Archive for the ‘Uncategorized’ Category

storie…

Tuesday, January 6th, 2009

Dopo l’assoluzione confessa
“Ho ucciso io la mia ex moglie”
Secondo la legge non potrà più essere processato. L’uomo, un muratore di 33 anni, prima aveva ammesso l’omicidio, poi ha ritrattato: “L’ho detto solo per far contenti i poliziotti
«Ho ammazzato io la mia ex moglie». Dopo essere stato assolto con sentenza definitiva dall’accusa di averla uccisa, Denis Occhi, muratore di 33 anni, si è presentato venerdì scorso all’ufficio denunce della Questura di Ferrara e ha confessato il delitto. Davanti al vice dirigente della squadra mobile, Laura Ferrua, assistito dall’avvocato d’ufficio Giovanni Montalto, ha spiegato di non essere più riuscito a «reggere il rimorso». Alla confessione è seguito un racconto dettagliato del delitto, con particolari inediti. Tutto messo a verbale. Poi, ieri, la ritrattazione: «L’ho detto per farli contenti — ha dichiarato al telefono e in tv — ma io non ho mai ucciso Giada, le volevo bene». Esattamente come aveva fatto 5 anni fa. «Volete scrivere che sono stato io? — ha raccontato di aver detto alla polizia — E allora scrivetelo pure, così siete contenti. Tanto io ho già perso tutto: moglie, casa, lavoro».

 

Nonostante le dichiarazioni autoaccusatorie rese venerdì, però, Denis Occhi non potrà essere portato nuovamente davanti a un giudice. In base all’articolo 649 del codice di procedura penale, infatti, una persona già condannata o assolta non può essere processata una seconda volta per lo stesso fatto, anche se muta il titolo del reato. Con la conseguenza paradossale che il 33enne, nonostante le perizie l’abbiano più volte definito «persona socialmente pericolosa», è oggi un uomo libero. Esclusa anche l’ipotesi di una revisione del processo. A chiederla, potrebbe essere solo il condannato — non l’assolto — in grado di dimostrare l’esistenza di nuove prove capaci di sovvertire il giudizio.L’ex moglie Giada Anteghini, 27 anni, venne colpita alla testa forse con una mazzetta da muratore, il 25 novembre 2004.
Morì 16 mesi dopo, il 23 gennaio 2006, senza mai svegliarsi dal coma. La donna fu aggredita durante il sonno nella stanza da letto della casa di Jolanda di Savoia che divideva con il nuovo compagno (inizialmente indagato e poi prosciolto) e la figlia di sei anni che aveva avuto con Denis Occhi. L’uomo fu condannato nel 2007, in primo grado, a 20 anni con giudizio abbreviato al termine di un processo indiziario durante il quale un ruolo chiave l’ebbero le perizie psichiatriche.

 Ma IL 27 febbraio 2008 fu assolto dalla Corte d’Appello di Bologna e rimesso in libertà.

“Pronta l’ordinanza contro la prostituzione in casa”
Il sindaco Tosi ha spiegato che saranno sanzionati coloro che creeranno disturbo nei condomini. Gli interventi saranno effettuati su segnalazione dei residenti
 È già pronta ed entrerà in vigore a breve un’ordinanza del sindaco di Verona, Flavio Tosi, contro la prostituzione in casa. Il primo cittadino della città scaligera ha spiegato che saranno sanzionati coloro che creeranno disturbo nei condomini. Gli interventi saranno effettuati su segnalazione dei residenti.”Dopo averle allontanate dalla strada ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa”, ha detto Tosi.
 

Baghdad, 4 gennaio 2008 - Sarebbe una donna la responsabile dell’attentato kamikaze che ha ucciso almeno 35 pellegrini sciiti oggi a Baghdad. “Una donna che portava addosso una bomba ha azionato la sua cintura esplosiva vicino all’entrata di un mausoleo. Dalle prime indicazioni, il bilancio è di 35 morti e 65 feriti, per lo più pellegrini iracheni tra cui donne e bambini”, ha detto il portavoce delle operazioni di sicurezza nella capitale irachena.
L’attacco suicida è avvenuto questa mattina all’entrata del più importante mausoleo sciita della capitale irachena che si trova in un quartiere occidentale della città. L’esplosione è avvenuta verso le 11 (le 9 in Italia) quando la kamikaze ha azionato la sua cintura esplosiva all’entrata del mausoleo del settimo imam dell’islam sciita, Moussa Kadim, nel quartiere di Kazamiyah. La donna è riuscita nella missione nonostante l’entrata dell’edificio fosse dotata di misure di sicurezza e sorvegliata da guardie.

Anziana e senza riscaldamenti
donna muore di freddo in casa

SAVONA - Non ce l’ha fatta a sopportare il grande freddo di questi giorni ed è morta, da sola, in casa. Il cadavere di Elena Marro, 74 anni, è stato rinvenuto nella sua abitazione di località Carnovale a Cairo Montenotte in provincia di Savona. La donna viveva senza riscaldamento e in condizioni fisiche precarie.

Il corpo senza vita dell’anziana è stato scoperto stamani dai vigili del fuoco e dai carabinieri, che sono intervenuti su richiesta dei vicini di casa. la donna era già morta quando i militari sono entrati nell’appartamento. Inutile quindi chiedere l’intervento del 118.

Secondo quanto accertato dal medico legale, a provocare la morte della pensionata, che viveva sola, sarebbe stata una emorragia interna dovuta alle condizioni climatiche particolarmente rigide degli ultimi giorni. Nella notte, infatti, il termometro a Cairo Montenotte, un paese tra Liguria e Piemonte, è sceso a meno 10 gradi.

Fonti: Il quotidiano .net , La Repubblica

alle donne…

Thursday, January 1st, 2009

Auguri per un anno che sia con noi più buono.

 Ricordando a tutte che i problemi hanno sempre una soluzione, che siamo abbastanza forti per determinare la nostra vita.

Che c’è sempre qualcuna disposta ad aiutarci e che è arrivato il momento di dire No.

No alle violenze, No ai sopprusi anche piccoli  e quotidiani.

impariamo ad amarci.

Auguri a tutte

Le cinque sorelle di Jabaliya uccise nel sonno dai missili

Wednesday, December 31st, 2008

EREZ - Avevano tra i 4 e i 17 anni. Fino a due giorni fa giocavano tranquille assieme agli altri fratelli nella stanza della loro casa a Jabaliya, poco distante da Gaza City. L´altra notte un lampo le ha portate via. Tutte insieme. Per sempre.
Jawaher, 4 anni, Dina, 8, Samar, 12, Ikram, 14, Tahrir, 17 anni. Se qualcuno scriverà un giorno una pagina sulla guerra fra Israele e Hamas, almeno una riga dovrebbe andare ai civili di Gaza. Come tutti i conflitti armati, ogni parte ha il suo carico di dolore e di morte. Ma la vicenda delle cinque sorelle Balusha sembra portare con sé qualcosa di particolarmente atroce.

È la madre Samira, scossa dai singhiozzi, il volto ferito dalle macerie che hanno sepolto la sua abitazione, a raccontare la storia. «Ero immersa nel sonno. Il boato dell´esplosione non l´ho nemmeno sentito. A svegliarmi è stato il soffitto, che ci è piombato in testa. Mi sono trovata coperta di macerie. Con le braccia ho cercato di spostarle, per respirare un po´ d´aria. Poi sono stata fulminata dal pensiero che dovevo salvare i miei figli».

Jabaliya è uno dei tanti campi profughi di cui è disseminata la Striscia. Bambini che giocano scalzi nella polvere, bevono dove possono, crescono come animali in una gabbia. Intorno ci sono decine di case distrutte o danneggiate dopo che un F16 israeliano ha colpito la vicina moschea Imad Aqel, ora in parte rovinata sull´abitazione dei Balusha.

«Il mio pensiero è andato subito a Bara», la neonata di 13 giorni che dormiva accanto ai genitori. La culla si era rovesciata e ribaltandosi l´aveva protetta. «Ho messo la piccola nelle braccia di mio marito Anwar, che era ferito, e sono andata nella stanza a fianco, dove stavano tutti gli altri figli». Vista la scena, Samira è svenuta. Si è svegliata solo dopo il ricovero in ospedale. Ha chiesto delle figlie che mancavano all´appello. Qualcuno le ha detto una bugia pietosa: «Sono ferite, forse le hanno ricoverate altrove». Samira ha capito

La famiglia Balusha era composta da otto figlie e un maschio, Muhammad, che dormiva nella stanza nei genitori e si è salvato. Dice la donna tra le lacrime: «Se venisse ucciso anche solo un bambino israeliano, il mondo intero si indignerebbe, e il Consiglio di sicurezza dell´Onu verrebbe riunito. Ma il sangue dei nostri bambini non conta niente per il mondo. Questo è un crimine di guerra e chi lo ha fatto dovrebbe essere portato davanti alla giustizia».
Difficili anche i funerali. Il cimitero Shuhada era troppo vicino al confine con Israele, con i carri armati appena arrivati davanti, e nessuno si fidava. La scelta è andata sul campo di Beit Lahya, già strapieno per le vittime dei bombardamenti degli ultimi giorni. Avvolte nelle bandiere di Hamas, le cinque bambine sono state trasportate a spalla, con la gente che intonava slogan contro Israele e l´America.

Ieri al Parlamento israeliano il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha suscitato le ire dei deputati arabi quando ha affermato che a Gaza finora «sono rimasti uccisi circa 300 terroristi». «E i bambini? Quanti bambini palestinesi sono rimasti uccisi?», gli ha chiesto polemicamente il parlamentare Taleb a-Sana. Alla tv il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha detto: «Purtroppo in guerra anche i civili pagano il prezzo». In tre giorni il massiccio bombardamento israeliano sulla striscia di Gaza ha causato 345 morti, 61 dei quali civili. Almeno 23 delle vittime sono bambini.
Fonte: La repubblica

Milano, la violenta per otto mesi “L’avevo comprata per 1.000 euro”

Saturday, November 29th, 2008

MILANO - Ha comparato una donna per mille euro, così come si compra un televisore o un motorino di seconda mano. La considerava di sua proprietà, tanto che è corso a denunciare la sua scomparsa quando lei ha trovato il coraggio di ribellarsi ed è scappata dalla casa-prigione in cui era stata rinchiusa da otto mesi.

E’ stato arrestato a Milano un pensionato di 57 anni accusato di violenza sessuale e sequestro di persona. In Mozambico, aveva acquistato una donna di trent’anni, l’aveva convinta a seguirlo in Italia con il miraggio di sposarla ma in casa la violentava e, per una manciata di soldi, la vendeva agli amici.

L’aveva comprata dagli zii africani che aveva conosciuto durante una delle sue consuete vacanze in Mozambico. Ne aveva carpito la fiducia offrendo loro piccoli regali e convincendoli che amava la nipote ed era pronto a sposarla se l’avesse seguita a Milano.

“E’ un uomo asservito totalmente alle pulsioni sessuali”, ha scritto di lui il giudice Mariolina Panasiti che ha convalidato il fermo. “Aveva realizzato il sostanziale acquisto della parte offesa dai parenti rivendicandone una condizione di possesso”. Cento euro al mese ha versato il pensionato alla famiglia d’origine da quando la donna ha raggiunto Milano nel febbraio scorso, le rate per saldare il prezzo d’acquisto.

“Io l’amo - ha detto ai carabinieri che gli mettevano le manette - e lei era consenziente. Nonostante tutto, sono disposto a riprenderla”, ha detto per nulla sfiorato dall’idea che quelle pratiche sessuali che infliggeva alla sua “amata” erano vere e proprie torture. Di questo la donna africana si lamentava con due amiche, ma non trovava mai il coraggio di denunciare il suo aguzzino. “Con le botte e la paura di altri orrori - scrive il giudice - l’imputato era riuscito a soggiogarla”.

Spesso i vicini sentivano le sue urla superare il chiasso della televisione accesa a volume alto. Finché il 9 ottobre scorso, la giovane donna africana è riuscita a rompere le catene della schiavitù e a denunciare tutto ai carabinieri. Ora lei è ospite di una comunità protetta mentre, dopo una breve indagine che ha confermato il racconto di brutalità e violenze fatto ai carabinieri, il pensionato è stato arrestato.

Fonte : La Repubblica

disperazione…

Monday, November 10th, 2008

 Si è tolta la vita sparandosi un colpo di pistola al petto nel giorno del compleanno della sua bambina. Così N.L., 36 anni, di Veroli in provincia di Frosinone, madre di tre figli, ha deciso di farla finita. Il suo corpo è stato trovato questa mattina nella sua Fiat Panda in via Selvapiana, a Ripi, dove la donna aveva alcuni parenti. La pistola era del marito ed era regolarmente denunciata. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Fino alla scorso mese, N.L. ha lavorato in un supermercato di Frosinone; poi è andata via, e da qualche settimana era impiegata in una ditta di pulizie. Residente a Veroli insieme al marito, un camionista, ha lasciato un biglietto indirizzato alle tre figlie sul tavolo - “Vi voglio bene”, c’è scritto - ed è uscita di casa con la sua auto. E’ stato poi il coniuge a trovarla priva di vita. Cosa abbia spinto la donna ad uccidersi è ancora tutto da chiarire, anche se il suo stato depressivo (era in cura psichiatrica, e prendeva psicofarmaci) in questi giorni si era notevolmente accentuato.

“L’ho vista stamani accompagnare all’asilo il più piccolo dei tre figli - ha detto uno zio del marito - era sorridente come al solito. Nessuno avrebbe mai pensato che oggi succedesse una cosa del genere. Era una donna tranquilla, una madre ed una moglie perfetta. Non riusciamo a spiegarci come sia potuto accadere”.
Fonte : La Repubblica

igeria: scoperta «fabbrica di bambini»
Venivano fatti nascere per essere venduti. Secondo l’Unicef il mercato è di almeno 10 minori al giorno
ENUGU (Nigeria) - La polizia ha fatto irruzione in una clinica per la maternità di Enugu, nell’est della Nigeria, per stroncare una «fabbrica di bambini». Nell’edificio, di due piani, tutto taceva durante il giorno, ma l’attività diventava febbrile durante la notte. Si trattava di una struttura dove venivano rinchiuse giovani donne (ne sono state liberate 20) e venivano dati alla luce bambini da mettere in vendita. Per le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, la pratica non è rara in Nigeria, il Paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, pari a 140 milioni. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di Enugu attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non desiderate, proponendo loro di aiutarle ad abortire. Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20 mila naira (135 euro). I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300 mila e i 450 mila naira (2 mila -3 mila euro).

STUPRI RIPETUTI - «Appena entrata, mi hanno fatto un’iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France presse una delle 20 donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che ero stata violentata». La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con altre 19 donne. Il medico l’ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell’intervento della polizia. Non esistono dati precisi sulle «fabbriche dei bambini», come sono state ribattezzate dalla stampa nazionale, e sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, ma secondo gli attivisti si tratta di un’attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. «Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo», dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell’Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani. Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel Paese sono almeno una decina. «Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando un’ong ha lanciato l’allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali», ha aggiunto.

«VOLONTARIE» PER POVERTÀ- In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, «abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli», ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu. Secondo la polizia, il medico «invitava» giovani uomini «per ingravidare le ragazze». In alcuni casi, i bambini vengono dati alla luce per avere più manodopera o farli prostituire. Nella società nigeriana la sterilità di una donna sposata è un fardello. «Nella società Igbo (etnia del sud-est), il prezzo da pagare quando non si hanno bambini è alto», evidenzia Peter Egbigbo, psicologo clinico, ma la gente «è pronta a pagare non importa quale somma per un bambino», di cui poi nascondono a tutti l’origine. «Molta gente non sa neppure che quel che fa è contro la legge - sottolinea Okoronkwo, dell’agenzia nazionale - credono si tratti di una adozione». Secondo l’Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria.
Fonte: Corriere della Sera

ministro Carfagna ..legga αγορά …

Friday, November 7th, 2008

 sono stanca di darvi notizie terribili che riguardano donne. Quando ho pensato ad un sito con problematiche femminili sapevo che avrei dovuto in prevalenza denunciare prevaricazioni , violenze , discriminazioni . Ma così è troppo . La condizione femminile in Italia è davvero disastrosa . Il ministro anzichè fare la speaker del governo non potrebbe dedicarsi un po’ di più a questi problemi?

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Incinta, ruba le bistecche
“Non mangio carne da mesi”
Ventitré anni, una gravidanza di cinque mesi e un contratto di lavoro part time, è stata sopresa con tre confezioni di carne e alcune di affettati. Totale: 67 euro
di Emilio Randacio
L’hanno sorpresa tra gli scaffali della Standa, in zona Barona. In maniera goffa, da un giubbotto sgualcito, spuntavano tre confezioni di carne e alcune di affettati. Gli addetti alla sicurezza del grande magazzino, com’è prassi, quando si sono resi conto che avevano a che fare con una ladra, l’hanno accompagnata in direzione e chiamato i carabinieri. E hanno atteso. Non è la cronaca dell’ennesimo fallito furto per mano di un balordo qualunque. L’autrice di quel colpo mancato è una ragazza di 23 anni incinta di cinque mesi, italiana, incensurata, con un lavoro part time.

Nell’attesa che la gazzella dei carabinieri arrivasse alla Standa, la sicurezza del grande magazzino ha fatto i conti: il bottino ammontava a 67 euro. Tre pacchetti di carne per lo spezzatino, alcune confezioni di affettati misti. Dopo essere stata prelevata dai carabinieri e portata in caserma per l’identificazione, davanti al maresciallo che le chiedeva le generalità e una spiegazione, la ragazza l’ha fornita con semplicità: «Era un mese che non mangiavo carne. Ne avevo davvero bisogno e non ho resistito alla tentazione». La paga part time, ha fatto capire, non le basta per tirare la fine del mese. Poi è scoppiata in un pianto a dirotto
 
Ora la ventitreenne è sotto inchiesta per furto e il fascicolo è finito sulla scrivania del pm Tiziana Siciliano. Per il furto scoperto in flagranza il codice prevede anche l’arresto, ma nel suo caso, sia per l’avanzato stato della gravidanza sia per il fatto di essere incensurata, il magistrato ha deciso di non adottare misure restrittive in attesa del processo.  (05 novembre 2008)
Fonte : La Repubblica

cronache infinite

Friday, October 24th, 2008

 Si accaniva nei confronti di giovani prostitute provenienti dall’est europeo. Prima contrattava il prezzo della prestazione, poi cambiava improvvisamente atteggiamento, le violentava in modo efferato, le picchiava e portava via loro tutto quello che avevano. Ma grazie alle denunce delle vittime, la squadra mobile della Questura di Milano è riuscita a risalire a lui. È un quarantenne residente a Pero e si chiama Andrea Colantonio lo stupratore seriale nei confronti del quale è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale. L’uomo si trovava già in stato di arresto perché colto in flagrante mente rapinava una prostituta il 5 settembre. Ora gli inquirenti gli attribuiscono anche due stupri avvenuti nei giorni imediatamente prima dell’arresto nei confronti di due giovani prostitute rumene di 20 anni, e non escludono che possa essere l’autore anche di altre aggressioni.

UNA LUNGA SERIE - Colantonio aveva già diversi precedenti per violenza sessuale, rapina, atti osceni e lesioni, sempre a danno di prostitute dell’Est. La sfilza di reati era cominciata almeno nel 1996 e gli episodi si erano poi ripetuti nel 2001, nel 2004 e nel 2005. Per questi reati l’uomo aveva già scontato la sua pena ed era uscito da San Vittore il 28 novembre del 2007. Ora, dopo meno di un anno, torna in carcere. A permettere la sua identificazione alcuni elementi che ritornavano nelle violenze, come le auto che utilizzava, il cambio improvviso di atteggiamento nei confronti delle vittime, l’abitudine di «vantarsi» con le prostitute di essere già stato in galera per reati simili.
LE VIOLENZE - Il primo settembre scorso, in via Stephenson, l’uomo abborda una ragazza, poi concorda una prestazione che si trasforma in stupro. Violentata più volte per ore, poi costretta a consegnare il denaro che gli aveva dato. Stessa scena, 72 ore dopo, in viale Umbria. Anche in questo caso la vittima, una 20enne, è costretta a subire le violenze del 39enne a consegnargli il guadagno della serata: 150 euro. Entrambe lo denunciano e sarà proprio una vittima a fornire indicazioni utili, attraverso la targa dell’auto, per risalire al presunto violentatore. Due giorni dopo, il 5 settembre, finisce in manette perché sorpreso a rapinare una prostituta a Pregnana Milanese. Ora, per lui la pena da scontare si preannuncia più duratura. Oltre alle due violenze sessuali nei confronti delle romene si sospetta che l’uomo ne abbia messa a segno una tre mesi prima. L’uomo è stato bloccato nella sua abitazione a Pero, dove vive con i genitori. Per lui si sono aperte le porte del carcere di San Vittore.
Fonte : Corriere della Sera
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La vendetta si consuma con il porno
A dettare il trend, come spesso accade, sono state le star. A partire da Pamela Anderson, il cui video bollente delle prime notti di nozze con Tommy Lee finì sul web dieci anni fa, passando per Paris Hilton (almeno due i casi, il più “antico” e famoso dei quali fu un video hard girato con l’ex fidanzato Rick Salomon che nel 2004, col titolo “One night in Paris”, mandò in tilt la rete), Cameron Diaz e Britney Spears. Ma ora l’idea di mettere su internet foto o video a luci rosse del proprio ex – il cosiddetto “revenge porn”, o “vendetta porno” - sta assumendo dimensioni preoccupanti. Tanto che negli Stati Uniti si inizia a pensare di istituire un reato ad hoc.

GLI ULTIMI CASI - Uno dei casi più recenti è quello di Jared Wolny, 24 anni, e Tessa Komer, 21, due ragazzi dell’Università della Georgia. Dopo una storia lampo, iniziata su internet e culminata in un anello di fidanzamento, la rottura ha spinto Jared a infilarsi nella pagina di Facebook dell’ex ragazza. Per metterci delle foto (della ex), ovviamente senza veli. Jared è stato arrestato a maggio, rilasciato su cauzione, e ora aspetta il processo. Meglio è andata a David Feltmeyer, 34enne di Chesterfield, Virginia: indagato per aver masterizzato su dvd un video a luci rosse della sua ex, e averne distribuite delle copie gratuite con tanto di nome, indirizzo e numero di telefono (sempre dell’ex), se l’è cavata con 90 giorni (sospesi dalla condizionale), grazie a una difesa che spiegava che “questo non è un reato, è solo uno scherzo”.

IL BUSINESS - Chi non scherza, invece, è la fiorente industria del porno su internet. Che ha immediatamente fiutato le potenzialità del nuovo “genere”, creando siti ad hoc (come revengeporn.net, o alcune sezioni su Shoosh Time). «Ma quelli sono video girati da professionisti, che fingono di volersi “vendicare” di qualche ex», spiega Kurtis Potec, 25 anni, direttore di Xtube, una delle moltissime versioni “hard” di YouTube, sulle quali chiunque può mettere il proprio video porno amatoriale. “Il problema, almeno per noi, è che ci arrivano moltissimi video con nome, indirizzo e numero di telefono della ragazza nel filmato. E sono spesso tra i più cliccati”. Solo lo scorso anno Potec ha ricevuto oltre mille richieste da parte di uomini (pochi) e donne (la stragrande maggioranza) per togliere un filmato di “vendetta porno”. “E il trend è in continua crescita, soprattutto tra gli uomini gay”.
E mentre aumenta il numero di casi, cala l’età media degli esposti alla “gogna informatica”. Alex Phillips, 17enne di La Crosse, Wisconsin, non s’è fatto scrupoli a mettere sul suo profilo MySpace le foto nude della sua ex, appena 16enne.

LA LEGGE - «Queste azioni vengono condannate come tentativi di ricatto, o diffamazione», spiega Michael Fertik, 30enne direttore di ReputationDefender, studio legale specializzato nella difesa della privacy. «Ma finché non ci sarà un reato apposito, il rischio è alto». Come difendersi? «La prima cosa da fare è, ovviamente, evitare di girare video o farsi scattare foto porno. Il revenge porn è come una malattia sessualmente trasmissibile: succede solo quando si mescolano sesso e irresponsabilità».
Fonte Corriere della Sera

accade…

Friday, October 17th, 2008

Erano i giorni della città olimpica ripulita e perfetta, Torino celebrata in mondovisione: «Siamo entrati nella fabbrica abbandonata dietro corso Regina Margherita, ci siamo fermati nel cortile esterno. C’era un ragazzo appeso, legato mani e piedi con filo di ferro a una recinzione metallica. Era come sospeso in aria. Taliu ha preso un pezzo di rame, una matassa grossa, ha iniziato a colpirlo sulla schiena. Mi ha detto che avrei fatto la stessa fine. Il ragazzo era vivo, ma tutto sporco di sangue. Taliu gli aveva messo uno straccio in bocca perché non urlasse forte. Mi ha detto: “Guarda bene, questo è il gradino della morte per chi cerca di scappare…”».

Sono i dannati dell’oro rosso. Ladri di rame. Ragazzini schiavi fatti arrivare dalla Romania per tagliare guaine, bruciare cavi, cannibalizzare vecchie fabbriche dismesse come la Cimi Montubi. L’imponente indagine dei carabinieri di Torino, agli ordini del colonnello Antonio De Vita, è chiusa. Il pm Cristina Bianconi ha chiesto il rinvio a giudizio per 15 persone: tre sono ricettatori italiani, gli altri romeni di Macin, piccolo paese contadino al confine con la Moldavia. Posizioni diverse per accuse molto pesanti: associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, violenza sessuale, sequestro di persona, estorsione e furti in serie.

Erano stati arrestati il 23 gennaio. Il 30 ottobre dovranno comparire davanti al gip Chiara Gallo. Nel frattempo, dei sette imputati accusati dei reati più gravi, è rimasto in carcere solo il capo Ionel Surdu detto Taliu, «la Bestia». Quasi tutti gli altri - compreso il testimone chiave - hanno fatto perdere le loro tracce. Spariti. Telefoni staccati. Gli avvocati sono senza notizie da settimane. Forse alcuni di loro sono tornati in Romania, di sicuro hanno ricevuto minacce. Anche durante i mesi di detenzione. Come il messaggio fatto recapitare prima dell’estate a Ioan Giurcanu: «Questa è la foto di tuo figlio…». Si capisce perché, per spiegare quello che avevano scoperto, gli investigatori hanno usato anche la parola mafia.

Minacce dalla cella
«La Bestia» continua a terrorizzare i suoi ragazzi e i suoi complici dal carcere di Nuoro. Per riuscire a trasferirlo lì, gli agenti della polizia penitenziaria hanno dovuto immobilizzarlo. Ma i giorni torinesi di Ionel Surdu, fra il novembre 2005 e l’estate del 2006, ora sono agli atti. Pagine di verbali che fanno rabbrividire, voci di invisibili che nessuno aveva mai raccolto: «I ragazzi vivevano dentro la fabbrica, il cibo lo portava Taliu. Pulivano il rame, lo spelavano, lo caricavano in macchina, non uscivano mai. Erano molto sporchi, dormivano su pezzi di cartone, mangiavano per terra, sempre nello stesso capannone. Uno di questi era coperto di lividi, era stato picchiato da Taliu. Si chiamava Magaru, aveva 17 anni…».

Eccolo Magaru, nel verbale firmato dal testimone chiave Marcel Pecura: «Con la mia Chrysler e la Dedra di Taliu siamo andati di nuovo alla Ceat di Settimo Torinese per recuperare il resto del rame. Improvvisamente Taliu ha detto che voleva far veder a Megaru il bagagliaio, ma era solo una scusa. Ha iniziato a picchiarlo, urlava, voleva 2000 euro. Taliu ha tirato fuori un coltello, l’ho fermato prima che l’ammazzasse. Megaru era pieno di sangue, con le labbra spaccate e un occhio pesto. Non si muoveva, l’abbiamo lasciato lì solo perché è passato un contadino».

Il carico di quel giorno è stato venduto da un ricettatore torinese di via Veronese, anche lui a processo: 4 mila euro in contanti per una tonnellata e 200 chili di oro rosso. Dalle parole dei complici di Taliu si è incominciato a intravedere molto di più. Non solo rame. Un traffico di ragazzi e di donne.

Il racconto dell’orrore
Questi sono i giorni vissuti da una romena vittima della «Bestia», nella casa abbandonata, in piazza Stampalia. «Era dicembre. Mio marito Gabriel stava accendendo il fuoco, Taliu era ubriaco. Si è girato all’improvviso, ha preso Gabriel per le spalle e l’ha sbattuto fuori, poi ha afferrato una grossa vanga e l’ha colpito rompendogli le costole. Gabriel urlava, sentivo che chiedeva di lasciarmi andare. Ma Taliu non mi lasciava: “Se provi ad andartene t’ammazzo”. Mi ha portato nella roulotte e mi ha violentata. Piangevo, ma non c’era nessuno. Poi, alle 21, Taliu ha chiamato un taxi, è venuto a prenderci alla casa abbandonata. Abbiamo attraversato la città.

Appena siamo arrivati nel suo alloggio, vicino a Porta Nuova, mi ha violentata di nuovo».
La donna è a San Salvario, il palazzo è stato localizzato dai carabinieri in via Berthollet. «Sono rimasta a casa di Taliu per una settimana. Eravamo dalle parti della stazione, vicino passava il tram 18. Non sono riuscita a scappare perché Taliu chiudeva sempre la porta a chiave. Mi ha preso il telefono e il passaporto, mi ha violentata ancora sul suo letto, senza mai usare il preservativo. Era lui che mi portava da mangiare. Voleva che facessi la puttana come altre due ragazze che vivevano a casa sua. Una si chiamava Anna, mi ripeteva: “Fai tutto quello che vuole Taliu. Fai come me, ti conviene…”».

Fonte : La Stampa

senza parole…

Tuesday, October 14th, 2008

la “Maria Goretti” alle pari opportunità.

Genova, abusi sessuali su 7 minorenni

Saturday, October 11th, 2008

Si fingeva un mafioso per intimorirle e indurle a seguirlo. Un bidello di un asilo nido è stato arrestato a Genova: i carabinieri sospettano che abbia violentato almeno sette minorenni. Le aspettava davanti al liceo Doria, scuola simbolo della borghesia genovese. Sceglieva le sue vittime tra le ragazze che gli apparivano più fragili e indifese. Le invitava a casa sua facendole scivolare tra le mani qualche banconata, “quello che serviva per una ricarica al telefonino o comprarsi un jeans”. Ma tra loro c’è chi ha confessato di aver subito minacce. “Si faceva chiamare zio”, ha detto una vittima. “Diceva con quel suo accento siciliano che se avessi parlato mi avrebbe fatto molto male”.

“Qualche volta - raccontano i carabinieri della compagnia Portoria - le studentesse dicevano alla segretaria della scuola che quell’uomo era un loro parente per poter lasciare le lezioni in anticipo”. Le indagini proseguono. I carabinieri vogliono accertare se altre ragazze siano cadute nel tranello del violentatore.

In casa dell’uomo, oltre a numeroso materiale pedopornografico, è stata trovata un’agenda con un centinaio di numeri telefonici, tutti di ragazze minorenni. E un album fotografico con decine di immagini che riprendono le sue vittime con indosso solo gli indumenti intimi, in pose più o meno indecenti.

Quarantasette anni, incensurato, originario di un paese nel Messinese, l’uomo arrestato vive con gli anziani genitori a Nervi, il quartiere affacciato sul mare nel levante della città. “Da almeno otto mesi circuiva ragazzine davanti alle scuole”, assicurano i carabinieri.

Fonte : La Repubblica