Venticinquenne violentata alla festa di Capodanno alla Nuova Fiera di Roma
Friday, January 2nd, 2009
Fonte : Il Messaggero
mi amareggia scrivere anche il primo giorno dell’anno cose simili. Ma quando impareranno il rispetto per una donna?
Fonte : Il Messaggero
mi amareggia scrivere anche il primo giorno dell’anno cose simili. Ma quando impareranno il rispetto per una donna?
Sembra una storia inventata, da film o romanzo (magari francese): due rivali forti e rispettate ciascuna nel suo mondo, si combattono, una sconfigge l’altra, ma intanto si conoscono, diventano amiche. E, deposte le armi, scrivono insieme un libro sulla loro incredibile vicenda, tutta vera (e in effetti francese). Le due protagoniste: Linda Weil-Curiel (nella foto), avvocato del Foro di Parigi dal 1973, storica femminista dai tempi della Lega dei diritti della donna di Simone de Beauvoir, la più combattiva e nota penalista francese schierata contro le mutilazioni genitali femminili. E Hawa Gréou, maliana e altrettanto storica exciseuse della capitale francese, autrice cioè delle mutilazioni inflitte a decine di bambine e ragazze immigrate soprattutto da Senegal e Mali, riverita e ben pagata come prima di lei (in patria e per la stessa professione) la madre e la nonna.
È dal 1982 che mi batto contro le mgf, tra le primissime in Francia. Ho convinto tutti a non fare una legge speciale che sarebbe sembrata razzista, il codice penale basta. Ho fondato una Ong, Cams, proprio per abolire le mgf e far capire ai francesi che tutte le nostre bambine vanno difese, al di là dell’origine», racconta Weil-Curiel. «E poi i processi, più di quaranta, tra cui quello contro Hawa Gréou, nel 1999, in cui l’ho fatta condannare a otto anni. Era la prima exciseuse a finire in un carcere francese, avrebbe dovuto odiarmi più di chiunque al mondo». Invece, uscita dalla prigione con uno sconto di pena («un periodo bellissimo — dirà poi Mama Hawa —solo preghiera e riposo»), l’infibulatrice pentita non solo smette di esercitare, ma inizia a telefonare alla Weil-Curiel. «Mi chiedeva consigli, ormai si fidava di me — racconta l’avvocato —. All’inizio ero sorpresa, poi mi sono affezionata. Fino a quando, l’anno scorso, abbiamo fatto insieme un libro». Exciseuse, appunto, uscito per City Editions. Un denso, doppio racconto che parte per Hawa dalla famiglia di fabbri e infibulatrici in Mali, per Linda dal padre, con De Gaulle nella resistenza, e dalla madre di Tahiti, dove anche lei è nata. Che continua con la carriera delle due donne. Che si addentra nella questione delle mutilazioni, su cui in realtà si sa poco anche in Francia.
«Una bella esperienza, e ormai un’amicizia», dice Weil-Curiel. «E ora siamo arrivati al paradosso che Hawa mi ha chiesto di difenderla contro il marito: poligamo con co-mogli più giovani di lei, ha bisogno di spazio in casa, la vuole cacciare. Anche perché lei non guadagna più come quando era la regina delle mutilatrici. Ma daremo battaglia».
C.Zec.
Fonte : Corriere della Sera
Nel villaggio di Sindibis, un’ora dal Cairo tra campi e palme lungo il Nilo, è festa grande: bambini, giovani, anziani, vescovi copti e imam musulmani, tutti con grandi sorrisi e gli abiti migliori. Sotto l’enorme tendone pieno di luci, decorato da insoliti disegni di coltelli e scritte color del sangue, Moushira Khattab grida al microfono: «Le vostre bambine d’ora in poi saranno belle e felici come la luna». E poi: «Da oggi — proclama la leader del Consiglio nazionale per l’infanzia e la maternità (Nccm)—a Sindibis le mutilazioni genitali femminili, le mgf, sono proibite per sempre».
È la fine di un’era durata millenni per il villaggio che come altri in tutto l’Egitto — musulmani, cristiani o misti — ha scelto di essere «libero dalle mgf». Ancora poco se si pensa che il 96% delle egiziane tra i 15 e i 49 anni (stime Onu) sono mutilate, che fino ai 15 anni il tasso è ritenuto sul 60%. Come minimo private di parte o dell’intero clitoride, a volte con gli organi genitali esterni tagliati. Molte ne soffrono tutta la vita, alcune muoiono di parto o subito: come Bodour, 13 anni, uccisa nel 2007 da una «circoncisione», ormai diventata un simbolo. Ma per tutte la piaga è marchio indelebile della condizione inferiore della donna, privata della sessualità per non mettere a rischio, prima e dopo il matrimonio, l’onore della famiglia (ovvero dei maschi). «Sono felice per le mie bimbe—ci dice Fawziya— ma questa festa ricorda che per me è troppo tardi, oggi riprovo l’orrore di allora».
In Egitto, come in altri 17 Paesi tra i 28 dell’Africa dove la pratica è diffusa (con tassi che vanno dal 28% del Senegal a oltre il 90% di Mali, Guinea e Sudan), da giugno esiste una legge che la proibisce. Altre nazioni (Kenya, Uganda, Mali) stanno per metterla al bando. Un successo, certo: vietare una tradizione che risale ai Faraoni, difesa per secoli dalle comunità e dai leader politici e religiosi di ogni credo (non a caso tutti uomini), è una svolta storica. Già avere rotto il tabù per parlarne sui media è un gran risultato. Perché la vera guerra alle mgf, pur preceduta da qualche coraggiosa battaglia locale, in fondo è iniziata appena nel 2003, alla Conferenza del Cairo voluta da Emma Bonino con la sua Ong Non c’è pace senza giustizia (Npsg) e dal Nccm guidata dalla Khattab (che ammette di aver «scoperto solo allora, scioccata, la vastità del fenomeno » nel suo Paese). Con il forte sostegno della first lady Suzanne Mubarak, del grande imam di Al Azhar, sheikh Tantawi, e del patriarca copto Shenouda III. Oltre a quello, fondamentale, di decine e decine di first lady, ministre, parlamentari e attiviste africane (ma anche europee), che pochi giorni fa si sono ritrovate al Cairo per fare il punto e rilanciare la lotta.
Dalla seconda, grande Conferenza chiamata «Cairo+5», è emerso un verdetto comune: i primi risultati ci sono, la strada imboccata è giusta, ma la battaglia deve continuare. Perché mancano dati ma si stima che ogni anno vengano ancora private della loro sessualità tra i due e i tre milioni di donne e bambine, che si aggiungono al triste ed enorme esercito mondiale di mutilate: 120-130 milioni. «E perché—ci spiega Emma Bonino, che ha aperto la Conferenza con un sentito messaggio di Clio Napolitano — sono emerse novità. Le mgf hanno infatti iniziato a calare in certi Paesi ma questo ha portato alla migrazione mutilatoria: le famiglie portano le figlie in Stati vicini dove la pratica è permessa, ad esempio dal Burkina al Mali. Abbiamo poi notizie, per la prima volta, di mgf in Paesi finora ritenuti privi, come Arabia Saudita o Iraq, per non parlare dell’Occidente dove gli immigrati hanno esportato le mutilazioni. Che sono diventate un problema globale e richiedono quindi un’azione globale». Soprattutto, ha decretato la «Cairo+5» che si è riconvocata tra un anno in un Paese dell’Africa occidentale, passaggio dal nazionale al transnazionale, con l’armonizzazione delle legislazioni; creazione di osservatori per il monitoraggio; campagne d’informazione più massicce e vera applicazione delle leggi. Anche nei Paesi finora ritenuti privi di mgf.
«Nel Kurdistan iracheno siamo rimasti sconvolti nel sapere che in alcuni villaggi il 60% delle donne sono mutilate», conferma Rozhan Dizayee, avvocato e membro del Parlamento di Erbil, unica donna della Commissione Giustizia. «Abbiamo scoperto che è una pratica antica, fatta in segreto fuori dalle città, che oggi si sta diffondendo con il crescere dell’estremismo islamico, anche se islamica non è. Mi sto battendo per una legge, non è facile». Come Rozhan, unica rappresentante del Medio Oriente alla conferenza africana-europea, tante altre donne hanno testimoniato la loro battaglia: dalla ministra del Kenya Linah Kilimo («i colleghi mi chiamano Mgf, ma prima era con scherno, oggi con rispetto »), all’attivista senegalese Khadi Koita (autrice del libro Mutilata, Cairo Editore, paladina anti- mgf in Europa). «Come per quella mamma alla festa del villaggio—ci dice Nahid Gabrella, attivista e consulente sudanese—per noi donne africane questa lotta è un dolore, continua a ricordarci quello che abbiamo subito. Ma anche per questo eliminare per sempre le mutilazioni è la cosa più importante che possiamo fare».
Cecilia Zecchinelli
Fonte : Corriere della Sera
| La violenza sul luogo di lavoro: l’evidenza del problema | ||||
| di kami
Violenza sul lavoro : il tema è stato affrontato nel corso del seminario tenutori a Torino il 25 novembre 2008 “Molestie : per dare evidenza al problema” proposto dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima e Ivana Melli con la partecipazione dell’avv. Mirella Caffarati, consulente dell’Ufficio della Consigliera di Parità e dall’avv. Stefania Gerbino consulente del Telefono Rosa. Le esperte hanno fornito un approfondimento sugli aspetti normativi e un commento ai dati emersi su molestie e mobbing nel 2008 offrendo spunti per programmare iniziative ed interventi futuri. «Tra tutti i casi di violenza subita dalle donne quelli sul luogo di lavoro, le molestie sessuali e il mobbing, sono i meno evidenti e denunciati – ha spiegato la Consigliera di Parità – Esiste nel nostro Paese tuttora un vuoto legislativo sul problema, nonostante i solleciti dell’Unione Europea: l’inversione dell’onere della prova, ad esempio, rimane uno degli aspetti da chiarire mentre anche in ambito contrattuale sarebbe utile avviare una riflessione con i Sindacati sulle tutele per chi si trovi a vivere una situazione di disagio. Vogliamo, inoltre, riportare l’attenzione sulla responsabilità del datore di lavoro rispetto alla prevenzione e tutela di lavoratori e lavoratrici: è un aspetto fondamentale e per questo vorremo agire con azioni di sensibilizzazione, da un lato, e di monitoraggio dall’altro per individuare quali sono le situazioni più a rischio e i passaggi più fragili. Una recente indagine su ragazzi e ragazze alla ricerca del primo impiego ha rivelato che l’11% di loro hanno ricevuto ricatti o molestie sessuali nell’ambito del colloquio di lavoro. Questo è grave e non può rimanere sommerso. Così come invitiamo le donne a denunciare e a chiedere aiuto. La testimonianza che abbiamo voluto presentare , di una donna coraggiosissima, ci fa dire che è possibile uscire da questo problema ed è importante che sempre più donne lo credano». Alcune proposte sono già emerse nell’ambito del seminario, i cui atti saranno pubblicati e trasmessi al Ministero del Lavoro. Tra questi un corso di formazione per operatori e operatrici, che coinvolga i sindacati e favorisca una riflessione sulla definizione dei contratti e sulla risoluzione delle controversie, la realizzazione di materiali informativi sui servizi disponibili in caso di molestie o mobbing, la richiesta che nell’ambito dei programmi regionali a favore della violenza sia presa in considerazione anche la violenza che le donne subiscono in ambito lavorativo. Le Consigliere di Parità, inoltre, approfondiranno il problema attraverso una ricerca, in fase di avvio, sul reclutamento lavorativo attraverso i servizi interinali.
I casi di mobbing e molestie nel 2008
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MILANO - Ha comparato una donna per mille euro, così come si compra un televisore o un motorino di seconda mano. La considerava di sua proprietà, tanto che è corso a denunciare la sua scomparsa quando lei ha trovato il coraggio di ribellarsi ed è scappata dalla casa-prigione in cui era stata rinchiusa da otto mesi.
E’ stato arrestato a Milano un pensionato di 57 anni accusato di violenza sessuale e sequestro di persona. In Mozambico, aveva acquistato una donna di trent’anni, l’aveva convinta a seguirlo in Italia con il miraggio di sposarla ma in casa la violentava e, per una manciata di soldi, la vendeva agli amici.
L’aveva comprata dagli zii africani che aveva conosciuto durante una delle sue consuete vacanze in Mozambico. Ne aveva carpito la fiducia offrendo loro piccoli regali e convincendoli che amava la nipote ed era pronto a sposarla se l’avesse seguita a Milano.
“E’ un uomo asservito totalmente alle pulsioni sessuali”, ha scritto di lui il giudice Mariolina Panasiti che ha convalidato il fermo. “Aveva realizzato il sostanziale acquisto della parte offesa dai parenti rivendicandone una condizione di possesso”. Cento euro al mese ha versato il pensionato alla famiglia d’origine da quando la donna ha raggiunto Milano nel febbraio scorso, le rate per saldare il prezzo d’acquisto.
“Io l’amo - ha detto ai carabinieri che gli mettevano le manette - e lei era consenziente. Nonostante tutto, sono disposto a riprenderla”, ha detto per nulla sfiorato dall’idea che quelle pratiche sessuali che infliggeva alla sua “amata” erano vere e proprie torture. Di questo la donna africana si lamentava con due amiche, ma non trovava mai il coraggio di denunciare il suo aguzzino. “Con le botte e la paura di altri orrori - scrive il giudice - l’imputato era riuscito a soggiogarla”.
Spesso i vicini sentivano le sue urla superare il chiasso della televisione accesa a volume alto. Finché il 9 ottobre scorso, la giovane donna africana è riuscita a rompere le catene della schiavitù e a denunciare tutto ai carabinieri. Ora lei è ospite di una comunità protetta mentre, dopo una breve indagine che ha confermato il racconto di brutalità e violenze fatto ai carabinieri, il pensionato è stato arrestato.
Fonte : La Repubblica
I numeri che illustrano il fenomeno dello sfruttamento sessuale di bambine, bambini e adolescenti in tutto il mondo fanno davvero paura. E ci presentano un pianeta popolato da mostri, spesso senza volto, nascosti nei computer dei ragazzini, o con la faccia insospettabile di un parente, un amico di famiglia, un vicino di casa abbronzato, di ritorno da un viaggio esotico. Sono 150 milioni le bambine e circa 75 milioni i minorenni sotto i 18 anni che hanno avuto rapporti sessuali forzati o subito violenze sessuali, con o senza sfruttamento commerciale. Ann M. Veneman, direttrice generale dell’Unicef, prima dell’inaugurazione del terzo congresso mondiale contro gli abusi sui minori, ieri ha detto: “Nessun Paese è immune, non esistono spettatori innocenti di fronte a questa tragedia globale del nostro tempo”.
Fortemente voluto dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula Da Silva, questo terzo meeting mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori - dopo quelli di Stoccolma e di Yokohama - sembra avere l’ambizione di ripartire dai dati agghiaccianti sulle proporzioni del fenomeno della pedofilia e della pedopornografia nel mondo (un volume d’affari, secondo l’ONU, di 32 miilardi di dollari) per andare oltre e proporre soluzioni ai governi e al mondo in termini di prevensione. Al meeting partecipano circa 3000 persone e sono rappresentati 125 stati (per l’Italia c’è il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna) ed avrà come ospiti d’onore il presidente russo Dmitri Medvedev e la regina Silvia di Svezia.
Ecco, dunque, il profilo del fenomeno che emerge dal congresso. Dal punto di vista dello sfruttamento sessuale dei minori, il mondo si divide tra “donatori di vittime” ed “esportatori di carnefici”. Tra i primi vanno annoverati, in ordine sparso, Thailandia, Brasile, Kenia, Venezuela, S. Domingo, Guatemala, Cambogia e diversi altri stati africani, del sud est asiatico e dell’Amerca Latina. Tra i secondi, un ruolo importante è riservato all’Italia, che occupa il quinto posto nella poco onorevole classifica dei paesi “cacciatori di bambini”, dopo Usa, Germania, Francia, Australia. Un esercito di centinaia di migliaia di persone, con un’età drammaticamente in calo rispetto a 10-15 anni fa, che oggi si attesta tra i 25 e i 30 anni, che parte verso “i paradisi del sesso pedofilo” molti dei quali evidentemente ignari del fatto che ormai il reato di abuso sessuale sui minori è punibile dalla legge italiana, anche quando l’buso avviene all’estero.
Le ragioni dell’abbassamento della soglie d’età le spiega Marco Scarpati, presidente di ECPAt Italia, acronino di End Child Prostitution Pornography and Trafficking”, una rete internazionale di organizazioni impegnate nella lotta contro ogni forma di sfruttamento sessuale e commerciale dei minori.”Tutto nasce da un’idea di sessualità costruita su internet - dice Scarpati - dove vige l’esercizio virtuale di una sessualità priva di affetto e rispetto tra persone. Dove, in sostanza, prevale un modello di sesso che non è quasi mai di coppia e spesso ispirato alla violenza, o comunque al puro e semplice soddisfacimento di pulsioni. Ne deriva l’abitudine ad una sessualità irreale, che però quando poi si misura con la realtà, cioè nell’incontro concreto con l’altro sesso, si scontra con l’impossibilità di mettere in pratica i modelli acquisiti nella pratica solo virtuale del sesso. Questo - sostiene Scarpati - spesso induce persone sempre più giovani a scegliere la via del sesso a pagamento con minorenni, più addomesticabili degli adulti, proprio perché piu’deboli e soprattutto poveri”.
Tra i contributi di ECPAT al meeting ci sarà quello di individuare nuove procedure, meno traumatizzanti per i bambini, in occasione di processi a pedofili. “In Italia le leggi per combattere e punire questi reati ci sono e sono anche buone - ha detto ancora Scarpati, autore, tra l’altro, di un saggio sul tema: “Il rumore dell’erba che cresce” - il problema è che si fa fatica ad applcarle. Così come risultano vecchi i metodi di approccio per stabilire la verità durante i dibattimenti nei quali sono coinvolte bambine e bambini, vittime di abusi sessuali”.
L’idea-guida del congresso sembra essere dunque quella di prevenire, oltre che combattere e punire, i responsabili di questo genere di violenza sui minori, capace di lasciare tracce indelebili su chi la subisce, fino ad inibire una normale vita di relazione. I terreni individuati per tentare di arginare il fenomeno sono diversi. In primo luogo - si dirà durante il meeting - nel diffondere nelle scuole, in famiglia, e attraverso i Media un’idea della sessualità legata al rispetto e all’amore tra due persone. Non è educazione sessuale in senso classico, ma qualcosa di più e di diverso, che dovrà accompagnare, con lo sforzo di tutti gli stati, la crescita delle nuove generazioni. C’è poi il versante on line. Qui la prevenzione appare assai più complicata. La rete - dicono i rappresentati del’Unicef - sfugge ad ogni controllo.
Qualche tempo fa, ad esempio, è stato fatto un esperimento per testare la capacità reattiva dei pedofili su internet. Per circa 14 ore è stato messo in circolazione un “filmato-esca” di una bambina di 5 anni sottoposta a inguardabili sevizie sessuali. Bene, solo in quell’arco di tempo, e prima di essere tolto di mezzo, quel film è stato scaricato migliaia di volte. Nel frattempo, qualcosa si sta facendo. ECPAT, assieme all’Università di Tor Vergata e il CNR hanno lanciato un software contro i rischi di adescamento e l’invio-scambio di foto dal contenuto sessuale su Messenger. Si chiama “Virtual parent”, si installa nel pc e fa le veci dei genitori, che possono così controllare la lista dei nuovi contatti e dei file scambiati.
Fonte: La Repubblica
Uccisa con 80 coltellate, confessa il figlio
Catania, 16 novembre 2008 - Il figlio 25enne della donna uccisa giovedì scorso con 80 coltellate a Licodia Eubea è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario e portato in carcere. Così spiegano i carabinieri di Caltagirone. Paolo la Rocca durante l’interrogatorio in caserma alla presenza del magistrato avrebbe confessato, e il movente è da rintracciare “nell’odio recondito che il giovane provava per la madre che poi è esploso all’improvviso giovedì sera”.
Lina Miano, 54 anni è stata uccisa il 13 novembre nel soggiorno della sua casa a Licodia Eubea, Catania. Un delitto particolarmente efferato, l’autopsia ha rivelato che la donna è stata colpita da oltre 80 coltellate, in tutte le parti del corpo. A trovare il cadavere della donna, in un lago di sangue, era stato il marito, rientrato dal lavoro. La coppia ha due figli: uno, con problemi di salute, è da tempo ricoverato in un casa di cura, l’altro., Paolo, 25enne era irreperibile dal giorno dell’omicidio. Ora, dopo la confessione, è stato portato nel carcere di Caltagirone.
Agli arresti domiciliari, violenta una donna
Bloccato dagli agenti della Squadra Mobile un 29enne italiano, pluripregiudicato. Lo stupro il 31 ottobre in viale Monza
MILANO - Ha approffittato di essere agli arresti domiciliari per compiere l’ennesima, efferata violenza sessuale, ma dopo aver utilizzato il cellulare della vittima è stato rintracciato e di nuovo arrestato. Si trova ora nel carcere milanese di San Vittore Emilio Cataldo, 29 anni, nato a Monza e residente con i genitori a Milano. Ha precedenti per droga, rapina, lesioni gravissime e violenza sessuale. Dal 16 settembre scorso Cataldo era agli arresti domiciliari per l’ultimo reato commesso: clonazione di carte di credito.
LO STUPRO - La violenza sessuale è avvenuta il 31 ottobre, verso le tre del mattino: l’uomo, che transitava in viale Monza in sella a uno scooter, ha avvicinato una Punto guidata da un lituana della sua età. Ha fatto finta di aver bisogno di una informazione, ma quando la donna ha abbassato di poco il finestrino per rispondergli ha infilato un braccio dentro all’abitacolo, ha aperto la portiera, ha immobilizzato la donna mordendole un braccio e si è richiuso in macchina con la sua vittima. Cercava soldi, forse per comprare la droga, ma non avendo trovato nulla nel portaoggetti ha costretto la donna ad accostare l’auto e poi l’ha violentata. Poi ha preso la borsa della donna - con dentro documenti, carte di credito, 700 euro e un cellulare - ed è fuggito.
I PRECEDENTI - La donna, che da oltre 10 anni è sposata con un italiano ed è madre di due figli, ha chiamato i soccorsi ed è stata medicata al Centro di Soccorso Violenza Sessuale, dove le hanno riscontrato i segni indiscutibili dello stupro. Oltre alle lesioni fisiche, la giovane madre ha riportato anche un grave disturbo post-traumatico da stress. Già nel 2006 Cataldo era stato accusato di violenza sessuale. In quell’occasione la vittima era una donna nigeriana: dopo la violenza sessuale e la rapina, alla supplica della vittima di essere lasciata andare, Cataldo la riempì di botte, procurandole lesioni gravissime alle mani e permanenti al viso.
Accoltella la mamma e si costituisce
Alessando Brusconi, 24 anni, ha accoltellato la madre, Elga Casagni, di 51 anni, colpendola varie volte al corpo. Il giovane ha confessato mentre si costituiva ai carabinieri. Il personale del 118 è piombato nell’appartamento ed è riuscito a soccorrere la donna, che era cosciente
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prec succ
Genova, 16 novembre - Un giovane di 24 anni, Alessando Brusconi, ha accoltellato la madre, Elga Casagni, di 51 anni, colpendola varie volte al corpo, poi si è costituito ai carabinieri della stazione di Cogoleto, comune del ponente della provincia genovese dove è avvenuto il fatto. Informati del fatto di sangie il personale del 118 è piombato nell’appartamento di via Colombo 70 per soccorrere la donna, che era cosciente.
Erano le 23,20 quando la vittima è stata caricata in ambulanza e condotta all’ospedale San Martino di Genova in codice rosso, il più grave. La donna è stata sottoposta ad un intervento chirurgico e trattenuta all’ospedale. Non sarebbe in pericolo di vita. Il ragazzo è stato arrestato per tentato omicidio dai militari della stazione di Cogoleto e trasferito nel carcere di Marassi.
Indagini sono in corso per accertare le cause della violenta lite tra madre e figlio sfociata nell’accoltellamento. L’arma, un coltello da cucina, è stata sequestrata. (AGI)
sfigurato il volto della compagna
È stato assolto dalla Corte d’Appello di Milano Lorenzo Zagnoni, accusato di avere orribilmente sfigurato il volto della fidanzata schiacciandolo sulla piastra di un fornello acceso. I fatti risalgono al novembre 2003. La ragazza venne trovata in coma vigile, sfigurata al volto, in posizione “composta” sotto la cucina. L’uomo era già stato assolto in primo grado dall’accusa di tentato omicidio, dopo aver passato un anno e due mesi in carcere in regime di custodia cautelare. La sentenza è stata emessa dopo una vivace udienza e una camera di consiglio di due ore.
PERIZIA D’UFFICIO - Il processo era cominciato un anno e mezzo fa e il sostituto procuratore generale Felice Isnardi aveva chiesto la condanna a 16 anni, ma dopo una lunga camera di consiglio, anzichè la sentenza, la seconda Corte d’Appello del capoluogo lombardo aveva disposto lo svolgimento di una perizia d’ufficio sulla natura delle lesioni riportate dalla vittima. Venerdì il perito David Stafforino ha sostenuto che quelle ferite sono compatibili anche con una caduta accidentale. Il rappresentante della procura generale non ha cambiato le sue conclusioni e anche l’avvocato Laura Panciroli, legale di parte civile, ha ribadito la richiesta risarcitoria a favore della vittima. Dopo le arringhe degli avvocati Ugo Genesio e Andrea Sogliani, che hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato (l’uomo aveva avuto un litigio con la fidanzata ma poi era uscito dall’abitazione della donna, la cui porta, come dimostrato in aula con un esperimento tecnico, si chiudeva da sola e non si poteva aprire senza chiave), è arrivata la sentenza. I giudici hanno cancellato anche la condanna a sei mesi che il tribunale aveva inflitto all’imputato per il reato di danneggiamento di una finestra. La sentenza è giunta esattamente tre anni dopo la prima
Non solo sono stata violentata alle sei del mattino mentre facevo le pulizie, ma ho anche perso il posto di lavoro. Sono stata abbandonata dalle istituzioni. Il Comune si era impegnato ad aiutarmi ed invece non si è costituito nemmeno parte civile. Vorrei solo riavere il mio posto di lavoro e continuare a vivere in maniera dignitosa». Questo lo sfogo di Magdalena, la romena aggredita e stuprata da un italiano in un call center in zona Vescovio. La donna ha oggi dovuto ripercorrere davanti ai giudici del tribunale collegiale penale tutti i dettagli dell’aggressione subita. Con lei il marito con il quale vive in Italia da dieci anni e con cui ha due figli.
Ma il Comune ribatte. «Vogliamo rassicurare Magdalena, nessuno l’ha mai abbandonata» ha detto l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso. «Nel corso di un incontro a fine settembre, - ha aggiunto Belviso - Magdalena ci ha chiesto di essere aiutata. A quel punto ci siamo immediatamente attivati mettendoci in contatto con diverse associazioni per un suo eventuale reinserimento lavorativo e siamo tutt’ora in attesa di avere un riscontro».
Imputato nel processo è Alessio Amodio, 39 anni, convivente della responsabile del call-center, arrestato poco dopo i fatti. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie nel call center quando, secondo la ricostruzione dell’accusa, è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, la costrinse a subire violenza sessuale. Subito dopo la donna chiese soccorso in un bar poco distante dal call center e chiamò la polizia che in poco tempo individuò l’aggressore.
Fonte: Il Messaggeero
FROSINONE (18 ottobre) - Aggredita, picchiata e stuprata per ore. Vittima della violenza sessuale una donna di 48 anni residente a Ceprano (Frosinone). La violenza, secondo quanto denunciato dalla donna, è avvenuta a Casoria in provincia di Napoli mercoledì notte, ma solo ora è stata resa nota.
La donna, dopo circa due ore dalla fine dello stupro, è stata visitata al posto di primo soccorso di Ceprano. Giovedì scorso, avendo ancora forti dolori, si è recata anche all’ospedale di Frosinone dove è stata visitata dai ginecologi del reparto di Ostetricia dell’ospedale Umberto I.
Dalla visita sono emerse lesioni nelle parti intime ed ecchimosi in diverse zone del corpo. La donna ha presentato dettagliata denuncia presso la caserma della stazione dei carabinieri di Ceprano. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo presso la procura della Repubblica di Frosinone.
ROMA (18 ottobre) - Violenta scenata di gelosia in una strada del Labaro ieri sera, dove una ragazza romena di 20 anni, in stato interessante, è stata picchiata da C.M. suo ex fidanzato, connazionale di 29 anni, che l’ha rapinata del portafoglio, di una catenina d’oro e del cellulare col quale stava telefonando al 113, chiedendo aiuto alla polizia.
L’uomo, ubriaco, ha cominciato a spintonare la donna, alzando le mani contro di lei urlandole «ti picchio fino a farti abortire!». Grazie all’intervento dei poliziotti del Commissariato Flaminio Nuovo ha permesso di scongiurare il verificarsi di più gravi conseguenze per la giovane, che è stata accompagnata all’ospedale Villa San Pietro per gli accertamenti del caso, mentre l’aggressore è stato arrestato per rapina e lesioni personali.
FOGGIA (18 ottobre) - Ha tentato di violentare la madre di 71 anni, che è riuscita a sfuggire all’aggressione difendendosi con un coltello. L’uomo, 36 anni, di Foggia, arrestato con le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale, soffre di problemi psichici legati ad uno sdoppiamento di personalità. La donna, da anni separata dal marito, ha denunciato l’accaduto ai carabineri. Dopo l’aggressione è stata medicata e giudicata guaribile in dieci giorni.