeccaniche», promossi da Prc; il ricavato della vendita di sacchetti di arance biologiche, finanzierà la cassa di resistenza di quei lavoratori che da luglio non ricevono lo stipendio. Ha dato l’adesione alla manifestazione anche la scrittrice Dacia Maraini. La manifestazione - promossa dalle reti femministe e lesbiche - vuole essere un momento di coesione e di riflessione per ribadire la libertà di scelta sessuale e di identità di genere, per chiedere una informazione libera e non sessista. Si affermerà il rifiuto di ogni forma di discriminazione e razzismo, la necessità di una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse.

DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA - Il corteo partito da piazza della Repubblica arriverà a piazza San Giovanni, dove verranno proiettate interviste e dati sulla violenza contro le donne, le lesbiche, le transessuali, sulle mutilazioni genitali femminili, a cura di Donna Tv. Fra le adesioni, numerose associazioni femministe, tra cui Affi e Udi, le donne del partito dei Carc e il Forum delle donne del Prc. «La violenza patriarcale e la violenza di sistema - affermano le donne comuniste - sono le due facce di una stessa medaglia, che colpendo i corpi e le vite delle donne sferra poi l’attacco contro tutte le differenze». In piazza anche lo striscione di Amnesty International e quello delle donne della Cgil Roma e Lazio.

Fonte; Corriere della Sera

Ru486, stop in commissione «No all’immissione sul mercato»

Saturday, November 28th, 2009

Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L’indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L’indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l’impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell’Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l’ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell’Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».

APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell’opposizione. Secondo i regolamenti dell’indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.

L’AIFA E L’INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all’unanimità parere favorevole a un’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell’Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l’immissione in commercio della Ru486, l’Aifa aveva sottolineato che l’utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull’interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.

Donne, giornata contro violenza Napolitano: «Emergenza mondiale»

Thursday, November 26th, 2009

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ha rivolto, in un messaggio, un caloroso saluto ai partecipanti a tutte le manifestazioni ed agli eventi oggi in programma. «La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare -afferma Napolitano- un’occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale».

«La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8 ha fornito dati che -ricorda il capo dello Stato- valutano in più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perchè la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente avanzati».

«Molto resta da fare in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare. È triste dover ricordare -sottolinea Napolitano- che anche in Italia, nonostante la recente introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi e le intimidazioni sono in aumento».

«Ai necessari interventi di tipo repressivo, da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare -esorta Napolitano- azioni concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile, una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità». «Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti delle donne», aggiunge il presidente della Repubblica che ha, altresì, espresso «il più sentito augurio affinchè questa giornata possa segnare una tappa significativa non solo per l’azione delle istituzioni ma anche per una più forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica».

Fonte: L’Unità

Istat, una donna sue tre vittima di violenza uomo

Wednesday, November 25th, 2009

Una donna su tre tra i 16 e i 70 anni nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo. Ma su quasi 7 milioni di donne che hanno subito almeno una volta nella vita la furia di uomo, solo pochissime l’hanno denunciato alle forze dell’ordine, appena il 4%, o si sono rivolte a centri di ascolto e associazioni, il 2,4%. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, in una ricerca screening, basata su interviste a campione e non su dati delle prefetture, sono 6 milioni 743 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale (il 31,9% delle donne che vivono in Italia). Se queste sono le vittime, vuol dire che in giro ci sono quasi altrettanti uomini che attuano comportamenti violenti. E gran parte di loro riservano i maltrattamenti alla propria compagna. Tre milioni di donne hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata, quasi mezzo milione nei 12 mesi precedenti all’intervista. Ai danni di mogli e fidanzate i reati gravi: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa, 7 stupri su 10 sono compiuti dal partner. Un milione di donne hanno subito la più brutale delle violenze sessuali, lo stupro o il tentato stupro.

A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato. I dati sulla distribuzione geografica delle violenze dicono che gli uomini più violenti vivono al Centro e al Nord, ma è possibile che al Sud, in particolare in Calabria e Sicilia (appena il 22% delle donne le dichiara) ci sia ancora pudore a parlare dei soprusi tra le mura di casa, e a riconoscere come tale una violenza. Attraverso le interviste l’Istat ha anche tracciato il profilo dell’autore delle violenze: ha tra i 45 e i 54 anni, un grado di istruzione basso, il 37% ha una licenza elementare o nessun titolo di studio, meno del 6%, invece, è laureato. Confrontando l’età dell’aggressore, nel caso in cui la violenza non venga dal partner, con quello della vittima, emerge che le violenze hanno ad oggetto donne mediamente istruite e giovani, che hanno “una vita sociale esterna alle mura di casa”, vanno al cinema o a teatro. Gli stupri o tentati stupri da parte di un uomo che non sia partner della vittima sono aumentati sulle donne che si incontrano spesso con amici (0,4 per cento contro 0,2 relativo al complesso delle donne), vanno a cinema, teatro, concerti (0,7 per cento), ma soprattutto fanno, qualche volta, attività associazionistica di volontariato o socio politica (1,1 per cento). Donne che dimostrano di non aver paura, e gli uomini le odiano per questo.

Fonte: Ansa.it

«Siamo in tante e diverse quello che si vede nei media non ci rappresenta mai»

Wednesday, November 25th, 2009

Per lei il complimento più bello è non rientrare in uno stereotipo. I clichés non le piacciono, se non altro perché ce ne sono troppi per donne del suo calibro. Manager, quindi «in carriera», quindi «di potere», quindi «anche un po’ uomo», quindi, quindi…Tutto sbagliato. A incontrare Simona Scarpaleggia, numero due (di certo questa definizione non le piacerebbe) di Ikea Italia, nonché presidente di Valore D, associazione impegnata nella valorizzazione dei talenti femminili, l’intera «architettura» del potere al femminile crolla. Per lei non esiste un’icona: l’importante sono le sue battaglie, nel lavoro e nella vita, è la sua riflessione sulle cose, il suo intuito, la semplicità con cui decritta la realtà. «Le donne italiane non hanno reagito allo scandalo escort? Ma chissà cosa vorrà dire quel silenzio - si chiede - Non parlare può significare molte cose: anche condannare. Ioho vissuto questo scandalo con molta sofferenza. Perché da noi il vero problema che si ripropone sempre un unico modello di donna procace. Invece le donne sono tante e diverse, fanno mille lavori e contribuiscono alla crescita del Paese. Ma quelle non si vedono mai. Quello che si vede nei media non rappresenta il mondo delle donne italiane ». La incontriamo mentre è ospite di un seminario dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. «Tutti uomini - si lascia sfuggire - Gliel’ho detto: quando ai vertici Abi incontrerò una donna?». Ai banchieri italiani Scarpaleggia racconta lo «stile» Ikea. Parla di «fiducia e semplicità», di risparmi fatti «insieme con i clienti», di «persone schiette e oneste» che lavorano insieme, di «etichette senza parole che possano comunicare in tutto il mondo come si costruisce una libreria», di accoglienza, di contratti part-time per consentire una vita migliore ai dipendenti, infine di «flessibilità generosa». Tutti termini che si attaglierebbero bene a una persona, magari proprio a una donna.

Da come ne parla la sua azienda sembra proprio strutturata per le donne, un’azienda femminile. O ha avuto dei problemi?

«Mai avuti. Io sono entrata dieci anni fa come responsabile delle risorse umane, poi ho aperto e gestito un punto vendita, e poi sono diventata vice amministratore delegato».

Lei dove ha studiato?

«A Roma alla Luiss scienze politiche, poi un master alla Bocconi».

Tutta italiana per formazione…
«Sì. Curriculum prevalentemente italiano, ma con esposizioni internazionali perché mi è capitato per lavoro di passare dei periodi all’estero. È importante avere un occhio sul mondo, e le multinazionali offrono questa opportunità. Comunque è interessante quello che diceva prima: Ikea azienda donna».

Dalle parole che usa, sembra proprio così.

«Intanto abbiamo il 56% di clienti donne. Poi l’atteggiamento di cura che noi abbiamo in qualche modo corrisponde alla psicologia femminile. Da noi c’è anche un modo di relazionarsi che è poco gerarchico. Abbiamo naturalmente le nostre gerarchie, ma anche una modalità di relazione più orizzontale: ci diamo tutti del tu, dal primo all’ultimo entrato in azienda, e questo atteggiamento informale non è soltanto un codice di comportamento posticcio, ma è molto sentito. Per noi è importante che i nostri collaboratori stiano bene. Le nostre rilevazioni annuali ci confermano un buon clima aziendale e una forte motivazione. Questa soddisfazione interna, poi, ha anche un riscontro di business, perché fidelizza anche i clienti».

Gestire il potere per lei che vuol dire? Spesso per le donne quella parola ha un senso solo negativo.

«In Ikea, proprio per questa modalità partecipativa, anche l’esercizio del potere è vissuto in modo diverso. Si fa molto leva sulla responsabilità, e questo si addice probabilmente di più a come siamo allevate noi donne. È uno sbaglio che si interpreti il potere solo in senso negativo: il potere serve per portare avanti un’azienda, per portare avanti il Paese. Sicuramente non è un fine, come purtroppo nella storia si è visto tantissime volte. Però non è una parolaccia. Dipende dal senso di responsabilità che si ha nell’usarlo ».

Davvero nessun problema con i capi uomini, o con i suoi sottoposti?

«Le faccio un esempio: in Ikea Italia quando io sono entrata eravamo due. Oggi siamometà nel comitato di dirigenza, e nei ruoli direttivi altrettante. È stato fatto un grande percorso, fatto con poco rumore e devo dire anche in modo positivo da questo punto di vista. Perché soprattutto in Italia ci sono due grandi miti che sfaterei. Il primo è che non ci sono donne di qualità alle quali far fare carriera. Assolutamente non è così, ce ne sono tante qualificate che entrano in azienda con laurea, master e specializzazione, e poi improvvisamente si perdono per li rami. Statisticamente questa è un’obiezione superabile molto facilmente».

E l’altro mito?
«L’altro mito è che alcune donne debbano essere promosse solo perché sono donne. Anche questa è una cosa che eviterei categoricamente. Noi abbiamo cominciato a promuovere le donne sulla base del merito e improvvisamente ci siamo resi conto che metàdel management era femminile e che quindi questo metodo aveva giovato».

Quindi solo con il merito come bussola le donne sono aumentate?
«Sì, certo c’è un passaggio importante che è la consapevolezza. Ci siamo resi conto che c’erano molte donne da inserire nelle liste: lo abbiamo fatto e loro sono state promosse ».

E tutto il discorso lavoro-famiglia?
«Se dicessi che è stato tutto facilissimo, direi una balla. Io lavoro da tanti anni e in Ikea sono approdata quando avevo già tre figli, avevo già i miei tre figli, avevo già fatto una gran fatica. Mi piacerebbe che le mie figlie non dovessero più fare tutta questa fatica e magari non dovessero più sentire questa domanda. Ma è utile dire che per le donne della mia generazione che sono arrivate a posti di responsabilità alta non è stato facile, è stato faticoso. Questo va ripetuto e ricordato sempre. Oltre al normale impegno, studio e lavoro, in più bisogna pensare alla famiglia ».

Ci sono donne che risolvono il dilemma scegliendo la famiglia.

«Ci sono donne che a un certo punto dicono: alla fine non vale la pena. Se il costo, non solo personale ma anche economico, è così elevato, allora meglio uscire dal circuito produttivo. Il fatto è che poi rientrare è difficilissimo. E questa è un’altra cosa da sfatare».

In che senso?
«Se abbiamo 40 anni di vita lavorativa, cosa saranno mai 5 anni di assenza se una donna vuole farlo? Mettiamo dalla prospettiva aziendale o del sistema economico: se una donna esce dal circuito per un periodo di tempo, e poi rientra con dei meccanismi di riqualificazione professionale che potrebbero essere messi in pista con interventi imprese- stato, che cosa è successo in termini di danno? Non è più dannoso tenere fuori dal circuito produttivo queste persone?».

In Ikea cosa accade a chi si assenta?

«Da noi mediamente le persone che vanno in maternità stanno fuori un anno e poi rientrano tranquillamente. Abbiamo messo in moto anche percorsi di riqualificazione professionale in cui le donne sono state promosse quando sono tornate. Dovevano esserlo prima, perché nonavrebbero dovuto ottenere la promozione al ritorno?».

Anche i rapporti tra donne spesso non sono facili sul lavoro.

«Questo si deve soprattutto al fatto che ce ne sono poche e che ottengono risultati solo a fronte di grandi rinunce e sacrifici. Quando io sono entrata nel mondo del lavoro la mia difficoltà è stata quella di non rientrare nei due stereotipi vigenti: o virago, o cocquette. Era difficilissimo non essere classificata in questo senso. Oggi forse è diverso».

Fonte: L’Unità

Ru486, la pillola delle polemiche

Tuesday, November 24th, 2009

In vigore già in molti Paesi, entra in commercio anche in Italia la pillola Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Ma è polemica. La Chiesa usa toni durissimi. La Cei invita i medici all’obiezione di coscienza, comportamento comunque in crescita tra i ginecologi italiani. Intanto la politica si divide, la gente ne discute.

Ecco la ‘Carta’

Monday, November 23rd, 2009

La Carta per le Pari Opportunità e l’uguaglianza sul lavoro è una dichiarazione di intenti per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità, soprattutto quella tra uomo e donna. Il documento, promosso da Fondazione Sodalitas, AIAF (Associazione Italiana delle Imprese Familiari), AIDDA (Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti d’Azienda), Impronta Etica, UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), Consigliera Nazionale di Parità, con l’adesione del Ministero del Lavoro e del Dipartimento per le Pari Opportunità, è stato presentato nel mese di ottobre e costituisce un quadro di riferimento valoriale che può essere sottoscritto volontariamente da imprese di tutte le dimensioni e che non contiene prescrizioni dettagliate, bensì pochi impegni programmatici basati su principi ed elementi chiave di efficaci programmi di cambiamento, sperimentati con successo dalle imprese impegnate da più tempo in materia. La Rete nazionale delle Consigliere di Parità, attraverso la Consigliera nazionale Alessandra Servidori, è impegnata nella diffusione della Carta nelle realtà aziendali, a fornire consulenza per la sua applicazione e a monitorare i progressi e i risultati.
Info: http://www.cartapariopportunita.it/contenuti/home.aspx

Fonte: Noi Donne

stop alla violenza sulle donne

Sunday, November 22nd, 2009

Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza alle donne. «Coopi» è una Ong italiana che opera in campo internazionale e che, tra gli altri progetti, fa di questa lotta in Repubblica Democratica del Congo uno dei suoi cavalli di battaglia. Qui di seguito una sequenza di foto di Livio Senigalliesi, in missione per Coopi – Cooperazione Internazionale nel settembre del 2009 nella Repubblica Democratica del Congo su un programma multisettoriale di appoggio alle vittime di violenza sessuale e di genere (foto di Livio Senigalliesi per Coopi)

Forum delle Donne della realtà Basta agli stereotipi dei media

Saturday, November 21st, 2009

Dove sono finite le donne “vere”, quelle che popolano la realtà, e non le loro sosia che dominano giornali e televisioni? Parte da questa domanda il prossimo incontro organizzato dal gruppo “Donne della realtà” presso la Casa internazionale delle donne a Roma, in via della Lungara 19.

Il punto di partenza delle organizzatrici è ben sintetizzato dal nome che il gruppo ha scelto di darsi: “Donne della realtà”, in contrapposizione con i finti stereotipi proposti dal sistema mediatico. Sui giornali e nei media italiani, sempre più spesso il modello femminile dominante è quello di una donna che sembra avere come unico obiettivo la seduzione del maschio più ricco e potente possibile. Così facendo, si perdono di vista le donne “reali”, che hanno ben altro in testa rispetto a “sposare il figlio del Premier”.

Il forum pubblico, previsto per sabato 21 novembre dalle ore 17, ha l’obiettivo di parlare delle “altre donne”, per interrogarsi su come i media possano ridare visibilità alla molteplicità delle esperienze femminili e recuperare un ruolo di analisi e critica nei confronti dei fatti di cronaca. Si tratta del secondo incontro delle “Donne della realtà”, dopo quello che si è svolto a Milano il 5 ottobre scorso con la presenza di oltre 200 persone.

All’incontro di sabato aderiranno molte giornaliste e personalità del mondo della cultura. Si inizierà con una relazione introduttiva di Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale alla Bicocca di Milano, e della filosofa Michela Marzano, firmataria insieme a Nadia Urbinati e Barbara Spinelli dell’appello di Repubblica per la dignità delle donne. Nel corso del forum verranno proiettate anche alcune gallerie fotografiche delle donne “offese dal Premier” che hanno inviato i loro scatti al nostro sito.

Tra le altre, sono invitate all’incontro il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer, il presidente del Pd, Rosy Bindi, il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, il direttore dell’Unità, Concita De Gregorio, il direttore dell’Espresso, Daniela Hamaui, il direttore del Secolo d’Italia, Flavia Perina, il segretario generale della Ugl, Renata Polverini, la scrittrice Lidia Ravera, il presidente della Cpo della Fnsi, Lucia Visca.

Berlusconi parla delle donne:

http://tv.repubblica.it/dossier/berlusconi-offende-donne/piu-belle-che-intelligenti/39322?video

Una giornata contro gli abusi sui bambini

Friday, November 20th, 2009