Archive for the ‘violenza’ Category

Il Vaticano e la pillola: inquina il mondo

Monday, January 5th, 2009

Stanno esagerando! Fermiamoli…

CITTÀ DEL VATICANO — La pillola contraccettiva classica «funziona in molti casi con un vero effetto abortivo», viola «cinque diritti umani» e già che c’è «ha effetti ecologici devastanti», seminando «tonnellate di ormoni nell’ambiente» e contribuendo così all’«infertilità maschile in occidente». Lo sostiene un articolo comparso ieri sull’Osservatore Romano e firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici». Tesi controverse, considerate con prudenza anche in ambito cattolico, che hanno già provocato la reazione di addetti ai lavori come il professor Gianbenedetto Melis, vice presidente della Società italiana della contraccezione: «Sono affermazioni fantascientifiche ».

Di certo sono affermazioni per nulla scontate. La condanna della contraccezione, di per sé, non è certo una novità: risale all’enciclica Humanae vitae, scritta da Paolo VI nel 1968. Nel quarantesimo anniversario, a ottobre dell’anno scorso, lo stesso Papa Benedetto XVI ha difeso il documento, segnalando peraltro la «difficoltà» di «molti fedeli» a «comprendere il messaggio della Chiesa». Resta però il fatto che nella dottrina della Chiesa contraccezione e aborto, entrambi illeciti, sono tuttavia ben distinti: «mali specificamente diversi » e di «diversa natura e peso morale», scriveva Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae del ’95 («l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale… l’altro distrugge la vita di un essere umano»), anche se «molto spesso» sono «come frutti di una medesima pianta».

Nell’articolo sul quotidiano della Santa Sede («L’Humanae Vitae, una profezia scientifica») Castellví dice ora che una ricerca pubblicata dalla sua Federazione «dimostra irrefutabilmente» che «la pillola denominata anovulatoria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano».

A questo si aggiungerebbero «gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola” ». Due conclusioni «che non dovrebbero passare inosservate né nella Chiesa né al di fuori di essa». E non basta: «I mezzi contraccettivi violano almeno cinque diritti: a vita, salute, educazione, informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) ed uguaglianza fra i sessi (il peso ricade quasi sempre sulla donna)».

È davvero così? Monsignor Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia accademia per la Vita, tra i massimi esperti di bioetica, si mantiene prudente: «La distinzione tra aborto e contraccezione resta. Quello sulla pillola è un grave sospetto, e forse più di un sospetto, di cui si parla da anni. Per non nuocere alla salute della donna, si abbassarono i dosaggi. E all’effetto principale, di impedire l’ovulazione, si è aggiunto così il rischio che la pillola abbia una funzione anti-impiantatoria: impedire al piccolo embrione che si è nel frattempo formato di impiantarsi. Ma la percentuale di effetti abortivi sembra così ridotta, zero virgola qualcosa per mille, che non se ne parla. Nel frattempo, seguendo la stessa logica anti-impiantatoria, sono nate le pillole del giorno dopo». E l’inquinamento? «Che la diffusione di ormoni nell’ambiente moltiplichi i parti gemellari e al contrario produca infertilità maschile è vero. Ma le cause sono varie. E più che altro, dipende dal fatto che vengono usati come fertilizzanti in agricoltura: così ce li ritroviamo nella verdura, nella carne…».

Fonte: Corriere della Sera

Le cinque sorelle di Jabaliya uccise nel sonno dai missili

Wednesday, December 31st, 2008

EREZ - Avevano tra i 4 e i 17 anni. Fino a due giorni fa giocavano tranquille assieme agli altri fratelli nella stanza della loro casa a Jabaliya, poco distante da Gaza City. L´altra notte un lampo le ha portate via. Tutte insieme. Per sempre.
Jawaher, 4 anni, Dina, 8, Samar, 12, Ikram, 14, Tahrir, 17 anni. Se qualcuno scriverà un giorno una pagina sulla guerra fra Israele e Hamas, almeno una riga dovrebbe andare ai civili di Gaza. Come tutti i conflitti armati, ogni parte ha il suo carico di dolore e di morte. Ma la vicenda delle cinque sorelle Balusha sembra portare con sé qualcosa di particolarmente atroce.

È la madre Samira, scossa dai singhiozzi, il volto ferito dalle macerie che hanno sepolto la sua abitazione, a raccontare la storia. «Ero immersa nel sonno. Il boato dell´esplosione non l´ho nemmeno sentito. A svegliarmi è stato il soffitto, che ci è piombato in testa. Mi sono trovata coperta di macerie. Con le braccia ho cercato di spostarle, per respirare un po´ d´aria. Poi sono stata fulminata dal pensiero che dovevo salvare i miei figli».

Jabaliya è uno dei tanti campi profughi di cui è disseminata la Striscia. Bambini che giocano scalzi nella polvere, bevono dove possono, crescono come animali in una gabbia. Intorno ci sono decine di case distrutte o danneggiate dopo che un F16 israeliano ha colpito la vicina moschea Imad Aqel, ora in parte rovinata sull´abitazione dei Balusha.

«Il mio pensiero è andato subito a Bara», la neonata di 13 giorni che dormiva accanto ai genitori. La culla si era rovesciata e ribaltandosi l´aveva protetta. «Ho messo la piccola nelle braccia di mio marito Anwar, che era ferito, e sono andata nella stanza a fianco, dove stavano tutti gli altri figli». Vista la scena, Samira è svenuta. Si è svegliata solo dopo il ricovero in ospedale. Ha chiesto delle figlie che mancavano all´appello. Qualcuno le ha detto una bugia pietosa: «Sono ferite, forse le hanno ricoverate altrove». Samira ha capito

La famiglia Balusha era composta da otto figlie e un maschio, Muhammad, che dormiva nella stanza nei genitori e si è salvato. Dice la donna tra le lacrime: «Se venisse ucciso anche solo un bambino israeliano, il mondo intero si indignerebbe, e il Consiglio di sicurezza dell´Onu verrebbe riunito. Ma il sangue dei nostri bambini non conta niente per il mondo. Questo è un crimine di guerra e chi lo ha fatto dovrebbe essere portato davanti alla giustizia».
Difficili anche i funerali. Il cimitero Shuhada era troppo vicino al confine con Israele, con i carri armati appena arrivati davanti, e nessuno si fidava. La scelta è andata sul campo di Beit Lahya, già strapieno per le vittime dei bombardamenti degli ultimi giorni. Avvolte nelle bandiere di Hamas, le cinque bambine sono state trasportate a spalla, con la gente che intonava slogan contro Israele e l´America.

Ieri al Parlamento israeliano il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha suscitato le ire dei deputati arabi quando ha affermato che a Gaza finora «sono rimasti uccisi circa 300 terroristi». «E i bambini? Quanti bambini palestinesi sono rimasti uccisi?», gli ha chiesto polemicamente il parlamentare Taleb a-Sana. Alla tv il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha detto: «Purtroppo in guerra anche i civili pagano il prezzo». In tre giorni il massiccio bombardamento israeliano sulla striscia di Gaza ha causato 345 morti, 61 dei quali civili. Almeno 23 delle vittime sono bambini.
Fonte: La repubblica

Un’operaia sequestrata e violentata Arrestato un imprenditore

Tuesday, December 23rd, 2008

 Ha tenuto segregata per mesi e ha violentato una giovane di 28 anni, immigrata dell’est europeo, operaia nella sua azienda. Un imprenditore cingalese di 21 anni, residente a Capranica (Viterbo) è stato arrestato per sequestro di persona e violenza sessuale. L’uomo, secondo i carabinieri, avrebbe rinchiuso la ragazza in una stanza della sua azienda (un allevamento di animali esotici) e avrebbe abusato di lei.

SEGREGATA PER MESI - Per impedirle di fuggire e di avere contatti con l’esterno le avrebbe tolto il passaporto e il telefonino cellulare. La giovane, approfittando dell’assenza del cingalese, è riuscita a telefonare ai carabinieri che hanno fatto irruzione nell’azienda e l’hanno liberata. Stando a quanto raccontato dall’operaia agli investigataori, la sua segregazione in una stanza dell’allevamento sarebbe durata alcuni mesi. L’uomo è stato arrestato e rinchiuso nel carcere viterbese di Mammagialla.

Fonte : Corriere della Sera

Stop al femminicidio

Friday, November 28th, 2008

“Femminicidio” e “violenza sessuata” sono strumenti per controllare i comportamenti femminili e garantire il potere maschile: non è violenza comune ma violenza che mina all’identità del soggetto in quanto donna

Parte il 25 novembre da Niscemi, luogo in cui Lorena Cultraro, 14 anni, è stata uccisa da tre suoi “amici”, e si concluderà a Brescia dove Hiina Saleem è stata assassinata dal padre perché “colpevole” di non essere una buona musulmana, la “Staffetta di donne contro la violenza”, organizzata dalle donne dell’Udi per prendere pubblicamente parola contro il “femminicidio”. L’iniziativa che durerà un anno intero e attraverserà l’Italia sarà accompagnata dal Calendario UDI 2009 che raccoglie “le parole che abbiamo detto in questi anni, parole che si possono rintracciare nei documenti nazionali, ma anche nei comunicati delle realtà territoriali o nelle lettere di singole donne”. Il testo, curato da Ingrid Colanicchia, e tradotto in italiano, arabo inglese, francese e rumeno ripercorre le esperienze dell’UDI degli ultimi anni e sottolinea con forza le parole che non si vogliono pronunciare: “femminicidio”, “violenza sessuata”. Una violenza che “eletta a strumento col quale moderare e controllare i comportamenti femminili per garantire il mantenimento dell’ordine patriarcale e dunque del potere, non è violenza comune ma violenza che mina all’identità del soggetto in quanto donna”.
La parte grafica del Calendario, in armonia con lo scritto, è tutta incentrata sul corpo femminile. Le rappresentazioni metafisiche, realizzate da Carla Cantatore, emozionano nella loro glacialità; sono corpi femminili raffigurati come manichini che “rappresentano guscio e armatura piuttosto che sostituzione della carne, sono a difesa della fragilità del nostro corpo.(…) quel collo è una sorta di cornucopia e da quella si eroga, si distribuisce, si dona la grande energia che può essere materiale o spirituale ma è quella che specialmente viene dalle donne”. “Hina e Lorena siamo noi”. Le tragiche vicende delle due donne diventano la parola d’ordine che definisce il paradigma della violenza sulle donne ma le ragioni del femminicidio che avvelena il nostro pianeta si ravvisano nella dichiarazione di F. Pala alla Scuola Politica dell’UDI 2008: “Le antiche domande, amore e bellezza, risultano così dolorosamente in – castrate dentro strutture sociali e culturali dominanti che le donne vivono con fatica. Il corpo di donna si trova a muoversi, crescere e agire in un ambiente che è chiaramente ‘informato’ allo sguardo maschile”.

Fonte: Noi donne

http://www.noidonne.org/?op=articolo&art=2321

Donna nuda crocifissa al letto sul poster choc anti-violenza. «Stop» dall’assessore Cadeo

Saturday, November 15th, 2008

Una (bella) donna distesa e semi-nuda su un letto (di dolore?). A braccia aperte. La scritta poi toglie ogni dubbio: «Chi paga per i peccati dell’uomo?». Evidente, così, il riferimento al crocifisso e al martirio cristiano. È bufera sulla campagna pubblicitaria di Telefono Donna, onlus fondata nel 1992 e insignita dal Comune una decina d’anni fa con tanto di benemerenza civica. La donna crocifissa avrebbe dovuto campeggiare su cinquecento spazi pubblicitari. Testimonial choc (la campagna è dell’agenzia internazionale Arnold WorldWide) in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in calendario per il 25 novembre. Tutto fermo, congelato. Perché da Palazzo Marino le pressioni sono fortissime.

L’assessore al Decoro Urbano, Maurizio Cadeo (An), davanti al rendering dei primi manifestini è sobbalzato. No, quell’immagine non deve passare. Non almeno sugli stalli pubblicitari del Comune. Il messaggio spedito agli uffici che gestiscono la pubblicità del Comune è chiaro: opporsi in ogni modo. «Perché rispondere alla violenza con violenza?», domanda Cadeo. Una questione anche di decoro. La pensa così anche il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Il manifesto strumentalizza il simbolo della cristianità. In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagne».
Il Comune prepara allora la controffensiva. Lo stesso Cadeo, insieme con Mariolina Moioli (titolare delle deleghe per le Politiche sociali), sta studiando un altro manifesto, altrettanto «efficace ma meno provocatorio». Un altro collega di giunta (e compagno di partito) si smarca. È l’assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna: «Non sono scandalizzato. Ho grande rispetto per le sensibilità degli altri miei colleghi, ma credo che a volte la violenza dei messaggi sia importante per creare coscienza e sensibilità». La polemica infuria. Oliviero Toscani, maestro dell’immagine da pugno nello stomaco, sbotta: «Non ho visto le foto, ma non importa: censurare è subumano. Punto. non esiste peggior violenza della censura».
Stefania Bartoccetti, presidente dell’associazione cade dalle nuvole. «I manifesti sono già stati stampati dopo il primo via libera degli uffici comunali. Ora staremo a vedere. Domani (oggi ndr), con l’agenzia che ha curato la campagna, decideremo il da farsi». «A noi non risulta che tutti i permessi siano stati accordati — replica Cadeo —. E comunque, in casi come questi, bisogna distinguere l’iter burocratico dalle responsabilità politico-amministrative». Campagna blasfema? Si difende la Bartoccetti: «Io sono cattolica praticante. La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema». Da Salemi si fa vivo anche l’ex assessore Sgarbi: «Quella di Milano è un’amministrazione che dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini». E i poster? «Sono pronto a ospitarli a Salemi ».
Andrea Senesi
Fonte: Corriere della Sera

telefono arcobaleno

Wednesday, November 12th, 2008

La difesa dei diritti dei  bambini è un argomento che mi sta molto a cuore ed infatti ne parlo spesso nel mio blog

http://regard.forpassion.net/2008/03/26/e-parliamo-ancora-di-turismo-sessuale/

http://regard.forpassion.net/2007/11/20/giornata-mondiale-per-i-diritti-dellinfanzia/

http://regard.forpassion.net/2006/12/21/turismo-sessuale-litalia-e-prima/

e potrei continuare. Ma la cosa terribile è che ogni volta che scrivo un post spero sia l’ultimo. Che questa vergogna abbia una fine . Ma non finisce mai . Anche quest’anno leggendo il rapporto di Telefono arcobaleno si rimane inorriditi.

I consumatori italiani di pornografia minorile sono triplicati in quattro anni, con un incremento del 188% rispetto al 2004, che pone l’Italia al quinto posto della classifica dei paesi del G8 per quanto riguarda la pedofilia in Internet. Lo segnala il rapporto mensile dell’Osservatorio internazionale sulla pedofilia online di Telefono Arcobaleno.

L’organizzazione italiana nell’ultimo anno ha inoltrato alle autorità di tutto il mondo 37.263 segnalazioni, in media 850 alla settimana, 122 al giorno, con un incremento del 21,56% rispetto alla stesso periodo dell’anno scorso.

“Germania, Usa, Russia, Regno Unito, Italia, Canada, Francia, Giappone, ovvero il G8 - spiega Telefono Arcobaleno in una nota - sono proprio i primi otto Paesi ‘consumatori’ di pornografia minorile, con una domanda che assorbe circa i tre quarti degli scambi mondiali e alimenta incessantemente il circuito perverso e criminale della richiesta di nuovi materiali e della loro produzione e distribuzione”.

La classifica prosegue con Svizzera, Spagna e Olanda. Secondo Telefono Arcobaleno in questo “mercato dell’orrore l’Europa è epicentro assoluto: oltre il 90% dei bambini sfruttati è di razza europea, l’86% dei materiali pedofili è allocato in territorio europeo, i due terzi dei clienti sono europei”.

Il rapporto mensile riguarda esclusivamente i siti con espliciti contenuti e materiali pedofili e pedo-pornografici segnalati da Telefono Arcobaleno all’Interpol e alle polizie nazionali secondo le rispettive competenze e, in Italia, all’Autorità giudiziaria e al Nucleo Investigativo Telematico.

Fonte : La Repubblica


disperazione…

Monday, November 10th, 2008

 Si è tolta la vita sparandosi un colpo di pistola al petto nel giorno del compleanno della sua bambina. Così N.L., 36 anni, di Veroli in provincia di Frosinone, madre di tre figli, ha deciso di farla finita. Il suo corpo è stato trovato questa mattina nella sua Fiat Panda in via Selvapiana, a Ripi, dove la donna aveva alcuni parenti. La pistola era del marito ed era regolarmente denunciata. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Fino alla scorso mese, N.L. ha lavorato in un supermercato di Frosinone; poi è andata via, e da qualche settimana era impiegata in una ditta di pulizie. Residente a Veroli insieme al marito, un camionista, ha lasciato un biglietto indirizzato alle tre figlie sul tavolo - “Vi voglio bene”, c’è scritto - ed è uscita di casa con la sua auto. E’ stato poi il coniuge a trovarla priva di vita. Cosa abbia spinto la donna ad uccidersi è ancora tutto da chiarire, anche se il suo stato depressivo (era in cura psichiatrica, e prendeva psicofarmaci) in questi giorni si era notevolmente accentuato.

“L’ho vista stamani accompagnare all’asilo il più piccolo dei tre figli - ha detto uno zio del marito - era sorridente come al solito. Nessuno avrebbe mai pensato che oggi succedesse una cosa del genere. Era una donna tranquilla, una madre ed una moglie perfetta. Non riusciamo a spiegarci come sia potuto accadere”.
Fonte : La Repubblica

igeria: scoperta «fabbrica di bambini»
Venivano fatti nascere per essere venduti. Secondo l’Unicef il mercato è di almeno 10 minori al giorno
ENUGU (Nigeria) - La polizia ha fatto irruzione in una clinica per la maternità di Enugu, nell’est della Nigeria, per stroncare una «fabbrica di bambini». Nell’edificio, di due piani, tutto taceva durante il giorno, ma l’attività diventava febbrile durante la notte. Si trattava di una struttura dove venivano rinchiuse giovani donne (ne sono state liberate 20) e venivano dati alla luce bambini da mettere in vendita. Per le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, la pratica non è rara in Nigeria, il Paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, pari a 140 milioni. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di Enugu attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non desiderate, proponendo loro di aiutarle ad abortire. Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20 mila naira (135 euro). I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300 mila e i 450 mila naira (2 mila -3 mila euro).

STUPRI RIPETUTI - «Appena entrata, mi hanno fatto un’iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France presse una delle 20 donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che ero stata violentata». La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con altre 19 donne. Il medico l’ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell’intervento della polizia. Non esistono dati precisi sulle «fabbriche dei bambini», come sono state ribattezzate dalla stampa nazionale, e sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, ma secondo gli attivisti si tratta di un’attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. «Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo», dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell’Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani. Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel Paese sono almeno una decina. «Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando un’ong ha lanciato l’allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali», ha aggiunto.

«VOLONTARIE» PER POVERTÀ- In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, «abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli», ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu. Secondo la polizia, il medico «invitava» giovani uomini «per ingravidare le ragazze». In alcuni casi, i bambini vengono dati alla luce per avere più manodopera o farli prostituire. Nella società nigeriana la sterilità di una donna sposata è un fardello. «Nella società Igbo (etnia del sud-est), il prezzo da pagare quando non si hanno bambini è alto», evidenzia Peter Egbigbo, psicologo clinico, ma la gente «è pronta a pagare non importa quale somma per un bambino», di cui poi nascondono a tutti l’origine. «Molta gente non sa neppure che quel che fa è contro la legge - sottolinea Okoronkwo, dell’agenzia nazionale - credono si tratti di una adozione». Secondo l’Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria.
Fonte: Corriere della Sera

Uccide l’ex fidanzata a coltellate poi si suicida con la stessa arma

Tuesday, November 4th, 2008

Si erano lasciati una settimana fa, ma lui non accettava la separazione. Stamane l’ennnesima lite, finita in tragedia. Un romeno di 51 anni ha ucciso con otto coltellate l’ex fidanzata di 31 anni e si è tagliato la gola con la stessa arma.

Al sesto piano di un condominio di edilizia popolare alla periferia di Bologna, in via Libia 10, c’erano anche due amiche della donna, madre e figlia che avevano dato ospitalità alla giovane separata, anche lei di origine romena.

Nel tentativo di fuggire alla furia dell’uomo, è rimasta ferita a una mano, fortunatamente solo in maniera leggera, la figlia della padrona di casa, una bolognese incinta di 25 anni, con problemi di droga, agli arresti domiciliari perché due anni fa tentò di uccidere un giovane durante una banale lite a un distributore di benzina.

Maria Aurica Ungureanu e Ionel Constantin si conoscevano da tempo. Nell’agosto 2006, erano stati entrambi arrestati dalla polizia di Bologna in una vasta indagine sullo sfruttamento della prostituzione. L’uomo, ritenuto dagli inquirenti il capobanda, era accusato anche di violenza sessuale e nell’operazione erano finiti in manette, oltre alla complice, anche i suoi due figli.

Questa mattina la madre della venticinquenne bolognese che ospitava la vittima nell’appartamento di via Libia, rientrando a casa, ha trovato il romeno sul pianerottolo. “Era tranquillo”, ha raccontato agli investigatori, e ha chiesto di parlare con Maria per tentare di riappacificarsi.

Entrato in casa, l’uomo si è avventato sull’ex fidanzata. La sua amica incinta è riuscita a fuggire e a rifugiarsi insieme alla madre dai vicini al piano di sotto, e da lì hanno chiamato i soccorsi e il 113.

La polizia ha trovato i due corpi a terra, nella stanza da letto. La romena era già morta, mentre l’uomo, che si era tagliato la gola, è deceduto poco dopo.
Fonte: La Repubblica

Femminicidi nel 2008

Thursday, October 30th, 2008

Un bilancio approssimativo dei femminicidi nel 2008. Grazie a chi l’ha fatto perchè questa lista è molto più esplicita di tante parole.

anno 2008
donna uccisa
il…………………a…………………………..da:
 

  2 gennaio - milano……………………….figlio
  8 gennaio - pisa………………………….sconosciuti
  9 gennaio - foggia……………………….convivente
11 gennaio - garbagnate………………….marito
25 gennaio - bergamo…………………….sconosciuto
30 gennaio - cosenza-campo rom……….sconosciuti
31 gennaio - padova………………………marito
  1 febbraio - viterbo………………………amante
  5 febbraio - castellamare di stabia……marito
21 febbraio - napoli……………………….marito
23 febbraio - pistoia………………………protettore
24 febbraio - lucera……………………….vicino di casa
27 febbraio - benevento………………….sconosciuto
29 febbraio - bari………………………….marito
  8  marzo  -  isernia……………………..amico
10  marzo  -  taranto……………………..marito
10  marzo  -  taranto……………………..padre
10  marzo  -  taranto……………………..padre
16  marzo  -  cuneo……………………….conoscente
17  marzo  -  savona………………………figlio
17  marzo  -  savona………………………ex fidanzato
21  marzo  -  lecco…………………………figlio
23  marzo  -  torino………………………..sconosciuto
23  marzo  -  livorno……………………….sconosciuto
25  marzo  -  ferrara……………………….sconosciuto
27  marzo  -  nuoro………………………..sconosciuti
30  marzo  -  sezze………………………..convivente
  9  aprile   -  roma…………………………marito
16  aprile   -  salerno………………………fratello
19  aprile   -  perugia………………………sconosciuto
21  aprile   -  pistoia……………………….sconosciuto
25  aprile   -  monterone…………………..racket
25  aprile   -  monterone…………………..racket
26  aprile   -  verona……………………….amico del marito
29  aprile   -  foligno……………………….padrone di casa
  7 maggio - genova………………………..protettore
  8 maggio - milano…………………………sconosciuto
13 maggio - niscemi………………………..amici
14 maggio - rimini…………………………..ex fidanzato
17 maggio - bari…………………………….marito
21 maggio - napoli………………………….figlio
25 maggio - lago d’iseo……………………marito
26 maggio - mantova………………………sconosciuto
30 maggio - piacenza………………………sconosciuto
  4 giugno  -  vicenza………………………marito
  6 giugno  -  milano……………………….convivente
  8 giugno  -  rimini…………………………nipote
10 giugno  -  bergamo………………………conoscente
  6  luglio  -   perugia……………………….sconosciuto
15  luglio  -   prato…………………………..marito
16  luglio  -  genova…………………………conoscente
13  luglio  -  grosseto……………………….sconosciuto
17  luglio  -  senigallia………………………ex marito
25  luglio  -  bergamo………………………..ex fidanzato
31  luglio  -  scicli…………………………….marito
  2 agosto - canosa di puglia……………….marito
  2 agosto - canosa di puglia……………….genero
18 agosto - genova…………………………..convivente
20 agosto - parma……………………………marito
20 agosto - parma……………………………padre
21 agosto - arezzo……………………………convivente
23 agosto - luzzara…………………………..convivente  
29 agosto - fano………………………………ex convivente
3 settembre-ravenna…………………………sconosciuto
5 settembre-sardegna………………………..sconosciuto
9 settembre-prov.torino………………………padre
12settembre-pisa……………………………..sconosciuto
14settembre-bari………………………………figlio
17settembre-bergamo………………………..ex marito
17settembre-bergamo………………………..ex marito dell’amica
18settembre-lecco…………………………….convivente
18settembre-roma…………………………….fratello
20settembre-montebello jonico……………..marito
22settembre-napoli……………………………marito
27settembre-ferrara……………………………figlio
  1 ottobre  -  foligno………………………….ex convivente
  2 ottobre  -  trapani………………………….sconosciuto
  6 ottobre  -  spoleto………………………….ex  convivente
  7 ottobe   -  reggio calabria…………………sconosciuto
  9 ottobre  - bovalino………………………….conoscente
16 ottobre  - campobasso……………………..marito
17 ottobre  - alassio……………………………sconosciuto
19 ottobre  - foresto sparso…………………..ex fidanzato
20 ottobre  - reggio calabria…………………..datore di lavoro
23 ottobre  - caserta……………………………marito

Fonte : Femminismo a sud

http://oknotizie.alice.it/go.php?us=49d11a20e3f1a0cb

… lapidata

Wednesday, October 29th, 2008

Somalia, lapidata in pubblico
per aver commesso adulterio

La ragazza aveva 23 anni. I parenti
sono stati costretti ad assistere allo
scempio durante il quale è stato
ucciso per errore anche un bambino
CHISIMAIO (SOMALIA)
Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di ieri a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, dopo la condanna a morte emessa da una corte islamica e davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi. La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere sepolta fino al collo e massacrata.

Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un “processo” coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo.

È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

Il porto di Chisimaio è finito sotto il controllo di una coalizione di forze fedeli al leader Hassan Turki e di miliziani islamici Shabab (gioventù), dopo aver sconfitto le milizie del clan locale Marehan, che controllava la città dall’aprile del 2007. Turki è accusato da Washington di terrorismo. «Questo pomeriggio vogliamo far sapere alla gente di Chisimaio che stiamo applicando una punizione che è rara in questa regione e che viene inflitta per la prima volta a Chisimaio», ha aggiunto Hayakallah. Sono state vietate riprese e fotografie, ma i giornalisti sono stati autorizzati ad assistere.