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	<title>αγορά  (agorà)</title>
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	<description>la piazza delle donne</description>
	<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 23:06:55 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;ultima beffa della pillola RU486</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 23:06:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[ Consiglio Superiore di Sanità ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia possa avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario. Con il paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre chi vuole evitare il bisturi dovrà restare in ospedale
 







Il Consiglio Superiore di Sanità, organo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Consiglio Superiore di Sanità ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia possa avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario. Con il paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre chi vuole evitare il bisturi dovrà restare in ospedale<!-- fine SOMMARIO --></strong></p>
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<div class="border2"><img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/03/19/jpg_2123409.jpg" border="0" alt="" /></div>
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<p>Il Consiglio Superiore di Sanità, organo pletorico e francamente poco autorevole, ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia può avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario fino alla verifica dell&#8217;espulsione completa. Quindi, nel nostro Paese - diversamente da ciò che normalmente accade da anni in tutti i paesi della Ue (con l&#8217;eccezione dell&#8217;Irlanda e del Portogallo), negli Usa e in Canada - si autorizza una pillola che ha come funzione quella di evitare un costoso e gravoso ricovero ospedaliero, ma se ne vincola l&#8217;uso al suddetto ricovero ospedaliero. E si dice chiaramente alle regioni che avevano deciso di somministrare la RU486 in day hospital che il ricovero giornaliero non va bene. Con l&#8217;incredibile paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre quella che avrebbe preferito evitare il bisturi e inghiottire una pillola lo dovrebbe invece fare restando chiusa in ospedale (senza motivo e con evidente stress psicologico) per almeno tre giorni. E con un inevitabile effetto boomerang: le donne decideranno di &#8220;firmare&#8221; l&#8217;uscita dopo aver preso la pillola e se ne andranno a casa sotto la propria responsabilità.</p>
<p>Chiunque dica che il ricovero &#8220;va fatto per tutelare la salute della donna&#8221;, non ha letto la letteratura scientifica e non ha capito bene a cosa serva l&#8217;Aifa. Che è l&#8217;ente governativo preposto al controllo sui farmaci e, presumiamo, se autorizza un farmaco è perché ne ha verificato efficacia e sicurezza. Dunque, se l&#8217;Aifa ha autorizzato la RU486 non si vede perché un organo consultivo pletorico debba metterne in discussione la sicurezza. Il Css era chiamato quindi a esprimersi su un farmaco autorizzato a seguito di una delibera dell?Aifa pubblicata in Gazzetta Ufficiale dopo amplissime valutazioni sia scientifiche che giuridiche. Quella delibera si limita ad indicare che la RU 486 è un farmaco ospedaliero e che come tale da prescrivere solo in ospedale. Non entra volutamente nel merito del ricovero ordinario o del day hospital, lasciando tale scelta al prescrittore e alle sue valutazioni del caso</p></div>
<div class="testo">Insomma, com&#8217;è logico, l&#8217;Aifa dice: ecco il farmaco, lo prescriva solo il medico ospedaliero perché è un presidio delicato e lo prescriva secondo scienza e coscienza, come sempre i medici possono e devono fare. Valuti lui se la donna ha problemi clinici che consigliano il ricovero o se non li ha e quindi se ne può andare a casa. Qualunque discussione medico scientifica è chiusa.</div>
<p>È quindi evidente che non c&#8217;è un problema medico, ma giuridico. Un problema che riguarda la legittimità o meno dell&#8217;uso in day hospital della pillola rispetto a quanto contemplato dalla legge 194 che regola l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza. Anche in questo caso, la lettura della legge in chiave restrittiva e anti day hospital cozza vistosamente con quanto effettivamente scritto e voluto dal legislatore del 1978. E questo perché in nessun comma della legge è detto che l&#8217;aborto debba avvenire obbligatoriamente in regime di ricovero ordinario in ospedale. Al contrario, è previsto che esso possa avvenire anche &#8220;presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione&#8221; (art.8). Ma anche presso case di cura autorizzate dalla regione (sempre art.8). Inoltre viene chiaramente detto che la degenza in ospedale per l&#8217;aborto è una eventualità ma non la prassi (articoli 8 e 10). E, infine, viene esplicitamente previsto che si debba promuovere &#8220;l?uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell&#8217;integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l&#8217;interruzione della gravidanza&#8221; (art. 15). Insomma la 194 non pregiudica in alcun modo la possibilità di usare la RU 486 con protocolli di monitoraggio a distanza da parte dell&#8217;ospedale, consentendo alla donna di stare a casa nel periodo di attesa del processo abortivo. E qui si apre un altro incongruo: il Css dice che la donna deve stare in ospedale fino all&#8217;espulsione avvenuta. Quindi giorni e giorni, giacché, per lo più, la sola somministrazione della RU (mifepristone) non è sufficiente e dopo un paio di giorni necessita della somministrazione di prostaglandine: tutte pillole, s&#8217;intende, che la donna potrebbe prendere in ospedale e poi andarsene a casa sua a consumare in silenzio e tra i suoi cari la sua personalissima tragedia (giacché non va dimenticato: l&#8217;aborto è sempre una tragedia per una donna). Invece i Soloni del Css decretano che lei dovrà starsene in ospedale a piangere in solitudine occupando un letto prezioso e sprecando denaro pubblico. È ovvio che il vero motivo di tutta questa inutile manfrina è annullare di fatto ragioni e convenienza dell&#8217;aborto farmacologico. Ma proprio per questo è altrettanto ovvio che scatterà il &#8220;signora, se vuole, può firmare e andarsene&#8221;. Ed è ovvio che la maggioranza delle donne lo farà. <strong>Punite due volte</strong></p>
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		<title>Ru486, la scelta del Consiglio di Sanità &#8220;La pillola abortiva solo in ospedale&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 23:05:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Livia Turco (Pd): &#8220;E&#8217; la saga dell&#8217;ipocrisia&#8221;
 


 Ferruccio Fazio


ROMA - Niente day hospital, solo il ricovero in ospedale. E&#8217; questa la strada obbligata che si troveranno davanti le donne che ricorreranno alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio superiore di Sanità ha deliberato che &#8220;l&#8217; unica modalità di erogazione&#8221; del farmaco sia &#8220;il ricovero ordinario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Livia Turco (Pd): &#8220;E&#8217; la saga dell&#8217;ipocrisia&#8221;<span class="txt12"><!-- inizio FIRMA --><em></em><!-- fine FIRMA --></span></p>
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<div class="fotosxb"><!-- inizio FOTO1 --><img src="http://www.repubblica.it/images/2010/03/18/195339659-0c3bf80e-b0ce-4391-aa62-d150c8b1c634.jpg" alt="Ru486, la scelta del Consiglio di Sanità &quot;La pillola abortiva solo in ospedale&quot;" width="230" height="153" /> <!-- fine FOTO1 --><!-- inizio DIDA -->Ferruccio Fazio<!-- fine DIDA --></div>
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<div id="testo"><!-- inizio TESTO --><strong>ROMA</strong> - Niente day hospital, solo il ricovero in ospedale. E&#8217; questa la strada obbligata che si troveranno davanti le donne che ricorreranno alla pillola abortiva <a class="Articolo" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2009/11/26/news/il_senato_chiede_lo_stop_alla_ru486_no_allimmissione_sul_mercato-1820382">Ru 486</a>. Il Consiglio superiore di Sanità ha deliberato che &#8220;l&#8217; unica modalità di erogazione&#8221; del farmaco sia &#8220;il ricovero ordinario fino alla verifica dell&#8217;espulsione completa&#8221; per garantire &#8220;la tutela psicofisica della donna e il rispetto della legge 194&#8243;. Lo ha reso noto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, a margine di convegno a Roma. Spiegando &#8220;di aver appena firmato l&#8217;invito per le Regioni ad adeguarsi&#8221;.</div>
<p>&#8220;Il Css - continua Fazio - ha raccomandato al ministero di formulare linee di indirizzo e il ministero si riserva di adottare le necessarie iniziative di monitoraggio e valutazione al più presto&#8221;.</p>
<p>Lo scorso novembre la commissione Sanità del Senato aveva approvato, a maggioranza, un documento in cui si chiedeva al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486. Secondo la maggioranza con la RU486 l&#8217;interruzione di gravidanza diventerebbe molto più facile rispetto alle procedure previste dalla legge sull&#8217;aborto. Una valutazione contestata dall&#8217;opposizuione che parò di svolta &#8220;antiabortista&#8221;.</p>
<p>Già lo scorso 22 febbraio, il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella era tornata a ribadire che non solo la somministrazione della pillola, ma anche l&#8217;intera procedura, sarebbero dovute avvenire in ospedale dove &#8220;la donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto&#8221;, come preannunciato nel parere del consiglio superiore di sanità, che oggi ha deciso in questo senso.</p>
<p>Critico il Pd. &#8220;Dubito che il cosniglio abbia preso questa decisione in scienza e coscienza - commenta Livia Turco - La scelta di somministrare la pillola abortiva Ru486 solo in ricovero ordinario è una saga dell&#8217;ipocrisia: significa che le donne usciranno dall&#8217;ospedale dopo aver firmato le proprie dimissioni e questa non è certo la via per tutelare la loro salute</p>
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		<title>Oppio in sala parto, il dolore scompare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:01:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È un&#8217;alternativa all&#8217;epidurale e lascia la mamma sveglia. La sperimentazione avviata con successo al Careggi

«Agisce rapidamente e altrettanto rapidamente viene eliminato dall’organismo»
Oppio in sala parto, il dolore scompare
È un&#8217;alternativa all&#8217;epidurale e lascia la mamma sveglia. La sperimentazione avviata con successo al Careggi
ROMA - Viene proposta come alternativa dolce alla metodica che già costituisce per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>È un&#8217;alternativa all&#8217;epidurale e lascia la mamma sveglia. La sperimentazione avviata con successo al Careggi</h2>
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<p class="reader">«Agisce rapidamente e altrettanto rapidamente viene eliminato dall’organismo»</p>
<p class="reader">Oppio in sala parto, il dolore scompare</p>
<p class="reader">È un&#8217;alternativa all&#8217;epidurale e lascia la mamma sveglia. La sperimentazione avviata con successo al Careggi</p>
<p><strong>ROMA</strong> - Viene proposta come alternativa dolce alla metodica che già costituisce per le donne un alleggerimento dai dolori del parto, l’epidurale. È l’anestesia a base di un oppioide comunemente usato per addormentare i pazienti durante gli interventi chirurgici, il remifentanil. La futura mamma lo riceve per via endovenosa, in infusione, con dosaggi personalizzati che le lasciano il gusto di assistere da sveglia alla nascita del suo bambino quando non le è possibile sottoporsi alla metodica classica dell’analgesico iniettato a livello lombare (epidurale) perché controindicata.</p>
<p><strong>RISULTATI POSITIVI </strong>- La sperimentazione è stata avviata all’ospedale fiorentino di Careggi ed è ancora in corso, con risultati positivi, secondo Anna Melani, responsabile del reparto di anestesia del dipartimento materno-infantile: «Abbiamo già trattato circa 1000 donne, la prima è stata mia figlia. È un’alternativa sicura. Questo oppioide era già stato studiato e molto si conosce sui suoi meccanismi d’azione. Agisce rapidamente e altrettanto rapidamente viene eliminato dall’organismo». Sarebbe proprio quella che in termini medici è definita &#8220;emivita breve&#8221; (cioè il veloce smaltimento), uno dei vantaggi di remifantanil. La sperimentazione è partita dopo il via libera del comitato etico di Careggi. «Per ogni partoriente viene individuata la quantità di farmaco su misura» spiega la Melani indicando altri vantaggi: «L&#8217;assenza di effetti collaterali per la mamma e per il bambino e la mancanza di accumulo della sostanza. Viene proposto a chi non può ricevere l’anestesia epidurale per problemi di coagulazione». I risultati dell’esperienza fiorentina sono stati pubblicati sulla rivista internazionale <em>Anesthesia and analgesia</em>.</p>
<p><strong>FAVOREVOLI E CONTRARI </strong>- Perplesso Guido Fanelli, esperto di antidolorifici, membro di un’apposita commissione ministeriale: «Il remifentanil crea un’anestesia dissociativa. Il paziente resta sveglio e non avverte dolore. Non dobbiamo dimenticare però che è molto potente, molto più della morfina e non è estraneo a complicanze. Oltre al fatto che può superare la barriera tra madre e feto. Insomma, definirla alternativa dolce mi sembra eccessivo anche perché è un analgesico poco maneggevole. Mi chiedo inoltre se la sicurezza sia garantita anche nei casi in cui il parto si prolunga». Luciano Caprino, ordinario di farmacologia all’università La Sapienza è favorevole all’oppio nel reparto maternità, ma conserva un dubbio: «L’unico effetto collaterale sgradito potrebbe essere quello di indurre la diminuzione della frequenza respiratoria di donne e bambino. Va usato in strutture ben attrezzate e organizzate. Nel complesso potrebbe rivelarsi una soluzione migliore dell’epidurale». Per la senatrice Donatella Poretti, radicale del Pd «l’importante è che la donna possa scegliere». La parlamentale, che difende il diritto della donna a non soffrire in sala parto, ricorda i dati deludenti sull’offerta dell’anelgesia epidurale in Italia. Ad assicurarla 24 ore su 24 solo il 16% dei punti nascita, senza ticket: «Ben venga dunque l’iniziativa del Careggi. Speriamo che a Firenze diventi più facile trovare centri organizzati per il parto naturale&#8221;</p>
<p>Fonte: Corriere della Sera</p></div>
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		<title>«Devo modificare il tuo karma» Guru new age abusava di bimbe di 10 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 23:02:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[abusi]]></category>

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		<description><![CDATA[Abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e delle loro madri e otteneva denaro con l&#8217;inganno. Per questo Danilo Speranza, 62 anni, romano, «guru» indiscusso della setta «Re Maya», con mille adepti, è stato arrestato dagli agenti della polizia municipale di Roma dell&#8217;VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e delle loro madri e otteneva denaro con l&#8217;inganno. Per questo Danilo Speranza, 62 anni, romano, «guru» indiscusso della setta «Re Maya», con mille adepti, è stato arrestato dagli agenti della polizia municipale di Roma dell&#8217;VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale e truffa aggravata. «Mi sento male» avrebbe detto l&#8217;uomo agli agenti al momento dell&#8217;arresto. Il Campidoglio ha annunciato che si costituirà come parte civile nel processo contro Speranza.</p>
<p><strong>LE INDAGINI</strong> - In corso perquisizioni tra Roma e provincia in particolare Tivoli nelle abitazioni di soggetti legati al «guru» della setta. Al momento sono 15 le perquisizioni effettuate tra Roma e provincia. Le indagini della polizia municipale sono scattate circa 1 anno e mezzo fa da numerose denunce di minorenni e madri che raccontavano di violenze sessuali ed estorsioni compiute dall&#8217;uomo, guru di un&#8217;associazione dedita allo yoga e a terapie orientali con sede in via dei Sabelli 18, nel quartiere San Lorenzo. Per gli investigatori si trattava di rapporti «molto violenti» ai danni di bambini tra i 10 e i 12 anni e di alcune madri alle quali estorceva denaro. «La setta aveva sede nel centro di Roma - ha spiegato Di Maggio - ma i reati venivano consumati anche nella zona nord della Capitale e in provincia, fino a Fiano Romano e nella zona di Tivoli. Il gruppo contava un migliaio di adepti che venivano coinvolti ufficialmente in attività di yoga o comunque legati a filosofie orientali. In realtà, la persona arrestata svolgeva attività di violenza sessuale, anche su ragazze minorenni, e chiedeva soldi per strane ricerche sul dna o su un fantomatico disintegratore molecolare</p>
<p><strong>«MODIFICARE IL KARMA»</strong> - La violenza sessuale che Danilo Speranza ripeteva periodicamente sulle bambine, figlie di adepte della sua setta, veniva giustificata dalla «necessità di modificare il karma delle bambine e trasmetterle a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre le sofferenze altrimenti inevitabili». È quanto si legge dall&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Tivoli Cecilia Angrisano e che ha portato in carcere Speranza. Il Guru, secondo quanto emerso dalle indagini degli agenti diretti dal comandante Di Maggio, avviate su richiesta del centro antiviolenza della Provincia di Roma che ha raccolto, gli agghiaccianti racconti di almeno due ragazzine, aveva la capacità di condizionare psicologicamente le persone. Un condizionamento che passava - si legge nell&#8217;ordinanza- attraverso minacce e arrivando a «terrorizzare le ragazzine facendo temere che lui avesse poteri sovrannaturali». Tra le intimidazioni quella di «escluderle dall&#8217;associazione Maya» dentro la quale sono cresciute fin dai primi mesi o anni di vita, quindi «dall&#8217;unico mondo che conoscono» e di «privarle della considerazione e della benevolenza delle loro madri e degli altri adulti che frequentano». Le due piccole vittime, nel 2007 secondo quanto emerge dai racconti, si alleano, mentre il «Settimo saggio», anche così si faceva chiamare Speranza, le costringe a giochi sessuali cercando anche di indurle a rapporti a tre.</p>
<p><strong>SETTA NEW AGE </strong>- Dalle indagini è emerso anche il tentativo di Speranza di accreditarsi tra associazioni islamiche di musulmani con sedi prima Napoli poi a Roma. Infatti fino a un anno fa è stato presidente dell&#8217;Associazione Musulmani italiani. L&#8217;uomo convinceva anche le madri ad affidare ad altre famiglie i propri figli e si faceva intestare contratti di negozi grazie alla copertura della comunità new age «Re Maya» da lui fondata negli anni &#8216;80 per disintossicazione da droga, corsi di yoga e filosofia. Danilo Speranza è stato arrestato in zona Montesacro in uno dei luoghi di sua frequentazione: è accusato di violenza sessuale anche su minori, truffa aggravata e false dichiarazioni all&#8217;autorità giudiziaria ma rischia anche l&#8217;accusa di riduzione in schiavitù. L&#8217;uomo, secondo quanto riferisce la polizia municipale, avrebbe inoltre messo a segno truffe nei confronti di altri associati, chiedendo loro forti somme di denaro. Complessivamente sono 20 le vittime di violenza sessuale e di truffa accertate. L&#8217;ordine di arresto è partito del Procuratore capo di Tivoli Luigi De Ficchy, che con i due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania ha accolto la richiesta del gip Cecilia Angrisano.</p>
<p><strong>«UN TIPO ELEGANTE»</strong> - Un signore distinto, spesso vestito in giacca e cravatta, sempre al cellulare e con un cane di grossa taglia al guinzaglio. È così che alcuni residenti della zona di San Lorenzo, descrivono Danilo Speranza. «Lo vedevamo spesso fermo davanti alla porta del centro della sua Comunità, in via dei Sabelli. Non abbiamo mai capito con chiarezza cosa facesse lì fuori e che attività si svolgesse all&#8217;interno del centro - spiega una residente -. Alcuni africani che abitano di fronte alla Comunità, in passato, mi hanno detto che dava loro una mano affinché ottenessero i permessi di soggiorno». «Non mi ha mai fatto una buona impressione - dice un&#8217;altra residente - a volte girava in via dei Sabelli accompagnato da qualcuno, ma non abbiamo mai pensato che potesse fare le cose di cui è stato accusato»</p>
<p><strong>CALL CENTER E SOLIDARIETA&#8217;</strong> - «Spacciavano quel posto come un centro di servizi di call center e consulenze per attività di solidarietà. Sembrava un luogo rispettabilissimo, con tanto di uffici e più di una decina di dipendenti», raccontano ancora residenti e negozianti. «Qui fuori c&#8217;erano spesso molti giovani di 20 e 30 anni, ma anche gente più adulta». «Spesso in quel centro c&#8217;era la porta aperta, una volta sono entrata all&#8217;interno per chiedere invano di poter lavorare, anche se non sapevo di cosa si trattasse - ha aggiunto una negoziante - All&#8217;interno c&#8217;era un corridoio con diverse postazioni di computer». Sul citofono davanti alla porta del centro, dai vetri bianchi che non rendono visibile l&#8217;interno del locale, ci sono i nomi di due società.</p>
<p><strong>L&#8217;ASSOCIAZIONE </strong>- I progetti delle Associazioni Maya, come si leggeva sul sito, spaziavano dalle case di reclusione alle case famiglia, passando per i corsi di yoga. Il tutto basato sulla «parola amore», secondo le parole usate sul sito web: «Il sentire il valore della parola &#8216;amorè ad un livello interiore più profondo, si esprime nell&#8217;aiuto e nella solidarietà rivolta a persone disagiate, in condizioni di vita precarie e bisognose di sostegno - spiegava la pagina Web - Le specifiche individualità (classe sociale, cultura, professione, reddito, età, etc.) di ogni socio hanno condotto alla formazione di sinergie atte ad affrontare fattivamente vari problemi di disagio sociale, sviluppando nel reale i contenuti della ricerca interiore. A tal fine sono state elaborate forme di intervento in cui il substrato tecnico-professionale dei volontari si integrasse con le loro esperienze personali, senza prevaricare il carattere spontaneo dell&#8217;azione. Ogni iniziativa a livello sociale ha un carattere dinamico e si modifica in relazione alle innovazioni nelle varie metodologie di intervento. In ogni caso i modelli proposti presuppongono un&#8217;azione a diversi livelli, cercando sempre di garantire il rispetto dell&#8217;individuo, nella complessità dei suoi bisogni».</p>
<p><strong></strong><strong>«LOTTA AGLI ABUSI SUI MINORI»</strong> - Tra gli obiettivi dell&#8217;associazione Maya c&#8217;era il contrasto ai fenomeni correlati alle devianze adolescenziali, ma anche la lotta agli abusi sui minori: «Risulta evidente, da ricerche effettuate sul fenomeno in crescita esponenziale dell&#8217;emergenza minori e su quello, ad esso legato, della devianza adolescenziale, che, nella maggioranza dei casi, esso è in relazione ai flussi migratori provenienti dall&#8217;Est e dall&#8217;Africa. La degradazione delle condizioni di vita in tali aree depresse e sottosviluppate, spesso devastate dalla guerra, provoca lo spostamento di gran parte della popolazione verso i Paesi più industrializzati. Ma come già avvenne in conseguenza dell&#8217;urbanizzazione dovuta alla rivoluzione industriale, i centri urbani non sempre sono preparati ad accogliere un flusso migratorio di tale entità. Spesso le città sono prive delle strutture adeguate e i quartieri non dispongono di alloggi in numero sufficiente». «Il bambino che vive in tali ambienti, socio-economicamente deprivati, è spesso abbandonato a sé stesso o sfruttato: nomadismo, aggregazione in bande, devianza ed emarginazione sono solo alcuni aspetti tra quelli determinanti la formazione di una personalità psico-socialmente turbata», si sosteneva. Le Associazioni Maya, veniva evidenziato, «si propongono di attuare ogni intervento sociale volto a tutelare il bambino da abusi, maltrattamenti e violenze, siano esse fisiche o psicologiche, ripristinando quelle condizioni familiar-contestuali necessarie affinché si realizzino i suoi naturali diritti al gioco e ad un&#8217;infanzia felice, all&#8217;istruzione e alla formazione. Allo stesso tempo intendono sfruttare ogni risorsa utile al recupero sociale dei giovani deviati e degli adolescenti, socio-economicamente deprivati».</p>
<table class="foto-h-right" border="0" width="1" align="right">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://images.roma.corriereobjects.it/media/foto/2010/03/16/Guru--180x140.JPG" border="0" alt="L'ingresso dell'associazione Maya in via dei Sabelli 18 (Proto)" width="180" height="140" align="right" /></td>
</tr>
<tr>
<td>L&#8217;ingresso dell&#8217;associazione Maya in via dei Sabelli 18 (Proto)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p> </p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes">Redazione online<br />
Fonte: Corriere della Sera</p>
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		</item>
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		<title>Uno spot contro gli stereotipi di genere</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 23:03:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[società]]></category>

		<category><![CDATA[spot]]></category>

		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Regione Emilia Romagna, assieme all’Ufficio scolastico regionale, la Cineteca di Bologna, il Dipartimento discipline della comunicazione dell’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso ha indetto la prima edizione del concorso “Giochiamo alla pari” per la realizzazione di uno spot contro gli stereotipi di genere e la promozione della cultura delle Pari Opportunità.

Il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/013.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2040" src="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/013.jpg" alt="" width="460" height="348" /></a></p>
<p>La Regione Emilia Romagna, assieme all’Ufficio scolastico regionale, la Cineteca di Bologna, il Dipartimento discipline della comunicazione dell’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso ha indetto la prima edizione del concorso “Giochiamo alla pari” per la realizzazione di uno spot contro gli stereotipi di genere e la promozione della cultura delle Pari Opportunità.</p>
<div class="photo-dx"><a rel="floatboxGroup" href="files/articoli/g/03005_2.jpg"><img src="files/articoli/m/03005_2.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>Il primo premio è stato vinto dagli studenti dell’Istituto professionale “Einaudi” di Ferrara (classi V P e Q). Lo spot vincitore sarà trasmesso dalle televisioni locali e nei cinema regionali e la sceneggiatura servirà come base per la realizzazione del vero e proprio spot.<br />
<a href="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/014.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2041" src="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/014.jpg" alt="" width="460" height="348" /></a></p>
<p>L’obiettivo del concorso è finalizzato a sensibilizzare, in particolare i giovani, al pieno riconoscimento della parità tra donne e uomini nella vita sociale, economica e politica.</p>
<div class="photo-dx"><a rel="floatboxGroup" href="files/articoli/g/03005_3.jpg"><img src="files/articoli/m/03005_3.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>Gli elaborati degli studenti hanno proposto la rielaborazione critica di luoghi comuni, di un pregiudizio, di uno stereotipo ritenuto particolarmente significativo e che si manifesta a scuola, in famiglia, nei rapporti di coppia, sul lavoro e in tutti gli altri ambienti di vita.</p>
<p><a href="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/015.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2042" src="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/015.jpg" alt="" width="460" height="348" /></a></p>
<p>Al Prof. Pietro Benedetti, docente di fotografia pubblicitaria che ha seguito l’iniziativa, abbiamo chiesto quanto percepisce il fenomeno degli stereotipi e delle discriminazioni di genere. “Nell’ambiente scolastico da me frequentato sinceramente raramente, parlando degli studenti, riscontro particolari enfasi negative di particolari discriminazioni, forse perchè spesso i miei studenti devono occuparsi anche dell’immagine simbolica di queste situazioni che a livello di divulgazione pubblica sono chiamati a dare. In linea di massima ritengo che vi sia in atto nei ragazzi una trasformazione a volte difficile da interpretare, quasi come vi fosse a priori una specie di indifferenza che li porterà a giudicare quando l’esterno li condurrà per mano ad una classificazione</p>
<p><a href="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/016.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2043" src="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/016.jpg" alt="" width="460" height="348" /></a></p>
<p>In definitiva non credo abbiano precisi preconcetti o pregiudizi ma sono anche pigri nel voler interpretare una loro idea a riguardo”. Ma le ragazze che percezione hanno del tema della retribuzione? “Contrariamente a quello che mi aspettavo la maggior parte ritiene quasi conveniente essere donna per il fatto che, nella possibilità di un eventuale impiego, sono maggiormente disponibili ad adattarsi a situazioni non del tutto confacenti ai propri desideri del momento, rispetto agli uomini che subito vorrebbero quello che sognano, essendo a volte meno umili”.</p>
<p><a href="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/017.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2044" src="http://agora.forpassion.net/files/2010/03/017.jpg" alt="" width="460" height="348" /></a></p>
<p>Fonte: Noi Donne</p>
<p><a href="http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03005">http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03005</a></p>
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		<title>La soluzione di Marion Cotillard</title>
		<link>http://agora.forpassion.net/2010/03/14/la-soluzione-di-marion-cotillard/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 23:03:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Cotillard]]></category>

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		<description><![CDATA[
fonte: Youtube
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hg-Hp58kW1U"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hg-Hp58kW1U&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/hg-Hp58kW1U&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></a></p>
<p>fonte: Youtube</p>
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		<title>Cassazione: diffamatorio criticare una donna in quanto tale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 23:02:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>

		<category><![CDATA[cassazione]]></category>

		<category><![CDATA[diffamione]]></category>

		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[«Sarebbe meglio una gestione al maschile» è una frase diffamatoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza di condanna relativa a un&#8217;intervista pubblicata su un quotidiano locale di Caserta nel giugno 2002, intitolata «Carcere: per dirigerlo serve un uomo». Già di per sé il titolo è stato ritenuto offensivo dai giudici, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Sarebbe meglio una gestione al maschile» è una frase diffamatoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza di condanna relativa a un&#8217;intervista pubblicata su un quotidiano locale di Caserta nel giugno 2002, intitolata «Carcere: per dirigerlo serve un uomo». Già di per sé il titolo è stato ritenuto offensivo dai giudici, così come un passaggio dell&#8217;intervista fatta da un giornalista a un sindacalista della Cisl. Questi, parlando della situazione del carcere di Arienzo diceva che per la struttura, diretta da una donna, «sarebbe meglio una gestione al maschile», senza ancorare tale affermazione ad alcun elemento oggettivo. Il giornalista e il sindacalista hanno invocato i diritti di cronaca e di critica sindacale, chiedendo di essere assolti e di annullare il verdetto già emesso dalla Corte d&#8217;Appello di Salerno a febbraio 2009. Ma i giudici della Suprema Corte hanno deciso diversamente.</p>
<p><strong>CRITICA SGANCIATA DA FATTI </strong>- «Correttamente - scrive la Cassazione nella sentenza 10164 - i giudici di merito hanno ritenuto che la frase &#8220;sarebbe meglio una gestione al maschile&#8221;, attribuita al sindacalista, è oggettivamente diffamatoria ed è, da sola, idonea ad affermare la responsabilità sia dell&#8217;intervistato che dell&#8217;intervistatore». La Cassazione aggiunge che «si tratta di una dichiarazione certamente lesiva della reputazione della direttrice del carcere trattandosi di un riferimento assolutamente gratuito, sganciato dai fatti, e che costituisce una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità (sottolineata dal verbo servire) di affidare la direzione del carcere, comunque, a un uomo». «In sostanza, la critica che viene mossa alla direttrice - continua la Cassazione - è sganciata da ogni dato gestionale ed è riferita al solo fatto di essere una donna, gratuito apprezzamento contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell&#8217;appartenenza all&#8217;uno o all&#8217;altro sesso». Giornalista e sindacalista sono stati, dunque, condannati per diffamazione e a risarcire alla direttrice 3.500 euro come riparazione pecuniaria oltre a un risarcimento danni di 7.000 euro. Nell&#8217;articolo il cronista aveva fatto un generico riferimento a una protesta, ad agosto 2000, dei detenuti del carcere di Arienzo e alla lettera che essi avevano scritto denunciando le cattive condizioni di detenzione ricollegando questo stato di cose alla presenza della direttrice nell&#8217;istituto penitenziario.</p>
<p><strong>CARFAGNA: TOLLERANZA ZERO </strong>- La sentenza è stata accolta con entusiasmo in entrambi gli schieramenti. «Sono assolutamente d&#8217;accordo con questo pronunciamento, che, anzi, considero un importante passo avanti sulla strada della tolleranza zero nei confronti delle discriminazioni» commenta il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. E Vittoria Franco, senatrice del Pd: «Ancora una volta la Corte di Cassazione ci consegna una sentenza che fa giustizia di affermazioni fondate su stereotipi discriminatori e paternalistici ai danni delle donne, agevolando in questo modo il necessario cambiamento di mentalità nel nostro Paese». Anche Carmen Campi, ex direttrice del carcere di Arienzo, commenta con soddisfazione la decisione della Cassazione che le ha dato definitivamente ragione: «È stata una battaglia per tutelare la mia dignità di donna e le capacità professionali delle persone e per non far passare il concetto della mera discriminazione sessuale. È una questione di persone, non c&#8217;entra essere uomo o donna. Nel lavoro una persona o è capace o non lo è. La bravura non dipende dal genere ma dalla sensibilità, dalla cultura, e dall&#8217;elasticità mentale. Sono soddisfatta perché è stato riconosciuto il diritto al rispetto della dignità personale e professionale</p>
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		<title>La proposta: a tutte le donne africane il prossimo Nobel per la pace</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:06:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>

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		<category><![CDATA[Nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[«L’Africa cammina con le gambe delle donne». È lo slogan della raccolta di firme lanciata ieri anche in Italia per chiedere il Nobel alle donne africane. Non ad una in particolare, a tutte, perché - come ha detto Rosa Calipari, Pd, presentando a Montecitorio la raccolta di adesioni tra i parlamentari italiani - «sono loro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L’Africa cammina con le gambe delle donne». È lo slogan della raccolta di firme lanciata ieri anche in Italia per chiedere il Nobel alle donne africane. Non ad una in particolare, a tutte, perché - come ha detto Rosa Calipari, Pd, presentando a Montecitorio la raccolta di adesioni tra i parlamentari italiani - «sono loro, le donne, con la loro umiltà e il loro protagonismo il perno della società africana» e appoggiando loro «si fa la guerra alla guerra». Per presentare ufficialmente la proposta di Nobel ai «saggi» di Oslo, per l’assegnazione del premio l’anno prossimo, servono 2 milioni di sottoscrittori. Ieri ne è arrivata una «di peso», quella di Romano Prodi, che da due anni presiede il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini sostiene l’iniziativa, oltre a uno stuolo di parlamentari di entrambi gli schieramenti (si può firmare sul sito www.noppaw.net).</p>
<p>L’idea di un riconoscimento prestigioso come il Nobel per la Pace alle donne africane era stata proposta dalla Fondazione Rita Levi Montalcini, che assegna ogni anno borse di studio a studentesse e ricercatrici africane, l’anno scorso. Quest’anno è partita una vera e propria campagna internazionale - si chiama «Nobel Prize for African Women», in sigla noppaw - sostenuta dalla rete di 45 ong italiane aderenti al Cipsi e da ChiamaAfrica. L’obiettivo - spiega Enrico Pianetta, Pdl, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera - è anche quello di «rilanciare l’impegno per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, che sono in tremenda regressione».</p>
<p>Non per un caso cinico e baro, però. Il dimezzamento della fame nel mondo, la battaglia per la parità di genere e la salute della donna, obiettivi fissati dall’Onu dieci anni fa sono stati disattesi, traditi, dal governo Berlusconi che ha ridotto quasi a zero i fondi per la cooperazione internazionale. Ma il premio proposto non è una scatola di cioccolatini o un mazzo di rose per rimediare un tradimento grave. Almeno non lo è per le donne delle ong che hanno parlato ieri nella sala del Mappamondo. «Per me che sono cresciuta in una baracca e a otto anni già lavoravo in un cantiere, felice così di assicurare la colazione l’indomani a tutta la famiglia - ha detto, commossa quasi alle lacrime Angela Spencer, da vent’anni in Italia - è un grande sogno poter contribuire da qui a dare questo riconoscimento alle grandi cose che ogni giorno le donne fanno là». Per Jean-Léonard Touadi, Pd, primo parlamentare nero della storia italiana, «la nostra immagine e narrazione del Continente africano è solo una foto vecchia e sbiadita, l’Africa informale che resiste al neocolonialismo ci fa vedere donne africane in piedi». In cammino.<br />
Fonte: L&#8217;Unità</p>
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		<title>«Fidanzato violento? Cambialo» La nuova campagna de l&#8217;Unità contro la violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:36:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[abusi]]></category>

		<category><![CDATA[appelli]]></category>

		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<category><![CDATA[campagna]]></category>

		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>

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		<description><![CDATA[«Hai un solo modo per cambiare un fidanzato violento. Cambiare fidanzato»: è uno degli slogan, forse il più originale, della nuova campagna contro la violenza sulle donne, promossa da un gruppo di donne di schieramenti politici diversi e che comparirà questo mese su due giornali di opposte tendenze, L&#8217;Unità e Il Secolo d&#8217;Italia. Una campagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Hai un solo modo per cambiare un fidanzato violento. Cambiare fidanzato»: è uno degli slogan, forse il più originale, della nuova campagna contro la violenza sulle donne, promossa da un gruppo di donne di schieramenti politici diversi e che comparirà questo mese su due giornali di opposte tendenze, L&#8217;Unità e Il Secolo d&#8217;Italia. Una campagna innovativa, è stato spiegato stamani, durante la presentazione, dalla saggista Alessandra Bocchetti: «Non vi troverete facce tumefatte, occhi pesti, sguardi bassi a cui tante campagne contro la violenza ci hanno abituato, ma volti sorridenti di ragazze che imparano a riconoscere la violenza e se ne tengono alla larga».</p>
<p>Un&#8217;iniziativa, quindi (il titolo è significativo: «La violenza ha mille volti, impara a riconoscerli»), che non vuole mostrare le donne come vittime, soggetti deboli, ma come capaci di cambiare la loro condizione.</p>
<p>Denunciando, rifiutando e, appunto, cambiando partner. Le immagini - «donne normali e non veline» è stato sottolineato - sono state realizzate gratuitamente dalle ragazze del Centro di fotografia, la copywriter Eliana Frosati ha curato il messaggio insieme ad Alessandra Bocchetti e alla deputata del Pd Anna Paola Concia. E due direttrici di quotidiani lontanissimi per orientamento politico, Concita De Gregorio dell&#8217;Unità e Flavia Perina del Secolo d&#8217;Italia, hanno subito «adottato» l&#8217;iniziativa: prima l&#8217;uno e poi l&#8217;altro giornale sostituiranno, per un mese, la pubblicità con le immagini della campagna.</p>
<p>«Il 2009 si è chiuso bene per il giornale - ha spiegato De Gregorio - quindi ho potuto chiedere all&#8217;editore di fare questo sacrificio». E Tiscali, l&#8217;azienda telefonica dell&#8217;editore dell&#8217;Unità Renato Soru, è stata anche tra le prima aziende che hanno aderito alla campagna. Oltre a Tiscali ci sono Ikea, Sellerio, Nonino, Unilever, Unicredit, Feltrinelli, Conad, Coop e &#8220;Ciao Ragazzi&#8221;, la casa di produzione tv di Claudia Mori che, dopo la fiction su Basaglia (andata in onda su Raiuno), ha prodotto sei puntate di «Un corpo in vendita», sul tema delle violenze contro le donne (tra i registi Marco Pontecorvo, Margarethe von Trotta e Liliana Cavani).</p>
<p>«Campagne di questo tipo superano gli schieramenti - ha sottolineato Perina - e spero che ora venga adottata anche dalle istituzioni, a partire dai Ministeri delle pari opportunità e dell&#8217;istruzione». In Italia, secondo la direttrice del Secolo, «sono stati fatti passi indietro, c&#8217;è un ritorno della donna come oggetto. Il nostro è il Paese più maschilista d&#8217;Europa».</p>
<p>La campagna si potrà scaricare gratuitamente dall&#8217;apposito sito che sarà on line nei prossimi giorni.</p>
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		<item>
		<title>Contro le crisi dieci libri da leggere per cambiare rotta</title>
		<link>http://agora.forpassion.net/2010/03/10/contro-le-crisi-dieci-libri-da-leggere-per-cambiare-rotta/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:36:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<category><![CDATA[economia]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccovi un link da guardare con attenzione:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2010/donne-economia/risorse-utili/10-libri-cambio-rotta.shtml?uuid=30a233a6-2845-11df-800d-74241d6b774c&#38;DocRulesView=Libero
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccovi un link da guardare con attenzione:</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2010/donne-economia/risorse-utili/10-libri-cambio-rotta.shtml?uuid=30a233a6-2845-11df-800d-74241d6b774c&amp;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2010/donne-economia/risorse-utili/10-libri-cambio-rotta.shtml?uuid=30a233a6-2845-11df-800d-74241d6b774c&amp;DocRulesView=Libero</a></p>
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