Basta parlarsi addosso 10 leggi per cambiare le cose
Che cosa abbiamo concluso?
Il nuovo femminismo degli anni 2000 ha portato per ora una diffusissima attività convegnistica, il moltiplicarsi di associazioni e organizzazioni «rosa», molti articoli sui giornali e in Rete. Ma i risultati concreti si contano sulle dita di una mano.
Il più importante è la legge per incentivare la presenza delle donne nei consigli di amministrazione. Ma poi? La parità adesso c’è sull’età in cui si va in pensione. Peccato che nello stesso tempo i tagli sull’assistenza e sul welfare rendano ancora più difficile conciliare famiglia e lavoro.
Riflessioni come queste corrono sempre più frequenti sui numerosissimi blog animati da donne. Mamme acrobate quarantenni con il mouse facile. E un tarlo che rode: «Se continua così, non avremo il tempo di raccogliere nulla di ciò che abbiamo seminato». Difficile dar loro torto.
Nonostante tutto, c’è chi non s’arrende. E tenta di imprimere una sorta di «fase due» all’onda rosa. Quella della pressione dal basso, complice l’agorà informatica.
E’ il caso delle donne di «Due euro per dieci leggi».
Un gruppo di amiche di tweet sparse in giro per l’Italia che ha preso spunto dalla pagina di pubblicità acquistata poche settimane fa dall’imprenditore Diego Della Valle per chiedere una politica pulita.
«Stiamo raccogliendo quanto serve per comprarci una pagina di pubblicità tutta nostra — spiegano le signore, trincerate (ancora per poco) dietro i loro nickname —. Due euro a testa. Lanceremo un appello perché il governo (qualunque governo) vari dieci leggi che riteniamo fondamentali per le donne».
La raccolta fondi è partita il 12 di ottobre. Per comprare la famosa pagina servono 25 mila euro. «Ci siamo date tempo fino al 31 dicembre», racconta Stefania Boleso, manager esperta di marketing, una che i problemi della conciliazione li ha vissuti sulla sua pelle: nel 2009 è stata costretta a dimettersi dopo il rientro dalla maternità. Una storia che Stefania non ebbe paura di raccontare sulle pagine del Corriere (cliccate qui per leggerla). «Adesso lavoro in proprio, sono soddisfatta. Ma quello per me è stato un momento di svolta. Ho deciso in qualche modo di impegnarmi per cambiare le cose».
Stefania ha aperto un blog e ha cominciato a mettere il naso dentro a movimenti e riunioni. «E’ stato come respirare finalmente un po’ di aria pulita. Ma adesso serve più concretezza», dice la signora.
Come lei la pensano molte altre. Manuela Ravasio, giornalista, anche lei milanese. Poi Sabrina Arcarola da Firenze, Michela Calculli di Milano, Sara dalla Mese, Capatanta Blog ; Mariangela Ziller, Riva del Garda; Silvia Agostini, Viterbo; Rosy Battaglia, Milano; Elena Crespi, Milano; Francesca Dal Porto di Trento; Francesca Me di Salerno; Lucia Busca, Fano; Paola Falabretti, Cristina Barbirato, Elena Ricucci, Bergamo, Adriana Riccomagno, Alba. E, ancora, Marilena Losito da Milano, Antonella Poletti da Ferrara, Michela Campalla da Genova che si è occupata dell’organizzazione della raccolta fondi. Diversi sono i gruppi che si esprimono con blog, da Pentapata a Quaranta ma non li dimostra alle donne viola . Ma i nomi e i blog sarebbero ancora molti, impossibile citarli tutti.
L’elenco delle dieci leggi da 25 mila euro è contenuto sul blog 2eurox10leggi. Per quanto il femminismo anni 2000 abbia dei limiti, un risultato, a scorrere la lista delle richieste, pare l’abbia ottenuto: grande consapevolezza e obiettivi sempre più concreti e sostanziosi. Si va dalla maternità universale alla legge per il congedo obbligatorio condiviso tra mamma e papà. Da una legge elettorale che preveda la doppia preferenza di genere e una presenza al 50 per cento nelle liste, a una legge che incentivi la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
«Sia chiaro, l’elenco si sta di fatto costruendo e perfezionando man mano — precisa Manuela Ravasio —. Ad esempio arrivano sempre maggiori istanze e favore del telelavoro o per una maggiore tutela dell’immagine delle donne in pubblicità. Anche di questo si terrà conto. Per quanto riguarda i versamenti, per adesso si tratta soltanto di dare una disponibilità. Diventeranno operativi solo quando si raggiungerà l’obiettivo dei 25 mila euro».
Più i contributi sul piano delle idee aumentano in qualità, varietà e numero, più la gestione dell’operazione ovviamente si complica. Per questo il nucleo fondante di «Due euro per dieci leggi» sta pensando anche di costituire una sorta di comitato di saggi/e su diverse materie per articolare al meglio i propri desiderata. Tra l’altro le promotrici hanno organizzato un blogging day per il prossimo 11 novembre.
Certo, se l’iniziativa continuerà a raccogliere consensi, prima o poi le sue animatrici dovranno porsi una domanda. Tutta politica. E cioè:
come usare al meglio il patrimonio di consenso e consapevolezza costruito insieme?
Fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/basta-parlarsi-addosso10-leggi-per-cambiare-le-cose/
corriere.it
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