Archive for the ‘donne’ Category

Depressione, le donne la temono più del tumore

Monday, February 8th, 2010

Le donne hanno paura della depressione. Pensano che con quel velo nero davanti agli occhi il mondo non potrà essere più lo stesso: il velo potrà forse diventare grigio, ma nulla tornerà come prima. Tanto che un’italiana su due considera il male oscuro più incurabile del tumore al seno, che spaventa «solo» una su quattro. Un dato sorprendente, che arriva dalla prima indagine nazionale sulle donne e la depressione, promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (ONDa) e realizzata da Giuseppe Pellegrini, ricercatore sociale all’Università di Padova, intervistando 1.016 donne fra i 30 e i 70 anni.

LE RAGIONI - Perché tanta paura? «Le donne conoscono gli effetti della depressione, sanno che si insinua nelle loro vite, alienandole: il 65% di loro l’ha vissuta sulla propria pelle o vista da vicino, su familiari o amici. Ma la temono soprattutto perché non hanno fiducia nelle cure», risponde Francesca Merzagora, presidente di ONDa. La maggioranza infatti pensa che le terapie possano contenere in parte le conseguenze della malattia, ma non risolvano davvero il problema. Anche una revisione di studi che hanno coinvolto oltre 700 pazienti, condotta dall’università della Pennsylvania e pubblicata a gennaio su Jama, ha alimentato dubbi, ipotizzando che gli antidepressivi siano efficaci soltanto nei casi più gravi, mentre non siano determinanti nei casi lievi. «Nelle depressioni di grado lieve, farmaci e psicoterapia si equivalgono; talvolta è più utile la psicoterapia — commenta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano —. In caso di depressione moderata o grave gli antidepressivi sono validi, ancor di più se associati alla psicoterapia. Chi viene trattato con i farmaci guarisce nel 34% dei casi e in un altro 36% vede l’entità dei sintomi più che dimezzata. Se si associa una psicoterapia, la percentuale di chi trae benefici dalle cure sale all’80%». Questo le donne non l’hanno capito: molte certo ricorrerebbero alla psicoterapia, benvista dall’85% delle intervistate, o ai gruppi di auto-aiuto, che riscuotono la fiducia dell’80%. Solo una su due, però, crede che i farmaci possano fare la differenza, sebbene nelle forme medio-gravi siano indispensabili. Chi li ha provati li apprezza un pò di più.

SOLO LA METÀ SI CURA - «Poco più delle metà dei pazienti arriva a curarsi, e di questi il 60% riceve trattamenti inadeguati o insufficienti. Così, a un mese dall’inizio delle cure il 30% ha già gettato la spugna e solo uno su tre segue la cura quanto e come si deve — spiega Mencacci —. Nelle donne accade anche perché per motivi biologici c’è una maggiore sensibilità agli effetti collaterali dei farmaci, che inoltre hanno una diversa efficacia a seconda del momento della vita, ad esempio durante l’età fertile o in menopausa. Così molte abbandonano prima di ottenere un risultato: da qui le ricadute, gli insuccessi, la sfiducia. E la paura». Leggendo i dati raccolti da ONDa c’è però qualcos’altro che balza agli occhi e preoccupa: le donne che soffrono di depressione, oltre a ritenere la loro vita stravolta dalla malattia, in sette casi su dieci provano vergogna o senso di colpa per essere malate. Ancora lo stigma? «Purtroppo sì — risponde lo psichiatra —. Le donne, che della depressione sono le vittime più frequenti, sentono di non trovare attorno a sé la stessa comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un’altra patologia “tangibile”. Così, ancora oggi si sentono giudicate, provano vergogna e senso di colpa». Tanto che spesso scelgono di non parlarne con nessuno: nel 2010, una donna con la depressione su sei non chiede aiuto. E non guarisce da una malattia che si può e si deve curare.

Fonte: Corriere della Sera

Una storia: Sposa bambina «ceduta» a 13 anni

Saturday, February 6th, 2010

Sposa» a 13 anni. Per una ragazzina romena l’abito bianco è arrivato troppo presto, insieme a un atto notarile con il quale i genitori la «affidavano» fino al 2014 alla famiglia dello sposo, un connazionale di 21 anni. Il rito rom - che non ha valore in Italia - è stato celebrato in Romania, e la ragazzina è stata poi portata a Brescia, dove da anni vive la famiglia del «marito». Ma quando sono cominciati i rapporti sessuali la ragazzina si è preoccupata, perché lui è malato di Aids. Ha chiesto aiuto, e la vicenda è stata scoperta dalla Polizia. L’uomo è stato arrestato all’alba di mercoledì dagli agenti della squadra Mobile di Brescia per violenza sessuale e riduzione in schiavitù, in concorso con la madre, anche lei arrestata.

LA SCOPERTA - A fine settembre, poco dopo il matrimonio, la ragazzina è arrivata a Brescia. La prima segnalazione del suo caso è arrivata dall’ospedale dove il 21enne è in cura per i suoi problemi di salute. La madre dell’uomo, preoccupata per una eventuale gravidanza, ha presentato la nuora-bambina al medico. Sono scattate le indagini della polizia ed è arrivata la prima perquisizione, che ha accertato che la minore viveva in uno stato di semiclandestinità, non frequentava la scuola e non poteva vedere estranei. Dopo i controlli la famiglia del «marito» ha cercato di mettersi in qualche modo in regola iscrivendo la ragazzina a scuola, in seconda media. A lei piaceva studiare e si trovava bene, ma la vita «normale» di una bambina in Italia si scontrava con le regole sociali rom: il «cognato» si è presentato un giorno a scuola chiedendo che non stesse in classe o a mensa con i maschi, «non va bene».

I PRIMI RAPPORTI - A gennaio poi la situazione è precipitata: la ragazzina, che ha compiuto 14 anni, si è presentata all’ospedale impaurita perché aveva avuto rapporti sessuali non protetti con il «marito» e aveva paura. E’ stata quindi sottoposta a terapia retrovirale - purtroppo è positiva al virus Hiv - e ha lasciato la scuola per qualche giorno. E a questo punto sono scattati i provvedimenti d’urgenza: accertato che la situazione si era aggravata, e d’accordo con la Procura, la bambina è stata affidata d’urgenza ad una comunità protetta e sono scattati gli arresti del marito e di sua madre. Né lui né la donna ancora riescono a capire dove stia il male. Si sono verificati - spiega la mobile di Brescia - molti altri casi simili nella comunità rom, questi matrimoni sono molto diffusi. La bambina - spiegano gli agenti - non era maltrattata o vessata, e quel matrimonio era per loro giusto. Un anno fa ad esempio, sempre la polizia, si occupò di un altro caso simile: una 12enne, sposa di un kosovaro 21enne, si presentò in ospedale a partorire. Il marito è già stato condannato in primo grado.

LE ACCUSE - In questo caso, sebbene sia usanza che la famiglia dello sposo dia una somma in dote a quella della sposa, «non è stato accertata alcuna transazione economica», a differenza del caso di un anno fa, spiega la questura di Brescia. Sul giovane arrestato pesa l’accusa di violenza sessuale e riduzione in schiavitù, sull base dell’articolo 600 del codice penale, che ricalcando la Convenzione di Ginevra, considera l’esistenza dello stato di soggezione anche quando avviene approfittando di una situazione di inferiorità psichica, tale quella di una sposa di soli 13 anni. La madre del giovane risponde in concorso per agevolazione. Ora la sposa bambina è in una comunità protetta, presto tornerà a scuola. «E’ una bambina intelligente - raccontano gli agenti - che ha una gran voglia di studiare e di integrarsi, serena nonostante tutto».

Il dramma nel dramma

Un dramma nel dramma. Con un futuro ancora più triste e cupo per la bambina rumena «venduta» come sposa all’età di tredici anni a un giovane sieropositivo. E con un nuovo capo d’imputazione per il marito ventiduenne, che avrebbe avuto rapporti non protetti con la ragazzina. La Procura l’altro ieri ha arrestato il giovane, muratore di 22 anni, e la madre, 39, per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Ora i magistrati stanno valutando l’eventualità di indagare il marito anche per «contagio colposo».

Le nuove analisi effettuate sul sangue della sposa bambina non lascerebbero dubbi: sono risultate positive al test per l’Hiv. La ragazzina, 14 anni compiuti la scorsa settimana, nel corso dei primi controlli sembrava miracolosamente non aver contratto il virus. Solo ulteriori approfondimenti effettuati nel cosiddetto «periodo finestra» hanno purtroppo ribaltato i risultati. E adesso la piccola è in cura nel reparto infettivi della divisione di Pediatria. La suocera si era rivolta ai medici che curavano il figlio da otto anni (si era ammalato all’età di cinque anni, a Bucarest, dopo una trasfusione), proprio per paura del contagio e della trasmissione del virus al feto nell’eventualità di una gravidanza.

La sua angoscia era sapere se la piccola nuora poteva diventare mamma senza problemi e se un eventuale nipotino sarebbe nato sano. Una volta entrata in ambulatorio, tenendo per mano la nuora, si è scoperta la verità: il muratore romeno aveva sposato in Romania, con rito zingaro, una bambina di soli 13 anni con cui aveva avuto rapporti «a rischio». Adesso la ragazzina, che da una settimana è ospite di una struttura protetta, è seguita da specialisti e ha già iniziato la profilassi prevista nei casi di contagio. Enzo Trommacco, avvocato difensore dei due arrestati, si esprime con cautela: «I miei assistiti rimangono in carcere e fino a oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Dovremo capire se nella vicenda hanno avuto un ruolo pure i genitori della piccola, probabilmente gli stessi che hanno combinato il matrimonio in Romania».

Gli investigatori, infatti, stanno cercando nuove prove che dimostrino come la piccola, che all’epoca della cerimonia aveva poco più di 13 anni, sia stata «venduta» dai suoi stessi familiari come prevede la consuetudine rom. A confermare l’ipotesi di «una trattativa» per combinare il matrimonio ci sarebbe un video, adesso sequestrato dalla polizia, girato proprio nel giorno del fidanzamento ufficiale. Ieri sia madre che figlio, durante l’interrogatorio di garanzia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Non dobbiamo giustificarci di nulla — ha detto la madre al magistrato —. Mia nuora era perfettamente al corrente della malattia di mio figlio, ma ha voluto sposarlo comunque. Da noi funziona in questa maniera, è la nostra tradizione».

nuova pillola del giorno dopo: funziona fino a 5 giorni dal rapporto

Tuesday, January 26th, 2010
      

ROMA (25 gennaio) - La pillola del giorno dopo che può essere presa 120 ore dopo il rapporto invece delle 72 di quella tradizionale è efficace per tutta l’intervallo di tempo e non dà effetti collaterali gravi. Lo ha confermato uno studio pubblicato dal Journal of Obstetrics and Ginecologics, che prelude alla commercializzazione di questo farmaco, già autorizzato in Europa, negli Usa.

Lo studio ha preso in esame 1241 donne statunitensi che sono dovute ricorrere alla contraccezione d’emergenza, somministrando loro il farmaco a base di ulipristal acetato, che ha un meccanismo simile al levonorgestrel, quello della pillola del giorno dopo tradizionale. La pillola ha mostrato un tasso di successo del 97,9%, paragonabile a quello del levonorgestrel, ma a differenza di questo non ha evidenziato una perdita di efficacia nell’arco del periodo di somministrazione. Gli effetti collaterali, prevalentemente mal di testa, nausea e dolori addominali, sono stati definiti “da leggeri a moderati”.

La nuova pillola è prodotta dalla stessa casa farmaceutica francese
del levonorgestrel, la Hra Pharma. L’Emea, l’autorità farmaceutica europea, l’ha autorizzata lo scorso marzo, mentre la richiesta di commercializzazione è datata maggio. Nel nostro continente è venduta in Gran Bretagna, Germania e Francia. In Italia è autorizzata la vendita solo di quella tradizionale, che necessita di prescrizione medica e in molti ospedali non viene somministrata perché considerata abortiva.

Viale: attenti effetti annuncio.
«Ben venga se si introducono nuove molecole» come contraccettivi d’emergenza, «ma non vorrei che l’effetto annuncio superasse» la reale efficacia del farmaco. Il ginecologo Silvio Viale commenta così la notizia. «È chiaro che la pillola del giorno dopo, agendo sull’ovulazione, è più efficace quanto prima viene assunta. La nuova pillola dovrebbe avere un effetto anche post-ovulatorio, altrimenti è fisiologico che l’efficacia si riduca col passare dei giorni». Per garantire «il trattamento migliore possibile alle donne» sottolinea però il ginecologo, ricordando di avere fatto ricorso contro l’avvertimento che ha ricevuto dall’Ordine dei medici del Piemonte per aver distribuito per strada ricette per la pillola del giorno dopo, «io continuo a richiedere l’abolizione della ricetta per il levonorgestrel. E spero che anche le case farmaceutiche si decidano a chiederlo, così come hanno fatto in altri Paesi europei».

 

 

 

STRESS, GLI UOMINI VANNO IN ”TILT” PRIMA DELLE DONNE

Tuesday, January 19th, 2010

Gli uomini davanti a episodi stressanti vanno in tilt prima delle donne: ad affermarlo e’ uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience dai ricercatori del Connors Center for Women’s Health and Gender Biology del Brigham and Women’s Hospital di Boston.

La ricerca ha dimostrato che, di fronte a stimoli stressanti, l’attivita’ cerebrale di uomini e donne risponde in modo differente. Se infatti all’inizio del ciclo mestruale il gentil sesso reagisce in misura simile ai maschi, durante l’ovulazione la risposta risulta invece inferiore. ”Lo studio - spiega Jill Goldstein, ricercatore del Connors Center for Women’s Health and Gender Biology del Brigham and Women’s Hospital - dimostra che le donne sono dotate di una capacita’ ormonale che regola la risposta cerebrale allo stress differente da quella maschile”.

Fonte: Agenzia Reuters

Una donna di nome Sibilla. Ricordando la Aleramo a 50 anni dalla scomparsa

Wednesday, January 13th, 2010

«Tu hai letto il mio primo libro, Una Donna. C’è al principio il racconto della mia educazione infantile, del mio dressage mentale. Segue poi l’intera narrazione di quella che io chiamo “mia preistoria”, fino al giorno in cui lascia marito e figlio e cominciai a vivere come Sibilla». È in questa lettera del 12 luglio 1927, poi pubblicata in “Amo quindi sono”, che Sibilla Aleramo fa la più lucida analisi del suo primo romanzo della sua vita, della sua “seconda vita” come scrive, quella di scrittrice e donna. La “prima” era stata segnata dall’oppressione del contesto familiare e sociale, come era cosa comune del resto alla maggior parte delle donne in quel periodo lontano, ma per certi aspetti vicinissimo, che era la fine del XIX° secolo. Con l’inizio del nuovo secolo, le donne del movimento femminista cominciarono prepotentemente a rivendicare i loro diritti. E Sibilla Aleramo fu la prima scrittrice in Italia a far sentire le voci delle donne.

Nel suo primo e, forse, più famoso romanzo, pubblicato nel 1906, Aleramo rappresentò un concentrato di tutti i modi positivi e negativi che lei, nel corso della sua carriera, modulerà in diverse forme, a partire dall’autobiografismo pieno di autoconteplazione. Né diario, né autobiografia, Una donna potrebbe forse definirsi “esercizio di autoanalisi” (Emilio Cecchi nella postfazione ipotizza non a caso l’attenzione postuma dei critici freudiani) in forma letteraria: probabilmente una severa, a tratti spietata, riflessione sul proprio vissuto e su come avrebbe potuto o dovuto essere.

In “Una donna”, infatti, la scrittrice produsse un tipo di scrittura al femminile, sempre attenta ad ogni piccolo sommovimento interiore. La Aleramo seppe trasportare la sua ansia di vita nel quotidiano, costruendo immagini di donne capaci di saggiare il perimetro del carcere delle convenzioni e dei pregiudizi nel quale si trovano rinchiuse. Da questo romanzo emergono anche caratteristiche fondamentali della sua personalità: la sensibilità per le questioni sociali e la forte carica autobiografica.

In questo scritto così come nei successivi, la Aleramo riesce a far emergere la diversità femminile: «Gli uomini ai quali parlo non sanno, quando mi dicono con reale stupore che hanno l’impressione di discorrer con me da pari a pari, non sanno come echeggi penosa in fondo al mio spirito quella pur lusinghiera dichiarazione, a quale insolvibile dramma essa mi richiami». In questa storia, a tratti limpida ed emblematica narrazione di un percorso di coscienza storica e di liberazione personale, si innestano le figure di un padre apparentemente illuminato, libero pensatore, dai caratteri fascinosi e moderni, che delega alla figlia appena adolescente una parte non marginale della direzione della fabbrica e di un marito che si comporta con la moglie, né più né meno di qualsiasi uomo della sua epoca: egoista e cieco di fronte alla sua disperazione e al destino oscuro che l’attende dopo il volontario esilio nella follia. Vi é poi la figura della madre stessa - «E per la prima volta ella mi era apparsa come una malata: una malata cupa che non vuol essere curata, che non vuol dire nemmeno il suo male» - paradigma femminile in disfacimento, senza ombra di riscatto dalla propria debolezza, che trova rifugio nel progressivo oblio della ragione.

Da qui la sua ferma presa di posizione: «Ed ero più che mai persuasa che spetta alla donna di rivendicare se stessa, ch’ella sola può rivelar l’essenza vera della propria psiche, composta, sì, d’amore e di maternità e di pietà, ma anche, di dignità umana». Sibilla Aleramo, Una donna (capitolo XXVII)

Fonte: L’Unità

Donne sempre più fredde e calcolatrici in ufficio

Tuesday, January 5th, 2010
Secondo ricerca Cofimp condotta tra il 2001 e il 2009, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna, su un campione di 1.200 soggetti (660 uomini e 540 donne) di età media di 39 anni (minima 20, massima 65).
Sul posto di lavoro, le donne, storicamente più capaci di comprendere gli altri, le loro motivazioni, i loro bisogni e in grado di stimolare spesso un comune desiderio di migliorarsi, stanno diventando sempre più ‘fredde’ e calcolatrici. A dirlo è una ricerca ’sul campo’ condotta, tra il 2001 e il 2009, da Cofimp, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.200 soggetti (660 uomini e 540 donne) di età media di 39 anni (minima 20, massima 65), a cui è stato somministrato un apposito test sviluppato da RH Comportement di Parigi sulla base di un’esperienza di coaching nel campo dell‘Intelligenza Emozionale che dura dal 1991. Lo strumento è stato concepito per la rilevazione di 5 fattori che rappresentano l’ossatura della nostra ‘intelligenza emozionale’: empatia, maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti.
E a testimoniare la sempre maggiore tendenza di donne ’sergenti di ferro’ sul posto di lavoro ci sono il calo registrato, sia nel loro livello di empatia sia nella loro sensibilità. A preoccupare è anche il loro livello di cordialità visto tendenzialmente al ribasso. Secondo i parametri utilizzati da Cofimp, in dieci anni la sensibilità delle donne è passata da un punteggio di 7 a 1,3; mentre la cordialità è precipitata da 8,1 a -0,7. Per contro, la sensibilità degli uomini è salita da -0,1 a 5,7 e la cordialità è crollata da 0,7 a -3,3. E confrontando i risultati del test realizzato nel 2001 con quelli del 2009 appare subito una prima evidenza: “Per quanto riguarda il lavoro - hanno sottolineato Maurizio Sarmenghi e Federico Bencivelli di Cofimp, coordinatori della ricerca - negli ultimi dieci anni si è assistito a un sostanziale ‘allineamento’ tra uomini e donne; queste ultime assomigliano sempre più agli uomini e viceversa”. 

“E’ come se le due metà del cielo, anzichè ottimizzare, valorizzandole, le differenze avessero perduto le rispettive caratteristiche peculiari con il risultato di mandare in scena comportamenti uniformi - hanno sottolineato Sarmenghi e Bencivelli - stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne che per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro, persone chiuse in se stesse, appesantite da fatica e senso di isolamento, autoriferite, e soprattutto senza una vera progettualità professionale, ma anche, oseremmo dire, personale. E indubbiamente - hanno concluso - l’impatto prodotto dallo stress di momenti difficili, come quello che stiamo vivendo, non è secondario”. 

Il campione della ricerca è stato anche descritto in relazione alla tipologia professionale di appartenenza e al livello di responsabilità ricoperto nella gestione di altre persone. Sono state considerate 8 macro-tipologie professionali, comprese tipologie non organiche alla vita delle impresa come consulenti e precari: commerciale, produzione, top management, ricerca e sviluppo, amministrazione, risorse umane, stagisti/tirocinanti, consulenti, sviluppo organizzativo e segreteria. 

Per quanto concerne il livello di responsabilità, inoltre, sono stati definiti 3 diversi gruppi composti da soggetti con responsabilità alta, media o nulla, nella gestione/coordinamento gerarchico di altre persone. Il 55% dei soggetti ricopre funzione di media responsabilità, il 26,3% di alta responsabilità (il 44,8% di questi soggetti è costituito da appartenenti alla categoria ‘Alta Direzione’), e solo il 18,7% svolge compiti senza alcun impatto di responsabilità nella gestione di altre persone. 

Tra i risultati specifici più rilevanti, quello relativo alla scarsa intelligenza ‘emozionale’ dei manager italiani, siano essi uomini o donne. “Nella nostra cultura manageriale - hanno spiegato Sarmenghi e Bencivelli - fatica in sostanza a farsi spazio un modello di gestione effettivamente fondato su un approccio compiutamente empatico. Al livello manageriale questa potenzialità sembra addirittura regredire, per lasciare il campo a uno stile a volte protettivo (basato sul rimprovero o l’elogio di stampo ‘genitoriale’), a volte ‘affiliativo’ (con me o contro di me), o semplicemente ‘prescrittivo’ (controllo sull’esecuzione di compiti e attività)”. 

E la ricerca, infine, sfata un mito in qualche modo consolidato, quello del commerciale, del venditore come ‘top gun’, in grado di superare qualsiasi obiezione e sempre iper-cordiale. “Sono sempre più merce rara - hanno sostenuto Sarmenghi e Bencivelli - questo dato testimonia l’esito di una transizione da una logica e conseguentemente da un approccio commerciale ‘push’, fondato sulla spinta ‘ossessiva’ del prodotto sul mercato a un modello ‘pull’, decisamente più ‘consulenziale’ e mirato alla fidelizzazione del cliente nel medio-lungo periodo, attraverso una maggiore capacità nel saper assumere la sua prospettiva. E ciò nonostante - hanno concluso - la continua tensione sul raggiungimento degli obiettivi e la guerra talvolta sanguinaria sui prezzi”.

Fonte; Adnkronos

Famiglia Cristiana: Laura Boldrini personaggio dell’anno

Wednesday, December 30th, 2009

Un riconoscimento speciale che  merita tutto. Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr) è sulla copertina del settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”. A lei è dedicato il primo numero del 2010: “Personaggio dell’anno”.

E la scelta non poteva essere più giusta. Boldrini, un volto, una storia, l’impegno. Da sempre in prima linea sull’immigrazione e le spinose questioni dei rispingimenti dei migranti.

 «Intendiamo spendere l’autorevolezza del giornale, la sua autonomia e libertà di giudizio (unanimemente riconosciute), a servizio di una causa» scrive il direttore don Antonio Sciortino, «che non consiste semplicemente nell’individuare un nome, cui assegnare l’ambito titolo di Personaggio dell’anno. Ma richiamare, piuttosto, l’attenzione dell’opinione pubblica su temi di grande rilevanza e attualità, tramite chi, anno per anno, verrà indicato dalla Direzione e dai giornalisti di Famiglia Cristiana».

   La scelta di Laura Boldrini è stata all’unanimità, per  «il costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. E, soprattutto, per la dignità e la fermezza mostrate nel condannare, l’estate dello scorso anno, i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo. Resistendo anche agli attacchi di chi voleva delegittimarla, definendola “estremista”».

E il mondo del volontariato e dall’associazionismo da sempre vicino ai migranti ha gradito molto la “scelta” di Famiglia Cristiana.
Don Luigi Ciotti, presidente del gruppo Abele e Libera: “Boldrini si è spesa e continua a spendersi in contesti difficili con un’umanità che va al di là del ruolo istituzionale, mantenendo fermo il richiamo al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali che tutelano chi fugge dalla fame, dalla povertà, dalla guerra». Con il suo lavoro, sottolinea il sacerdote, «ha contribuito a non farci dormire, a non farci distrarre di fronte a diritti troppo spesso disattesi. E soprattutto, ci ha ricordato che il diritto astratto non esiste, perchè esistono le persone e le loro storie».

Padre Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco): “Laura Boldrini mette insieme tre volti: prima di tutto quello degli immigrati e dei richiedenti asilo; poi quello dell’Onu; infine quello di chi si impegna quotidianamente per far emergere temi drammatici all’attenzione dell’opinione pubblica.”

Monsignor Vittorio Nozza
, presidente della Caritas: “Un rilancio dell’attenzione nei confronti delle categorie più vulnerabili, quali i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta, tanto più significativo a ridosso della 96° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (17 gennaio 2010).

Andrea Olivero, presidente Acli e portavoce del Forum del Terzo settore: «La scelta di individuare in Laura Boldrini l’Italiana dell’anno 2009 è un giusto riconoscimento ad una persona seria, preparata e, soprattutto, pronta a battersi senza paura per difendere i diritti dei più deboli».

Una nota stonata  invece dal governo. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, commenta così: “Una scelta prevedibile… C’è più suspence nel sapere chi è il prossimo Pallone d’oro”.

Le cento donne che hanno fatto il 2009

Saturday, December 19th, 2009

La colpa è anche un po’ nostra. Siamo anche noi che - abitudine millenaria - non la smettiamo di pensarci come vittime. E invece: crisi o non crisi, crescono le imprese femminili; all’università le ragazze volano; e il welfare? sempre noi: tutto il prezioso lavoro dell’amore, con l’aiuto di altre donne che vengono da lontano. Le donne dell’anno, diciamocelo, siamo noi. Altro che vittime. Un po’ stanche, questo sì. Ma affaticate soprattutto da una rappresentazione mediatica che come uno specchio deformante - lo dimostra uno studio del Censis - parla di noi come spogliate o violentate. Delle vite vere, del lavoro, dell’amicizia, dell’amore, della passione politica e culturale (sono le donne a riempire musei e teatri e a divorare libri), nessuna traccia. Facile finire nella trappola dell’autocommiserazione. E dell’automoderazione. Dobbiamo dircelo, invece: l’orizzonte del desiderio femminile è il mondo. È una nuova idea di politica e di economia che rimetta al centro l’esistenza e la ricerca di una ragionevole felicità. Il mondo ha bisogno di essere pensato anche da noi. Alcune fra le cento donne che qui vi raccontiamo sono già in cammino su questa strada. Il Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, con la sua ostinata certezza che «il tempo è dalla nostra parte». La blogger tra le più lette al mondo, Gina Trapani, geniale “profittatrice” della rete, il più femminile tra i medium. Stefania Baggi, maestra milanese che ha ospitato in casa piccoli rom cacciati dal campo. E poi c’è qualche anti-modello: ma anche qui non mancano motivi di riflessione. Scegliete la vostra eroina, e tenetela dentro di voi. Per dialogarci, mentre andate avanti.

Marina Terragni

1 Angela Merkel

In vetta non solo per noi, ma in tutte le classifiche internazionali. Unica donna a non frequentare la congrega delle trillanti first lady, perché tiene in mano in prima persona il pallino del comando. Dopo le celebrazioni del Ventennale della caduta del muro di Berlino, la Cancelliera va a sbattere contro il muro del suo governo, ma tiene testa ai capricci degli alleati e lo rimpasta. Pronta ad affrontare la missione in Afghanistan e la strage di Kunduz, gli sgravi fiscali e la crisi greca.

2 Connie Hedegaard
Conservatrice ambientalista: da ministro, ha pianificato la riduzione delle emissioni in Danimarca, grazie alla green economy. E ha siglato un importante accordo con l’India sulle energie rinnovabili. Barroso l’ha scelta come Commissario all’ambiente, il settore su cui si gioca il futuro dell’intero pianeta.

3 Aung San Suu Kyi.
L’eroina birmana, icona globale della non-violenza, a giugno subisce l’ennesima condanna dal regime di Yangoon. Il pretesto è la bravata dell’americano John William Yethaw, che raggiunge a nuoto la sua casa violando la sicurezza; il vero obiettivo è escluderla dalle elezioni del 2010. Il mondo si mobilita. Lei, a novembre, chiede un incontro al capo della Giunta militare. Il nostro augurio è che, mentre andiamo in stampa, il destino di Aung cambi finalmente direzione.

4 Neda Soltani.
È morta il 20 giugno, alle 18.30, in Kargar Avenue a Teheran, filmata dai telefonini dei compagni di protesta. Ed è diventata il simbolo della rivoluzione verde. I sostenitori di Akhmadinejad hanno rimosso la sua pietra tombale. Ma il pellegrinaggio al suo sepolcro non si ferma.

5 Hillary Clinton
Scala la nostra hit (nel 2008 era al 22° posto): non è diventata il primo presidente Usa donna, ma come Segretario di Stato sfoggia il classico pugno di ferro in guanto di velluto rubando spesso la scena a Obama. La vita (rughe comprese) ricomincia a 62 anni. Verso le prossime presidenziali.

6 Diana Saqeb
Afgana, leader di un movimento femminile, punta di diamante della campagna internazionale contro la legge scandalo di Karzai che condonava lo stupro agli sciiti. Modificata anche grazie a lei.

7 Andrea Jung
Al vertice di Avon Products, insidia la leadership alla Ceo della Pepsi Indra Nooyi (segnalata nel 2008 al 58° posto): sono quasi ex aequo nella lista del Financial Times delle donne che contano nei mercati mondiali.

8 Rosy Bindi
La “credente capace di parlare a tutti” si guadagna la presidenza del Pd dopo aver affrontato in diretta le offese del presidente del Consiglio. Perché la Rosy (imparate ragazze) «non è a disposizione di nessuno».

9 Lalla Salma
Moglie del sovrano marocchino, ingegnere informatico e madre di due bambini, si batte per l’emancipazione delle arabe quasi quanto la “collega” Rania di Giordania.

10 Rita Levi Montalcini
Fedele a uno dei suoi motti preferiti («Meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita»), la scienziatasenatrice più “giovane”, benché alle soglie dei 101 anni, e controcorrente, non ha dubbi: candida al Nobel Internet. Perché è l’invenzione più importante del Novecento.

11 Rama Yade
Nata in Senegal, 32 anni, musulmana, bellissima ministro francese dello Sport, è la spina nel fianco di Monsieur Sarkozy. Lo supera in popolarità e dice sempre quel che pensa. Anche su Sarkò junior a capo del quartiere degli affari parigino.

12 Rosalba Casiraghi
Ha fondato Rating, società di analisi finanziarie a livello internazionale. Ed è fra le trenta donne che influenzano l’economia italiana, l’unica a far parte di un consiglio di Sorveglianza, quello di Intesa Sanpaolo.

13 Herta Müller
Vince a sorpresa il Nobel per la letteratura. Ma questa scrittrice tedesca di origine romena, fuggita dal regime di Ceausescu, in realtà in Europa aveva già molti lettori. Complimenti a Keller, lo sconosciuto editore di Rovereto che l’ha pubblicata.

14 Federica Pellegrini
In acqua è la più veloce del pianeta: ai Mondiali di Roma è stata la prima donna a scendere sotto i 4 minuti nei 400 stile libero. Ma ha vinto anche la bulimia, gli attacchi di panico e il dolore, enorme, per la morte del suo allenatore.

15 Johanna Sigurdardottir
Leader socialista, lesbica felicemente sposata, dal primo febbraio guida l’Islanda. Non sono state le quote rosa a farla primo ministro, ma i conti in rosso: dopo la bancarotta l’Islanda sembrava non credere più a nulla. Ma a lei sì: in piena bufera registrava un gradimento del 70 per cento. Che resiste.

16 Elinor Ostrom
Nell’anno della crisi, il Nobel per l’Economia va per la prima volta a una signora. Insegna all’Indiana University di Bloomington, negli Usa, non è una specialista in macrosistemi ma una studiosa del rapporto tra uomini e ambiente, in particolare della gestione delle risorse comuni. A partire dall’acqua.

17 Yoani Sanchez
La 34enne blogger dell’Havana racconta, nonostante le minacce, le botte e i divieti del regime, la difficoltà di vivere a Cuba oggi. Aggirando da hacker le barriere on line imposte da Fidel.

18 Penélope Cruz
Strano, ma l’Oscar come non protagonista (quello da protagonista è andato a Kate Winslet) lo ha vinto con un film di Woody Allen, Vicky Cristina Barcelona, e non con Almodovar. Caliente e sensuale, inizia il 2010 con Nine, remake di 8 ½.

19 Zeynep Fadillioglu
Architetto e designer turca, ad aprile ha inaugurato Sakirin, la prima Moschea del suo Paese a sorgere sul progetto di una donna. Lei, ovvio, non indossa il velo. E nel suo studio assume solo donne.

20 Barbara Hogan
Prima bianca accusata di alto tradimento nel Sud Africa dell’apartheid, condannata a 8 anni di carcere, 27 anni dopo l’arresto è ministro della Sanità. In prima linea contro l’Aids, ha molto da fare: chi l’ha preceduta sosteneva che contro l’Hiv basta mangiare aglio e limoni…

21 Elizabeth H. Blackburn
Bush la escluse brutalmente dalla Commissione per la Bioetica. Il Nobel per la Medicina è stata la sua vendetta.

22 Carol W. Greider
La scoperta della funzione dell’enzima antinvecchiamento le fa guadagnare, a pari merito con la Blackburn, il Nobel per la Medicina.

23 Noerina Kaleeba
Medico ugandese, è stata la prima in Africa a preoccuparsi dei sieropositivi e della prevenzione dell’Aids. Presidente di ActionAid International, a giugno il Quirinale l’ha nominata Grande ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana.

24 Ada E. Yonath
Israeliana, intasca con due colleghi il premio Nobel per la chimica. I suoi studi sulle cellule che trasferiscono le informazioni del Dna servono anche a potenziare alcuni antibiotici.

25 Veronica Lario
Impermeabile alle critiche non sempre signorili dei giornali della sua ex famiglia, la “dama di cuori” di Macherio va alla guerra coniugale. Nel nome della dignità offesa da un marito «bisognoso di cure». E degli interessi disattesi dei tre rampolli. Tre milioni di euro di alimenti al mese basteranno?

26 Ilaria Cucchi
Esile e risoluta, continua a credere nella giustizia. Nonostante il corpo sfigurato del fratello e il mistero che ha accompagnato le sue ultime ore. Ma chiede risposte chiare.

27 Flavia Pennetta
«Noi donne siamo più forti e determinate dei maschi, per questo vinciamo». Non le manda a dire la bella tennista brindisina, prima italiana della storia a entrare nella top ten del ranking mondiale.

28 Rania di Giordania
Bella, colta, intelligente, si batte per migliorare la condizione delle donne nel suo Paese. Ama i social network e comunica con i sudditi attraverso twitter. Lanciando una bomba: «Nell’Islam non c’è posto per i delitti d’onore».

29 Flavia Perina
Il direttore del Secolo d’Italia, finiana di ferro, modera, con una chiarezza inconsueta nella politica italiana, il dibattito all’interno della destra. Senza preoccuparsi di dispiacere a Berlusconi.

30 Taslima Nasreen.
Medico, attivista per i diritti umani. Sulla testa dell’intellettuale bengalese insignita del premio Sakharov, pende una taglia di 500 mila rupie per la decapitazione, offerta dai fondamentalisti islamici. Lei vive nascosta in India.

31 Mu Sochua.
Parlamentare dell’opposizione in Cambogia, candidata al premio Nobel per la pace, in lotta aperta con il discusso primo ministro Hun Sen dal 2004, si è dimessa da ministro delle Donne accusando il governo di corruzione. Ora rischia la vita.

32 Catherine Ashton
L’inglese che ha soffiato a D’Alema il posto di ministro per la politica estera Ue. Sconosciuta fuori dal suo Paese, laburista, curriculum politico opaco. Milady, ora ci stupisca.

33 Clotilde Reiss
La giovane ricercatrice francese partecipa alle proteste post-elettorali a Teheran e finisce in galera per spionaggio. Ora aspetta la sentenza chiusa nell’ambasciata francese.

34 Milena Gabanelli
La Rai minaccia di togliere a Report la tutela legale, mettendo a rischio la trasmissione. Lei risponde a suon di scoop e scova persino il tesoretto di Calisto Tanzi, sedicente nullatenente che in cantina nasconde Monet, Picasso e Van Gogh.

35 Anne Lauvergeon
Incoronata di nuovo “donna più potente di Francia” da Forbes, a cinquant’anni si mantiene più salda che mai sul trono di Areva, la società che Oltralpe controlla il settore nucleare.

36 Emma Marcegaglia
Copenhagen, la crisi, l’occupazione, la Finanziaria: Emma non perde un colpo e fa sapere la sua ai giornali e a Tremonti. Che ha sempre un filo d’ansia quando passa da viale dell’Astronomia.

37 Petra Reski
Nel suo libro Santa Mafia, un viaggio da Palermo a Duisburg passando per Calabria, Campania e Nordest, la giornalista tedesca racconta gli intrecci della “comunità mafiosa europea”. Perché «la mafia non è un problema solo italiano».

38 Esther Dyson
Svizzera, guru dell’hightech, attivissima nel mondo delle start-up. Non soddisfatta, quest’anno si allena per un viaggo sulla Stazione spaziale internazionale a bordo di una Soyuz.

39 Elif Shafak
Scrittrice turca, processata in patria (e poi assolta) per aver denunciato il genocidio degli armeni in La bastarda di Istanbul, con il nuovo libro, Le quaranta porte, ha già venduto mezzo milione di copie.

40 Joana Carneiro
Nata 33 anni fa a Lisbona, direttrice d’orchestra, da gennaio è a capo di quella di Berkeley in California. A settembre ha diretto un concerto alla Fenice di Venezia, acclamata dagli stessi musicisti. In genere ossi duri con le donne.

41 Irina Bokova
Ex ministro degli Esteri della Bulgaria, 57 anni, a fine settembre batte per quattro voti il ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni ed è eletta direttore generale dell’Unesco. La prima volta di una donna.

42 Michelle Obama
Imponente e ipertonica, continua a regnare sul cuore del fascinoso consorte e sulle piantine biologiche della White House. Qualcosa di più, inutile negarlo, da lei poteva arrivare, perciò dalla top ten dell’anno scorso l’abbiamo retrocessa. Si svegli signora; torni a essere l’avvocato che era.

43 Roxanne Saberi
Quattro mesi di carcere a Teheran, 15 giorni di sciopero della fame, l’ospedale. La giovane giornalista iranianoamericana, condannata a otto anni per spionaggio, diventa un caso diplomatico. Finché con il processo d’appello esce finalmente di prigione.

44 Whitney Houston
A 46 anni, la cantante di colore seconda solo a Michael Jackson per successo e vendite si getta alle spalle la droga e un matrimonio violento. E rinasce sul palco degli American Music Awards.

45 Benedetta Tobagi
In Come mi batte forte il tuo cuore ricostruisce la figura storica e privata del padre Walter, firma prestigiosa del Corriere della sera, ucciso dalle Br nel 1980 quando lei aveva solo tre anni. Un viaggio nel passato tra emozioni, archivi, testimonianze. Che riguarda lei. E anche tutti noi.

46 Anna Maria Artoni
Riacclamata presidente degli imprenditori dell’Emilia Romagna, mantiene posti di comando in società importanti. Una delle rare first lady del panorama economico italiano.

47 Mina Gregori
A Firenze, l’austera storica dell’arte è stata tra i primi a lanciare l’allarme: le vibrazioni del tram avrebbero potuto danneggiare i mosaici del Battistero. La prof è scesa in piazza. E alla fine ha vinto.

48 Livia Pomodoro
Prima (e finora unica) donna presidente di tribunale in Italia: in meno di due anni ha trasformato il kafkiano Palazzo di Giustizia di Milano. Inaugurando il processo civile telematico.

49 Christine Lagarde
Per gestire il triplo dicastero francese Economia-Finanze-Industria e per farlo al punto da essere nominata “miglior ministro all’Economia d’Europa”, ci vuole una signora con i muscoli. Lagarde se li è fatti da giovane, quando era campionessa nazionale di nuoto sincronizzato.

50 Miuccia Prada
Time Magazine la consacra come una potenza nel campo della moda. Ma Prada non è solo fashion. Insieme al marito Patrizio Bertelli ha curato un libro, appena uscito, che racconta trent’anni di vita attraverso i progetti del marchio nel mondo dell’architettura, dell’arte, del cinema.

51 Yoko Yamaguchi
Eccentrica designer giapponese è la mamma della gattina rosa Hello Kitty. Un fenomeno che stupisce per il fatturato da capogiro e la somiglianza tra Yoko e la sua creatura.

52 Luciana Littizzetto
È il grillo parlante di Che tempo che fa. Il ruolo le sta così bene che lo ha interpretato anche nel Pinocchio televisivo. La sua irriverenza dimostra che la tv non è solo per showgirl desnude.

53 Michelle Bachelet
Il Cile si prepara alla successione della Presidenta: qui non si corre per un secondo mandato e Michelle si è fatta diligentemente da parte. Nonostante un gradimento dell’80 per cento.

54 Diana Bracco
La ripresa fa capolino, ma la vicepresidente di Confindustria non gongola. E dice: «Mettiamo la ricerca al centro della politica e sarà un nuovo miracolo economico».

55 Amalia Ercole
Finzi Ordinario di meccanica orbitale al Politecnico di Milano, decana dello spazio, nel 2012 vedrà in azione la trivella da lei progettata, che perforerà la Luna.

56 Silvia Colasanti
Romana, compositrice classica, emergente ma già richiestissima: a 34 anni trionfa nella capitale con l’Orfeo e a Milano con l’Orchestra Verdi.

57 Kim Clijsters
L’ultima delle mamme vincenti, si fa immortalare con la coppa degli Us Open mentre accarezza la figlia Jade, 18 mesi. Dopo aver battuto le due sorelle Williams in uno stesso torneo.

58 Serena Dandini
Non urla, è pacata, usa le armi dell’ironia. Mette a suo agio perfino il silenzioso allenatore Zeman. Ma Parla con me dà fastidio a parecchi, e con molti colleghi, soprattutto di RaiTre, è nella lista nera del Premier.

59 Lucrezia Reichlin
In risposta alle critiche di chi la contestava quando guidava la Ricerca alla Banca centrale europea, la prestigiosa London Business School la ingaggia come Professor of Economics.

60 Renata Polverini
Membro del Comitato economico e sociale europeo, la Segretaria dell’Ugl, il sindacato vicino al centrodestra, avrebbe dovuto candidarsi alle regionali del Lazio. «È bravissima» dicono nel Pdl. Ma la silurano.

61 Francesca Pasinelli
Importa in Italia i sistemi internazionali di valutazione della ricerca e trasforma l’assegnazione dei fondi Telethon in un modello di efficienza. Ora la ricercatrice prestata al management è diventata direttore generale di Telethon.

62 Ghada Abdel Aal
Farmacista egiziana, trentenne, single, affida a un blog la sua rocambolesca ricerca di un uomo da sposare e pubblica un bestseller, Che il velo sia da sposa (Epoché). Per tutti, ormai, è la Bridget Jones del mondo arabo.

63 Aminatou Haidar
Incarcerata e torturata, è la “Gandhi del Sahara Occidentale”, il territorio rivendicato dal popolo saharawi. Da tre anni girava il mondo per raccontare il dramma della sua gente. Da novembre, il Marocco non la fa più entrare e lei è confinata alle Canarie.

64 Concita De Gregorio
Prima donna al timone dell’Unità, nel settembre scorso il suo predecessore Antonio Padellaro si porta via la star Marco Travaglio e manda in edicola Il Fatto quotidiano. La sfida sembrava persa. Invece no: il giornale fondato da Antonio Gramsci vende il 10 per cento in più rispetto al 2008.

65 Beyoncé
Eletta “Donna dell’anno” dall’industria del disco Billboard, è la terza cantante più pagata al mondo. Si è esibita per Barack Obama nel giorno dell’insediamento, ha partecipato a un film e vinto un American music award. Cos’altro?

66 Anna Finocchiaro
Capogruppo del Pd al Senato, membro del comitato nazionale del partito. Non perde mai le staffe. Ma a volte questa sua calma sembra un po’ troppo d’apparato.

67 Zhang Ziyi
Paparazzata mentre fa l’amore con il fidanzato, l’attrice cinese più richiesta in Occidente ha resistito al gossip, prodotto il primo film e vinto il premio Huabiao.

68 Sonia Gandhi
La vedova “italiana” di Rajiv per dare il buon esempio vola in classe economica. Il governo (indiano) l’ha imitata.

69 Debora Serracchiani
Il 21 marzo 2009 attacca la dirigenza Pd e si guadagna un’improvvisa notorietà. In aprile si candida alle europee: vince, doppiando i voti di Berlusconi. Poi scompare.

70 Gina Trapani
Informatica, guadagna fama sul web con il blog Lifehacker: oltre 25 milioni di visite al mese.

71 Stefania Faggi
insegnante della periferia milanese, da un anno e mezzo portava a scuola i suoi alunni rom. Ora di molti di loro non si sa più nulla: la “pulizia” voluta dal Comune ha cancellato il campo in cui vivevano.

72 Skin
Dopo due sdolcinati dischi da solista la pantera nera del rock e icona lesbo si riunisce agli Skunk Anansie. E torna a incendiare i palcoscenici.

73 Bianca Berlinguer
Grinta da vendere e charme riconosciuto dagli avversari. L’ultimo direttore del Tg3, cresciuta alla scuola di Minoli e Curzi, ora promette «un nuovo modo di raccontare la politica».

74 Anita Rachvelishvili
Sembra una favola, quella del soprano venticinquenne nata in Georgia. Si lava con la neve, i genitori credono nella sua voce e ipotecano la casa per farla studiare. Si presenta all’audizione con il maestro Barenboim per un ruolo minore, ne esce come Carmen e debutta alla Scala.

75 Alessia Montagnoli
Coordina un gruppo di ricerca al Nerviano Medical Sciences. Quando la proprietà minaccia di chiudere, con le colleghe blocca la tangenziale per Milano. Il Centro, ultimo istituto italiano a brevettare farmaci antitumorali, si salva.

76 Zhang Xin
Il patrimonio di questa 43enne che sta trasformando Pechino è di due miliardi di dollari: al 19esimo posto della classifica di Forbes dei 400 paperoni del mondo.

77 Sonal Shah
Indiana, emigrata negli Stati Uniti a quattro anni, è stata la prima responsabile del nuovo Office of Social Innovation appena creato dalla Casa Bianca per sostenere lo sviluppo di programmi sociali.

78 Giovannella Mascheroni
Produttrice di vino in Chianti, il suo Puro è la prima etichetta italiana “a impatto zero”. Fa bene anche ai bambini etiopi, che avranno scuole e pozzi grazie ai fondi destinati per ogni bottiglia.

79 Evghenia Chirikova
Giovane madre russa, diventa leader del movimento in difesa del bosco di Khimki contro l’autostrada finanziata da una multinazionale francese. E diventa il volto della società civile sopravvissuta a Putin.

80 Aziza Mustafa Zadeh
Ha cominciato a vincere premi a 17 anni; oggi, a 40, la “principessa del jazz”, pianista, cantante e compositrice dell’Azerbaijan da 15 milioni di copie, è uno dei migliori talenti musicali al mondo.

81 Emma Dante
La sua Carmen ha suscitato applausi e fischi. Come si conviene agli innovatori. La regista ha ricevuto l’anatema di Franco Zeffirelli («Questa Carmen è il diavolo»). All’istante, su Facebook è nato un forum in sua difesa.

82 Kazuyo Sejima
Archistar giapponese, classe 1956, prima donna alla guida della Biennale architettura. Il suo debutto è per il 29 agosto 2010.

83 Samantha Cristoforetti
È la prima astronauta donna italiana. Due lauree, quattro lingue, molte qualità. Tanto che “rischia” di essere la prima donna ad andare sulla Luna.

84 Arline Kercher
Oppone una dolente discrezione alla battaglia mediatica dei coniugi Knox. Ritiene equa la sentenza che condanna Amanda e Raffaele a 26 e 25 anni per l’omicidio di sua figlia Meredith e non accampa le “scarse capacità della giustizia italiana”.

85 Ann E. Dunwoody
Paracadutista in Arabia Saudita durante la prima guerra del Golfo, ora è Generale a quattro stelle. Un inedito nella storia delle forze armate americane.

86 Nicole Kidman
L’abbiamo messa in copertina, ma piuttosto in basso nella classifica. Perché è una delle attrici più belle di Hollywood, recita, canta e ha cervello. Ma era necessario il ritocchino?

87 Noemi
L’hanno eliminata alla 12° puntata ma lei l’X-Factor ce l’ha davvero. Da allora ha pubblicato 2 cd. E il primo album, Sulla mia pelle, vince due dischi d’oro.

88 Yang Mianmian
È considerata la cinese più potente al mondo. Dal 2005 presiede il gigante degli elettrodomestici Haier, prima donna ad arrivare così in alto senza avere studiato all’estero.

89 Patti Smith
Festeggia a Firenze un trentennale di cui solo lei può andare fiera: il concertone che segnò il suo ritiro dalle scene, la fine di Patti rockstar e l’inizio di Patti poetessa e artista.

90 Serena Williams
Multata per 175mila dollari e sospesa per due anni, dopo l’ennesima scenata agli Us Open si riscatta: crea una Fondazione, offre borse di studio. E vola in Kenya, dove ha aperto una scuola sportiva.

91 Lady Gaga
Più sexy che bella, trasgressiva, è stata la rivelazione musicale dell’anno: i suoi tormentoni Poer face e Paparazzi fanno parte della colonna sonora 2009.

92 Elisabetta Canalis
Vero amore o operazione a tavolino? La love story con George Clooney l’ha messa al centro del tritatutto mediatico. Eli ne approfitta. E fa rodere mezza Italia.

93 Justine Masika Bihamba
Una delle poche, nella Repubblica Democratica del Congo, ad aver denunciato gli stupri commessi dai militari. Ha fondato un movimento per dire basta all’effetto collaterale più crudele della guerra nel Kivu.

94 Chiara Turati
Elabora un progetto sullo sviluppo dei neuroni specchio, che permettono di comprendere le azioni altrui e di rifletterle reagendo. E ottiene dal Consiglio europeo delle ricerche un finanziamento di € 1.208.400.

95 Sarah Palin
Risorta dalle ceneri non sta mai zitta: polemizza con Newsweek, vende un milione di copie del suo libro e torna prepotentemente sulla scena.

96 Arisa
Look anni 30, occhialoni quadrati: la Gigliola Cinquetti del terzo millennio vince a sorpresa Sanremolab con Sincerità, 70.000 copie vendute.

97 Carla Bruni
Già modella e cantautrice, la signora Sarkozy dice sì a Woody Allen per il nuovo film e confessa: «Non sono un’attrice ma non posso perdere quest’occasione». Si annoiava?

98 Chulpan Khamatova
Attrice russa di cinema e teatro, la migliore dell’Est Europa. Con una vocazione per il sociale: la sua fondazione “Regala la Vita” aiuta bambini affetti da leucemia.

99 Marina Berlusconi
Quasi non fa più notizia: è fissa nella classifica di Forbes delle 100 donne più potenti del mondo. Quest’anno sale al posto numero 33. Ma la novità del 2009 per lei è aver incrinato la sua riservatezza per difendere papà.

100 Fiorenza Vallino
Scelta per acclamazione dalla redazione intera la numero 100: il nostro direttore che dopo 13 anni di successi lascia la guida di Io donna. Con affetto (e un po’ di sana piaggeria) diciamo che per noi è la numero 1: signora Merkel, si faccia più in là.

Parlagli, il pancione ti ascolta

Wednesday, December 16th, 2009

Leggere ad alta voce fa bene, persino ai lattanti. È un atto d’amore. Madopo lo scalpore mediatico suscitato lo scorso anno da una ricerca della Boston University School of Medicine secondo la quale novelle, filastrocche e ninne nanne – sussurrate o canticchiate ai bebé, a partire dai sei mesi - migliorano le capacità cognitive ed emotive, arricchiscono il vocabolario, fortificano la relazione fra il bambino e il genitore, le varie «Millanta, la gallina canta», «Ninna nanna, ninna mamma» o «Fate la nanna coscine di pollo», sonodiventate quasi garanti di neonati dal futuro «con una marcia in più». Quindi, una volta ricevuto l’imprinting «lettura uguale amore dimammae papà», i ragazzini coltiverebbero interesse per la lettura e conoscerebbero un accelerazione degli apprendimenti, senza considerare un effetto collaterale a dir poco sorprendente: l’aumento dei libri letti dai genitori e non solo quelli di favole. Individuata dunque in cantilene, vezzeggiamenti e lallazioni - che si accompagnano anche alle pratiche di accudimento - la preistoria del raccontare-ascoltare storie, la parola d’ordine che oggi rimbalza di culla in culla sino agli autorevoli siti Nati per Leggere, Reach out and read o il Bookstart, è diventata: per comunicare non è mai troppo presto! Catturati così, un po’ tutti, da una divertente vertigine delle origini, le mamme in attesa, le storie, hanno iniziato a leggerle alle pance. D’altra parte, sappiamo bene come l’udito sia tra i sensi a distanza, parimenti a vista e olfatto, tra i primi a essere utilizzati dal feto. Immerso in un bagno di suoni primordiali il nascituro, dopo che il suo orecchio si sia formato e sia funzionante, sente e ben riconosce la voce della mamma. Da parte loro i genitori, con parole di latte, si allenano a… scaldare la voce.

LIBRI & BIBERON
Legginpancia e Legginbraccio, Racconti col pancione, Letture… nel marsupio, sono alcuni dei titoli che girano e rigirano fra biblioteche e corsi di preparazione alla nascita, dalla biblioteca delle Oblate di Firenze a quella di Cuneo, dal Centro Nascita di Sassari all’Ospedale di Chieri sino all’Umberto I di Torino, in una inedita, utilissima, intersezione interdisciplinare fra bibliotecari, ostetriche, pediatri e psicologi. Inserire, allora, unlibro nel corredino – fra biberon, camiciotti e carillon – è l’idea che la Franco Panini Editore ha recentemente lanciato con la linea ZEROTRE, librini da magiare, accarezzare, stropicciare ammollare e da portare nel lettino, nel passeggino o in pancia… Insomma: toccare per credere! E nenie e filastrocche provenienti da tutte le parti del mondo sono pure al centro di un’interessante esperienza bolognese voluta fortemente dal Centro Clinico per la PrimaInfanzia; un servizio, che fa parte dell’Area di Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza del Dipartimento di Salute mentale, dell’AUSL di Bologna. Bell’esempio di buona sanità, Voci InMusica è, di fatto, un gruppo interculturale di musica per mamme- in attesa o con piccolissimi bambini che risponde a criteri di prevenzione nei quali è la musica a farsi ponte, mediatore culturale, straordinario momento di meticciatto, che favorisce un’atmosfera rasserenante, una comunanza fisica ed emotiva fra differenti storie personali e valori sociali. In effetti, per la maggior parte delle famiglie migranti, manca una «rete» sociale. In tale maniera, le mamme, lontane dalla loro terra, sradicate dalle proprie abitudini e dai propri modelli relativi all’accudimento, vivono spesso in solitudine sia il periodo della gravidanza sia i primi momenti della vita del piccino, trovandosi magari, poi, a disagio nel ruolo di madre esule. Materiali sonori alternativi, libri musicali con raccolte indigene di filastrocche, sollecitano e coinvolgono, in una pluralità di stili, le neo-mammepresenti che condividono con il gruppo canti e musiche facenti parte della loro esperienza, dei loro luoghi, della loro infanzia. I fili delle storie si ritessono e i piccoli incontrano infanzie lontane, nostalgie e delusioni e speranze in unfuturo dalle frontiere mobili, libero. Come libere sono le storie. Perché lamadreche legge ocanta al bambino una storia, parla con lui, parla del mondo… proprio come scriveva Gianni Rodari.

Nilde Jotti, una donna della Repubblica

Wednesday, December 2nd, 2009

Questo è il testo di Marisa Rodano letto in occasione dell’iniziativa Anpi a 10 anni dalla morte di Nilde Jotti
Roma, 28 novembre 2009

Sono passati 10 anni dalla morte di Nilde Jotti; ma dieci anni drammatici e difficili. Siamo veramente entrati in un altro millennio. Quale è oggi il contesto in cui ci troviamo a ricordarla?
Un contesto difficile per le donne, segnato da un attacco contro le conquiste ottenute:

 

-pensiamo alla parità di retribuzione: impressionanti i dati sulle disparità salariali emerse, pochi giorni fa, dalla assemblea delle consigliere di parità

-al diritto al lavoro: tra i lavoratori precari, la maggioranza sono donne; l’Italia è agli ultimi posti in Europa per la presenza delle donne nel mondo del lavoro

-sono sotto attacco anche la tutela della maternità, l’autodeterminazione nella maternità, nella procreazione assistita, nell’interruzione volontaria di gravidanza: ultimo episodio di questi giorni l’assurdo voto in senato contro la commercializzazione della pillola RU486

-permane la sottorappresentazione ai vertici della politica e delle istituzioni, in tutti i luoghi decisionali, (che provoca un impoverimento della democrazia), un trend opposto a quello che, nell’ormai lontano 1979 , con la elezione di Nilde alla Presidenza della Camera dei Deputati sembrava si stesse aprendo.

Insomma vengono minacciate le conquiste che le donne hanno ottenuto in anni e anni di lotte e a cui Nilde Jotti aveva dedicato tanta passione e tanta parte della sua attività. “ Credo di poter affermare – ha scritto lei stessa – di aver dedicato molta parte della mia vita politica alla battaglia delle donne e di questo sono molto orgogliosa.”

Questi diritti e queste conquiste sono minacciate anche dal preoccupante e crescente rigurgito della violenza maschile sulle donne, contro cui proprio oggi le donne scendono in piazza a Roma. Un tema di cui si parla molto in questi giorni, perché vi è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma di cui si tace il resto dell’anno.

Giustamente invece nel suo editoriale di due giorni fa Concita de Gregorio sottolineava che razzismo,violenza e sguaiataggine verbale creano un clima che incita gli uomini alla violenza e che tende a conculcare la presenza delle donne nella vita sociale, economica e culturale. Donne viste come prede, come oggetti, non come cittadine con pari diritti.

Siamo in presenza, infine, di una presentazione mediatica della figura femminile lontana dalla realtà, che ripropone vecchissimi stereotipi e tende a veicolare, come è scritto nel documento dell’ANPI, “la mercificazione del corpo femminile, come scorciatoia per il successo e persino per l’accesso alla politica”, di indicare – cito sempre dal documento dell’ANPI - “una strada illusoria, che rischia di “bruciare” una generazione di donne e che comporta un pesante arretramento del livello civile, sociale e culturale del Paese.” Non è chi non veda come tali stereotipi siano l’opposto della figura femminile che Nilde ha impersonato.
Ma oggi ricordiamo Nilde Jotti anche in un contesto drammatico per il paese, contesto segnato dai ripetuti subdoli tentativi di cancellare i principi di quella Costituzione, cui Nilde aveva dato un così importante contributo, e di sostituirvi una presunta costituzione reale di tipo plebiscitario, un regime tendenzialmente autoritario, in cui verrebbe annullato l’equilibrio tra i poteri.
Giusto e opportuno dunque dedicare a Nilde Jotti la campagna nazionale che l’Anpi lancia oggi su “Donne, antifascismo, democrazia - dalla memoria al futuro”.

Una campagna che parte in un momento opportuno non solo per far fronte ai pericoli che ci minacciano, ma anche perchè sembra presente un inizio di reazione da parte delle donne. Infatti, dopo il dibattito aperto quest’estate sulle colonne dell’Unità sul “silenzio delle donne”, sembra che le donne intendano far risentire la propria voce.

Alcuni episodi sono significativi, anche se poco raccolti dal mondo mediatico.
Alcuni esempi:
- La grande partecipazione all’assemblea promossa alla casa delle donne dalle promotrici dell’appello di Repubblica “le altre donne”
- La conclusione della staffetta dell’UDI contro il femminicidio a piazza della Loggia a Brescia
- L’elenco pubblicato su Affari e Finanza di lunedì 23 nov delle donne degne di stare nei consigli di amministrazione

Sono solo alcuni esempi: resta grande la frammentazione e la dispersione, ma c’è fermento. La campagna dell’ANPI può fornire un punto di coagulo, un collante al desiderio di reagire.

E’ infatti una campagna che si prefigge, come ha ben detto Eletta Bertani - – cito sempre dal documento dell’ANPI - di “riprendere, in questa fase di grave involuzione, il filo di un percorso storico nel corso del quale le donne hanno acquisito una nuova idea di sé, sono state protagoniste di grandi movimenti ed hanno conquistato: diritti, autonomia e un ruolo nella società….” di “riaprire un confronto tra le donne, tra le generazioni e di individuare, a livello locale e nazionale, obiettivi, forme di reazione e di risposta e di dar corso ad una grande battaglia culturale e politica…. suscitare fiducia e speranza, mobilitare grandi energie e combattere rassegnazione e impotenza” ponendo al centro “i valori, i contenuti, l’immagine e il ruolo della donna nella societa’ che scaturiscono dalla Costituzione e dal percorso delle donne nella democrazia repubblicana. Valori, contenuti ed obiettivi nei quali può riconoscersi la maggioranza delle donne italiane”.
Chi, meglio di Nilde Jotti può impersonare quei valori? chi meglio di Nilde costituire il modello di donna da indicare alle nuove generazioni?

Ripenso a quando l’ho conosciuta, a Firenze, al primo Congresso dell’UDI, quello della fusione con i GDD.
Una ragazza, era nata il 10 aprile del 1920 – eravamo quasi coetanee, io sono del ‘gennaio ’21 - laureata all’Università cattolica, figlia di un ferroviere, proveniente da una di quelle famiglie emiliane, che erano pronte a mille sacrifici per far studiare i figli e persino le figlie. Nilde prima lavorò per mantenersi agli studi, poi riuscì ad andare alla U. cattolica di Milano, grazie a un borsa di studio acquisita per meriti scolastici.
Una ragazza che veniva dall’esperienza della resistenza e dei gruppi di difesa della donna ed era già consigliere comunale di R.E.

Eletta nel ’46 alla Costituente, Nilde faceva parte di quella nutrita pattuglia di giovanissimi , che il PCI aveva voluto affiancare ai militanti e alle militanti storiche che venivano dai lunghi anni dell’esilio, del carcere e del confino. 1 E questa giovanissima divenne una madre della Repubblica: perché la nostra repubblica non ha solo padri, ma anche madri….
Nilde ha avuto, infatti, un ruolo fondamentale nella elaborazione della nostra Costituzione, facendo parte della Commissione dei ’75, ed essendo relatrice, assieme a un parlamentare DC molto conservatore, Camillo Corsanego, sui problemi della famiglia. avevano, come è facile immaginare, idee assai diverse, e perciò presentarono due relazioni distinte. Le formulazioni che Nilde proponeva, che non sono quelle poi adottate definitivamente sono molto più vicine, sebbene vecchie di 60 anni, a quello che pensiamo oggi. Nilde era stata d’accordo che la questione del divorzio non venisse inserita nella carta costituzionale; non la riteneva matura.

Ma fu Nilde a insistere, al X Congresso del PCI, contro le timidezze e le tiepidezze di molti, perché ci si decidesse ormai a affrontare la questione, e poi per l’approvazione della legge in parlamento e la sua conferma nel referendum.
Nilde Jotti contribuì alla elaborazione dell’articolo 3 della Costituzione, l’articolo che sancisce la pari dignità sociale ed eguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»; cui segue la basilare affermazione del secondo comma: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». [Principio totalmente nuovo, unico anche rispetto alle coeve carte costituzionali antifasciste», quella francese del ’46, quella della RF di Germania del ’49, che segna il passaggio dal sistema liberale al sistema democratico, a una democrazia segnata da contenuti di progresso sociale…]

Erano state le donne costituenti a ottenere che il sesso fosse collocato all’inizio dell’elencazione e a voler precisare, inserendo l’inciso «di fatto», la natura e l’ampiezza degli ostacoli che dovevano essere rimossi. Non è dunque casuale che i movimenti delle donne, nel corso di molti decenni, abbiano fatto riferimento soprattutto a questo articolo.
Nel corso della sua lunga vita politica, Nilde divenne anche l’autorevole presidente di Montecitorio.
Ma forse non tutti si rendono conto della straordinarietà di questo fatto.

Io ho ancora ben presente l’emozione che tutte noi, donne, provammo quel giorno del 1979, - sono passati ben 30 anni - quando fu eletta presidente della Camera dei deputati. Era la prima volta nella storia italiana che una donna e per giunta una dirigente comunista, di un partito dell’opposizione, veniva chiamata a un così alto incarico.
Un incarico, quello di presidente della Camera – altro fatto straordinario – che lei ha ricoperto per ben 13 anni, rieletta per tre legislature; una così lunga permanenza nell’incarico non ha precedenti nella storia del Parlamento italiano, a riprova della stima e della fiducia che aveva conquistato nell’assemblea.

Non soltanto, dunque, una donna che presiedeva la Camera, ma una donna che lo ha fatto con straordinaria capacità, conquistando stima e apprezzamento, rendendo onore alle donne, anche in anni difficili, in momenti di aspro confronto parlamentare, (si pensi all’ostruzionismo radicale, non privo di volgari attacchi alla sua persona, nel novembre del 1981).quelli della prima grave crisi della democrazia italiana, e della stessa funzionalità del parlamento, seguita all’assassinio di Aldo Moro. E Nilde, con coraggio e prudenza, mise mano a una riforma del regolamento per cercare di uscire dallo stallo per coniugare rappresentanza e capacità di decisione.
La sua sensibilità, direi la sua passione, nata alla Costituente, per i problemi istituzionali, è stata una costante del suo impegno fino agli ultimi anni, ad esempio nella Commissione bicamerale sulla riforma della Costituzione. Proprio lei, che era stata magna pars nella elaborazione della Costituzione era consapevole che occorrevano norme nuove per armonizzare l’autorità del Parlamento con l’efficienza dell’Esecutivo e i poteri delle Regioni; ma, come risulta chiaro nel suo ultimo discorso parlamentare del ’98, un anno prima della sua morte, rimase sempre schierata nella difesa dei lineamenti fondamentali della Costituzione del ’48, contraria a modifiche che potessero alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e aprire la strada a derive autoritarie.

La sua attività a livello istituzionale ci offre dunque un insegnamento assai attuale, nel momento in cui siamo tutti chiamati a sventare il pericolo di uno stravolgimento, di fatto, prima ancora che di legge, della nostra Costituzione
Tener viva la memoria di Nilde Jotti, significa anche rinfrescare il ricordo delle lotte delle donne italiane per la loro emancipazione, cui Nilde ha dato un contributo decisivo sia nel lavoro parlamentare che come dirigente dell’UDI(era stata chiamata nel ‘53 a far parte della segreteria nazionale) e responsabile, dal 1961, della Commissione femminile del PCI. Fu lei a realizzare la terza conferenza delle donne comuniste che segnò un punto di svolta del lavoro femminile di partito.
Decisivo fu il suo contributo per riprendere la linea di emancipazione, offuscata negli anni ’48-53 nella durezza della divisione del mondo in blocchi e della contrapposizione in Italia, seguita alla cacciata delle sinistre dal governo nel ’47 e determinante il suo impegno, per affermare l’autonomia dell’UDI.

Parlando al VI Congresso dell’UDI, Nilde ribadiva che autonomia significava “soprattutto e prima di tutto azione aderente alle esigenze delle moltitudini femminili senza alcuna riserva di carattere politico e ideologico, contro tutti gli ostacoli di ordine politico, economico, di costume che ostacolano l’affermazione della personalità femminile.”
Grandissimo fu anche il contributo di Nilde per far approvare in parlamento leggi fondamentali per le donne, quali, ad esempio, la pensione alle casalinghe, il riconoscimento del valore del lavoro delle donne contadine, la riforma del Diritto di famiglia, la legge del ’93 sulla presenza delle donne nelle liste elettorali, intervenendo perché si mantenesse la norma dei due terzi introdotta al Senato contro un emendamento Bonino che voleva abolirla. Sebbene presidente della Camera volle apporre la sua firma alla legge di iniziativa popolare sui tempi.

Sulla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, rifiutando sia la tesi radicale dell’aborto come diritto civile, sia la pretesa clericale di considerare l’aborto un reato, Nilde si mosse sulla linea (che era anche dell’UDI), della lotta all’aborto clandestino per sconfiggere il ricorso all’aborto, considerato come violenza imposta alle donne; per la gratuità dell’interruzione di gravidanza praticata nelle strutture sanitarie pubbliche; per il diritto delle donne all’autodeterminazione. Quella piattaforma consentì di uscire dalla paralizzante contrapposizione tra una semplice liberalizzazione e la puntigliosa casistica, prevista inizialmente nei testi legislativi proposti dai diversi gruppi politici.

Mi ci sono soffermata per sottolineare come Nilde, su leggi difficili, che investivano problemi delicati e aprivano un forte conflitto, restasse ferma sui principi, ma fosse capace di ascolto e di comprensione per le posizioni diverse dalle sue, diretta a ricercare sul terreno della laicità dello Stato e rifiutando le contrapposizioni ideologiche, una possibile intesa.
Anche per questo, in un momento in cui sono sul tappeto problemi difficili e delicati, che investono la coscienza di ciascuno – si pensi ad esempio – al testamento biologico – Nilde Jotti resta un punto di riferimento importante.

Una attività ricca, un impegno straordinario, durato tutta la vita:
“Ho l’impressione – ha detto nel 1994 – di essere stata una donna fedele a un impegno preso verso me stessa, un impegno preso da quando ho cominciato ad essere una persona. Nessuno che fa politica è soddisfatto del suo lavoro, questa è stata per me sempre una premessa di rigore nel mio lavoro. Ma continuo a guardare alla politica come alla più alta delle eredità. La vivo oggi con lo stesso impegno e lo stesso entusiasmo di quando ho cominciato. Credo nella politica come strumento indispensabile per cambiare la società e per diffondere nuove idee.

E’ proprio questa visione alta della politica, come attività nobile e disinteressata, come strumento per cambiare la società e per promuovere dignità, diritti, libertà delle donne che fa di Nilde un esempio da proporre alle giovani di oggi.
“Abbiamo parlato delle donne e del grande cambiamento che abbiamo vissuto. – disse Nilde nel 1994 - Come sarebbe stato possibile senza la politica? Alle donne, alle mie compagne , alle amiche credo di aver lasciato in eredità la vocazione a coltivare un’autonomia di pensiero e un grande rispetto per le istituzioni.”
E’ questa eredità che l’ANPI si propone di raccogliere.

Gli articoli scritti per l’Unità da Nilde Jotti, le sue interviste, una galleria fotografica, il trailer di un documentario e gli articoli per ricordarla firmati da Giorgio Napolitano.

Fonte: L’Unità