La realtà diventa pop

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  “Frozen Flower” di Natalie Shau

 

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Surrealismo Pop

Proprio come accadeva con Picasso, anche oggi l’arte racconta l’attualità: gli artisti pop surrealisti commentano la follia del nostro tempo. L’esperta Alexandra Mazzanti ci spiega perché l’Italia non l’ha ancora capito di Giovanni Molaschi


Per raccontare la strage di Utoya, in Norvegia, e la follia di Anders Behring Breivik l’uomo che da nove anni si preparava per compiere l’attentato, si è ricorsi all’arte. Secondo alcuni giornalisti il lutto della nazione colpita da Breivik era identificabile con l’Urlo di Munch, celebre pittore norvegese.
Prima di questo specifico episodio l’arte era scomparsa dal racconto dell’attualità, al contrario di quanto accadeva una volta. Parte della produzione di Picasso è diventata eterna dopo essere stata il racconto del presente storico dell’artista.
“È da tanti anni”, spiega Alexandra Mazzanti, “che non si vede un’arte che possa essere capita o apprezzata. La tela di Fontana è appannaggio per pochi. La responsabilità di questo distacco è dei curatori che hanno voluto portare avanti un’arte che oramai era vecchia, non più contemporanea”.
Dopo aver lavorato come scenografa per il balletto di Milano Alexandra si è spostata negli Stati Uniti dove ha conosciuto il pop surrealismo. “Questa corrente nasce in America alla fine degli anni Settanta. È un figurativo contemporaneo basato, in parte, sul recupero dell’arte classica. L’opera Lady Clown di marion Peck è una citazione della Maya Desnuda di Goya”.

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“Il pop surrealismo è la risposta ai tanti anni d’arte concettuale” continua Mazzanti, “Questi quadri possono essere capiti da tutti. Anche da un pubblico meno colto o più giovane. Sogno, speranza e ironia sono i valori del pop surrealismo che si basa sull’onirico, sulla possibilità di una rinascita dopo un momento buio. Non c’è un evento specifico legato a questa corrente che comunque riflette su tutti gli eventi catastrofici che stiamo vivendo”.

Il pop surrealismo è un’arte che ha saputo catturare l’interesse delle persone fuori dai musei. Nel 1991 Mark Ryden realizza la copertina di Dangerous, l’ottavo disco di Michael Jackson. Dell’album sono state vendute 32 milioni di copie. La sinergia con la musica è una delle tante che il pop surrealismo ha stimolato per non diventare un’arte elitaria. Sul grande schermo questa corrente è stata rappresentata dal regista Tim Burton. “Burton”, spiega Mazzanti, “proviene dal pop surrealismo. I suoi lavori hanno influenzato la pittura, la musica e il cinema. Ma lui non ha ancora degli eredi. Il meglio deve venire. Il panorama del nostro paese è sempre più interessante. Nicoletta Ceccoli è una delle artiste più richieste pronta a lavorare su un film di animazione. La scuola lavora bene. Gli spazi sono il vero problema dell’arte in Italia. Le istituzioni dovrebbero agevolare l’ingresso dell’arte internazionale nei nostri musei”.
In meno di cinque anni la Dorothy Circus Gallery, la galleria che Alexandra Mazzanti ha aperto a Roma, è diventata un punto di riferimento per gli appassionati di pop surrealismo. “Ho pensato di aprire un’altra sede negli Emirati Arabi o a Shangai, dove ci sono una parte dei collezionisti di pop surrealismo, ma mi sono resa conto che gli appassionati riescono a trovarci grazie ad internet. Quest’arte piace e si compra. Io sono una collezionista. La galleria non l’ho aperta per lucro”.
Se è vero, come sostenuto da Ennio Flaiano, che l’arte è un investimento di capitali, il pop surrealismo ci dimostra che non tutti i business dedicati al cervello sono destinati a fallire.

Fonte: D di Repubblica

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