Archive for the ‘salute’ Category

Cimitero per feti abortiti con l’ok della Chiesa: è polemica a Caserta

Wednesday, July 27th, 2011

Seppellire un feto abortito in un regolare cimitero? Da oggi è possibile, succede a Caserta e col benestare della Chiesa.

L’INTESA - Un protocollo di intesa, approvato con deliberadel 22 luglio 2011, tra l’Azienda ospedaliera «Sant’Anna e San Sebastiano» e l’associazione «Difendere la vita con Maria» è stato infatti sottoscritto per promuove il seppellimento dei «bambini non nati» con la disponibilità del sindaco a concedere un apposito spazio nel cimitero cittadino e il «plauso del vescovo».

GLI SCOPI - L’associazione stessa, attraverso il proprio sito web, specifica il suo obiettivo con riferimento «al documento della Congregazione della Dottrina della Fede - dedicato alla dignità della procreazione e della vita nascente - “Donum Vitae” del 1987 dove è detto espressamente che: “I cadaveri degli embrioni e dei feti umani volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani”».

LA PROTESTA - Immediata la levata di scudi del sindacato medico Fp-Cgil Medici per il quale si tratta di una «violenza psicologica sulle donne da fermare». Il protocollo, afferma la Fp-Cgil Medici, «potrebbe estendersi a diversi altri ospedali secondo la volontà espressa da Don Maurizio Gagliardini, presidente dell’associazione “Difendere la vita con Maria”, di volerlo utilizzare come testimonial e “locomotiva” in particolare nel Mezzogiorno».

ROCCELLA: IL RISPETTO C’È - Un «elemento di umanità e civiltà», che si colloca comunque «nel rispetto della scelta della donna di abortire». Così il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, commenta il protocollo di intesa. «Mi pare un’iniziativa di civiltà - afferma Roccella - dal momento che, altrimenti, questi feti andrebbero a finire nei cosiddetti ‘rifiuti specialì, e non credo che il sentimento di una donna che decide di abortire vada in questa direzione». Nella «difficile scelta dell’aborto - sottolinea il sottosegretario - la donna può avere sentimenti ambivalenti e spesso l’idea di una sepoltura del feto può consolare. Se la donna richiede dunque la sepoltura del feto abortito - aggiunge Roccella - non vedo dove sia il problema. Ma è chiaro che non può essere un’imposizione».

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Trovate 163 sostanze tossiche nel corpo delle donne incinte

Tuesday, January 25th, 2011

Pentole, cibi industriali, prodotti per l’igiene e di bellezza: un’indagine su questi, e altri, oggetti di uso comune ha permesso a un gruppo di ricercatori della University of California di individuare 163 sostanze chimiche, molte delle quali attualmente vietate perché tossiche, nel corpo di 268 donne incinte, esaminate tra il 2003 e il 2004. Lo studio (basato su dati del National Health and Nutrition Examination Survey) è stato pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.

LE SOSTANZE NOCIVE - I ricercatori hanno individuato i bifenili policlorurati (PCB), presenti - prima di essere vietati in molti Paesi - nelle vernici, lacche e materiali sigillanti; pesticidi come il Ddt (vietato negli Stati Uniti dal 1972 e in Italia dal ‘78); composti perfluorinati (PFC) presenti nel teflon che riveste le padelle antiaderenti; ftalati usati per la plastica; idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che derivano dalle combustioni industriali e dalle auto; perclorato; eteri di difenile polibromurato, usati come ritardanti di fiamma. Il bisfenolo A (BPA) è stato trovato nel 96% delle donne intervistate: si tratta di una sostanza usata nella produzione della plastica e delle lattine per alimenti, risultata pericolosa per il feto. «Molte di queste sostanze chimiche presenti nelle donne in gravidanza hanno le stesse concentrazioni che, in altri studi, sono state associate a effetti negativi nei bambini - spiega Tracey Woodruf, primo autore dello studio -. L’esposizione a più composti chimici può inoltre aumentare il rischio di risultati negativi per la salute e avere un impatto maggiore di esposizione rispetto a una sola sostanza».

VALUTAZIONE DI RISCHIO - Va sottolineato che i ricercatori indicano come la concentrazione di sostanze nocive nelle donne incinte risulti uguale a quella presente in donne non in gravidanza. «Il titolo dello studio fa impressione ma la sostanza non è particolarmente nuova rispetto a quello che già sappiamo e che, appunto, vale per tutti gli esseri umani - commenta la dottoressa Emanuela Testai, tossicologa e dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità -. Nelle donne incinte c’è in più il rischio che alcune di queste sostanze possano attraversare la placenta e arrivare al feto, ma nello studio non vengono indicati gli eventuali rischi sanitari dei vari composti individuati. L’indagine può essere utile come punto di partenza, più per altri ricercatori che per i cittadini: considerate le dosi, si può procedere a stilare una valutazione di rischio delle varie sostanze che oggi non abbiamo. L’unico consiglio concreto che si può dare è quello di evitare l’esposizione prolungata, ma va detto che per molte di queste molecole l’esposizione è subdola, non palpabile. Inoltre si tratta in molti casi di sostanze persistenti nel sangue, come il Dde (metabolita del Ddt), che non viene immesso nell’aria ormai da molto tempo».

 

 

L. Cu.
Fonte: Corriere della Sera

La depressione è “scritta” nei geni

Tuesday, January 4th, 2011

Un team di ricercatori Usa ha preso in esame 54 studi e ha confermato il legame tra Dna e male di vivere. Contraddetto così un precedente lavoro, pubblicato su Jama nel 2009, che aveva messo in  dubbio le basi genetiche della malattia

di ADELE SARNO

ROMA - Vincent van Gogh e Richard Nixon, Alain Delon e Nicole Kidman, dalla pittura alla politica passando per lo spettacolo, la depressione è come un filo rosso che lega milioni di persone. Una nuova ricerca rivela ora che in realtà la causa del male di vivere può essere nascosta tra le “pieghe” del Dna e che nell’insorgere della malattia, accanto agli eventi traumatici “esterni”, tutto dipende da un gene, chiamato 5-HTT. Gli scienziati dell’University of Michigan (Usa) riaprono dunque una questione dibattuta da decenni, affermando, dopo aver comparato 54 studi sull’argomento, il collegamento tra un Dna e depressione.

Lo studio appena pubblicato su Archives of General Psychiatry 1 contraddice un precedente lavoro del 2009 che aveva messo in dubbio le basi genetiche del male di vivere, riaprendo così il dibattito su una delle tematiche più importanti affrontate dalla medicina del ventunesimo secolo. Un team di esperti in genetica, statistica ed epidemiologia aveva pubblicato sul Journal of the american medical association 2 (Jama) i risultati di un’analisi di 14 rilevanti pubblicazioni che valutavano l’interazione tra Dna, eventi stressanti e sviluppo della depressione.

“Dalla nostra analisi  -  scrivevano i ricercatori nel 2009  -  non emerge una correlazione significativa del genotipo del gene in questione con la depressione,

né con la suscettibilità agli eventi stressanti della vita”.  
A sua volta, la ricerca di Jama aveva contestato uno studio del 2003 che aveva preso in esame la storia clinica di 847 persone e la sequenza di un gene che controlla il trasporto del neurotrasmettitore serotonina, ovvero la “molecola del buonumore”. Il risultato era stato che c’era un rischio maggiore di sviluppare uno stato depressivo tra chi aveva una versione più corta del gene. Questo rendeva più vulnerabili le persone agli eventi stressanti della vita, dal divorzio a un lutto, dalla menopausa a una malattia prolungata.

Oggi Today Srijan Sen e i suoi colleghi psichiatri della University of Michigan Medical School presentano una nuova e più estesa metanalisi. Lo studio infatti analizza 54 ricerche, tutte portate avanti fra il 2001 e il 2009, raccolte su PubMed, per un totale di circa 41mila pazienti presi in esame. Stando ai risultati, appare evidente il legame tra il gene 5-HTTLPR, lo stress e la depressione.

In altre parole, una particolare variante di un gene indebolisce i circuiti cerebrali che elaborano le emozioni negative, ne altera il funzionamento e scatena il rischio di sviluppare la depressione, soprattutto in presenza di eventi stressanti. Questa ricerca potrebbe portare alla ricostruzione della carta d’identità genetica della depressione, aprendo così la strada al controllo di questa malattia che, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2020 potrebbe essere la seconda patologia più diffusa nel mondo dopo i disturbi cardiovascolari.

Secondo Sen, non ci sono dubbi: “Avendo incluso tutti gli studi più pertinenti sull’argomento, possiamo confermare che il corredo genetico di un individuo fa la differenza nel modo in cui lui o lei risponde allo stress”. Una notizia accolta con entusiasmo anche dagli autori della ricerca del 2003: “L’accurato e sistematico approccio utilizzato dai colleghi dell’ateneo del Michigan  -  ha commentato uno di loro, Terrie Moffitt della Duke University - dimostra perché, al contrario, l’indagine pubblicata su ‘Jama’ fosse limitata”.

Fonte:  La Repubblica

MGF, tra poco sarà STOP

Thursday, December 30th, 2010

‘Le leggi sono un passaggio importante non solo sul piano formale, infatti possono incidere molto nella cultura e nei comportamenti perchè legittimano e supportano il cambiamento sociale’

Dopo 26 anni di battaglie siamo ad un passaggio determinante per la lotta alle Mutilazioni Genitali Femminili: l’approvazione di una risoluzione da parte della 65° Assemblea Generale ONU che metta al bando una pratica violenta contro milioni di donne nel mondo. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stimano essere più di 3 milioni ogni anno le bambine che subiscono la clitoridectomia, l’escissione o l’infibulazione, e che si aggiungono ai 150 milioni già mutilate. Anche in Italia migliaia di donne e bambine emigrate sono vittime di MGF. Si tratta di una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e sistematiche. La risoluzione ONU avrebbe un notevole impatto nel sostenere i Paesi che hanno avviato un’opera di contrasto alle pratiche delle MGF sia attraverso le associazioni sia con atti normativi e prese di posizione ufficiali. Questi 10 anni di iniziative e di pressing, anche a livello internazionale, hanno dato buoni frutti se oggi 19 dei 28 Paesi africani dove si praticano le MGF hanno una legge nazionale che le vieta. L’Unione africana ha preso una posizione forte di condanna della pratica attraverso il protocollo di Maputo, che bandisce le mutilazioni genitali come una patente violazione dei diritti umani. Va osservato che le leggi sono un passaggio importante non solo sul piano formale, infatti possono incidere molto nella cultura e nei comportamenti perchè legittimano e supportano il cambiamento sociale e i gruppi di sostegno.

Emma Bonino è stata protagonista di questo percorso a partire dal 2000 quando, da europarlamentare dei Radicali, ha proposto e fatto approvare al Parlamento europeo una Risoluzione di condanna delle MGF come violazione dei diritti fondamentali della persona. NPAG (Non c’è Pace senza Giustizia) ha avuto un ruolo decisivo nell’opera di sensibilizzazione di persone e istituzioni attraverso la creazione di un dialogo costruttivo tra governi, parlamenti e società civile.
“Le MGF sono una violazione dei diritti umani - osserva Emma Bonino, vicepresidente del Senato - che essendo ‘al femminile’ difficilmente ha la priorità politica. Inoltre va precisato che è una pratica cha ha conseguenze sanitarie ma non è una questione sanitaria. Questa campagna ha avuto un cammino lungo e ora può raggiungere l’obiettivo di bandire le MGF. Negli ultimi dieci anni è caduto il muro del silenzio insieme all’alibi della religione, perchè è stato provato che sono pratiche reazionarie di tipo patriarcale e di controllo sulle donne che si applicano a comunità di tutte le religioni. L’Italia ha svolto un ruolo importante. Non parlo solo di noi Radicali, ma di tutti i governi che da 10 anni, in maniera testarda, hanno mantenuto l’attenzione viva. Spero che a dicembre avremo, per tutte le donne del mondo, buone notizie”.

Fonte: Noi donne

http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03369

Le dieci linee guida per il parto sicuro

Friday, December 17th, 2010

 La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il programma per il parto sicuro, elaborato dal Ministero della Salute e articolato in dieci indirizzi d’azione. Obiettivi: la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e la riduzione del parto cesareo. Le linee guida, che saranno avviate congiuntamente a livello nazionale, regionale e locale, contengono misure di politica sanitaria e di accreditamento, una carta dei servizi per il percorso nascita, integrazione territorio-ospedale, sviluppo di direttive sulla gravidanza fisiologica e taglio cesareo da parte del Snlg-Iss (Sistema Nazionale Linee Guida - Istituto Superiore di Sanità); elaborazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita, procedura di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto, formazione degli operatori, monitoraggio e verifica delle attività, istituzione di un coordinamento permanente per il percorso nascita.

GRAVIDANZA - Per quanto riguarda la gravidanza fisiologica, queste sono le direttive del Ministero, Istituto superiore di sanità e Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria: un minimo di quattro visite durante la gravidanza, presa in carico dall’ostetrica, intervento del medico solo in caso di complicazioni, e assistenza durante tutta la gravidanza dagli stessi professionisti. Il documento, redatto sotto forma di quesiti e raccomandazioni, contiene indicazioni sui principali aspetti della gestazione - allattamento, screening ed esami diagnostici - e il tipo di assistenza da offrire. Il modello delineato prevede la presa in carico della gestante da parte dell’ostetrica, in collaborazione con il medico di medicina generale, i consultori e le altre strutture territoriali e il coinvolgimento dei medici specializzati in ostetricia e gli altri specialisti in caso di complicazioni. Durante tutta la gravidanza la donna dovrà essere assistita dagli stessi professionisti in modo continuativo. Nelle linee guida è inoltre stabilito che il numero minimo di visite non potrà essere inferiore a quattro e alla donna dovranno essere date informazioni scritte sul programma delle visite, tempi e contenuti. Per quanto riguarda la diagnosi di anomalie fetali è raccomandata l’indagine ecografica tra la 19esima e 21esima settimana, mentre per la diagnosi prenatale della sindrome di Down questa deve essere offerta a tutte le donne entro la 13esima settimana.

PARTO SICURO - Ecco le dieci linee guida per il parto sicuro:
1) Misure di politica sanitaria e di accreditamento: si vuole razionalizzare/ridurre nell’arco di tre anni i punti nascita con numero di parti inferiore a 1.000 l’anno, prevedendo l’abbinamento per pari complessità di attività delle unità operative ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali, mettendo a regime, contemporaneamente, il sistema di trasposto assistito materno (Stam) e neonatale d’urgenza (Sten). Le strutture dovranno essere autorizzate e accreditate sulla base di standard. La rete dei servizi territoriali, in particolare i consultori familiari adeguatamente supportati nel numero e negli organici, rappresenta il punto nodale per la presa in carico della gravidanza fisiologica, ricorda il documento. Vengono suggerite strategie di incentivazione/disincentivazione economica su soglie di appropriatezza degli interventi e l’implementazione delle misure individuate viene indicata quale obiettivi specifici per la valutazione dei direttori generali, dei direttori di dipartimento e di unità operativa complessa.

2) Carta dei servizi per il percorso nascita: le aziende sanitarie in cui è attivo un punto nascita devono sviluppare una carta dei servizi specifica per il percorso nascita, in cui siano contenute le informazioni generali sulla operatività dei servizi contenenti i principali indicatori di esito, sulle modalità assistenziali dell’intero percorso nascita, sulle modalità per favorire l’umanizzazione del percorso nascita, sulla rete sanitaria ospedaliera-territoriale e sociale per il rientro a domicilio della madre e del neonato atta a favorire le dimissioni protette, il sostegno dell’allattamento al seno e il supporto psicologico.

3) Integrazione territorio-ospedale: si vuole garantire la presa in carico, la continuità assistenziale, l’umanizzazione della nascita attraverso l’integrazione dei servizi tra territorio e ospedale e la realizzazione di reti dedicate al tema materno-infantile sulla base della programmazione regionale. Sono previsti percorsi assistenziali differenziati che favoriscano la gestione delle gravidanze fisiologiche presso i consultori e le dimissioni protette delle puerpere e dei neonati.

4) Sviluppo di linee guida sulla gravidanza fisiologica e sul taglio cesareo da parte del Sistema nazionale linee guida-Iss.

5) Programma di implementazione delle linee guida: attraverso analisi del contesto assistenziale a livello regionale e locale verranno identificate le criticità e le barriere che ostacolano il cambiamento. Verrà promossa la continuità assistenziale e l’integrazione con l’assistenza territoriale. Viene quindi promosso il ruolo dei vari professionisti nel percorso nascita, anche tramite l’individuazione dei percorsi differenziati per l’assistenza alla gravidanza fisiologica e a rischio fisiologica. Per favorire l’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo verranno sviluppati percorsi clinico-assistenziali aziendali, sulla base delle linee di indirizzo.

6) Elaborazione, diffusione e implementazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita. Verranno promossi strumenti quali le raccomandazioni per la prevenzione della mortalità materna, per la prevenzione della mortalità neonatale nonché l’adesione a sistemi di monitoraggio di eventi sentinella/eventi avversi/near miss e relativi Audit.

7) Procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto: vengono promosse procedure assistenziali, farmacologiche e non per il controllo del dolore in corso di travaglio-parto e definiti di protocolli diagnostico terapeutici condivisi per la partoanalgesia, dando assicurazione della erogabilità di tale prestazione con disponibilità/presenza di anestesista sulla base dei volumi di attività del punto nascita.

8) Formazione degli operatori: all’interno dei percorsi di formazione/aggiornamento di tutte le figure professionali coinvolte nel percorso nascita, con modalità integrate, viene dato particolare peso alla formazione inerente il programma di implementazione delle linee guida e all’audit clinico quale strumento di valutazione della qualità dei servizi e delle cure erogate. Con il Miur si desidera attivare sistemi per la verifica e adeguamento dei livelli formativi teorico-pratici delle scuole di specializzazione in ginecologia e ostetricia, nonché in pediatria/neonatologia e del corso di laurea in ostetricia, in linea con gli standard assistenziali. Un ruolo non secondario nella formazione degli operatori assume l’effettiva integrazione della funzione universitaria di didattica con gli ospedali di insegnamento nonché la promozione del coinvolgimento delle società scientifiche nella formazione continua dei professionisti sanitari. Nel favorire la diffusione delle procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto viene prevista attività formativa in tema di metodiche farmacologiche e non di controllo del dolore, con carattere di multidisciplinarietà. Viene infine promosso un percorso strutturato per l’inserimento dei professionisti nuovi assunti, confacente alle caratteristiche dei livelli assistenziali garantiti.

9) Monitoraggio e verifica delle attività: per tutte le attività previste viene promosso l’utilizzo di sistemi di monitoraggio e valutazione, capaci di definire le ricadute cliniche e assistenziali attraverso indicatori misurabili.

10) Istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita: per un adeguato coordinamento e verifica delle attività è prevista la costituzione di un Comitato per il percorso nascita (Cpn), interistituzionale, con funzione di coordinamento, con il coinvolgimento delle direzioni generali del Ministero della Salute (programmazione, prevenzione, comunicazione, ricerca, sistema informativo), delle regioni e province autonome e di altre istituzioni sanitarie nazionali (Iss, Agenas). Analoga funzione dovrà essere attivata a livello di ogni singola regione e provincia autonoma.

Fonte: Corriere della Sera