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Ru486 alle minorenni solo con il sì dei genitori

Saturday, June 26th, 2010

Raccomandazioni e consigli al buon uso della pillola abortiva. Le attese linee guida annunciate dal ministero della Salute per indicare alle Regioni come somministrare attraverso i servizi ospedalieri la Ru 486 sono pronte. Le attenzioni sono rivolte al ricovero (da disincentivare le dimissioni anticipate), al consenso infornato soprattutto per le donne straniere, e alle minorenni. A tale proposito si ribadisce che «andrebbero escluse le ragazze prive dell’autorizzazione dei genitori perché vorremmo evitare – sottolinea il sottosegretario Eugenia Roccella – il caso di giovanissime che assumono il farmaco con ordinanza del giudice all’insaputa della famiglia e che poi firmino dimissioni anticipate, andando incontro a possibili rischi».

TRE PARERI - Il documento ripercorre il contenuto di tre pareri espressi dal Consiglio Superiore di sanità dove si afferma chiaramente che la pillola è ritenuta sicura quanto il metodo d’aborto tradizionale (quello chirurgico) solo se viene data in regime di ricovero ordinario. Questo per contrastare il ricorso al day hospital. Procedura che poi nella pratica è la più frequente. In genere la donna preferisce firmare il registro delle dimissioni e tornare a casa dopo aver preso il farmaco a base di mifepristone (la sostanza che provoca l’interruzione della gravidanza). Il documento del ministero verrà inviato alle Regioni ma non avrà un valore vincolante, nel rispetto della loro autonomia. «Ci siamo mossi sulla base dei tre pareri del Consiglio e dell’informativa trasmessa dal ministro Maurizio Sacconi all’Ue. In Italia c’è una legge sull’aborto che va rispettata. L’interruzione volontaria di gravidanza deve avvenire in ospedale». Il pericolo da sempre denunciato da chi è contrario alla Ru 486 è che diventi una scorciatoia per evitare il ricovero. Nelle linee guida sono indicati «i punti irrinunciabili del protocollo operativo che le Regioni saranno libere di applicare. In particolare – insiste il sottosegretario – è importante che le donne straniere vengano messe in condizione di comprendere il significato della procedura”

CONSENSO INFORMATO - Attenzione, inoltre, al consenso informato. Che non dovrà essere una formalità: «La donna si dovrà assumere la responsabilità di restare in ospedale. Non è un ricovero coatto, è nel suo interesse però che resti sotto controllo dei medici fino al termine dell’aborto che deve essere accertato con un’ecografia». E se le Asl si discostassero da questi consigli? «Credo che andranno incontro a criticità amministrative, di monitoraggio e sicurezza sanitaria». La RU 486 è stata approvata in via definitiva dall’Agenzia nazionale del farmaco (Aifa) il 31 luglio scorso. La distribuzione in Italia da parte dell’azienda produttrice è partita solo ad aprile. Le Regioni hanno deliberato autonomamente le modalità di somministrazione scegliendo nella maggior parte dei casi il ricovero ordinario che in media è di tre giorni. Ma nella pratica le cose sono andate diversamente. La donna preferisce tornare a casa e rivolgersi una seconda volta al servizio ospedaliero per ricevere il secondo farmaco, a base di prostaglandine (per il distacco del feto). Il quotidiano Avvenire ieri riportava come eccezionali le storie di quattro ragazze, due italiane e due straniere, che a Venezia hanno preferito ricoverarsi. Nessuna ha firmato il registro delle dimissioni.

Margherita De Bac

RU 486, abuso di potere sul corpo delle donne

Wednesday, April 7th, 2010

La doppia morale del governo e una pattuglia di integralisti senza carità hanno la tentazione di fare carta straccia delle regole, del rispetto delle competenze e delle prerogative, dei poteri di ciascuna istituzione

 

Forse Roberto Cota voleva fare il ginecologo, forse Luca Zaia pensava di governare il Veneto con la Costituzione padana in tasca. Certo è che i due neo-governatori leghisti, fermamente decisi a ostacolare la distribuzione della RU486 in Piemonte e Veneto, hanno dovuto fare una brusca marcia indietro rispetto alle minacce avanzate all’indomani della loro elezione.

L’attitudine dimostrata con le prime dichiarazioni è però indicativa di un metodo, ovvero quello di fare carta straccia delle regole, del rispetto delle competenze, delle prerogative e dei poteri di ciascuna istituzione. Alla fine, su una questione sensibile che evidentemente suscita un grande dibattito nella società, il presidente del Piemonte ha ridimensionato la propria posizione e mi auguro che abbia compreso che sull’interruzione di gravidanza non si possono fare le crociate.

Non si possono, in altre parole, aprire conflitti sul corpo delle donne, senza nessun rispetto o sensibilità verso coloro che, dolorosamente, si trovano ad affrontare un’interruzione volontaria di gravidanza e, nel personalissimo dialogo con il loro medico, scelgono l’aborto farmacologico.

Perché una decisione in tal senso non è etica, ma clinica. Da un punto di vista deontologico e clinico, per un ginecologo che si trovi di fronte a una donna che è giunta alla decisione - sempre difficile e drammatica – di interrompere una gravidanza, nascondere i diversi percorsi clinici che esistono è scorretto. Quel medico è tenuto ad informare la paziente, a spiegare rischi e possibilità di ogni metodologia, e poi giungere, nel dialogo intimo con la donna, ad una conclusione condivisa.

I percorsi clinici, almeno finora, non li indica un governatore. Vincere le elezioni non vuol dire avere il diritto di piantare una bandiera sul corpo delle donne, né tantomeno avere il potere di condizionare pesantemente la vita delle persone o addirittura il percorso delle decisioni mediche. E invece questa destra anomala, tutta italiana e per niente liberale, dimostra con insistenza di voler rovesciare il tavolo dopo aver vinto, di voler riscrivere le regole del gioco senza confrontarsi, pensando di non dover fare i conti con chi, invece, ha a cuore la legalità

È un’insofferenza, quella della destra nei confronti delle regole, che se non scatena intolleranza, provoca sconforto, smarrimento del senso dello Stato, perdita di fiducia nelle istituzioni. È ancora una volta il pessimo segnale che le leggi si rispettano quando sono a noi favorevoli e si interpretano quando non ne condividiamo lo spirito.

Nel caso delle RU486, il farmaco è stato autorizzato dall’Agenzia europea per i farmaci e da quella italiana (l’Aifa), e questo vale per tutto il territorio nazionale. Il governatore di una Regione non può scegliere di non inserire un farmaco nel prontuario regionale perché si creerebbero evidenti disparità sanitarie tra i cittadini di una regione e quelli di un’altra.

Inoltre, minacciare di lasciare un medicinale nei magazzini è un vero abuso di potere. Su un tema così delicato, che tocca nel profondo la salute e la sofferenza intima delle donne, una legge equilibrata c’è già: è la 194 e lascia le valutazioni mediche ai medici. E che una legge che regolamenta l’aborto ci sia già e vada semplicemente applicata lo ha sostenuto con fermezza anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Uno Stato laico deve avere una legge sull’aborto e del resto – è dimostrato dai numeri – la 194 ha consentito di ridurre drasticamente gli aborti clandestini e le morti delle donne tra le mani insanguinate delle “mammane”.

Dovremo prestare molta attenzione al metodo di governo leghista nel nord e dovremo fare tutto il possibile per evitare che dalla discussione sulla RU486 riparta l’azione della pattuglia di integralisti, forse dimentichi della carità e dell’umana compassione.

Ignazio Marino, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale

Fonte: L’Espresso

Il peccato delle donne

Saturday, April 3rd, 2010

Potevano essere altri, più fiammeggianti e costruttivi, più remunerativi e sperati, insomma vere proposte di libertà, i primi solenni impegni presi dagli scalpitanti nuovissimi governatori del povero Nord che si avvia malconcio a precipitare nella Padania.  Roberto Cota e Luca Zaia, due non brutti giovanotti in cravatta verde, sono stati eletti a furor di popolo anche da frotte di ammiratrici che ne adorano il celodurismo di partito.

Ebbene, i due si sono subito dimostrati soprattutto devoti, tradizionalisti, forse nostalgici della messa in latino, e soprattutto ben diversi dai faciloni loro alleati pdl, che si sono fatta la brutta fama di perdigiorno dietro escort ambosessi e sempre a gridare su pratiche di giustizia che non interessano ad anima viva tranne una.

Si sa che ormai le donne sono diventate l’anello più floscio della società, loro che pareva avessero in mano il mondo e adesso invece non basta un bel sedere per far carriera, se non sai almeno praticare l’igiene dentale. Quindi prima che agli evasori, agli inquinatori, ai criminali, ai fannulloni e persino ai clandestini, i nuovi ras della Padania hanno preso subito a randellate le donne; che se non ci fossero non ci sarebbe l’aborto, quindi l’obbligo di perder tempo con un grattacapo epocale irrisolvibile, reso stordente dal continuo martellare ecclesiastico che ogni mattina si sveglia, dà un veloce sguardo annoiato sulla montagna impolverata di pratiche pedofile che riguardano i suoi pii fratelli in tutto il mondo, e subito gli viene un diavolo per capello pensando all’infame dal nome innominabile, la diavolessa RU486, che gli fa passare anche la voglia del cappuccino.

Quella pozione luciferina ha qualcosa di veramente abominevole: procura l’aborto senza che chi la ingoia quasi se ne accorga, la paziente non subisce ferri chirurgici o aspiratori, non si sente strappare le viscere, non si dissangua, non prova che lievi dolori. Ignominia su ignominia, i nemici del farmaco sostengono che con questo metodo sbrigativo la peccatrice non ha tempo di sentirsi quello che è, un’assassina, e di continuare a soffrire e chiedere perdono per tutti i suoi giorni. Questo non è vero, perché se non in termini così apocalittici, non c’è aborto che non lasci una ferita in una donna, che sempre si chiederà a cosa ha rinunciato e chi sarebbe stato quella rinuncia una volta diventata persona. Certo, l’interruzione di gravidanza, voluta dalla legge 194 e necessariamente cruenta, piace di più ai nemici dell’aborto, in quanto punitiva: anche se poi, quel che davvero si meriterebbero le donne sarebbe un bel ritorno all’aborto clandestino, quando almeno le malvagie assassine spesso morivano come meritavano.

A questo punto risulta chiarissimo, e senza condizionali, che le parole dei vescovi alla vigilia delle elezioni erano un ordine cui non si poteva disubbidire. E i vincitori hanno subito risposto come dovevano, rassicurato le gerarchie, in cambio dell’appoggio alla vittoria: a questo punto, la morte della RU486, potrebbe anche preludere a una revisione della legge 194. Ci sono ministri mistici o governatori tutto casa e chiesa che si svegliano pensando ai feti, e giù lacrime, e già si armano per mettere definitivamente le donne al tappeto con una legge che renda una interruzione legale più difficile che un Nobel al pensoso erede Bossi.

Il problema è che i feti di Cota, Zaia e tutti gli altri governatori spaventati e inetti, non hanno nessuna riconoscenza; se ne stessero lì, buoni, feti per sempre, non darebbero fastidio: ma pretendono di diventare bambini, di crescere e farsi noiosi e ingombranti e pieni di pretese: e si lamentano dei preti pedofili, e non si accontentano di pane e acqua alla refezione scolastica, e fan fare brutte figure ai giovanotti che li ammazzano di botte, e strillano se li vendono per la prostituzione o li usano per ricavarne organi sani. Cota e amici, giusto martellare la cattiva pillola, ma magari una vostra premurosa occhiata leghista su come vivono i bambini, non potreste sprecarla più per i bambini che per i feti?

Fonte: Corriere della Sera

Ru486, il no dei governatori leghisti

Friday, April 2nd, 2010

Ma donne piemontesi, donne venete , cosa avete votato?

 

- Parte oggi la distribuzione in Italia della Ru486 ed è subito polemica. Da giovedì mattina è possibile infatti per Asl e farmacie ospedaliere fare richiesta della pillola abortiva Ru486 e tante sono le telefonate per avere informazioni giunte alla sede della Nordic Pharma, delegata dall’azienda Exelgyn a distribuire in Italia il Mifegyne. Tuttavia nessun camion è ancora partito per distribuire le pillola, cosa che probabilmente avverrà dopo Pasqua. Intanto, i due neo governatori leghisti, Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, prendono la prima decisione «politica» della loro amministrazione. Da entrambi arriva un netto no alla distribuzione della pillola. Anche se le competenze effettive delle Regioni in materia non sono ampie, anzi. Posizioni che fanno infuriare l’opposizione con Ignazio Marino del Pd che parla di abuso di potere e Bersani che ricorda: «Sono presidenti di regione, non imperatori».

 

RICHIESTA DI BLOCCO - Roberto Cota non ha cambiato linea nonostante le polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni di mercoledì (le scatole di pillole abortive «potranno marcire nei magazzini» ha detto) elogiate da monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio («A Cota va il mio plauso»). Il neopresidente della Regione Piemonte ha chiesto anzi ai direttori generali degli ospedali di bloccare l’uso cdella pillola fino al suo insediamento. «Sulla pillola Ru486 la mia posizione è sempre stata chiara: essendo a favore della vita farò di tutto per contrastarne l’impiego», ha dichiarato Cota. «È ovvio che rispetterò la legge, non posso fare diversamente, ma è altrettanto chiaro che dal punto di vista dei valori in Piemonte io ho delle idee diverse rispetto alla Governatrice non riconfermata - ha insistito - Penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero», aveva detto mercoledì.

 

ZAIA: MAI NEI NOSTRI OSPEDALI - Arriva dopo ma è ancora più deciso il «no» del nuovo presidente del Veneto, Luca Zaia: «Per quel che ci riguarda non daremo mai l’autorizzazione a poter acquistare e utilizzare questa pillola nei nostri ospedali» ha detto il governatore (ascolta l’audio). In una nota Zaia ha poi spiegato che la Regione «studierà le modalità per far valere un punto di vista nettamente contrario a uno strumento farmacologico che banalizza una procedura così delicata come l’aborto, che lascia sole le donne e che deresponsabilizza i più giovani. Non posso non considerare l’invito del Papa che stimola tutti noi a procedere secondo coscienza». Dal punto di vista dell’assistenza, conclude il presidente del Veneto, «anche l’Aifa prescrive una somministrazione della pillola abortiva in ambienti e modalità protette, segno inequivocabile che si chiede a tutti di operare in questa materia con grande prudenza». Nel Lazio, ha assicurato la neo-governatrice Renata Polverini, la somministrazione della pillola abortiva Ru486 «seguirà lo stesso percorso dell’aborto chirurgico, quindi sarà somministrata in ospedale». «C’è una legge, la 194, che va rispettata - ha aggiunto la Polverini -. Io sono a favore della vita e farò tutto quello che è necessario per difenderla nel rispetto della legge». Per il presidente lombardo Roberto Formigoni la Ru486 va nella direzione opposta proprio alla 194, che «ha tra le sue finalità quella di non abbandonare la donna a vivere in solitudine il dramma dell’aborto. La Ru486 scarica sulla donna tutto il peso psicologico e fisico di questa esperienza traumatica».

VIALE: VADO AVANTI - Va dritto per la sua strada Silvio Viale, il medico sperimentatore del farmaco ed esponente dei radicali (audio). L’ospedale Sant’Anna di Torino, ha annunciato Viale, ha chiesto 50 confezioni di pillole Ru486, che potrebbero essere consegnate già venerdì o, al più tardi, subito dopo Pasqua. «È probabile - ha spiegato Viale - che i primi farmaci non siano utilizzati per l’interruzione volontaria della gravidanza, ma per casi di aborto spontaneo o di interruzione terapeutica nel secondo semestre». Silvio Garattini, farmacologo ed ex componente dell’Agenzia italiana del farmaco, sostiene che «una Regione non può bloccare la commercializzazione, a meno che non venga revocata l’autorizzazione dall’Aifa. Poi la competenza in materia sanitaria è delle Regioni che possono stabilire le modalità in cui questo avvenga».

L’AGENZIA DEL FARMACO - E c’è una polemica nella polemica. Sulla Ru486 il direttore generale dell’Agenzia del farmaco Guido Rasi ha chiarito che «le Regioni non possono fare come vogliono. Hanno una larga autonomia sulle modalità, le tempistiche e i percorsi di somministrazione di un farmaco, un buon margine operativo, ma prima o poi si deve trovare una modalità per l’erogazione di un farmaco già approvato». Dura la replica del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: «Appare sempre più evidente la inadeguatezza del direttore dell’Aifa. Continua ad intervenire in maniera strana sulla Ru486 e sembra sempre più un piazzista di farmaci. Porrò al governo il problema della gestione dell’Aifa». Dal canto suo l’Agenzia spiega di non aver alcun ruolo sulle modalità di distribuzione sul territorio del farmaco «poiché spetta ai governatori delle regioni decidere anche alla luce di quanto è stato recentemente espresso dal ministero della Salute».

Fonte: Corriere della Sera

Luca Zaia (Ansa)
Luca Zaia (Ansa)

Cota contro la Ru486 in Piemonte

Thursday, April 1st, 2010

La pillola abortiva va somministrata in ospedale e le confezioni già arrivate in Piemonte potrebbero restare al momento nei magazzini: è quanto ha detto il neopresidente leghista della regione Piemonte, Roberto Cota, stamattina ai microfoni di “Mattino Cinque” durante la rubrica “La telefonata” di Maurizio Belpietro. Sulla Ru486 Cota ha idee “completamente diverse” da quelle dell’ex presidente Mercedes Bresso: farà quanto in suo potere per fermarla. Da domani le farmacie ospedaliere potranno avviare la procedura per richiedere la pillola, e già il percorso della Ru486 in Piemonte potrebbe incontrare lo stop della regione, nel caso in cui non venisse inserita nel prontuario regionale. Almeno così ha detto Eugenia Roccella, che ancora una volta non ha mancato di sottolinerare la sua contrarietà a una pillola che non è “un farmaco miracoloso”. La questione, però, è controversa, visto che l’Agenzia Italiana del Farmaco l’ha già messa nel prontuario nazionale.

“Sono per la difesa della vita - ha detto Cota - e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero”. Alla domanda “Ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?”, la risposta è stata: “Eh sì, per quanto potrò fare io sì”.

A spiegare come si potrebbe rallentare la commercializzazione della pillola a livello regionale è il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. “Nonostante l’Agenzia Italiana del Farmaco abbia autorizzato l’immissione in commercio a livello nazionale della pillola, tecnicamente i presidenti delle regioni potrebbero rallentare o anche impedire che il farmaco arrivi negli ospedali non facendolo introdurre nel prontuario regionale”, ha spiegato Roccella.

“La Ru486 - ha aggiunto - ha completato tutto il suo iter dal punto di vista legislativo, una volta che l’Aifa ha stabilito il prezzo e autorizzato la messa in commercio secondo il prontuario nazionale. A livello regionale, invece, l’arrivo della pillola può essere rallentato o bloccato sotto un profilo tecnico-economico”. Nello specifico, se non viene inserita nel prontuario regionale, gli ospedali non potrebbero di fatto ordinarla. “Tuttavia - ha aggiunto il sottosegretario - va detto che, in un’eventualità del genere, si aprirebbe poi un problema con l’Aifa, dal momento che il prontuario nazionale è il suo”.

In un’intervista a RaiNews24, la Roccella anche ribadito l’importanza delle indicazioni date dal ministero della Salute sull’uso della pillola abortiva esclusivamente in ambito ospedaliero e sottoponendo le donne al trattamento in regime di ricovero. “Spero che le regioni rispettino il parere scientifico del Consiglio superiore di sanità e prevedano l’ospedalizzazione dall’inizio alla fine del trattamento”. “L’aborto non è una vittoria - ha aggiunto - e questo farmaco non è un ‘farmaco meraviglioso’, ha molti effetti collaterali e va assunto con il ricovero: c’è la possibilità di scavalcare la legge 194, che è una buona legge e vogliamo che sia applicata interamente”.

Contro la Roccella è intervenuta Livia Turco, capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio. “ll sottosegretario Roccella dovrebbe occuparsi di prevenzione dell’aborto, di politiche per l’infanzia, di potenziamento dei consultori e di lotta alla povertà”, ha commentato la Turco. “E invece passa il suo tempo ad accanirsi contro la Ru486. Questo è pazzesco”, ha aggiunto. “Se turba così tanto la sua coscienza l’introduzione in Italia della pillola abortiva, farebbe bene a dimettersi dal ruolo che le è stato affidato”.

L’attacco di Cota alla Ru486 è stato condannato dal neo presidente della Toscana, Enrico Rossi. “Cota non si è accorto che la campagna elettorale è finita. Le sue dichiarazioni mi sembrano stupidaggini dettate forse dalla sua inesperienza in materia sanitaria o dalla volontà di catturare e strumentalizzare il consenso dell’opinione pubblica meno consapevole”. La Ru486 è stata sperimentata anche in Toscana, all’ospedale di Pontedera (Pisa). “In Italia - ha detto Rossi - c’è una legge, la 194, che disciplina il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. Il farmaco di cui si parla ha ottenuto l’autorizzazione alla distribuzione sul territorio nazionale. Infine, nel nostro Paese è garantita la libertà terapeutica, un ambito che riguarda solo il medico, il paziente e il loro rapporto. Tutto il resto sono chiacchiere inutili”.

L’ultima beffa della pillola RU486

Saturday, March 20th, 2010

 Consiglio Superiore di Sanità ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia possa avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario. Con il paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre chi vuole evitare il bisturi dovrà restare in ospedale

 

Il Consiglio Superiore di Sanità, organo pletorico e francamente poco autorevole, ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia può avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario fino alla verifica dell’espulsione completa. Quindi, nel nostro Paese - diversamente da ciò che normalmente accade da anni in tutti i paesi della Ue (con l’eccezione dell’Irlanda e del Portogallo), negli Usa e in Canada - si autorizza una pillola che ha come funzione quella di evitare un costoso e gravoso ricovero ospedaliero, ma se ne vincola l’uso al suddetto ricovero ospedaliero. E si dice chiaramente alle regioni che avevano deciso di somministrare la RU486 in day hospital che il ricovero giornaliero non va bene. Con l’incredibile paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre quella che avrebbe preferito evitare il bisturi e inghiottire una pillola lo dovrebbe invece fare restando chiusa in ospedale (senza motivo e con evidente stress psicologico) per almeno tre giorni. E con un inevitabile effetto boomerang: le donne decideranno di “firmare” l’uscita dopo aver preso la pillola e se ne andranno a casa sotto la propria responsabilità.

Chiunque dica che il ricovero “va fatto per tutelare la salute della donna”, non ha letto la letteratura scientifica e non ha capito bene a cosa serva l’Aifa. Che è l’ente governativo preposto al controllo sui farmaci e, presumiamo, se autorizza un farmaco è perché ne ha verificato efficacia e sicurezza. Dunque, se l’Aifa ha autorizzato la RU486 non si vede perché un organo consultivo pletorico debba metterne in discussione la sicurezza. Il Css era chiamato quindi a esprimersi su un farmaco autorizzato a seguito di una delibera dell?Aifa pubblicata in Gazzetta Ufficiale dopo amplissime valutazioni sia scientifiche che giuridiche. Quella delibera si limita ad indicare che la RU 486 è un farmaco ospedaliero e che come tale da prescrivere solo in ospedale. Non entra volutamente nel merito del ricovero ordinario o del day hospital, lasciando tale scelta al prescrittore e alle sue valutazioni del caso

Insomma, com’è logico, l’Aifa dice: ecco il farmaco, lo prescriva solo il medico ospedaliero perché è un presidio delicato e lo prescriva secondo scienza e coscienza, come sempre i medici possono e devono fare. Valuti lui se la donna ha problemi clinici che consigliano il ricovero o se non li ha e quindi se ne può andare a casa. Qualunque discussione medico scientifica è chiusa.

È quindi evidente che non c’è un problema medico, ma giuridico. Un problema che riguarda la legittimità o meno dell’uso in day hospital della pillola rispetto a quanto contemplato dalla legge 194 che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Anche in questo caso, la lettura della legge in chiave restrittiva e anti day hospital cozza vistosamente con quanto effettivamente scritto e voluto dal legislatore del 1978. E questo perché in nessun comma della legge è detto che l’aborto debba avvenire obbligatoriamente in regime di ricovero ordinario in ospedale. Al contrario, è previsto che esso possa avvenire anche “presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione” (art.8). Ma anche presso case di cura autorizzate dalla regione (sempre art.8). Inoltre viene chiaramente detto che la degenza in ospedale per l’aborto è una eventualità ma non la prassi (articoli 8 e 10). E, infine, viene esplicitamente previsto che si debba promuovere “l?uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (art. 15). Insomma la 194 non pregiudica in alcun modo la possibilità di usare la RU 486 con protocolli di monitoraggio a distanza da parte dell’ospedale, consentendo alla donna di stare a casa nel periodo di attesa del processo abortivo. E qui si apre un altro incongruo: il Css dice che la donna deve stare in ospedale fino all’espulsione avvenuta. Quindi giorni e giorni, giacché, per lo più, la sola somministrazione della RU (mifepristone) non è sufficiente e dopo un paio di giorni necessita della somministrazione di prostaglandine: tutte pillole, s’intende, che la donna potrebbe prendere in ospedale e poi andarsene a casa sua a consumare in silenzio e tra i suoi cari la sua personalissima tragedia (giacché non va dimenticato: l’aborto è sempre una tragedia per una donna). Invece i Soloni del Css decretano che lei dovrà starsene in ospedale a piangere in solitudine occupando un letto prezioso e sprecando denaro pubblico. È ovvio che il vero motivo di tutta questa inutile manfrina è annullare di fatto ragioni e convenienza dell’aborto farmacologico. Ma proprio per questo è altrettanto ovvio che scatterà il “signora, se vuole, può firmare e andarsene”. Ed è ovvio che la maggioranza delle donne lo farà. Punite due volte

Ru486, Sacconi: “Solo ricoveri oppure interverrà il governo”

Saturday, December 12th, 2009

Il governo tuona contro le Regioni: la Ru486 deve essere somministrata solo in ricovero ordinario. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della delibera Aifa che ammette il farmaco nel nostro sistema sanitario, il ministro al Welfare Sacconi avverte: “Prenderemo iniziative contro chi non rispetterà la 194, il ricovero dovrà essere effettivo”. Il timore è quello che molte donne firmino per tornare a casa, visto che nessuno può essere obbligato a restare in ospedale contro la sua volontà salvo in casi particolari. Nella delibera dell’Aifa, pubblicata l’altroieri, si parla di ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’esplulsione del prodotto del concepimento”.

Secondo qualcuno la frase lascia aperta anche la possibilità del day-hospital, e infatti l’Agenzia è stata duramente criticata dallo stesso Sacconi, oltre che dal centrodestra e dal Vaticano, per non essere stata più esplicita. L’esecutivo potrebbe chiedere una riunione dello Stato-Regioni per disegnare le linee guida di somministrazione ma per ora non lo fa.

Dalla ditta Exelgyne, che produce la Ru486, spiegano che a febbraio saranno pronti per la distribuzione. Che succederà? In Italia ci sono Regioni che somministrano il farmaco ormai da 4 anni, acquistandolo all’estero caso per caso. Alcune prevedono il ricovero ordinario. Come la Toscana, dove non cambierà nulla. “A suo tempo - spiega l’assessore alla salute Enrico Rossi - prevedemmo il ricovero dopo aver sentito il consiglio sanitario regionale. Credo comunque che in questioni come queste resti fondamentale il rapporto medico-paziente”.

È un fatto che in Toscana la stragrande maggioranza delle donne fino ad oggi abbiano firmato dopo la somministrazione della pillola per tornare a casa, ripresentandosi il giorno dell’espulsione provocata dalle prostaglandine. Anche in Emilia Romagna il farmaco viene importato, ma si prevede il day hospital. “Andremo avanti, quello che stiamo facendo è perfettamente in linea con quanto previsto dall’Aifa - dice l’assessore alla salute Giovanni Bissoni - Le linee guida le hanno fatte i nostri professionisti”. In Veneto la pillola fino ad ora non veniva somministrata. L’assessore Sandro Sandri annuncia che la Regione “si atterrà strettamente a quanto suggerito dal ministro Sacconi. Organizzeremo le nostre strutture per dare la pillola in regime di ricovero ordinario”.


Ieri la senatrice Donatella Poretti (Radicali-Pd) ha ricordato come “Sacconi ha scritto nella relazione al Parlamento sulla 194 che, in alcuni casi, la pillola è stata data in regime di day hospital. Se pensa che una cosa del genere violi la legge poteva andare in procura”. Il presidente della Pontificia accademia della Vita, monsignor Rino Fisichella, ha detto che “pensare che la Ru486 non sia un vero aborto è un inganno”.

Secondo Sacconi è “inequivoco il fatto che il processo farmacologico debba svolgersi sotto controllo medico ospedaliero”. Il ministro annuncia controlli, così come il senatore Pdl Maurizio Gasparri. Dorina Bianchi, senatrice da poco passata dal Pd all’Udc, chiarisce: “Mi auguro che l’aborto farmacologico non venga considerato una procedura soft e indolore per la donna”. Livia Turco del Pd parla della “fine di un tormentone. Ci potevano essere risparmiati mesi di scontri”.

RU486, ancora scontro Sacconi: seguire la 194

Thursday, December 3rd, 2009

Non basta al ministro del Welfare Sacconi la delibera del Cda dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla RU486. Secondo l’Aifa, che si e’ riunita per verificare la compatibilita’ dell’autorizzazione della pillola abortiva con le richieste del ministro,  la delibera del 30 luglio scorso che autorizza l’arrivo in Italia del farmaco ‘e’ pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero’ come raccomandato dallo stesso Sacconi.

Insoddisfatto il titola del Welfare che ribadisce: “se non si riscontrera’ la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad aborto farmacologico, si evidenziera’ una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti”.

Per Sacconi l’Aifa, pur riconoscendo la sua delibera ‘pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero, non ha voluto chiarire in modo definitivo se sia necessario il ricovero o se sia sufficiente il day hospital.

Il Cda dell’Agenzia del Farmaco, nella sua delibera odierna, aveva rimesso ‘al Ministro e alle autorità competenti l’emanazione dei provvedimenti applicativi o specificativi’ della Delibera del 30 luglio scorso ‘per garantire il pieno rispetto della legge 194/78′ e per l’osservanza sul territorio delle modalità di somministrazione del farmaco in regime ospedaliero.

Il provvedimento, spiega l’Aifa in una nota, infatti, “oltre a definire il regime di dispensazione in esclusivo ambito ospedaliero specifica che in particolare deve essere garantito il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall’art 8 della Legge 194/78 dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento” e questo in sintonia con quanto richiamato dal Ministro sulla necessita’ che l’aborto avvenga in ambito ospedaliero, in strutture sanitarie abilitate, con medici del servizio ostetrico ginecologico e sotto la sorveglianza del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo.

La conferma della delibera emanata a luglio ha acceso le polemiche, anche all’interno dell’Aifa: ”Ho sempre sostenuto che per garantire coerenza con la legge 194 fosse necessario almeno il ‘ricovero ordinario’ fino all’espulsione del feto. Questo passaggio, oggi, non e’ stato recepito e io ho riconfermato il mio dissenso”, ha affermato Romano Colozzi, assessore alle Finanze della Lombardia e consigliere di di amministrazione dell’Aifa. Ed il dibattito e’ anche politico. La ”presa di posizione dell’Aifa e’ ineccepibile”, afferma Livia Turco (Pd), augurandosi che Sacconi ”non faccia ulteriori forzature”. La delibera e’ ‘’sempre stata rispettosa della legge 194 ed e’ per questo che oggi l’Aifa ha ritenuto di confermarla. Credo percio’ che il ministro Sacconi possa stare tranquillo”, dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. Luca Volonte’ (Udc), invece, parla di ”decisione ideologica” ed invita il ministro a commissariare l’Aifa. E per il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, ”Ponzio Pilato in confronto all’Aifa era un decisionista”. Prende posizione anche Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato: ”Chi violera’ la legge 194 andra’ diritto in tribunale”, avverte, affermando che ”in giro manca coraggio, c’e’ molto cinismo, ma ci sono leggi inviolabili”.

Fonte: Ansa.it

Ru486, stop in commissione «No all’immissione sul mercato»

Saturday, November 28th, 2009

Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L’indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L’indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l’impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell’Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l’ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell’Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».

APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell’opposizione. Secondo i regolamenti dell’indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.

L’AIFA E L’INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all’unanimità parere favorevole a un’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell’Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l’immissione in commercio della Ru486, l’Aifa aveva sottolineato che l’utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull’interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.

Ru486, la pillola delle polemiche

Tuesday, November 24th, 2009

In vigore già in molti Paesi, entra in commercio anche in Italia la pillola Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Ma è polemica. La Chiesa usa toni durissimi. La Cei invita i medici all’obiezione di coscienza, comportamento comunque in crescita tra i ginecologi italiani. Intanto la politica si divide, la gente ne discute.