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	<title>αγορά  (agorà)</title>
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	<description>la piazza delle donne</description>
	<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 21:57:04 +0000</pubDate>
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		<title>Italia e cesareo: lasciateci decidere come far nascere i nostri bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 21:57:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una mattina Laura Salpietro, giovane, sana e felice, va in ospedale per partorire il suo primo figlio. Il marito l’accompagna e le tiene la mano: tra poche ore stringeranno fra le braccia il loro bambino, un bambino sano, dopo averlo atteso per nove lunghi mesi, passati ad immaginare il suo volto e a fantasticare sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una mattina Laura Salpietro, giovane, sana e felice, va in ospedale per partorire il suo primo figlio. Il marito l’accompagna e le tiene la mano: tra poche ore stringeranno fra le braccia il loro bambino, un bambino sano, dopo averlo atteso per nove lunghi mesi, passati ad immaginare il suo volto e a fantasticare sul suo futuro.<br />
Succede che Laura viene ricoverata e i due medici che l’assistono – tali Vincenzo Benedetto e Antonio De Vivo - si prendono a botte in sala pre-parto. Alla donna viene asportato l’utero: non potrà più avere figli. Il bambino è ancora in gravi condizioni e soltanto fra due anni si saprà se l’ignobile colluttazione dei due operatori sanitari durante il parto ha, in un modo o nell’altro, pregiudicato la sua esistenza.<br />
Non parliamo della vergogna di vivere in un Paese dove gli interessi e le beghe personali si sono impunemente infiltrati nel servizio pubblico a tal punto da condizionare per sempre la vita di persone innocenti. Parliamo invece del motivo della rissa: parto cesareo o parto naturale.<br />
Laura aveva avuto una gravidanza serena. Il suo quadro clinico e i monitoraggi del feto nelle ultime settimane lasciavano supporre che avrebbe potuto dare alla luce suo figlio attraverso parto spontaneo. Non serve un manuale di medicina per sapere che il parto cesareo deve essere effettuato se persistono due precise condizioni: o perché è programmato – il medico riscontra le condizioni per effettuale il taglio, ad esempio se il feto è in posizione podalica – o perché è urgente: il più classico dei casi è il cordone ombelicale avvolto intorno al feto. In tal caso il taglio cesareo non è un’opzione ma quasi un obbligo, su cui c’è poco da discutere. In Italia invece può avvenire che soi-disant medici si prendono a botte su cesareo o naturale a prescindere dalle condizioni della mamma e del bambino. O meglio: per altri motivi che nulla hanno a che vedere rispetto alle due premesse che regolano l’applicazione di questa procedura.</p>
<p>Le statistiche degli ultimi anni descrivono una situazione sconcertante: in Italia i parti con taglio cesareo sono passati dall’11% del 1980 al 38% (sì, avete letto bene: trentottopercento!) del 2008, la più alta percentuale a livello europeo e forse mondiale. Negli altri Paesi si registrano valori inferiori al 30%, che si abbassano al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia.<br />
Il motivo per cui gli italiani si credono più intelligenti degli altri nel trovare scorciatoie persino nella gestione delle nascite non è soltanto economico. Sicuramente gli onorari che percepisce un ginecologo che effettua taglio cesareo sono più alti rispetto a chi assiste una donna in parto spontaneo. Le assicurazioni mediche, per fare un esempio, rimborsano i parti cesarei concedendo circa 2mila euro in più in caso di cesareo rispetto al parto naturale.<br />
Ma ci sono altri elementi che fan sì che ciò che soltanto quarant’anni fa rappresentava un’eccezione, sia ormai diventata prassi: i rischi, il tempo e la comodità. Non della donna, ma del medico.</p>
<p>Il medico rischia meno a fare un’incisione piuttosto che ad assistere una donna anche per ventiquattro ore in sala travaglio. E poi: il parto cesareo dura mezz’ora, al massimo 45 minuti se praticato da medici più inesperti; un parto spontaneo, tra rottura delle acque, travaglio e nascita, può durare poche ore, ma anche un giorno. Infine, vogliamo mettere la comodità di fissare un parto il lunedì alle due del pomeriggio, rispetto alla noia di essere chiamati nel cuore della notte da una paziente che ha le doglie?</p>
<p>Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che l’abuso dei cesarei non ha migliorato gli esiti perinatali per le donne e i neonati. Al contrario: le regioni con una media più bassa di cesarei hanno una mortalità perinatale e una morbilità neonatale inferiore rispetto alle regioni a più alto tasso di cesarei. Senza contare che il parto cesareo costa e incide economicamente di più rispetto a quello spontaneo. Sarà un caso che in Italia ci sono più cesarei nelle cliniche private che negli ospedali pubblici?</p>
<p>Al di là delle rilevazioni ufficiali, non servono tabelle e statistiche per capire che, laddove le condizioni lo consentano, è sicuramente più “sano” per ogni donna veder nascere naturalmente il proprio bambino, ad eccezione di quelle che chiedono e vogliono il cesareo: scelta rispettabilissima proprio perché non condizionata dagli interessi personali del medico curante, bensì dalla precisa volontà della mamma.</p>
<p>Sempre più donne in Italia vengono convinte dai propri ginecologi, già nei primi mesi della gravidanza e indipendentemente dalle reali condizioni del feto, che il parto cesareo allontana ogni rischio ed è più “sicuro”. E&#8217; in atto in Italia un vero e proprio lavaggio del cervello, programmato e a tavolino, delle gestanti. La giustificazione più diffusa che adducono i medici è che è meglio fare un cesareo programmato rispetto a un cesareo d’urgenza. “Ma perché dovrebbe capitare proprio a me di dover fare un cesareo d’urgenza?”, osa obiettare qualche mamma. “Non si sa mai – è la risposta del medico – al momento dell’espulsione del feto può succedere di tutto e allora è meglio non rischiare”. Naturale che una motivazione di questo genere non può non far breccia nella stragrande maggioranza delle donne, soprattutto primipare, che affrontano la gravidanza. E per le quali il medico curante non è soltanto un ginecologo ma anche uno psicologo, cui si affidano completamente nel momento più delicato e importante della loro vita.</p>
<p>Le osservazioni del ministro della Salute Ferruccio Fazio – che, visitando Laura Salpietro ha rilevato (era ora!) che l’Italia conta un numero esorbitante di tagli cesarei, ci induce a a chiedere al governo di fare qualcosa per interrompere il business dei cesarei. Si condannino i medici che abusano di questa pratica. Si coinvolgano e siano premiate le strutture che incoraggiano il parto spontaneo. E, soprattutto, si educhino le mamme a ragionare con la propria testa e a decidere come far nascere i loro figli, senza subire le pressioni e i condizionamenti di medici senza scrupoli e senza cuore.</p>
<p>Fonte: L&#8217;Unità</p>
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		<title>&#8220;Prof, mio figlio è innocente&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 21:58:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La corrispondenza tra casa e scuola è mutata e un preside francese l&#8217;ha raccolta in un libro. E secondo l&#8217;autore da questi scritti si comprende &#8220;come le famiglie ci stiano delegittimando&#8221; dal nostro inviato ANAIS GINORI
PARIGI -  Che tocca fare per difendere a scuola i propri pargoli. Ogni scusa è buona. &#8220;Non dia troppi brutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La corrispondenza tra casa e scuola è mutata e un preside francese l&#8217;ha raccolta in un libro. E secondo l&#8217;autore da questi scritti si comprende &#8220;come le famiglie ci stiano delegittimando&#8221; <em>dal nostro inviato ANAIS GINORI</em></p>
<p><!-- fine SOMMARIO --><!-- inizio TESTO --><strong>PARIGI -</strong>  Che tocca fare per difendere a scuola i propri pargoli. Ogni scusa è buona. &#8220;Non dia troppi brutti voti a mio figlio. Anche Einstein era un cattivo alunno e lei non può sapere quale futuro lo aspetta&#8221;. Si può sfiorare persino la rissa. &#8220;Un&#8217;altra punizione! Stéphane mi dice che è innocente e io gli credo. Il suo metodo di insegnamento si basa sull&#8217;accanimento pedagogico&#8221;. E la tutela a oltranza del figliolo può diventare un esercizio di pura fantascienza. &#8220;Lei mi chiede di scusarmi per il ritardo esagerato di Charlotte. Ma non pensa che in questo momento, in cui si registrano segnali di un imminente scoppio della terza guerra mondiale, si dovrebbe pensare ad altro?&#8221;.</p>
<p>Il repertorio delle giustificazioni dei genitori è così vasto, e per certi versi inaspettato, che Patrice Romain ha deciso di scriverci un libro. Il suo &#8220;Mots d&#8217;excuse&#8221;, appena pubblicato, esce nei giorni del rientro nelle amate/odiate scuole, che in Francia riaprono oggi. Dodici milioni di alunni tornano in classe e c&#8217;è da scommettere che, anche quest&#8217;anno, ogni insegnante avrà il suo florilegio di giustificazioni. Nella sua ventennale carriera, prima da maestro e poi da preside nei licei, Romain ne ha collezionato migliaia. Tenere, ironiche, surreali, spesso polemiche o rivendicative. Al centro di tutto, c&#8217;è il rapporto tra famiglie e maestri, non sempre facile. &#8220;Da quando ho incominciato a insegnare, la tensione con i genitori è aumentata&#8221; racconta Romain che ha riversato nella raccolta forse anche un po&#8217; della sua frustrazione. E osserva: &#8220;Mancano rispetto e fiducia reciproca&#8221;. Le regole, aggiunge, non sono più considerate tali. Appuntamenti per i colloqui a scuola disdetti all&#8217;improvviso (&#8221;Io devo lavorare, non mi paga mica la scuola&#8221;), contestazioni formali (&#8221;Johnny non verrà mai più alle lezioni del sabato, è una grossa scocciatura&#8221;). Si trovano anche piccole perle di retorica. Ad esempio il commento di una madre davanti alla punizione del figlio. &#8220;Le consiglio di abbonarsi al Canard Enchainé (settimanale francese, ndr). In questo modo - suggerisce la mamma al maestro - potrà valutare che quello che ha fatto mio figlio a scuola è niente rispetto a quello che abitualmente viene commesso da politici e manager del nostro Paese&#8221;.</p>
<p>Spesso le scuse più bizzarre sono il segno di un&#8217;incapacità. &#8220;Lasci stare Mike, anch&#8217;io non so più cosa fare con lui&#8221;, scrive un&#8217;altra madre. Altre famiglie reagiscono con sottili minacce: &#8220;La informo che l&#8217;ho vista e sentita questa notte. Sarò muta come una tomba ma pensi al suo futuro quando punirà ancora mio figlio&#8221;. Per fortuna, ogni tanto arriva anche un po&#8217; di riconoscenza. &#8220;Grazie di aver promosso Sandrine, davvero non se lo meritava&#8221;.</p>
<p>Gli aspetti comici e paradossali di questo tipo di corrispondenza scolastica sono universali. In Italia il sito &#8220;Sette in condotta&#8221; ha raccolto alcuni dei messaggi più originali tra genitori e maestri. &#8220;Giustifico mio figlio Fabio per l&#8217;assenza del 8 aprile 1999 per lutto, per la scomparsa del criceto della zia&#8221;. Oppure, ancora: &#8220;Gentilissimo professore, la prego di voler giustificare mio figlio Vincenzo per non aver studiato storia a causa di una forte crisi d&#8217;identità&#8221;. Patrice Romain è convinto che questi espedienti non facciano bene ai ragazzi. &#8220;C&#8217;è una deligittimazione del nostro ruolo - avverte - Certi genitori non capiscono che dovremmo camminare insieme, insegnanti e famiglie, per il bene degli alunni&#8221;. Il suo &#8220;Mots d&#8217;excuse&#8221; sta già suscitando reazioni sui blog della scuola, con un nuovo capitolo di scambi e reciproche accuse. &#8220;Ma molte di queste giustificazioni - conclude Romain - fanno tenerezza. Ormai non mi arrabbio più, perché sono tutti genitori che adorano i figli e cercano di proteggerli&#8221;. Anche a costo di perdere la ragione.<!-- fine TESTO --></p>
<p>Fonte: La Repubblica</p>
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		<title>Io, insegnante sottopagata e sottostimata (e brava)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:58:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gentile Direttore, ho apprezzato l&#8217;articolo di Giovanni Belardelli (Corriere di venerdì) sulla crisi della scuola e dei docenti, che vivo dall&#8217;interno come insegnante di tedesco alle superiori. Spesso ci sentiamo soli, isolati, non solo perché il nostro lavoro è poco riconosciuto, ma anche perché all&#8217;interno della scuola in genere ci sono troppi conflitti e manca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gentile Direttore, </em><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_27/perche-chiediamo-tanto-alla-scuola-belardelli_7dc8e39c-b19c-11df-a044-00144f02aabe.shtml"><span style="text-decoration: underline"><span style="color: #003366"><em>ho apprezzato l&#8217;articolo di Giovanni Belardelli (Corriere di venerdì)</em></span></span></a><em> sulla crisi della scuola e dei docenti, che vivo dall&#8217;interno come insegnante di tedesco alle superiori. Spesso ci sentiamo soli, isolati, non solo perché il nostro lavoro è poco riconosciuto, ma anche perché all&#8217;interno della scuola in genere ci sono troppi conflitti e manca per così dire lo spirito di corpo, il fatto di essere una squadra; scuola quindi specchio di una società divisa, a volte con conseguenze negative per gli studenti… Non credo molto nella valutazione degli insegnanti attraverso esami che riconoscano il merito, perché anche nella scuola, come nella società, ci sono tante parrocchie e parrocchiette, con i rispettivi santi protettori, che non sono in cielo, ma sulla terra e spesso sono molto, molto influenti. </em></p>
<p><em>Vorrei precisare inoltre che il punteggio non dipende solo dall&#8217;anzianità di servizio, ma anche dal fatto di avere o meno dei figli (retaggio dell&#8217;epoca mussoliniana?): se non sbaglio, 4 punti ogni anno per i figli fino a 5 o 6 anni, 3 punti ogni anno fino al compimento dei 18 anni. Ma il ministro Gelmini non aveva detto che la scuola non è un ente assistenziale? Subito dopo i precari, sono stati gli insegnanti di ruolo single/senza figli le prime vittime della riforma; come mantenere l&#8217;entusiasmo dei primi tempi, se quello che si fa per migliorare e coinvolgere gli alunni non viene comunque riconosciuto? Scambi con l&#8217;estero, progetti europei, certificazioni, le famose visite di istruzione, dette comunemente «gite», progetti per gli studenti stranieri ecc. sono tutti extra miseramente retribuiti, che non valgono nemmeno per il punteggio. La conclusione è che la scuola in generale si basa sulla buona volontà o sul coraggio degli insegnanti, precari o di ruolo. Stop. Gli insegnanti «gentiliani», che sono stati anche i miei insegnanti e i miei modelli, sono una specie in via di estinzione. </em></p>
<p><em>Chi c&#8217;è al loro posto? Potrei fare qualche esempio: l&#8217;insegnante «mamma», che considera prevalente l&#8217;elemento educativo, sicuramente parte dell&#8217;insegnamento, con la certezza inossidabile che una madre sia automaticamente una brava educatrice (risposta di una collega a un mio intervento durante un consiglio di classe: «Tu queste cose non le puoi capire, perché non hai figli»); in genere provenienti da un ambito cattolico, pensano di essere le uniche depositarie dei valori. Ancora, l&#8217;insegnante «amicone»: si veste e si comporta come un adolescente anche oltre i 40 anni, i suoi voti scendono raramente sotto il sei e ama sparlare degli altri insegnanti con gli alunni; l&#8217;insegnante «psicologa» si occupa prevalentemente del disagio adolescenziale, che in qualche caso si manifesta singolarmente in modo acuto in occasione di compiti in classe e interrogazioni. Un altro caso è l&#8217;insegnante in «standby», a cui mancano pochi anni alla pensione, che ripete le stesse lezioni quasi senza cambiare una virgola, come un vecchio attore, pensando all&#8217;ambito traguardo. Poi l&#8217;insegnante «burocrate», che usa volentieri il linguaggio tecnico della scuola: se gli rivolgi una domanda con parole comuni ti guarda perplesso e non risponde. Io credo di essere nella categoria degli scettici e dei dubbiosi, che non si fanno illusioni, ma cercano alla lontana di essere «gentiliani», tollerati da alcuni colleghi come fossili viventi, persone un po&#8217; strambe che non vogliono omologarsi, ma pensare con la loro testa. Però, se la scuola pubblica nonostante riforme improvvisate, proclami, minacce e calunnie continua a camminare, magari in modo incerto, vuol dire che ci sono ancora bravi insegnanti che amano il loro lavoro sottostimato, sottopagato, sottovalutato, in altre parole sotterraneo. Cordiali saluti </em></p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes">Nadia Marchetti<br />
Laveno (Va)<br />
Fonte: Corriere della Sera</p>
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		<title>In Italia e&#8217; record di parti cesarei</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 21:20:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ I parti cesarei, in costante aumento in Italia, nel 2007 hanno raggiunto il 38% delle nascite. L&#8217;Italia e&#8217; cosi&#8217; ai vertici (in negativo) della classifica europea. E con gli ospedali del Sud che sfiorano il 60%, toccando addirittura il 78% nelle strutture private. E&#8217; quanto afferma Onda, l&#8217;Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, secondo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> I parti cesarei, in costante aumento in Italia, nel 2007 hanno raggiunto il 38% delle nascite. L&#8217;Italia e&#8217; cosi&#8217; ai vertici (in negativo) della classifica europea. E con gli ospedali del Sud che sfiorano il 60%, toccando addirittura il 78% nelle strutture private. E&#8217; quanto afferma Onda, l&#8217;Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, secondo la quale la percentuale dei parti cesarei arriva al 60,5% in Campania e al 52,4% in Sicilia.</p>
<p>Fonte: Ansa.it</p>
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		<title>Italia all&#8217;ultimo posto in Europa per le spese per la famiglia e la maternità</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 20:49:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia si spende per famiglia e maternità l&#8217;1,4% del Pil (dati 2009), uno dei livelli più bassi in Europa anche se rispetto al 2007 (1,2%) il trend è leggermente in ascesa: è quanto si evince dalla Relazione sulla situazione economica del Paese, pubblicata dal ministero dell&#8217;Economia. Il dato comparato tra i vari Paesi più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia si spende per famiglia e maternità l&#8217;1,4% del Pil (dati 2009), uno dei livelli più bassi in Europa anche se rispetto al 2007 (1,2%) il trend è leggermente in ascesa: è quanto si evince dalla Relazione sulla situazione economica del Paese, pubblicata dal ministero dell&#8217;Economia. Il dato comparato tra i vari Paesi più aggiornato risale al 2007, anche se, come detto, la Relazione offre «un aggiornamento al 2009 dei soli dati relativi all&#8217;Italia» dai quali emerge che lo scorso anno la spesa per la famiglia è salita all&#8217;1,4%. Non disponendo dei dati comparati per il 2009 non si sa se con quello 0,2% in più l&#8217;Italia ha scalato qualche posto della classifica, dalla posizione di coda, ma è evidente che questo risultato resta ancora lontano dal 3,7% di spesa sul Pil registrato in Danimarca o dal 3% in Svezia. In ogni modo, pur escludendo i Paesi scandinavi che hanno una tradizione di welfare di un certo peso, l&#8217;1,2-1,4% dell&#8217;Italia resta lontano anche dal 2,5% della Francia, per fare un esempio, o del 2,8% della Germania, dove in ogni caso si spende il doppio per la famiglia rispetto al nostro Paese. Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell&#8217;ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l&#8217;Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese, infatti, la quota per la famiglia e la maternità, nell&#8217;ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). Mentre la media complessiva dei Paesi europei è dell&#8217;8%</p>
<p><span style="font-weight: bold">LA SUDDIVISIONE DELLA SPESA PER IL WELFARE</span> - La spesa per invalidità, vecchiaia e pensioni ai superstiti è invece più elevata (17,1%) che negli altri Paesi: la media dei 15 è pari infatti al 14% e quella dei 27 è del 13,7%. Non solo, ma la quota di spesa per queste voci è pari nel nostro Paese al 67,1% del totale prestazioni, contro il 54% della media dei 15 Paesi. Con riguardo alla malattia, l&#8217;Italia si colloca su un livello di spesa in rapporto al Pil (6,7%) inferiore alla media dei 15 (7,6%) e dei 27 (7,4%). Per le altre spese sociali, invece, il nostro Paese presenta percentuali meno elevate o in alcuni casi simili agli altri, tranne Malta e Polonia per famiglia e maternità, e Bulgaria, Polonia e Romania, nonché i tre Paesi baltici per disoccupazione (0,5% del Pil). Per quanto riguarda infatti la disoccupazione, la spesa dell&#8217;Italia è inferiore alla media dei 27 di 0,8 punti di Pil, così come quella per famiglia e maternità.</p>
<p>Fonte:Corriere della Sera<!-- google_ad_section_end --></p>
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		<title>Sakineh, oltre 33.000 le firme</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:23:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fotografia della donna iraniana condannata alla lapidazione è  esposta da oggi sulla facciata di Palazzo Vecchio

 Sakineh Mohammadi Ashtiani
ROMA - Sono  oltre 33.000 le firme raccolte nel giro di tre giorni dai lettori di  Repubblica per chiedere al governo iraniano di non eseguire la condanna a  morte per lapidazione nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La fotografia della donna iraniana condannata alla lapidazione è  esposta da oggi sulla facciata di Palazzo Vecchio<!-- fine SOMMARIO --></h3>
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<p><!-- inizio FOTO1 --><img src="http://www.repubblica.it/images/2010/08/25/134140691-f0bf5c53-89bd-4605-a14b-a2e0f76ce8f0.jpg" alt="Sakineh, oltre 33.000 le firme  In Francia firma anche Chirac  " width="300" height="337" /><!-- fine FOTO1 --> <span>Sakineh Mohammadi Ashtiani</span></div>
<p><!-- inizio TESTO --><strong>ROMA</strong> - Sono  oltre 33.000 le firme raccolte nel giro di tre giorni dai lettori di  Repubblica per chiedere al governo iraniano di non eseguire la condanna a  morte per lapidazione nei confronti di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. E si  moltiplicano soprattutto in Italia e in Francia le iniziative a favore  della donna di 43 anni, madre di due figli.</p>
<p><a class="footnote" href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&amp;idappello=391170&amp;ref=HREC1-7"><strong><span style="color: #990000">L&#8217;APPELLO SU REPUBBLICA.IT</span></strong> <sup>1</sup></a></p>
<p>&#8220;Il nostro appello a favore di Sakineh, che sta  per essere diffuso in tutto il mondo - dice  Daniel Salvatore Schiffer,  il filosofo che ha promosso con altri studiosi francesi l&#8217;iniziativa  alla quale ha aderito anche <em>Repubblica</em> - è stato pubblicato  integralmente anche sul sito del <em>Nouvel Observateur</em> (dopo la  pubblicazione su <em>Le Monde</em>, <em>Le Soir</em>,<em> La Libre  Belgique</em> e <em>Tageblatt</em>)&#8221;. Tra i firmatari in Belgio si è  aggiunta anche la signora Fadila Laanan, ministro belga francofono della  Cultura, dell&#8217;Audiovisuale, della Salute e dell&#8217;Eguaglianza&#8221;.</p>
<p>Mentre  ai firmatari dell&#8217;altro appello promosso in Francia, quello presentato  dal filosofo Bernard-Henri Levy, si è aggiunto l&#8217;ex presidente francese  Jacques Chirac. Si tratta del secondo ex capo di Stato francese che  sottoscrive la petizione, dopo Valery Giscard d&#8217;Estaing. Il testo,  dichiarano ancora i promotori, riceve tra le 1.800 e le 2.000 adesioni  al giorno. Tra <span class="adv  adv-middle-inline"> </span> quelle illustri registrate oggi c&#8217;è l&#8217;attrice Isabelle Adjani.  La &#8216;premiere dame&#8217; Carla Bruni ha d&#8217;altro canto assicurato che il  presidente Nicolas Sarkozy si adopererà in ogni modo per la causa della  donna iraniana.</p>
<p>Ma anche in Italia le iniziative non mancano. Il  sindaco di Venezia Matteo Renzi ha annunciato in un post sul suo profilo  Facebook che da oggi, sulla terrazza di Palazzo Vecchio, sede del  Municipio di Firenze, sarà esposta un&#8217;immagine di Sakineh. &#8220;Penso a una  donna di 43 anni che il regime iraniano vorrebbe vedere morta a colpi di  pietre, perché colpevole di rapporti con uomini diversi dal marito -  scrive Renzi -. Da domani (oggi per i lettori, perché il testo è stato  pubblicato ieri, <em>ndr</em>) l&#8217;immagine di Sakineh sarà sul terrazzo  di Palazzo Vecchio a ricordare a tutto il mondo che Firenze starà sempre  dalla parte della libertà. E che la città dell&#8217;Elettrice Palatina starà  sempre dalla parte della libertà delle donne&#8221;.</p>
<p>Il governo in  prima persona si sta impegnando per la liberazione della donna iraniana  condannata a morte. La Farnesina, secondo quanto si apprende da fonti  diplomatiche, sta facendo dei passi verso le autorità iraniane  nell&#8217;auspicio che non venga resa esecutiva la sentenza di morte.</p>
<p>Fonte: La Repubblica</p>
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		<title>Donne nei Cda, adesso sono il 6%</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 19:59:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con una misera quota del 6,2 per cento, le donne italiane rappresentano davvero una sparuta minoranza nell&#8217;ambito dei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa, come attestano i dati della Consob riferiti al 2009. Ma a breve la situazione potrebbe cambiare in modo radicale: alla ripresa dei lavori della Camera i parlamentari si troveranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una misera quota del 6,2 per cento, le donne italiane rappresentano davvero una sparuta minoranza nell&#8217;ambito dei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa, come attestano i dati della Consob riferiti al 2009. Ma a breve la situazione potrebbe cambiare in modo radicale: alla ripresa dei lavori della Camera i parlamentari si troveranno sul tavolo infatti una proposta bipartisan che parte da due progetti di legge (firmati rispettivamente da Lella Golfo del Pdl e Alessia Mosca del Pd), già approvata dalla commissione Finanze di Montecitorio, e che prevede la presenza obbligatoria del 30 per cento di donne nei Cda.</p>
<p>Quest&#8217;obiettivo decisamente ambizioso (data la situazione attuale di partenza) dovrebbe essere raggiunto attraverso una modifica dello statuto delle società, prevista da tre articoli che verrebbero aggiunti al Testo Unico dell&#8217;Intermediazione Finanziaria (Tuf) del 1998. Si affida infatti proprio allo statuto delle società il compito di assicurare l&#8217;equilibrio tra i generi nel riparto degli amministratori da eleggere e tale equilibrio è raggiunto quando &#8220;il genere meno rappresentato all&#8217;interno dell&#8217;organo amministrativo ottenga almeno un terzo degli amministratori eletti&#8221;. Qualora la norma non venga rispettata dalla composizione del consiglio di amministrazione risultante dall&#8217;elezione, i componenti eletti decadono dalla carica. Nel caso di sostituzione di uno o più amministratori prima della scadenza del termine, i nuovi amministratori sono nominati nel rispetto <span class="adv adv-middle-inline"></span>del medesimo riparto.</p>
<p>L&#8217;articolo 3 del testo, infine, stabilisce che le nuove disposizioni inserite nel Tuf si applicano anche alle società controllate da pubbliche amministrazioni ai sensi dell&#8217;articolo 2359, primo e secondo comma, del codice civile, non quotate in mercati regolamentati.</p>
<p>Una norma necessaria ed equilibrata? Negli ultimi mesi se n&#8217;è dibattuto molto. I giornali che hanno seguito il dibattito parlamentari hanno ospitato commenti ironici dei lettori che suggerivano una quota analoga prevista per legge anche per i cantieri edili. Eppure l&#8217;Italia non è il solo Paese ad aver sentito il bisogno di introdurre una norma che riservi una quota alle donne nei consigli di amministrazione. La Francia sta discutendo la sua futura legge sull&#8217;equilibrio uomini/donne nelle stanze dei &#8216;bottoni&#8217; prevedendo una percentuale anche più alta a favore delle consigliere: in sei anni, le società quotate in Borsa avranno l&#8217;obbligo di garantire una proporzione di ciascun sesso non inferiore al 40 per cento, con il raggiungimento di almeno il 20 per cento entro 3 anni dalla promulgazione della legge.</p>
<p>La stessa proporzione è prevista in Norvegia, fissata fin dal lontano 1978, per le commissioni e i comitati aziendali, e che dal 2006 è diventata obbligatoria anche per aziende quotate in borsa e di proprietà pubblica. Non ci sono numeri prefissati, ma dal 2007 vige l&#8217;invito a &#8220;una presenza equilibrata di donne e uomini&#8221; anche in Spagna. Sono solo tre esempi di come all&#8217;estero hanno regolato o pensano di regolare la materia. Tre esempi proposti ai legislatori italiani da un dossier messo a punto il mese scorso dal Servizio studi della Camera.<br />
 <br />
E comunque è importante ricordare che l&#8217;Italia attualmente è fanalino di coda nell&#8217;Unione Europea per la presenza delle donne nei Cda delle aziende quotate: come si evince dall&#8217;<em>European professional women network</em>, siamo al 29esimo posto su 33 paesi censiti, seguiti solo da Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Se poi si considerano i Cda delle prime 300 società europee la situazione è ancora peggiore, poichè dei 375 &#8217;seggi&#8217; di consigliere delle 23 società italiane presenti nella lista delle Big 300 europee solo 8 sono appannaggio di donne: l&#8217;Italia scivola così al penultimo posto su 17 paesi, seguita solo dal Portogallo.</p>
<p>Eppure, come dimostra una ricerca Cerved sulle donne manager, le imprese guidate dalle donne vanno meglio rispetto alle altre, incrementano più velocemente i ricavi, generano più profitti, sono meno rischiose. Secondo la società internazionale di strategie e consulenza aziendale McKinsey, infatti, i risultati economici delle società con elevata diversità di genere sono migliori rispetto alle medie di settore fino al 10 per cento in termini di redditività e addirittura al 48 per cento per Ebit (risultato ante oneri finanziari, <em>ndr</em>).<!-- fine TESTO --></p>
<p>Fonte: La Repubblica</p>
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		<title>Le vie della tratta sono infinite</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 22:03:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 79% del traffico di esseri umani è finalizzato allo sfruttamento sessuale, il 18% al lavoro forzato
Nadia Angelucci


Di fronte a Dakar, sulla costa atlantica del Senegal, c’è l’isola di Gorée. Cumulo di rocce nell’oceano. Da luogo incantato ha rappresentato, per trecento anni, le colonne d’ercole del continente africano. Da lì partiva per le Americhe la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Il 79% del traffico di esseri umani è finalizzato allo sfruttamento sessuale, il 18% al lavoro forzato</h2>
<div id="autore"><a href="autori.php#autore_233">Nadia Angelucci</a></div>
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<div style="text-align: justify">
<p>Di fronte a Dakar, sulla costa atlantica del Senegal, c’è l’isola di Gorée. Cumulo di rocce nell’oceano. Da luogo incantato ha rappresentato, per trecento anni, le colonne d’ercole del continente africano. Da lì partiva per le Americhe la tratta degli schiavi. Proclamata nel 1978 Patrimonio dell&#8217;Umanità dell&#8217;UNESCO l&#8217;isola ospita ancora la &#8220;Maison des Esclaves&#8221;, la casa degli schiavi dalla quale sono transitati milioni di africani strappati alla loro terra d&#8217;origine. Passavano tutti attraverso una piccola apertura, la porta del non ritorno, che, percorrendo una passerella, li conduceva direttamente nelle stive delle navi e da lì nelle piantagioni e nelle miniere del Nuovo Mondo dove la loro manodopera coatta è stata per secoli la base di economie redditizie.<br />
Ancora oggi il traffico di esseri umani, abolito solo formalmente, ha un volume d’affari di 32 miliardi di dollari l’anno. Secondo i dati del Ministero dell’Interno la tratta costituisce, dopo le armi e la droga, la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali. Ogni giorno migliaia di persone si spostano da sud verso nord cercano di giungere nella fortezza europea. Sono viaggi accidentati nei quali rischiano la vita. Il Mediterraneo solcato da improbabili imbarcazioni e le Alpi, frontiera naturale del nostro paese, spesso attraversate a piedi, ricorrono nei racconti di questi nuovi schiavi. E poi, autostrade, aree di servizio utilizzate per fare gli scambi, appartamenti blindati in cui le vittime vengono segregate, fiumi oltrepassati al buio della notte. Ed è incredibile la varietà di mezzi di trasporto utilizzati e di ‘trasportatori’ incontrati. Scafisti specializzati nell’attraversare il mare, coyoteros, nei deserti tra Centro America e Stati Uniti, autisti di Tir dal doppio fondo.<br />
I volti delle persone vittime delle tratte sono soprattutto quelli delle donne e dei bambini. Colpevoli solo di essere poveri, vengono trascinati sulle rotte del guadagno e diventano piccoli schiavi, abusati da pedofili, costretti nelle fabbriche clandestine o negli eserciti. La sorte non è poi così diversa per le donne vendute da un gruppo criminale all’altro, passate letteralmente di mano in mano, per finire nel mercato del sesso. Il 79% del traffico di esseri umani è finalizzato allo sfruttamento sessuale, il 18% al lavoro forzato secondo i dati del Rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro le droghe e il crimine – Unodc. Dati ovviamente sottostimati per l’impossibilità di studiare un fenomeno illegale.</p></div>
</div>
<div style="padding-bottom: 10px;padding-left: 0px;padding-right: 0px;padding-top: 10px">Fonte: Noi Donne</div>
<div style="padding-bottom: 10px;padding-left: 0px;padding-right: 0px;padding-top: 10px"><a href="http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03195">http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03195</a></div>
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		<title>Gli strupri dopo le serate tra amici La fiducia tradita delle ragazze</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli adolescenti e lo squallore

LE VIOLENZE e il commento della scrittrice
Gli strupri dopo le serate tra amici
La fiducia tradita delle ragazze
Gli adolescenti e lo squallore
Alcune ragazze lo sanno, quanto è impietosa a volte la prima luce del giorno e com&#8217;è difficile rincasare a quest&#8217;ora con il trucco disfatto e la bocca impastata di alcol.
Il sole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli adolescenti e lo squallore</p>
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<p class="reader">LE VIOLENZE e il commento della scrittrice</p>
<p class="reader">Gli strupri dopo le serate tra amici<br />
La fiducia tradita delle ragazze</p>
<p class="reader">Gli adolescenti e lo squallore</p>
<p><strong>Alcune ragazze lo sanno</strong>, quanto è impietosa a volte la prima luce del giorno e com&#8217;è difficile rincasare a quest&#8217;ora con il trucco disfatto e la bocca impastata di alcol.<br />
Il sole si alza da terra, proietta un deserto di bottiglie vuote lungo i marciapiedi, e le insegne dei locali si spengono di colpo. I netturbini spazzano via lo sporco, ammucchiano i resti dei balli e delle sbronze, gli orecchini persi nella concitazione dei baci dati di nascosto.</p>
<p><strong>Alle cinque del mattino intorno a Castel Sant&#8217;Angelo,</strong> a Roma, c&#8217;è una ragazza straniera e ubriaca che vaga e piange. Alla stessa ora, il giorno prima, coricato sull&#8217;asfalto, nel cuore di una Capri addormentata, c&#8217;era il corpo escoriato e privo di sensi di una diciassettenne francese. Nessuna delle due ricorda. Come sia stato possibile ritrovarsi così, lacerate alla luce dell&#8217;alba in un luogo estraneo e tanto distante da casa. Adesso c&#8217;è il dolore e basta, il dolore senza cognizione della testa che gira e dello stomaco accartocciato come le lamiere dopo un incidente. È un incidente quello che è appena successo, qualcosa che incide per sempre. Ma le due ragazze sono troppo inesperte per parare i colpi del mondo, quello stesso che poche ore prima sembrava così docile e disponibile.</p>
<p><strong>Ogni adolescente d&#8217;estate, </strong>prima di uscire la sera indossa il suo vestito più bello, si passa il lucidalabbra che ha il divieto di esibire a scuola, e in bilico sui tacchi alti affronta le strade inzuppate dai neon, le ragnatele di sguardi ammiccanti. Si esce per questo, perché finalmente si ha il permesso di farlo. Ballare al centro di una discoteca affollata e afferrare tutto quanto sembra a portata di mano. Ma tutto cosa? Le due ragazze che esagerano con i drink e si lasciano guardare non lo sanno, neppure i ragazzi che le seguono con gli occhi e le vogliono lo sanno. Dimenare braccia e gambe a ritmo di musica, adesso, significa esistere. Quando una mano afferra la tua e ti trascina in disparte, tu non puoi fare a meno di sentirti preziosa. Hai bevuto molti cocktail per trovare il coraggio, anche se non sai a cosa ti serve, e ti lasci condurre lontano dal frastuono di mille decibel e dalle grida degli amici. Ti trovi improvvisamente sola, in balìa di uno sconosciuto che potrebbe esserti amico e invece non lo è. Il buio confonde il resto. Quando ti accorgi che quelle che hai intorno sono le pareti squallide di un bagno pubblico, e la voce del ragazzo che hai di fronte ti è troppo dentro le orecchie e non è più innocua, è tardi e sta accadendo a te, a te, non a un&#8217;altra</p>
<p><strong>Adesso che è l&#8217;</strong>alba e un netturbino ti raccoglie da terra seminuda e sporca, adesso che una pattuglia dei carabinieri si accosta al marciapiede che percorri senza conoscere il nome della via, tu non hai nessuna colpa. Non hai ancora avuto il tempo, forse non lo avrai mai, di portare a cognizione quel dolore. Eri uscita di casa, semplicemente, con il tremore e la fame di un&#8217;estate indimenticabile, com&#8217;è giusto che sia, ti eri sciolta i capelli, avevi dato un colpo di telefono ai tuoi per rassicurarli, come tutte le ragazze della tua età.<br />
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<p class="footnotes">Silvia Avallone</p>
</div>
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		<title>Zanardo: «Italiane aspettano consenso del maschio»</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 21:29:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[consenso]]></category>

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		<description><![CDATA[Un involucro, una mucca, che smuove l’uomo a bere quell’amaro, a comprare quel pannello solare. A vedere quel programma televisivo: «Vorrei sorprendermi». Dentro uno di questi involucri c’è Lorella Zanardo, autrice del libro e del documentario «Il corpo delle donne». Una ex manager, di formazione nordeuropea, che ha rianimato l’attenzione, esanime, delle spettatrici italiane di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un involucro, una mucca, che smuove l’uomo a bere quell’amaro, a comprare quel pannello solare. A vedere quel programma televisivo: «Vorrei sorprendermi». Dentro uno di questi involucri c’è Lorella Zanardo, autrice del libro e del documentario «Il corpo delle donne». Una ex manager, di formazione nordeuropea, che ha rianimato l’attenzione, esanime, delle spettatrici italiane di fronte all’abuso del corpo femminile. «Ho appena ricevuto un messaggio - racconta - da un giornalista tedesco “Sembra che l’Italia si sia involuta e forse la situazione delle donne vittime di un’oggettiva scarsa autostima sono la più evidente e sensibile spia del grado di sviluppo della vostra società”. E questo lo dice un uomo». Vuole sottolinearlo la Zanardo, perché «siamo a uno stadio così scimmiesco che sarà poco carino ma ammettiamolo: se lo dice un uomo, vale di più, e sono disposta a tutto purché sia veicolato il messaggio».</p>
<p><strong>Dopo il documentario e il libro, il messaggio ha fatto il giro d’Italia…</strong><br />
«L’ultimo anno è stato vivace: anche le campagne dell’Udi, il vostro giornale, le blogger. Protestare serve, porta risultati significativi. Moltissime campagne sono state interrotte. Il mio lavoro ha avuto “successo” in particolare con i giovanissimi. È su loro che dobbiamo puntare per ottenere un vero cambiamento, armandoci di pazienza. Sono i ragazzini tra i 13 e i 17 che si sorprendono di più: “Perché siete così poco coraggiose?”, mi chiedono».<br />
<strong><br />
Perché?</strong><br />
«Si potrebbe scrivere un trattato, ma credo che la donna italiana abbia ancora fortemente bisogno dell’approvazione del maschio: questa è la verità».</p>
<p><strong>E i maschi vogliono donne nude dappertutto…</strong><br />
«Ho presentato il libro a maggio a Milano, al termine, un uomo, d’altissimo prestigio, coltissimo, s’è avvicinato: “Sei anche brava, ma perché vuoi togliere le donne belle dai media, a noi piace?”, m’ha chiesto. Si sta impoverendo la società. E neanche i politici di centro sinistra prendono sul serio la questione».<br />
<strong><br />
Questione antica: Togliatti definiva “molto grave” l’insufficiente attenzione del partito sulla questione femminile. </strong><br />
«È attualissima: come si può non notare per esempio che in queste tre ultime settimane di nuove proposte di candidature non ci sia neanche una donna. Eppure basta navigare qualsiasi sito e ci si rende conto che le donne stanno cambiando il mondo. Una giovane donna al parlamento islandese ha fatto approvare una legge per cui si potrà pubblicare qualsiasi segreto militare e istituzionale del mondo. C’ha provato e c’è riuscita: questa è rivoluzione».</p>
<p><strong>È un arretramento generale o soltanto di genere?</strong><br />
«È generale, si, ma chissà che molto non parta da quello. E da cattolica mi sono chiesta, perché la Chiesa, che fa della madonna figura portante della verginità e della purezza sul corpo delle donne non ha detto nulla per criticare l’uso immondo che se ne fa in tv e negli spot. Viene da pensare ci sia un interesse, voluto o non voluto, a mantenerci in questa situazione di sudditanza, a culo per aria sotto il tavolo di plexiglass coi tacchi 12 a spillo: un bellissimo modo per metterci in gabbia. Le rivoluzioni, però, si fanno con le scarpe comode».</p>
<p>Fonte: L&#8217;Unità</p>
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