Il botox a 16 anni iniettato da mamma

March 7th, 2010

Essere donna non è garanzia di intelligenza. Bisogna tornare a mettere in discussione i modelli…

Sarah Burge, la “Human Barbie”, detentrice del record di interventi estetici, fa iniezioni sul viso della figlia Hanna

       Il botox a 16 anni iniettato da mamma

Sarah Burge, la “Human Barbie”, detentrice del record di interventi estetici, fa iniezioni sul viso della figlia Hanna

In casi del genere, anche i meno benpensanti pensano «che fa la polizia?». Una donna adulta può anche farsi 100 e passa interventi di chirurgia estetica (anche se verrebbe da dire «che fa l’ordine dei medici?», nei confronti dei chirurghi che continuano a operarla; vabbé). In casi del genere, anche i genitori più saggi (secondo loro) di adolescenti femmine dovrebbero fare un esame di coscienza. Chiedersi «riusciamo a dare alle nostre figlie un buon senso di sé? O cadiamo vittima, anche noi, del Canone Unico di bellezza occidentale, vogliamo che siano carine a tutti i costi, le rendiamo insicure, facciamo loro dei danni?». 

Il caso di Sarah e Hannah Burge è estremo, ma la dinamica madre-teenager è la stessa in situazioni meno demenziali. Molte, tra l’altro. La notizia è semplice, ma, si diceva, demenzialissima: Sarah, 49 anni, detta la Human Barbie, autoproclamatasi detentrice del record mondiale di interventi estetici, fa regolari iniezioni di botox sulla faccia della figlia Hanna, ora sedicenne, da quando ne aveva quindici. La mamma ha speso mezzo milione di sterline e sembra non avere più un pezzo originale: sono nuovi il seno e il mento, gli zigomi e il collo, le cosce liposuzionate e l’intera faccia (dopo tre lifting). La figlia di tanta madre però (le ragazzine, si sa, sono ingrate) non le riconosce meriti: non si è appassionata al botulino in casa, sostiene; ma a scuola. «Tutte le mie compagne parlano di botox. Io l’ho voluto fare per questo. E perché previene le rughe. Mi erano già venute due linee sulla fronte, ho chiesto alla mamma di intervenire».

Come ogni buon genitore, Sarah è contenta che la figlia si sia rivolta a lei: «È stata onesta, molto meglio così che farsi il botox dietro le mie spalle» (Sarah si è fatta il botox anche dietro le spalle, d’altra parte, probabilmente). Le due sono state fotografate, sorridenti ma non particolarmente espressive, dal tabloid Daily Mail. Che per par condicio ha intervistato l’inorridito presidente della società britannica dei chirurghi plastici. Il quale ha ripetuto sconsolato che il botox può essere iniettato solo da medici esperti (Sarah è diplomata estetista), che può causare asimmetrie e paralisi; che in dosi eccessive e precoci fa male. Ma alla fine il Mail lascia l’ultima parola alla sedicenne. Che spiega: «Il Teen Toxing è parte della vita, di questi tempi; e io lo condivido con la mia mammina». È bella la condivisione mamme-figlie. Ma per favore, cerchiamo di non condividere le nostre fesserie.

 

 

Maria Laura Rodotà
Fonte: Corriere della Sera

 

 

 

 

«Te la diamo gratis», manifesti “misogini”

March 4th, 2010

C’è una pubblicità che dà molto fastidio alle donne di Napoli soprattutto in vista dell’8 marzo. È quella di un caffè che con centinaia di 6×3 ha invaso le strade cittadine con uno slogan definito dall’Udi (Unione donne) «scurrile». Viene raffigurata una signorina con una macchinetta per fare l’espresso in casa. Sul poster campeggia lo slogan: «Compri la macchina del caffè? Sei pazzo. Noi…Te la diamo gratis». L’ultima affermazione è sparata a caratteri cubitali e l’effetto è tale che subito la si associa alla sorridente signorina, come il balloon di un fumetto.

«OFFESA ALLE DONNE» - «Si tratta di una campagna che esprime e riassume la cultura combattuta dalla politica delle donne e dalle donne, quelle così dette cittadine comuni, che continuamente ci segnalano la loro offesa. Napoli - spiega l’Udi - dal mese di novembre ha adottato una delibera che rende indisponibili gli spazi pubblici a simili scempi “perché offensivi e lesivi della dignità femminile”, ed istituisce una commissione ad hoc». L’Udi chiede quindi al sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino, di rimuovere la pubblicità.

Fonte: Corriere della Sera

Nasce la polizza contro le violenze su donne e minori

March 3rd, 2010
In Italia è un fenomeno tutt’altro che assente, anche se spesso rimane odiosamente nell’ombra. Se ne parla poco, ma nel nostro Paese gli episodi di violenza su donne e bambini sono frequenti e spesso rimangono non denunciati. Da qualche giorno, per dare un sostegno a chi ha subito violenza fisica, sessuale o psicologica, il gruppo assicurativo Filo Diretto ha predisposto la polizza Amidonna.

Tutti i numeri di un’odiosa piaga
Amidonna è la prima assicurazione in Italia dedicata speficatamente a donne e minori vittime di episodi di violenza. Secondo le ultime statistiche - che comprendono però solo gli episodi denunciati - in Italia è vittima di violenza fisica o sessuale il 31,9% delle donne e il 5-10% dei bambini. Da quando, poi, si è iniziato a parlare di stalking, si può stimare che circa il 18,8% delle donne (vale a dire 2 milioni e 77mila persone) sia stato “perseguitato” dall’ex-partner.

La polizza Amidonna
La polizza proposta dal gruppo Filo Diretto ha un duplice obiettivo: aiutare chi ha subito un abuso a superare il difficile momento psicologico e rendere il fenomeno un tema di dibattito sociale. Le prestazioni coperte dall’assicurazione prevedono: il consulto psicologico telefonico e il rimborso spese per l’assistenza psicologica post trauma fino a 1.500 euro (3.000 nel caso dei minori); il rimborso delle spese mediche fino a 5.000 euro e un’indennità mensile fino a 1.200 euro (fino a 12 mesi); la tutela legale fino a 15.000 euro; il rimborso spese di soggiorno in albergo, di assistenza ai minori e di prima necessità anche non documentate nel caso in cui sia necessario un allontanamento; il consulto medico telefonico 24 ore su 24, l’invio di un medico a domicilio e il trasporto in ambulanza.

In attesa delle istituzioni

Come ha spiegato Gerlando Lauricella, amministratore delegato del gruppo Filo Diretto, in occasione della presentazione della polizza, l’assicurazione non potrà essere stipulata privatamente. La proposta, piuttosto, è diretta alle istituzioni “interessate a fornire tutela e sostegno concreto alle fasce deboli della popolazione e ad affrontare il problema dal punto di vista dei costi socio-economici”, nonché alle associazioni di consumatori e di categoria, ai sindacati, alle aziende e alle banche, che potranno “offrire assistenza qualificata in un ambito ancora scoperto e valore aggiunto ai loro servizi e prodotti”.

Fonte: La Stampa

Le avanguardie femministe degli anni ‘70 in mostra a Roma

March 1st, 2010

Il corpo, l’identità sessuale per scardinare gli stereotipi sulla condizione femminile. Una galleria di foto controverse, provocatorie, suggestive che mettono in discussione il ruolo attribuito alla donna e invitano ad una nuova presa di coscienza. Sono le immagini realizzate da diciassette fotografe che, negli anni Settanta, hanno utilizzato il linguaggio dirompente delle avanguardie per portare avanti, tra ironia e attivismo politico, le istanze del femminismo. Un totale di oltre duecento opere della Sammlung Verbund di Vienna, una collezione d’impresa fondata nel 2004 capace di documentare il movimento con le sue ribellioni e rivendicazioni.
“Donna. Avanguardia femminista negli anni 70 dalla Sammlung Verbund di Vienna” è il titolo della mostra in cartellone alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma fino al 16 maggio. Un’esposizione che propone i lavori di artiste come Helena Almeida, Eleanor Antin, Renate Bertlmann, Valie Export, Birgit Jürgenssen, Ana Mendieta, Cindy Sherman e molte altre. Un gruppo di fotografe che riuscirono, ognuna a modo suo, a dare voce alla ribellione femminile degli anni ‘70.

“Donna. Avanguardia femminista negli anni 70 dalla Sammlung Verbund di Vienna”. Fotografie di autori vari. Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma, fino al 16 maggio. Orari: da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30, chiuso il lunedì. Ingresso: Intero 10 euro, ridotto 8 euro.
Sito Internet

Fonte: Il Sole 24 ORE

L’appello de l’Unità: “Salviamo Melevisione”

February 28th, 2010

La RAI ha deciso che dall’ottobre 2010 la Melevisione, e con lei l’intera Fascia Bambini di Rai Tre, non andrà più in onda. I genitori, gli insegnanti, gli abbonati alla TV del “servizio pubblico” hanno reagito chiedendo, con diecimila firme su Facebook e una valanga di mail, che la Melevisione viva ancora. La RAI ha risposto con un comunicato che promette vaghe “offerte più mirate” ed evita di rispondere a ciò che gli italiani le chiedono: cosa farà del Fantabosco.

La Melevisione è un piccolo frutteto che ha resistito per undici anni in mezzo all’espandersi delle colture intensive e transgeniche della TV, produttrici di programmi tutti forti e tutti uguali. Eppure oggi molti paesi cominciano a preoccuparsi per i loro bambini obesi, a vietare per legge merendine chimiche studiate per educare il palato a sapori più forti del reale, che fanno sentire insipide le mele. Ma questa preoccupazione non tocca i genitori “decisori” d’Italia. O non per i figli loro: i figli di chi potrà, nei canali a pagamento, troveranno cibi più sani per la mente, se li desiderano. Ai figli di tutti gli altri, invece che ingrandirlo e porlo più in vista, toglieranno anche quel cestino di Mele posato in un angolo, a cui tuttavia qualcuno attingeva. Non hanno ancora capito, e rischiano di capire a loro e nostre spese, che i bambini non sono figli nostri o altrui, ma del paese.

Chiediamo che la Melevisione continui a vivere, a produrre nuove serie, a restare visibile a tutti i bambini d’Italia che vogliono vederla. Chiediamo che rimanga su Rai Tre almeno finché il digitale terrestre non avrà completato una reale ed efficace copertura nazionale.

APPELLO MELEVISIONE

Hanno aderito:

Concita De Gregorio

Lidia Ravera

Loretta Napoleoni

Silvia Ballestra

Moni Ovadia

Carlo Lucarelli

Giancarlo De Cataldo

Tiziana Pomes

Roberto Alajmo e il figlio Arturo

Igiaba Scego

Beppe Sebaste

Manuela Trinci

Fonte: L’Unità

Cambiare registro

February 26th, 2010
La lettera di risposta della Presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane al Sottosegretario Gianni Letta
inserito da Redazione
Appello Pezzopane a Letta: ”Cambiare registro”

Carissimo Sottosegretario,
il suo turbamento è consolante, vista la corsa di molti a leggere l’accaduto come ennesima occasione di scontro.
Mi dispiace che anche lei sia stato ingannato dalla lista ufficiale delle ditte operanti a L’Aquila, che le sarà stata certamente fornita da persone competenti e di sua fiducia.
Questo però spiega la mia insistenza nel cercare dalle autorità la “lista della verità” non quella per l’ufficialità pubblicata su siti e giornali.
Mi preoccupa molto la vicinanza di uomini delle istituzioni a comitati d’affari e l’ombra delle mafie sul nostro territorio, rinomato per il suo sano tessuto sociale ed economico. Sento forte l’obbligo morale, come rappresentante del territorio di tenere alta la guardia.
Per questo mi rivolgo a lei, abruzzese come me e persona misurata, affinché si volti questa orribile pagina e si comincino a dare segnali forti di un rinnovamento etico, di un operare realmente democratico e trasparente.
Oggi lei ha avuto la premura di rispondere alla mia lettera; altri rappresentanti istituzionali non ne colgono la necessità. L’apprezzamento del gesto non è solo mio ma certamente dei cittadini della provincia. Troppe domande però, troppo spesso restano senza risposta, mentre freme la nostra gente per la voglia di ricostruire la città che sente propria. Abbiamo bisogno per questo che si espliciti una linea chiara che ci consenta di pianificare a breve, medio e lungo termine senza dubbi. Abbiamo bisogno di cambiare registro anche sui metodi, che siano più includenti, stimolanti, che ricostruiscano la fiducia.
Mi appello all’affetto che lei nutre per questa terra e al senso di dignità che oggi la scuote.
Con stima e cordialità.

Questa la lettera di risposta della Presidente Stefania Pezzopane al Sottosegretario Gianni letta All’indomani della missiva la Pezzopane commenta:
” Le responsabilità penali le accerterà la magistratura, ma le istituzioni e la politica hanno il dovere di filtrare il più possibile i rischi di inquinamento morale ed economico. Aldilà di facili incidenti o equivoci è doveroso non solo essere onesti ma apparire onesti, cioè non ispirare neppure il sospetto.
Temo che questa ignobile vicenda si archivi col solito banale gioco delle parti che liquida tutto fra innocentisti e colpevolisti a seconda della convenienza di parte.
Mentre aldilà delle responsabilità penali, che accerterà la magistratura, preoccupa la vicinanza di uomini delle istituzioni a faccendieri e affaristi spregiudicati. Una vera e propria rete onnipresente e ramificata che si avvicina pericolosamente ai nostri cantieri.
Epigoni della maggioranza cominciano poi a diffondere in tv tesi preoccupanti sulla ricostruzione dell’Aquila: tempi biblici o addirittura la necessità di raderla definitivamente al suolo. Le incertezze sui finanziamenti gettano altro scoramento, mentre continuano a volteggiare corvi ed avvoltoi”.

L’Aquila 19 febbraio 2010

(ufficio stampa Provincia L’Aquila

Fonte: http://www.noidonne.org/blog.php?ID=00531

“La donna-merce non è normale”. Un appello ai candidati di sinistra alle elezioni regionali

February 25th, 2010

Pubblichiamo il testo dell’appello - promosso da Silvia Nono, Maria Teresa Carbone, Serena Perrone Capano e Adriana Valente - rivolto ai candidati di sinistra delle prossime elezioni regionali perché inseriscano nel loro programma una presa di posizione contro la mercificazione delle donne.

 

Ci siamo stufate di sentir dire con un sorriso sornione alla radio, in farmacia, in televisione: e che sarà mai? Ci sono cose peggiori… In questi giorni ci siamo chieste: ma ci sono degli italiani che considerano offensivo trattare una donna come un oggetto di scambio, o ormai la pensano tutti così? Così abbiamo pensato di lanciare un appello ai candidati di sinistra: per poterci fidare di loro, per poterli votare, esigiamo che si schierino. Chiediamo che tra i primi punti del programma politico dei candidati di sinistra venga inserita una dichiarazione semplice, chiara e forte: io non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica, nella comunicazione. Uno spartiacque fondamentale in questi tempi gelatinosi, in cui l’immagine della donna sembra aver percorso a ritroso sentieri che si credevano ormai superati. Non è più una questione di costume: è una questione di sostanza. Le donne sono oltre la metà dell’elettorato, e hanno diritto di sapere da che parte stanno le persone che aspirano a rappresentarle.

 

Per aderire: nonconsideronormale@gmail.com

LINK Blog - Gruppo Facebook

Fonte: Micromega

In Italia oltre un quarto delle donne lascia il lavoro dopo la maternità

February 24th, 2010

Lavoro e maternità in Italia sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo, compresi Spagna e Grecia. Lo ricorda il rapporto presentato oggi da Manageritalia, secondo il quale in Italia oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità. Ma mentre “in tutti i Paesi europei l’occupazione delle neomamme mostra un percorso a U, con una forte discesa nei primi tre anni di vita del bambino e un graduale ritorno al lavoro in seguito”, solo in Italia “il tasso d’occupazione delle donne continua a calare al crescere dell’età dei figli”.

Sarà per questo che il tasso di natalità in Italia nel 2009 ha registrato un ulteriore, sia pur modesto, peggioramento, passando dall’1,42 del 2008 all’1,41 (nonostante, come ricorda l’Istat, a sostenere negli ultimi anni il tasso di natalità siano in misura consistente le donne immigrate). I dati, però, rilevano gli economisti della Voce.info Daniela Del Boca e Alessandro Rosina, non sono omogenei in tutte le regioni, e mostrano invece tendenze opposte tra le regioni con una buona occupazione femminile e quelle nelle quali invece l’occupazione femminile è bassa. Prendendo ad esempio due regioni estreme, la Campania e l’Emilia Romagna, (la prima ha un tasso di occupazione femminile del 27,3 per cento, la seconda del 62,1 per cento), in 15 anni in Campania si è passati da un numero medio di 1,51 figli per donna a 1,42, mentre in Emilia Romagna nello stesso periodo si è passati da 0,97 a 1,48. Segno che alla lunga le politiche di sostegno all’occupazione femminile, a cominciare dagli asili nido, producono effetti positivi anche sotto il profilo della natalità. Dove si lavora di più, insomma, si fanno più figli, e non il contrario, come si potrebbe pensare. “Il confronto tra questi due estremi evidenzia ulteriormente come partecipazione delle donne al mercato del lavoro e maternità possano crescere assieme, anche in anni difficili, in presenza di adeguate politiche”, sottolineano i due economisti

E’ proprio l’abbandono del posto di lavoro dopo la nascita del primo o del secondo figlio, rileva il rapporto di Manageritalia, a mantenere bassissimo in Italia il tasso di occupazione femminile. Infatti “oggi in Italia se prima della nascita del figlio lavorano 59 donne su 100, dopo la maternità ne continuano a lavorare solo 43, con un tasso di abbandono pari al 27,1 per cento”. Una decisione sulla quale non incidono solo le esigenze di cura dei figli, aggravate dalla mancanza di servizi sociali adeguati, ma spesso anche il fatto che “molto spesso il rientro in azienda dopo la maternità costituisce un momento particolarmente critico del rapporto impresa-dipendente con il rischio di una eventuale mobbizzazione se non una definitiva induzione a lasciare il lavoro”.

E quindi l’Italia ha un tasso di occupazione femminile intorno al 46 per cento, contro il 58 per cento abbondante della media europea. Dato stigmatizzato infinite volte, ma senza mai trovare soluzioni adeguate, denunciano da più parte gli economisti e in particolare le economiste. Sul sito Ingenere.it, on line da poche settimane, nato con l’obiettivo di affrontare i principali temi economici dal punto di vista delle donne, Maria Letizia Tanturri, ricercatore di Demografia alla Facoltà di Scienze Statistiche dell?Università di Padova, sottolinea come anche il recente piano Carfagna-Sacconi (il documento “Italia 2020. Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”) continui “a puntare sulla solidarietà intergenerazionale”, senza prevedere azioni concrete di sostegno. Ma cosa succederà, si chiede Tanturri, “nel 2020 quando le politiche per l’invecchiamento attivo - in accordo con le normative europee e con gli intenti dei ministri - innalzeranno l’età pensionabile per gli uomini, ma sopratutto per le donne?”. Che le nonne non saranno più a disposizione di figlie e nipoti, lo sgretolamento definitivo della famiglia italiana tradizionale, sempre più “un gigante dai piedi d’argilla”.

La probabilità di uscire dal mercato del lavoro aumenta significativamente per le madri sotto i 24 anni (72 per cento) e per le donne meno istruite (68 per cento tra le donne che si sono fermate alla licenza media contro il 24,5 per cento delle laureate), e si triplica per le mamme che al momento del concepimento lavoravano a tempo determinato. Nel settore pubblico il “rischio-abbandono” scende al 25 per cento, mentre nel settore privato la probabilità è maggiore per le operaie (37,6 per cento) e scende gradualmente fino ad arrivare a chi ha un ruolo manageriale (12,9 per cento). Tuttavia, rileva Manageritalia, se anche le donne manager tendono a rimanere al loro posto dopo la nascita di uno o più figli, sono quasi sempre costrette ad abbandonare le aspirazioni di carriera. Per il 59 per cento degli intervistati le ragioni stanno nella “perdita di influenza e di ruolo”, per il 30 per cento sono dovute a “difficoltà connesse alla ristrutturazione organizzativa” e per il 27 per cento a “ristagno nel trattamento economico”, e infine per il 23 per cento al mobbing.

La maternità, insomma, diventa un problema, in un mondo del lavoro che comunque in Italia tende a emarginare la donna, e in un panorama che non offre al momento un adeguato piano di progetti e investimenti pubblici. Proverà a dare un contributo in questa direzione il progetto “Un fiocco in azienda”, presentato oggi a Milano da Manager Italia e l’associazione La Casa Rosa, con il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Milano e il contributo del Comune di Milano. Il progetto offre un supporto concreto alle madri per evitare di cadere nella depressione post-partum e al reinserimento nel lavoro, evitando quanto più possibile situazioni di conflitto o di mobbing.

Fonte: La Repubblica

Io, manager tradita dall’azienda. Dopo il parto costretta a licenziarmi

February 23rd, 2010

Buongiorno dottoressa. Il direttore generale la aspetta nel suo ufficio». La voce della segretaria lasciava intuire un certo distacco. Strano. Torni dalla maternità, di solito i colleghi ti accolgono con un sorriso e mille domande. Come va la piccola? Piange? Come ti sei organizzata a casa? Stefania Boleso, 39 anni, marketing manager di Red Bull Italia (multinazionale austriaca presente in oltre 180 Paesi, ndr) non ha voluto ascoltare quel brivido di disagio. Come uno sportivo che si è preparato al meglio, dopo dieci mesi di maternità era stanca di immaginare la gara imminente. Baby sitter assunta a tempo pieno, marito pronto a dare una mano nelle emergenze: meglio scendere in campo e giocare. E allora via, dal capo. «Buongiorno Stefania. Scusa ma… Per motivi di costi la tua posizione non è più prevista». Tradotto: devi andartene. Con le buone o con le cattive. «Non dimenticherò mai quell’attimo — racconta adesso Stefania Boleso —. Erano le dieci del mattino del 30 settembre scorso. E’ stato come essere lasciata dal primo amore».

Una firma per cancellare oltre dieci anni di lavoro e un percorso professionale da manuale: laurea in Bocconi con 110, un anno e mezzo in una multinazionale americana (Sarah Lee) «per farmi le ossa» e poi l’ingresso in Red Bull quando il marchio in Italia era sconosciuto e la filiale tutta da costruire. Oggi la bibita è famosa anche nel nostro Paese. E l’azienda in Italia dà lavoro a 150 dipendenti. «Mi hanno fatto una proposta economica. Ho rifiutato—racconta oggi Boleso davanti a una tazza di caffè —. Ho deciso di tenere duro per orgoglio. Gestivo un budget di 18 milioni di euro ed ero il punto di riferimento di 28 persone: tutta l’area marketing. Durante la maternità ero sempre rimasta in contatto con l’azienda. Per dire, mia figlia doveva nascere il 25 dicembre e io il 18 ero a una riunione. A quel progetto ho dato l’anima. Invece l’azienda non mi ha nemmeno messa alla prova. Come si sono sbagliati. Io ci sarei riuscita a mettere insieme la famiglia con il lavoro. Avrei dato il sangue pur di farcela».

Dopo il «gran rifiuto», per Stefania Boleso sono arrivati momenti difficili. «Sono stata spostata in un locale a pian terreno riadattato a ufficio, distante cinque piani dal resto dell’azienda. Mi hanno tolto la responsabilità del marketing. In teoria avrei dovuto lavorare con due colleghe. Peccato che entrambe fossero in maternità. Insomma, ero sola». Boleso ha resistito poche settimane. «Un giorno mi è venuto un attacco di panico, ho creduto di morire. Al pronto soccorso mi hanno detto che stavo rischiando l’esaurimento. Alla fine ho mollato. Il 19 dicembre ho firmato la resa. Ho scambiato i miei diritti con una buonuscita. Non avevo alternativa: dopo aver perso cinque chili e la serenità, non mi sono sentita di imporre altre tensioni alla mia famiglia». Che cosa farà adesso, Stefania? «Questa esperienza mi ha cambiata — risponde la manager —. Ieri criticavo chi dava meno del 110% sul lavoro. Adesso sto cercando di attribuire un nuovo senso agli ultimi dieci anni. Ho deciso di ripartire raccontando questa storia. “Guarda che poi nessuno ti offrirà più lavoro”, mi ha detto qualcuno. Il rischio c’è. Ma credo vada corso. Quantomeno per aiutare mia figlia a vivere in un mondo migliore».

Fonte: Corriere della Sera

Regionali, in lista l’igienista (e ballerina) del premier

February 22nd, 2010

Il fisioterapista del Milan, Giorgio Puricelli con ogni probabilità diventerà consigliere regionale del Pdl in Lombardia. Il suo nome, infatti, è uno dei 16 inseriti nel listino, cioè nell’elenco di chi sarà eletto come premio di maggioranza in caso di vittoria di Roberto Formigoni.

L’ultima parola spetta a Silvio Berlusconi (che dovrebbe dare l’ok fra oggi e domani) ma il coordinamento nazionale del Pdl ha detto sì alle liste dei candidati alle prossime elezioni regionali in Lombardia, inclusi i nomi che saranno inseriti nel listino. La Lega Nord dovrebbe avere sei posti (o cinque ventila qualcuno nel Pdl) e ha già annunciato che fra gli altri indicherà il parlamentare Andrea Gibelli (in predicato per diventare il nuovo vicepresidente della Regione).

A quanto apprende l’Ansa, di indicazione di Berlusconi, oltre a Puricelli, sono Francesco Magnano, che è suo geometra di fiducia, e Nicole Minetti, ballerina delle trasmissioni tv Scorie e Colorado Cafè nonché igienista dentale che Berlusconi ha conosciuto durante il suo ricovero al San Raffaele. E per il Pdl, oltre allo stesso presidente Formigoni, dovrebbero essere inseriti il capogruppo del partito in Regione Paolo Valentini (vicino al governatore), il vicecapogruppo Roberto Alboni (proveniente da An così come Pietro Maccari e Enrico Mattinzoli), l’ex assessore provinciale a Milano Doriano Riparbelli e l’ex assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli.

E i giornali stranieri, dal Times in poi, riprendono le candidature Pdl: da Nicole Minetti, ballerina in tv e igienista dentale alla «Angelina Jolie di Bari», titolando “Berlusconi sotto attacco dopo aver scelto l’ex ballerina come candidato”.

Fonte: L’Unità

ancora..ancora..ancora…