Archive for the ‘appuntamenti’ Category

Diamo voce ai diritti umani

Tuesday, December 9th, 2008

Il 10 dicembre 2008 il mondo celebra il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Incontriamoci davanti alla sede RAI di Viale Mazzini a Roma per leggere insieme la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Costituzione Italiana e il Contratto di servizio RAI

Diamo voce ai diritti umani
mercoledì 10 dicembre 2008
incontriamoci davanti alla sede
Rai
di viale Mazzini, a Roma
ore 11.00

Leggiamo insieme la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
la Costituzione Italiana e il Contratto di servizio RAI

Vieni anche tu
per difendere i diritti umani
per difendere la libertà e il diritto all’informazione (art. 21 Cost.)
per promuovere la cultura della pace, dei diritti umani e della nonviolenza
per dare voce a chi non ha mai voce.

Se non vieni, non cambia!

Fonte: http://www.noidonne.org/?op=articolo&art=2352

Di emarginazione si può morire, lo insegnerò anche a mio figlio

Monday, December 1st, 2008
Mececilia Makhetha Leche, 26 anni
Mi chiamo Macecilia Makhetha Leche e vengo da un posto che si chiama Matsieng. Mi sono sposata l’anno scorso e ho un bambino piccolo che adoro. Si chiama Thabeng Leche e ha 11 mesi.

Da ragazzina non ne sapevo molto di HIV perché a scuola non ce lo insegnavano. Ora che sono madre, mi preoccupa il fatto che in futuro mio figlio possa contrarre l’HIV. Mi preoccupa il fatto che lui potrebbe ignorare i pericoli e correre dei rischi. Spero che avrà la stessa consapevolezza dell’HIV che ho io oggi. Cercherò di fare in modo che sia così. Dal dicembre del 2007, lavoro a Morija come assistente del coordinatore delle attività di “counselling” con l’équipe di Medici Senza Frontiere (MSF). Precedentemente ho svolto il lavoro di “counsellor” come volontaria per cui posso comprendere le difficoltà che incontrano nel cercare di sostenere le persone con HIV, nel motivarle affinché assumano la terapia, affinché non perdano la speranza e capiscano che l’HIV non è una malattia di cui vergognarsi. Le persone possono morire a causa dell’emarginazione: non gli è consentito di usare il catino, i piatti o le tazze usate dagli altri e la discriminazione le fa stare talmente male che iniziano a rimproverare se stesse e a rimpiangere di aver detto agli altri di avere l’HIV. Possono diventare depresse e pensare continuamente alla morte.

Ogni giorno, con le équipe mediche di MSF, raggiungiamo le zone fuori mano su camion 4×4, per visitare i 14 centri sanitari cui diamo supporto. Tra questi c’è la comunità di St Rodrigue dove abbiamo un’équipe molto valida di “counsellor”.

Quando qualcuno che aveva dichiarato apertamente di essere HIV-positivo muore, la gente inizia a preoccuparsi, inizia a pensare che non ci sia speranza.

Ma invece c’è speranza. Le cose stanno lentamente cambiando. In passato la situazione era ancora più difficile. In passato, l’unico posto in tutto il Lesotho in cui era possibile fare la terapia con gli antiretrovirali (ARV) era la capitale, Maseru, un posto impossibile da raggiungere per tanta gente che, di conseguenza, faceva il test e poi restava a casa aspettando di morire.

I miei familiari non hanno mai dato molta importanza al mio lavoro, ma adesso, dopo avergli spiegato cosa facciamo qui e i risultati che possiamo ottenere, sono molto orgogliosi. Mi piace tantissimo il mio lavoro perché so che può migliorare la vita degli altri.

Fonte: La Stampa

Violenza degli uomini sulle donne: Ogni 3 giorni c’è una nuova vittima

Sunday, November 23rd, 2008

Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. È il dato che emerge da uno studio della Casa Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che ha diffuso le statistiche durante la manifestazione nazionale di femministe e lesbiche contro la violenza degli uomini, che ha visto migliaia di donne (ma anche qualche gruppo di uomini) sfilare per le vie della Capitale. In particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.

IL CORTEO - Alla manifestazione romana hanno partecipato migliaia di persone (50 mila secondo i gruppi che l’hanno organizzata), soprattutto donne e di ragazze accorse da tutta Italia, che hanno sfilato per il centro della città dietro uno striscione con la scritta: «Indecorose e libere». Ma molti altri striscioni hanno accompagnato il lungo serpentone, che ha visto tra l’altro il ritorno di vecchi slogan del movimento femminista. Il corteo, organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre, è partito da piazza Esedra per arrivare a piazza Navona attraversandoil cuore della Capitale.

CARFAGNA E GELMINI NEL MIRINO - Le manifestanti hanno protestato anche contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, e contro il progetto di riforma della scuola del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. In fondo al corteo, composto da femministe, lesbiche, trans e studentesse universitarie, anche gruppi di manifestanti misti di uomini e donne. Tra gli striscioni, le scritte «Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c’erano una volta…e adesso non li vogliamo più», «Nella casa del “Mulino” si nasconde l’assassino» e perfino un sarcastico «Ma non lo puoi usare solo per pisciare?».

Fonte: Corriere della Sera

INDECOROSE E LIBERE !

Wednesday, November 19th, 2008

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CORTEO DI DONNE AUTORGANIZZATO

In occasione della Giornata mondiale
contro la violenza sulle donne

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
Corteo di donne autorganizzato

ROMA, 22 NOVEMBRE 2008
P.zza della Repubblica, ore 14

INDECOROSE E LIBERE!

La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.
Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive. Torneremo in piazza anche questo anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano.
In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese.
Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione.
Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del “decoro” e della “dignità” impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.
La violenza maschile ha molte facce e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale.
Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città, tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.
Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati, determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.
Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti - di maestre precarie - perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.
L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini. Non pagheremo noi la vostra crisi!
Vogliamo reagire alla violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa agita verso di noi, in famiglia e fuori, “solo” perché siamo donne. Vogliamo dire basta al femminicidio.

SABATO 22 NOVEMBRE
SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA COME
FEMMINISTE E LESBICHE PER RIBADIRE

con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO, MA E’ UN PROBLEMA CULTURALE E POLITICO!

E AFFERMARE CHE

al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!
ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!

Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbiche
www.flat.noblogs.org, per adesioni: sommosse_roma@inventati.org

PER SOSTENERE LA MANIFESTAZIONE
Associazione Donne in Genere Onlus CARIRI Ag. 4 ROMA
IBAN: IT97H0628003205000003010136
causale: MANIFESTAZIONE