Posts Tagged ‘RU486’

Ru486, Sacconi: “Solo ricoveri oppure interverrà il governo”

Saturday, December 12th, 2009

Il governo tuona contro le Regioni: la Ru486 deve essere somministrata solo in ricovero ordinario. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della delibera Aifa che ammette il farmaco nel nostro sistema sanitario, il ministro al Welfare Sacconi avverte: “Prenderemo iniziative contro chi non rispetterà la 194, il ricovero dovrà essere effettivo”. Il timore è quello che molte donne firmino per tornare a casa, visto che nessuno può essere obbligato a restare in ospedale contro la sua volontà salvo in casi particolari. Nella delibera dell’Aifa, pubblicata l’altroieri, si parla di ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’esplulsione del prodotto del concepimento”.

Secondo qualcuno la frase lascia aperta anche la possibilità del day-hospital, e infatti l’Agenzia è stata duramente criticata dallo stesso Sacconi, oltre che dal centrodestra e dal Vaticano, per non essere stata più esplicita. L’esecutivo potrebbe chiedere una riunione dello Stato-Regioni per disegnare le linee guida di somministrazione ma per ora non lo fa.

Dalla ditta Exelgyne, che produce la Ru486, spiegano che a febbraio saranno pronti per la distribuzione. Che succederà? In Italia ci sono Regioni che somministrano il farmaco ormai da 4 anni, acquistandolo all’estero caso per caso. Alcune prevedono il ricovero ordinario. Come la Toscana, dove non cambierà nulla. “A suo tempo - spiega l’assessore alla salute Enrico Rossi - prevedemmo il ricovero dopo aver sentito il consiglio sanitario regionale. Credo comunque che in questioni come queste resti fondamentale il rapporto medico-paziente”.

È un fatto che in Toscana la stragrande maggioranza delle donne fino ad oggi abbiano firmato dopo la somministrazione della pillola per tornare a casa, ripresentandosi il giorno dell’espulsione provocata dalle prostaglandine. Anche in Emilia Romagna il farmaco viene importato, ma si prevede il day hospital. “Andremo avanti, quello che stiamo facendo è perfettamente in linea con quanto previsto dall’Aifa - dice l’assessore alla salute Giovanni Bissoni - Le linee guida le hanno fatte i nostri professionisti”. In Veneto la pillola fino ad ora non veniva somministrata. L’assessore Sandro Sandri annuncia che la Regione “si atterrà strettamente a quanto suggerito dal ministro Sacconi. Organizzeremo le nostre strutture per dare la pillola in regime di ricovero ordinario”.


Ieri la senatrice Donatella Poretti (Radicali-Pd) ha ricordato come “Sacconi ha scritto nella relazione al Parlamento sulla 194 che, in alcuni casi, la pillola è stata data in regime di day hospital. Se pensa che una cosa del genere violi la legge poteva andare in procura”. Il presidente della Pontificia accademia della Vita, monsignor Rino Fisichella, ha detto che “pensare che la Ru486 non sia un vero aborto è un inganno”.

Secondo Sacconi è “inequivoco il fatto che il processo farmacologico debba svolgersi sotto controllo medico ospedaliero”. Il ministro annuncia controlli, così come il senatore Pdl Maurizio Gasparri. Dorina Bianchi, senatrice da poco passata dal Pd all’Udc, chiarisce: “Mi auguro che l’aborto farmacologico non venga considerato una procedura soft e indolore per la donna”. Livia Turco del Pd parla della “fine di un tormentone. Ci potevano essere risparmiati mesi di scontri”.

RU486, ancora scontro Sacconi: seguire la 194

Thursday, December 3rd, 2009

Non basta al ministro del Welfare Sacconi la delibera del Cda dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla RU486. Secondo l’Aifa, che si e’ riunita per verificare la compatibilita’ dell’autorizzazione della pillola abortiva con le richieste del ministro,  la delibera del 30 luglio scorso che autorizza l’arrivo in Italia del farmaco ‘e’ pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero’ come raccomandato dallo stesso Sacconi.

Insoddisfatto il titola del Welfare che ribadisce: “se non si riscontrera’ la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad aborto farmacologico, si evidenziera’ una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti”.

Per Sacconi l’Aifa, pur riconoscendo la sua delibera ‘pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero, non ha voluto chiarire in modo definitivo se sia necessario il ricovero o se sia sufficiente il day hospital.

Il Cda dell’Agenzia del Farmaco, nella sua delibera odierna, aveva rimesso ‘al Ministro e alle autorità competenti l’emanazione dei provvedimenti applicativi o specificativi’ della Delibera del 30 luglio scorso ‘per garantire il pieno rispetto della legge 194/78′ e per l’osservanza sul territorio delle modalità di somministrazione del farmaco in regime ospedaliero.

Il provvedimento, spiega l’Aifa in una nota, infatti, “oltre a definire il regime di dispensazione in esclusivo ambito ospedaliero specifica che in particolare deve essere garantito il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall’art 8 della Legge 194/78 dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento” e questo in sintonia con quanto richiamato dal Ministro sulla necessita’ che l’aborto avvenga in ambito ospedaliero, in strutture sanitarie abilitate, con medici del servizio ostetrico ginecologico e sotto la sorveglianza del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo.

La conferma della delibera emanata a luglio ha acceso le polemiche, anche all’interno dell’Aifa: ”Ho sempre sostenuto che per garantire coerenza con la legge 194 fosse necessario almeno il ‘ricovero ordinario’ fino all’espulsione del feto. Questo passaggio, oggi, non e’ stato recepito e io ho riconfermato il mio dissenso”, ha affermato Romano Colozzi, assessore alle Finanze della Lombardia e consigliere di di amministrazione dell’Aifa. Ed il dibattito e’ anche politico. La ”presa di posizione dell’Aifa e’ ineccepibile”, afferma Livia Turco (Pd), augurandosi che Sacconi ”non faccia ulteriori forzature”. La delibera e’ ‘’sempre stata rispettosa della legge 194 ed e’ per questo che oggi l’Aifa ha ritenuto di confermarla. Credo percio’ che il ministro Sacconi possa stare tranquillo”, dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. Luca Volonte’ (Udc), invece, parla di ”decisione ideologica” ed invita il ministro a commissariare l’Aifa. E per il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, ”Ponzio Pilato in confronto all’Aifa era un decisionista”. Prende posizione anche Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato: ”Chi violera’ la legge 194 andra’ diritto in tribunale”, avverte, affermando che ”in giro manca coraggio, c’e’ molto cinismo, ma ci sono leggi inviolabili”.

Fonte: Ansa.it

Ru486, stop in commissione «No all’immissione sul mercato»

Saturday, November 28th, 2009

Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L’indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L’indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l’impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell’Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l’ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell’Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».

APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell’opposizione. Secondo i regolamenti dell’indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.

L’AIFA E L’INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all’unanimità parere favorevole a un’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell’Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l’immissione in commercio della Ru486, l’Aifa aveva sottolineato che l’utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull’interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.

Ru486, la pillola delle polemiche

Tuesday, November 24th, 2009

In vigore già in molti Paesi, entra in commercio anche in Italia la pillola Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Ma è polemica. La Chiesa usa toni durissimi. La Cei invita i medici all’obiezione di coscienza, comportamento comunque in crescita tra i ginecologi italiani. Intanto la politica si divide, la gente ne discute.

Pillola abortiva, arriva l’ultimo sì

Tuesday, October 20th, 2009

Via libera alla pillola abortiva nel nostro Paese. Il Cda dell’Aifa, riunito da lunedì mattina, ha infatti approvato la delibera per l’utilizzo della RU486 negli ospedali italiani. Entro un mese il documento verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventerà così esecutivo.

REAZIONI - L’Aifa ha approvato la delibera già presentata il 30 luglio scorso, che prevede il «rigoroso rispetto» della legge 194, l’obbligo di assumere il farmaco nelle strutture sanitarie individuate dalla legge ed entro la settima settimana di amenorrea, col vincolo del ricovero fino all’espulsione del feto, e l’attento monitoraggio di tutto l’iter abortivo. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella si dice «pienamente soddisfatta» della delibera dell’Aifa, che «conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanità, e quindi la necessità del ricovero in ospedale fino a quando l’aborto non sia stato completato». Il presidente della Commissione Sanità, Antonio Tomassini, ha trovato «ampiamente scontate ed attese» le decisioni dell’Aifa. «Sono invece importanti - sottolinea - il contesto e le modalità applicative che in casi come quello della RU486 devono essere rapportati alla legislazione vigente e valutati dagli organi competenti. Rimane pertanto inalterato il cammino dell’indagine conoscitiva - ha concluso - che proprio a questi aspetti dedicherà le proprie attenzioni». Critico il Servizio Informazione Religiosa che in una nota a firma del prof. Francesco D’Agostino (presidente onorario del Conmitato Nazionale di Bioetica e presidente dell’Unione Italiana Giuristi Cattolici) sottolinea: «Se si usa la pillola Ru486 negli ospedali è una foglia di fico il dire che la donna rimarrà ricoverata fino alla fine del processo. È ovvio che l’ospedale non è un carcere: se la donna chiede di essere dimessa, nessuno la può fermare».

LE REGOLE - La delibera approvata dall’Aifa stabilisce in particolare alcuni vincoli nell’utilizzo della RU486 nel nostro Paese: «L’impiego del farmaco - si legge nel testo - deve trovare applicazione nel rigoroso rispetto dei precetti normativi previsti dalla Legge 22 maggio 1978, n.194 a garanzia e a tutela della salute della donna; in particolare il farmaco deve essere assunto in una delle strutture sanitarie individuate dalla citata Legge 194/78 ed alle medesime condizioni ivi previste, sotto la stretta sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico cui è demandata la corretta informazione sull’utilizzo del medicinale, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative e sui possibili rischi connessi, nonchè l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse segnalate, quali emorragie, infezioni ed eventi fatali». Quanto alla tempistica di assunzione, l’agenzia del farmaco precisa: «Con particolare riguardo alle possibili reazioni avverse, tenuto conto anche del riassunto delle caratteristiche del prodotto approvato dall’Agenzia europea del farmaco, della citata nota dell’ufficio di farmacovigilanza del 29 luglio 2009 nonchè della bibliografia disponibile, che avvertono sui rischi connessi alla possibilità del fallimento dell’interruzione farmacologica di gravidanza e del sensibile incremento del tasso di complicazioni in relazione alla durata della gestazione, l’assunzione del farmaco deve avvenire entro la settima settimana di amenorrea e deve essere garantito l’accertamento dell’espulsione dell’embrione e la verifica di assenza di complicanze con idonei strumenti di imaging». Infine, «è rimesso alle autorità competenti, nell’ambito delle proprie funzioni, di assicurare che le modalità di utilizzo della specialità medicinale Mifegyne ottemperino alla normativa vigente in materia di interruzione volontaria di gravidanza». Il Cda dell’Aifa ha dato formale mandato al direttore Guido Rasi di stilare la determina tecnica per l’utilizzo della pillola abortiva, ultimo passo, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per la concreta disponibilità della pillola abortiva negli ospedali del nostro paese.

Niente crociate su RU486, una pillola non il demonio

Friday, October 16th, 2009

Sarebbe grave e irresponsabile che la RU486 diventasse oggetto di uno scontro ideologico tra chi è pro o contro la legge sull’aborto

L’annuncio del “via libera”all’utilizzo ospedaliero della RU486 - la pillola impiegata per l’aborto chimico nei primi due mesi di gravidanza - ha provocato, come era facile prevedere, aspre polemiche specialmente da parte di coloro che sono contrari all’aborto per ragioni di principio. Una posizione certo rispettabile e da molti condivisa ma che non dovrebbe, a mio avviso, influire in alcun modo sulle decisioni di tipo tecnico relative a tale problema.

Vediamo di riportare la questione ai suoi termini reali. Innanzitutto, autorizzare o meno la pillola non significa pronunciarsi sulla liceità etica dell’aborto ma semplicemente decidere su una modalità - farmacologica anziché chirurgica - concernente la sua attuazione, così come previsto dalla legge 194. Sappiamo che l’aborto è un peccato gravissimo per la Chiesa e che il Vaticano ha definito la pillola RU486 «un atto contro la vita» ma, occorre ribadirlo, l’aborto non è un «reato» per lo Stato italiano. Se e finché esiste una legge che prevede la possibilità di abortire entro certi limiti e a determinate condizioni, perché, ci si dovrebbe chiedere, obbligare una donna a usare la sola via chirurgica, indubbiamente più rischiosa e traumatica? Forte è il sospetto che si tratti di un atteggiamento punitivo che potrebbe condensarsi nella condanna: «Abortirai con dolore!».
In realtà, l’interruzione della gravidanza è un dramma e un lutto e, per chi lo avverte come tale, la pillola non può certo considerarsi un rimedio indolore, uno strumento di banalizzazione del problema angoscioso che si trova ad affrontare. Se, da un lato, è comprensibile il timore che l’aborto per via farmaceutica diventi un mezzo di contraccezione più facile ed efficace, dall’altro non sembra corretto, da parte dell’ortodossia cattolica, oltreché del rumoroso corteggio di atei devoti, prendere a pretesto la questione della pillola e le condizioni della sua sperimentazione per rimettere in discussione la legge 194. Sarebbe grave e irresponsabile che quella che è stata definita “la pillola della discordia” diventasse oggetto di uno scontro ideologico, come ai tempi del referendum, in cui ci si doveva schierare pro o contro la legge sull’aborto.
Ancora una volta, le eventuali ricadute negative, sul piano sociale, di un ritrovato scientifico non possono annullare i diritti di cittadinanza, rendendo illecito un mezzo idoneo al raggiungimento di un fine giuridicamente lecito. La somministrazione della pillola RU486 costituisce una tecnica alternativa all’intervento chirurgico: perché, dunque, demonizzarla e parlare, com’è stato fatto, di «crudele e ipocrita cultura di morte»?
Poiché la legge, approvata da una larghissima maggioranza degli italiani, non specifica quali metodi usare, ogni procedura, se validata e sottoposta ai previsti controlli - com’è appunto il caso della RU486, farmaco già utilizzato in Europa e compreso nell’elenco dei medicinali essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ne ha dichiarato la sicurezza definendone le linee guida - dovrebbe venire ammessa, soprattutto se più sicura per la salute psico-fisica della donna.
Non si vedono, in effetti, plausibili motivi per escludere una tecnica largamente usata nel mondo. Sarebbe sufficiente appellarsi al diritto alla salute, dichiarato fondamentale dall’articolo 32, della Costituzione italiana. Oggi, possiamo aggiungere, la tutela della persona riguarda la sua «integrità fisica e psichica», come afferma esplicitamente l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Un’indicazione, questa, che rinvia alla definizione di salute proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e ormai universalmente accettata, come pieno «benessere fisico, psichico e sociale».
Garantire uno spazio pubblico per questo dibattito dovrebbe essere tra i compiti alti di una politica capace di accostarsi alla vita delle persone con la discrezione e il rispetto che essa merita. Un compito cruciale in un Paese, come il nostro, in cui è sempre più inascoltato il richiamo alla sobrietà e il confronto civile delle opinioni appare sopraffatto dal tumulto chiassoso dei banditori di improprie “moratorie”.
“Siamo davvero sicuri – si è chiesta Eugenia Roccella – che un’adesione incondizionata alla tecno scienza porti davvero ad ampliare la sfera della libertà personale? A me pare una visione troppo ottimistica e acritica“. Non si deve trattare infatti in alcun modo di un’”adesione incondizionata”, ma semplicemente di quell’esercizio della libertà di scelta che dovrebbe essere garantita anche alle donne italiane, a meno di ritenere che, a differenza di quelle di altri paesi, abbiano bisogno di una particolare tutela. Riaffiora, nel fuoco delle polemiche, l’idea di uno stato paterno, se non di uno stato etico con la visione di una cittadina – la donna, ancora una volta eterna minorenne - incapace di assumere decisioni in modo autonomo.
In realtà, chi insiste sull’applicazione severa della legge, sull’importanza del ricovero, dimentica che ciò è nell’interesse stesso delle donne che devono essere adeguatamente informate su questo punto essenziale per la loro salute.
Che dire, infine, di chi definisce la RU486 come «un ulteriore passo in avanti nel percorso che tende a non far percepire la natura reale dell’aborto che è e rimane soppressione di una vita umana innocente?». Chi si occupa di bioetica sa bene che la questione tecnica riguardante il «come» abortire non può mi alcun modo assorbire in sé quella etica riguardante la scelta tragica «se» abortire o meno. In altri termini, non è tanto importante per la coscienza morale decidere le modalità - farmaceutiche o chirurgiche - di un certo atto quanto affrontare la domanda ineludibile del «perché» compiere o no quell’atto. La liceità etica, lo si è ripetuto molte volte, non può essere confusa con la mera possibilità tecnica. Per questo ciascuno dovrebbe “laicamente” rivendicare la libertà, e quindi la responsabilità, delle sue scelte, le cui ragioni profonde risalgono al senso stesso che intende dare alla propria vita.

Luisella Battaglia*

Istituto Italiano di Bioetica
www.istitutobioetica.org
Fonte: Noi donne

La storia di E: «Ho abortito con la pillola Ru486»

Wednesday, August 5th, 2009

La teorizzazione della vita, di quella vissuta intendo, mi è sempre sembrata nefasta. Un uomo che parla di aborto è un ossimoro e un insulto all’intelligenza. Quella vera, che passa tra le maglie del sentire. Un uomo che crede di poter stabilire cosa è giusto e cosa non lo è parlando di aborto è un uomo che vive nella presunzione di sapere ciò che invece solo la compassione, che richiede il tentativo di comprendere e non di giudicare, permette. Un uomo che conduce una guerra. Una guerra definita culturale contro l’aborto e che invece è la guerra dell’uomo contro la donna, contro la libertà di poter scegliere. Contro la maternità come scelta d’amore e non come imposizione culturale.

«Il piacere sessuale scardinato da qualunque amore» di cui parla Ferrara sul Foglio di ieri mi sembra, oltre che una banale adesione al più misero dei moralismi, qualcosa che ha storicamente più a che fare con gli uomini che con le donne. Essendo un maschio, «il godimento libertino» di cui scrive non ha certo quell’accento così violentemente accusatorio che tocca a noi femmine, in fondo un po’ puttane.

Ho 36 anni, vivo a Roma, e tre anni fa, nel marzo del 2006, ho abortito utilizzando la RU486. Ho avuto il mio primo rapporto sessuale a 16 anni. Fino a 25 anni, quando con il mio compagno abbiamo deciso di avere un figlio, ho fatto molto l’amore, a volte per amore, a volte per piacere, convinta che il piacere debba far parte della nostra vita. Non sono rimasta incinta prima perché sono responsabile e ho sempre usato la pillola. Fino a quando, per problemi ormonali, non ho più potuto. Dopo un calvario che mi ha costretta a sperimentare diversi metodi anticoncezionali sono approdata al meno invasivo, per niente sicuro, ma tanto caldeggiato dalla Chiesa, «Persona». Sono rimasta incinta.

Avevo 33 anni. E per quanto amassi l’uomo con cui avevo una relazione non pensavo che avere un secondo figlio con lui fosse una cosa giusta. Perché non basta l’amore tra due persone per fare un figlio. Perché un figlio è una scelta di vita, una scelta d’amore. Condivisa e voluta. Perché con un figlio la tua vita cambia e il cambiamento deve essere sorretto da una decisione ferma, consapevole, d’amore. Non dalla retorica del diritto alla vita. Perché senza amore poi non è vita. Perché la maternità è una condizione totalizzante che non può essere il frutto di uno sbaglio. Ma l’essere umano, non certo Ferrara, sbaglia. E di fronte allo sbaglio bisogna avere la forza e il coraggio di prendere una decisione che tenga conto di tutti i fattori.

Si può amare un uomo e pensare che non sarebbe il padre che vorresti per i tuoi figli. E si può decidere che un figlio, con quell’uomo, non lo si vuole avere. Così è stato per me. Quando ho capito di essere incinta ero alla quinta settimana. Un amico di Torino mi suggerì di telefonare a Viale, al Sant’Anna di Torino, dove era in corso la sperimentazione sulla Ru486. Gli raccontai l’accaduto, gli dissi che un figlio frutto di «Persona» non lo volevo, che non volevo soffrire più a lungo, inutilmente, che pensavo di avere diritto alla vita. La mia di vita. Che non potevo sopportare l’idea di vomitare per due mesi senza una giusta ragione. Che non volevo odiare il mio compagno, responsabile quanto me eppure non interessato, nei fatti, praticamente, dalle conseguenze.

Mi ascoltò. Mi disse «prenda il primo aereo. Vediamo di quante settimane è». Presi l’aereo il giorno dopo. Ero nei tempi e Viale accettò una richiesta che mi resi conto si sommava a tante, tantissime altre. Quell’uomo capì il mio dolore e decise di aiutarmi a soffrire di meno. Di certo non a non soffrire perché abortire è una sofferenza. Ma fece sì che la mia sofferenza non si prolungasse per altre settimane, inutilmente. Tornai a Roma il giorno dopo e la settimana successiva di nuovo ero a Torino.

Arrivai prestissimo al Sant’Anna, mi diedero una pastiglia, mi chiesero se preferissi restare per la notte in ospedale. Firmai per uscire. Poco distante mi aspettava una casa amica dove passare quelle ore infernali. E diversi numeri di telefono da chiamare per eventuali complicazioni. Non ci furono complicazioni. Non ce n’è quasi mai, di certo non più che in un aborto chirurgico. Ma non è stata una passeggiata. Un senso di greve malessere, una nausea incalzante, un mal di testa incessante, implacabile. Se bisognava pagare per aver scelto di non fare nascere un bambino non voluto io dico che ho pagato il giusto.

Il giorno dopo sono tornata in ospedale. Mi è stata data un’altra pillola e mi hanno messo a letto. Dopo qualche ora tutto era finito. Per un attimo mi è sembrato che anche l’Italia fosse un paese civile. Ma è stato breve. Di civile lì c’erano Viale e la sua equipe, accolti da una città laica che ogni tanto ricorda di avere un’anima sabauda. Sono tornata a Torino altre due volte, per i controlli, uno dei quali obbligatori, che la procedura prevede. Non è stata una passeggiata, mi sono accorta di tutto quello che accadeva e non è stato per niente piacevole. Ma sono contenta di averlo fatto e di averlo fatto lì, sostenuta da intelligenza e competenza. E da vera compassione.
Fonte : L’Unità

Il governo: indicazioni certe sulla Ru486 Il Vaticano: «La Chiesa non può tacere»

Saturday, August 1st, 2009

- Il governo interviene sulla pillola Ru486 e chiede formalmente che vi siano indicazioni certe sul suo uso. Nel frattempo la Chiesa cattolica torna a prendere posizione contro il via libera alla commercializzazione del farmaco. «La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società - sottolinea mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della vita, in un editoriale sull‘Osservatore Romano - : è chiamata a rendere sempre presente quell’annuncio di vita che le permette di essere nel corso dei secoli segno tangibile del rispetto per la dignità della persona». E in particolare, è il senso del suo intervento, quando ad essere minacciata è la vita umana.

I «PALETTI» DEL GOVERNO - Sacconi ha chiesto l’intervento dell’Aifa con una lettera a 24 ore dall’autorizzazione alla vendita della Ru486. Il governo chiede in particolare al presidente e al direttore generale dell’Aifa «indicazioni certe circa i modi di utilizzo del farmaco affinché esso sia vincolato nella prassi al rispetto dei profili della legge attraverso l`individuazione di un percorso attentamente definito per l`interruzione volontaria di gravidanza farmacologica». Nella sua lettera Sacconi sottolinea anche come la stessa decisione del Consiglio di amministrazione, di «condizionare la somministrazione della pillola abortiva ad una serie di regole che dovranno essere definite in sede tecnica dalla stessa Agenzia», appare esprimere «la unanime consapevolezza in esso della necessità di rimuovere i pericoli impliciti in un metodo che potrebbe determinare minore attenzione ai profili etici, sociali e sanitari e che rischia di ricondurre l`aborto in un ambito di solitudine privata».

«NO ALLE TECNICHE ABORTIVE» - «La nostra opposizione a ogni tecnica abortiva è per affermare ogni giorno il si alla vita con quanto essa comporta: per questo motivo dinnanzi alla superficialità che spesso incombe permane immutato l’impegno per la formazione, così da cogliere giorno dopo giorno l’impegno per vivere la sessualità, l’affettività e l’amore con gioia e non con preoccupazione, ansia e angoscia», sottolinea la nota che indica «la via da seguire per mantenere il primato dell’etica», che «non è quella di fornire con molta tranquillità una pillola, ma piuttosto quella di formare le coscienze, compito arduo perchè comporta non solo l’impegno in prima persona, ma la capacità di farsi ascoltare e di essere credibile». «Ciò - conclude - significa ribadire il nostro richiamo all’urgenza educativa perchè i giovani comprendano l’importanza di fare propri dei valori che permangono come patrimonio di cultura e di identità personale: non potremo mai abituarci alla bellezza che la vita comporta dal suo primo istante in cui fa sentire di essere presente nel grembo di una madre fino al momento estremo in cui dovrà lasciare questo mondo».

 

  • Rapporto sull’aborto: interventi in calo Ed è subito scontro sulla Ru486 (30 luglio 2009)
  • LA SCHEDA: come funziona la pillola abortiva
  • Ru486, via libera dall’Aifa

    Friday, July 31st, 2009

    Via libera a maggioranza dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha infatti approvato l’immissione in commercio del farmaco in Italia. La pillola è già commercializzata in vari paesi.

    La votazione si è risolta con un risultato di quattro contro uno a favore della vendita. L’ok è venuto dal presidente del Cda dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Sergio Pecorelli, e dai consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia.

    Slitta ancora l’approvazione della Ru486, come funziona la pillola abortiva

    Saturday, July 18th, 2009
    Era atteso per la metà di luglio l’ok definitivo alla pillola abortiva da parte dell’Aifa, ma se parlerà (probabilmente) al prossimo Consiglio d’amministrazione. L’aborto farmacologico è un’opzione non chirurgica per chi vuole interrompere la gravidanza nel rispetto della Legge 194

    Ancora uno stop per la Ru486. Era atteso per oggi l’ok definitivo alla commercializzazione della pillola abortiva e invece il Cosiglio di amministrazione dell’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco), appena insediato, ha rinviato nuovamente l’approvazione della molecola. Dopo l’incontro in cui Fazio ha ‘battezzato’ il nuovo Cda - si apprende dall’ADNKRONOS SALUTE - il consiglio si è riunito per affrontare i punti all’ordine del giorno. Tra questi, sempre secondo l’agenzia giornalistica, anche le approvazioni delle autorizzazioni all’immissione in commercio di nuove molecole, tra cui la contestata pillola abortiva Ru486. Tuttavia non ci sono state infatti deliberazioni “poichè il materiale istruttorio non è arrivato ai componenti del Cda nei tempi regolamentari, ovvero cinque giorni prima”. Il Cda, dunque, affronterà le autorizzazioni nella prossima seduta, che si terrà probabilmente il 30 luglio, anche se si attende la calendarizzazione.

    Non è la prima volta: già a dicembre la procedura di approvazione si era fermata perché necessitava di un’ulteriore analisi da parte del Comitato prezzi e rimborso. Appuntamento dunque alla prossima riunione del Cda dell’Aifa per il via libero definitivo, a cui seguirà la pubblicazione dell’avvenuta registrazione sulla Gazzetta ufficiale. Anche in Italia, a quel punto, una donna che decide di abortire nelle prime settimane di gravidanza avrà la possibilità di scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico, come quasi in tutta Europa. Sempre nel rispetto totale della Legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. La cosiddetta pillola abortiva potrà essere somministrata solo in ambito ospedaliero e con obbligo di almeno un giorno di ricovero. Insomma non sarà un farmaco da utilizzare a casa, lontano dal controllo medico.

    Silvio Viale, il medico che ha sperimentato l’aborto farmacologico all’Ospedale Sant’Anna di Torino, commenta: “Chi si oppone al progresso è destinato a essere sconfitto. Dare il via libera all’utilizzo del mifepristone significa anche aprire alla sperimentazione della molecola in altri campi. Le donne italiane restano indietro rispetto a tutte le europee. E assicura che riprenderà a settembre la sperimentazione nella struttura ospedaliera piemontese.
    L’approccio farmacologico per interrompere la gravidanza rappresenta un’alternativa in più per le donne ma, secondo il professor Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia, cambia poco nella pratica di tutti i giorni. “Non è la tecnica ma la legge a fare la differenza e in Italia la 194 funziona bene.

    Come funziona l’aborto farmacologico
    L’aborto farmacologico è un’opzione non chirurgica per le donne che intendono interrompere la gravidanza entro la 12esima settimana, così come vuole la Legge 194. “Il farmaco che si somministra – spiega Vittori – si chiama mifepristone (Ru486 è il suo nome commerciale) e agisce sul progesteone, un ormone che favorisce e assicura il mantenimento della gravidanza per le sue diverse azioni sulle strutture uterine, bloccandone l’azione”. Per aumentare l’efficacia della molecola – si legge sul dossier dell’Aifa RU 486: efficacia e sicurezza di un farmaco che non c’è – serve un’altra sostanza: la prostaglandina (il prodotto più usato è il misoprostol). L’associazione mifepristone/misoprostol rappresenta la modalità più diffusa per l’induzione dell’aborto medico ed è stata inserita nell’elenco dei farmaci essenziali per la salute riproduttiva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006.

    Si assumono due compresse
    “In pratica la paziente assume due farmaci: il mifepristone prepara il terreno e la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, provoca l’espulsione del materiale abortivo entro poche ore. In qualche caso – aggiunge Silvio Viale, il medico che ha condotto la sperimentazione della Ru486 all’Ospedale Sant’Anna di Torino – l’espulsione può verificarsi già prima dell’assunzione della prostaglandina o nei giorni successivi. Una seconda dose di prostaglandina riduce la percentuale di espulsioni tardive e aumenta l’efficacia”. L’espulsione del materiale abortivo avviene mediante sanguinamento e contrazioni. In pratica è come se si avesse il ciclo mestruale, per alcune donne è più intenso per altre meno. Rispetto ai metodi tradizionali l’aborto con la Ru486 non richiede né anestesia né l’intervento chirurgico e, se usata correttamente, funziona nel 95% dei casi. Qualora non funzioni si deve poi ricorrere al raschiamento tradizionale.
    La differenza con la pillola del giorno dopo
    “Non è un contraccettivo ma un abortivo – afferma la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’H. San Raffaele Resnati di Milano – questo deve essere chiaro a tutti”. Il mifepristone, il vero nome della Ru486, si differenzia dalla pillola del giorno dopo (Levonorgestrel), che è solo un contraccettivo ad alto dosaggio, sia per i tempi di assunzione, sia per il meccanismo di azione. “La pillola abortiva infatti – spiega l’esperta – interferisce con i recettori per il progesterone, bloccandoli: impedendo l’azione di questo ormone protettivo della gravidanza, induce un aborto chimico. Inibisce lo sviluppo dell’embrione e favorisce il distacco ‘a stampo’ del sacco che contiente l’emrbione dalla mucosa interna dell’utero (l’endometrio), su cui proprio l’embrione si radica, con un meccanismo simile alla mestruazione”.

    I suoi effetti
    Gli studi condotti – si legge sul dossier Aifa – riportano una serie di effetti collaterali legati principalmente all’utilizzo delle prostaglandine: il dolore di tipo crampiforme che può variare da nulla a forte e aumenta in prossimità dell’espulsione, riducendosi nettamente subito dopo. Poi nausea (34-72%), vomito (12-41%) e diarrea (3-26%). Il sanguinamento, massimo al momento dell’espulsione, è variabile per quantità e durata, con perdite ematiche che persistono per almeno una settimana e, in forma ridotta, anche più a lungo. Le complicanze severe sono rare e riconducibili al sanguinamento importante con necessità di emostasi chirurgica (0,36-0,71%). In pratica gli effetti collaterali ci sono, ma sono minori rispetto all’aborto chirurgico

    Le differenze con l’aborto chirurgico
    L’aborto chirurgico, praticato legalmente in Italia da trent’anni, prevede un intervento con anestesia e ricovero. La donna deve formulare una richiesta scritta, controfirmata da un medico non obiettore. “L’operazione – spiega il dottor Viale – prevede lo svuotamento dell’utero in anestesia locale o generale. Ma non bisogna dimenticare che possono esserci delle complicazioni (come il sanguinamento) sebbene il dolore immediato sia attutito dall’anestesia”. Anche il coinvolgimento della donna fa la differenza. “La paziente che sceglie l’aborto farmacologico – conclude il ginecologo – è più autonoma nell’atto. È lei infatti che assume il farmaco. Nell’aborto chirurgico invece l’azione è delegata al medico e la sofferenza attutita dall’anestesia”..
    Fonte: Kataweb